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Julian Alvarez

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Julian Alvarez, dalla Pampa al River Plate

Julian Alvarez, dalla Pampa al River Plate

Immaginate una piccola cittadina sperduta nel mezzo della Pampa argentina. Due chilometri in lunghezza, lungo i quali si sviluppa l’arteria principale degli appena 160 ettari di centro abitato. Poi il nulla. Decine e decine di chilometri di sterminata pianura, sferzata dai venti polari e bagnata da una quantità omerica di pioggia. Quella piccola cittadina è Calchin. Poco più di duemila abitanti sono abbastanza per vantare un campo da calcio e una squadra abbastanza attrezzata, il Club Atletico Atalaya. Del resto in Argentina due porte e un manto d’erba non mancano mai, anche nel più sperduto dei posti. Ora immaginate un ragazzino talmente rapido con il pallone tra i piedi da guadagnarsi il soprannome di Araña, il “Ragno”. Quel ragazzino si chiama Julian Alvarez, ed oggi è il numero nove del River Plate. 

NEL SEGNO DEI MILLONARIOS

Prima di parlare dell’attuale Julian Alvarez è necessario però fare un passo indietro. È il 2013 e l’allora tredicenne Julian viene notato da un osservatore del Real Madrid; vola quindi in Spagna per fare un provino, ma trasferirsi a Madrid significherebbe costringere l’intera famiglia a fare lo stesso, ritorna di conseguenza al punto di partenza. È poi il turno dell’interessamento del Boca Juniors, ma alla fine gli xeneizes decidono di scartarlo. Arriva quindi il 2015, Julian ha ormai quindici anni. Gabriel Rodriguez, collaboratore stretto di Gallardo, nota le sue caratteristiche e decide di portarlo alla Parigi del Sudamerica, là dove il futbol si respira ad ogni angolo di strada: Buenos Aires. Non bisogna essere esperti di calcio argentino per conoscere la faida calcistica che caratterizza la città: ancora in pubertà Alvarez si schiera dalla parte dei millonarios della metropoli, il River Plate. Con la Banda fa tutta la trafila delle giovanili, dando sfoggio a più riprese delle proprie doti. La sensazione è che abbia qualcosa in più degli altri; le sensazioni però, si sa, sono destinate a rimanere tali se poi il campo non parla.

IL TEMPO DEGLI ESORDI

E il campo inizia a parlare in una soleggiata giornata di Ottobre del 2018. Al Monumental si gioca River-Aldosivi, gara valida per la decima giornata di Primera Division (la massima serie argentina). Al di là del risultato della partita, che per la cronaca finì con la vittoria del River, al 18′ del secondo tempo Julian Alvarez fa il suo esordio nel calcio dei grandi, col numero nove sulle spalle. Tuttavia la vera storia del giovane classe 2000 inizia dopo. Passa infatti poco più di un mese dall’esordio assoluto, e Julian Alvarez muove i primi passi anche in Copa Libertadores. Fin qui niente di strano, se non fosse che la gara di debutto è la finale di ritorno della competizione. Non una finale qualsiasi però: è la finale più sentita del calcio argentino degli ultimi anni: River Plate-Boca Juniors, vinta dai millonarios ai tempi supplementari. Esordire in un Superclasico: vietato ai deboli di cuore.

BOCA E JULIAN ALVAREZ: DESTINI INCROCIATI

Doveva essere scritto da qualche parte che il nome di Alvarez si legasse al Boca Juniors, in un modo o nell’altro. Se non poteva farlo da xeneizes, lo avrebbe fatto da avversario. Così è stato. Se credete che sia finita qui vi sbagliate, perché la storia tra il ragazzo e il Boca ha anche un terzo atto. Tre anni, più di 80 presenze e una (conquistata) Copa Libertadores dopo, il destino dei due si incrocia ancora. Nella gara di Ottobre 2021 tra River e Boca infatti, in meno di venti minuti ha steso i boquenses. Un bolide dai 25 metri (con annessa cavalcata in velocità) e un tap-in che lo proiettano di diritto nella storia del Superclasico. L’ultimo giocatore a realizzare una doppietta nella sfida più sentita d’Argentina fu un certo Gonzalo Higuain, ormai 13 anni fa. Decisamente non male per un ragazzo di vent’anni.

LA PUNTA DELL’ICEBERG

La prestazione sfoggiata contro il Boca Juniors è però solo la naturale conseguenza di un 2021 giocato a livelli altissimi. In 46 presenze ha messo a segno 24 goal e fornito 18 assist. Tradotto: mediamente ogni 79 minuti segna o fa segnare. Al di là dei numeri però è ciò che fa vedere sul rettangolo di gioco che fa brillare gli occhi. Veloce, rapido, tecnico, ci dev’essere un motivo se l’hanno chiamato Araña. Quando conduce palla al piede sembra inarrestabile (nonostante il fisico non irresistibile), sia in campo aperto, sia nello stretto. In un fazzoletto di terra riesce a dare il meglio di sé: nasconde il pallone, lo fa ricomparire, lo difende come se fosse la cosa a lui più cara sulla terra. Tutto senza tratti funambolici. Non una finta, un doppio passo o una roulette: il caro buon vecchio interno del piede è il suo migliore amico e lo padroneggia con un tasso tecnico elevatissimo. Basta e avanza per dribblare gli avversari sempre con la stessa finta: tutti sanno che farà esattamente quel gesto tecnico, ma difficilmente si riesce a fermarlo. Semplice e letale.

LA SCALATA DELL’ARAÑA

Se poi si aggiunge una padronanza quasi perfetta di entrambi i piedi, il fiuto del goal, doti balistiche e una discreta visione di gioco, il quadro di Julian Alvarez è completo. Chiaramente non si sta parlando (per ora) di un campione, ma di un possibile crack del calcio mondiale. I margini di miglioramento però ci sono, soprattutto per quanto riguarda le scelte da fare nelle varie situazioni di gioco, in cui non sempre è impeccabile. Per molti aspetti la sua maturazione deve ancora completarsi. L’impressione però è che sia pronto per volare dall’altra parte dell’Oceano, stavolta veramente. Su di lui ci sono i fari puntati di diverse squadre italiane, tra cui le due milanesi, il Napoli e la Fiorentina. Occhio però anche all’estero, dove si registra un flebile interessamento del Manchester United. Molto probabilmente quindi la prossima stagione vedremo Julian Alvarez in Europa, resta solo da stabilire dove. Ora il compito più difficile sarà dimostrare di non essere uno di quelli che gli inglesi definirebbero one season wonder, ma un araña pronto alla sua scalata. È proprio il caso di dirlo: ad maiora, Julian.

 

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