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Juve-Allegri per il 2019/2020? I pro ed i contro

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Sono giorni d’alta tensione in quel di Torino: la stagione, per quanto terminata con il conseguimento di due titoli nazionali, non è stata brillante come ci si attendeva: se la sconfitta partorita contro l’Atalanta in Coppa Italia poteva essere etichettata come un giustificabile errore di percorso, non è possibile dire lo stesso della rocambolesca uscita dalla UCL contro una formazione – sulla carta – decisamente meno pericolosa ed attrezzata. Andrea Agnelli, nella sua persona, ha più volte confermato l’attuale tecnico bianconero davanti alle telecamere ma, nonostante ciò, non ha mai realmente diradato le nubi nere che si ergono sul profilo della sua amata Juventus; si parla di frizioni, difatti, sul mercato conclusosi ad agosto 2018 e di ipotetiche visioni differenti su quella che dovrebbe essere la Juventus della prossima stagione sportiva.

Massimiliano Allegri, d’altronde, è stato perentorio in conferenza stampa:

”Ho in mente da sei mesi la Juventus del futuro…”

Una sentenza breve e diretta ma sufficientemente eloquente e che lascia trasparire un’insoddisfazione alquanto netta in termini di mercato: la Juventus, in fase di acquisto, non ha mai dato troppo peso alle idee del proprio allenatore che, ora più che mai, rivendica la possibilità di dire la propria sul mercato, soprattutto grazie al peso specifico dei titoli vinti negli ultimi anni.

Un ragionamento sicuramente legittimo che, tuttavia, dovrà essere condiviso dal management di casa Juve ed è proprio su questo aspetto che qualcosa potrebbe incrinarsi: da un lato i dirigenti bianconeri invocano la valorizzazione del capitale esistente (Cancelo e Dybala, ad esempio) con la possibilità di mantenere coloro che saranno considerati titolari e l’opportunità, naturalmente, di inserire dei nuovi innesti; Allegri, dal canto suo, invece, vorrebbe epurare alcuni calciatori ritenuti inadatti per il suo gioco, ciò al fine di costruire la squadra che egli stesso ritiene possa rivelarsi la miglior formazione possibile per raggiungere i risultati proposti.

In sintesi, da un lato permane un’idea di continuità del progetto, dall’altro emerge un bisogno di modificare in maniera ben più netta l’ossatura attuale.

Altro punto importante potrà essere il discorso economico: in sede bianconera non vogliono proseguire la prossima stagione con un tecnico in scadenza al termine della stessa e, in caso venisse riconfermato Allegri, si renderebbe prioritario un suo rinnovo del contratto (già piuttosto pesante in termini economici: 7.5 netti più bonus); le richieste economiche dell’allenatore, in tal caso, potrebbero agire da ago della bilancia, senza dimenticare che anche un suo ipotetico esonero o addio con buonuscita implicherebbero una dispersione di capitale non indifferente.

A gettare ulteriori ombre sulle attuali vicissitudini è il misterioso incontro che sarebbe dovuto avvenire nella serata di ieri: pare che non vi siano certezze sull’effettivo avvenimento del colloquio tra le parti o che, comunque, quest’ultimo non abbia portato i protagonisti della discussione a condividere informazioni in merito; ciò, naturalmente, non contribuisce in alcun modo a fare chiarezza su una situazione tanto astrusa che, nonostante le smentite di rito, si sta trasformando in una telenovela. Proviamo, dunque, a stilare una lista di pro e di contro dell’ipotetica permanenza di Allegri sulla panchina del club Campione d’Italia.

I PRO DELLA PERMANENZA DI ALLEGRI

La scelta di prolungare l’esperienza con l’attuale tecnico andrebbe vista sicuramente nell’ottica di un ragionamento cautelare; in campo nazionale i risultati non sono mai mancati, dopotutto: persino quella Coppa Italia che alla Juventus mancava da un ventennio è stata vinta per ben quattro manifestazioni consecutive, andando a suggellare un double mai scontato. L’abilità di gestione dello spogliatoio e lo stemperamento della tensione, inoltre, rappresentano non solo il suo biglietto da visita, ma sono peculiarità indispensabili di cui dovrebbe disporre qualsiasi top coach: in un momento di tensione come quello attuale si potrebbe pensare che non sia così arduo individuare un allenatore migliore di Massimiliano Allegri, ma tale ragionamento, comunque, deve scontrarsi con la realtà dei fatti; chiunque prendesse il suo posto – per poter dimostrare di aver fatto meglio del toscanodovrebbe assolutamente trionfare in Champions League – assicurandosi, comunque, di portare a casa almeno due titoli tra Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa Italiana. Una sua permanenza, inoltre, sarebbe significativa anche sotto il profilo economico e permetterebbe al club di risparmiare fondi  che potrebbero essere reinvestiti nella sessione di mercato (liberarlo verrebbe a costare alla società una spesa di 15 milioni di euro lordi): a quel punto si avrebbe a disposizione un gruppo rinforzato nei termini richiesti dall’allenatore che, nonostante non abbia convinto tutti gli scettici, ha sempre adempiuto a buona parte delle richieste avanzate dalla società.

I CONTRO DELLA PERMANENZA DI ALLEGRI

Passando ai contro, invece, c’è da sbizzarrirsi: basterebbe seguire i social bianconeri per notare in pochissimo tempo come un’enorme fetta del tifo juventino detesti l’idea che Massimiliano Allegri sia ancora l’allenatore della loro squadra del cuore; al tecnico toscano, infatti, vengono indirizzate numerosissime critiche ed esternazioni tutt’altro che piacevoli e che danno seguito, comunque, alla reazione generale al suo approdo sulla panchina piemontese nel lontano 2014.

Visto sempre come un professionista e mai come uno juventino – come, ad esempio, Antonio Conte – Allegri ha spesso garantito grandi risultati senza, tuttavia, fare breccia nel cuore dell’intera tifoseria, la quale caldeggerebbe per un suo allontanamento immediato. A Massimiliano Allegri viene contestata – e qui entrano in gioco i media – la mancanza di un’identità di gioco, l’eccessiva frequenza degli infortuni dei giocatori presenti in rosa e, più generalmente, l’idea di un calcio troppo difensivista che in Europa non può portare ai risultati sperati.

La cornice del quadro, inoltre, non sembra sovvertire il contesto: pare che numerosi giocatori siano stufi all’idea di lavorare alle indicazioni dell’attuale allenatore, tanto che alcuni elementi della rosa avrebbero reso social il proprio sfogo…

Nonostante l’ovvia smentita di rito circa la veridicità della news, le prestazioni e le presenze di Cancelo sono in netto calo, tanto da parlare di una sua ipotetica cessione a fine stagione.

A versare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato, poi, il fratello di Dybala, lasciatosi andare a dichiarazioni piuttosto pesanti nei confronti della società:

“Se ci sono possibilità che Paulo lasci la Juve? Sì, sì ci sono possibilità che lasci la Juve. Paulo ha bisogno di un cambiamento, ci sono molte possibilità che se ne vada dalla Juve. Se è vero che Paulo, ora, non è più così felice come prima in Italia? Esatto. Molti giocatori della Juve sono scontenti, non solo Paulo. Paulo non è felice e non sarà l’unico a lasciare la Juve”.

È da ritenere che il tempismo di queste dichiarazioni non sia così casuale e che, ipoteticamente parlando, si sia voluto lanciare un messaggio di malessere proprio ora che si rivela necessario scoprire le carte; anche perchè, in fondo, la stoccata è giunta a destinazione con ulteriori esternazioni…

“Problemi con CR7? No, con lui non ne ha mai avuti, c’è un bel legame tra compagni, Cristiano è una persona eccellente”.

Parlando di Massimiliano Allegri, però…

“In campo è sorta qualche incomprensione, tra l’altro Paulo e Cristiano hanno una posizione simile, non va dimenticato…”

Ora la domanda che sorge più spontaneo porsi è la seguente: è più facile cambiare quattro-cinque giocatori – con conseguente svalutazione e deprezzamento partoriti durante l’ultima annata – o sostituire l’attuale guida tecnica con una più affine alla rosa attualmente a disposizione?

Nel novero dei papabili sostituti, dopotutto, oltre ai vari Guardiola, Conte, Mourinho e Deschamps è recentemente spuntato il nome di Mauricio Pochettino che, proprio l’anno scorso, ebbe modo di impressionare in positivo. L’argentino, in conferenza stampa, è stato esplicito: l’addio agli Spurs è una possibilità da prendere seriamente in considerazione, sia in caso di trionfo finale in Coppa, sia in caso di sconfitta. Non è una prima scelta per la Juventus che preferirebbe fare carte false per Pep Guardiola, ma, in virtù di una situazione in essere tutt’altro che di facile gestione, il solo fatto che esistano valide alternative all’attuale tecnico pone la società nella posizione di poter decidere in maniera totalmente autonoma il proprio futuro.

Ad Andrea Agnelli l’ardua sentenza.

 

 

 

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Calcio Internazionale

Il Messico saluta i Mondiali dopo i gironi: non accadeva dal 1978

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Negli ultimi decenni si era diffusa la convinzione che la Nazionale del Messico fosse perseguitata dalla cosiddetta “maldiciòn del quinto partido“, ossia “la maledizione della quinta partita”, che, ai Mondiali, coincide con i quarti di finale, e che il Tricolor non raggiunge dal lontano 1986.

Dopo la mancata qualificazione a Italia ’90, dunque, ebbe inizio per il Messico una lunga serie di eliminazioni agli ottavi di finale, protrattesi per ben 7 edizioni del torneo: la serie è partita da Usa ’94 ed è terminata a Russia 2018. La vittoria di stasera contro l’Arabia Saudita, la prima per la squadra del Tata MartinoQatar 2022, non ha tuttavia evitato la precoce eliminazione ai gironi di Ochoa e compagni. Nonostante avessero gli stessi punti della Polonia, i messicani non hanno potuto prolungare la propria avventura in Qatar in virtù della differenza reti inferiore a quella dei biancorosssi.

Se consideriamo che ai Mondiali del 1982 il Messico non si è qualificato, l’ultima eliminazione in cui gli Aztecas non hanno superato i gironi di un Mondiale risaliva a più di quarant’anni or sono: parliamo dei Mondiali del 1978 in Argentina.

 

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Calciomercato

Guarnieri esamina la Cremonese: “Peccato di inesperienza”

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Nicola Guarneri, direttore responsabile di CuoreGrigiorosso.com, in un’intervista rilasciata a TuttoMercatoWeb, ha analizzato la prima parte di stagione della Cremonese. I lombardi sono attualmente al terzultimo posto, con 7 punti.

La situazione attuale è molto chiara, sicuramente ha pesato molto l’inesperienza dell’allenatore e della rosa di fronte all’approdo nella massima categoria. Al resto ha contribuito la sorte, che ha privato la squadra di un giocatore come Chiriches ormai a metà settembre.

Guarneri ha preso le difese di Alvini, rimproverando invece, qualche giocatore in più.

In assenza di giocatori la Cremonese proverà a salvarsi con le idee del suo allenatore. La dirigenza è rimasta soddisfatta del gioco espresso dalla squadra, in fin dei conti non si può ottenere molto se non si hanno giocatori di qualità che possano fare l’ultimo passaggio dalla trequarti in su. Lo stesso Dessers col passare delle partite si è un po’ spento, sbagliando anche un rigore.

Non mancano infine informazioni su quello che potrebbe essere la strategia di mercato del club lombardo in vista della finestra di gennaio.

Credo che arriverà almeno un acquisto per reparto. Servirebbe un portiere di riserva, un difensore esperto, un centrocampista di qualità e un attaccante abituato alla Serie A. In uscita qualche giovane come Ndiaye Milanese verrà mandato in prestito in Serie B. Mentre qualcun altro come Radu Baez potrebbe lasciare definitivamente Cremona. Mi auguro più che altro che rimanga Castagnetti, a mio avviso il miglior centrocampista della rosa.

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Calciomercato

Bologna, Sansone e Vignato avrebbero chiesto di andare via

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Secondo “La Gazzetta Dello Sport“, in casa Bologna si respira aria d’addio per due giocatori.

Emanuel Vignato e Nicola Sansone avrebbero chiesto la cessione per cercare più minutaggio altrove dato lo scarso utilizzo sotto la guida di Thiago Motta.

Per Vignato, il Bologna starebbe pensando ad una cessione in prestito, dato che non vorrebbe privarsi totalmente del classe 2000.

Per Sansone, la cessione sarebbe definitiva, data anche la scadenza di contratto che risulta a giugno 2023.

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I 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli

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Peggiori Acquisti Agnelli

Sì è conclusa l’era più gloriosa non solo della storia della Juventus, ma del calcio italiano: il presidente Andrea Agnelli e tutto il CdA bianconero hanno rassegnato le dimissioni. Dopo nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane, cinque Coppe Italia e due finali di Champions League, la Juventus dice addio al presidente che è riuscito a portarla ai vertici del calcio mondiale dopo gli anni bui di calciopoli. Sì chiude così un’era vincente e senza precedenti, in cui grandi campioni hanno scelto di vestire la maglia bianconera, per una spesa totale di oltre 1.7 miliardi di euro. Sono molti gli acquisti che si sono rivelati fondamentali per la causa bianconeri, ma sono altrettanti quelli che hanno deluso le aspettative. Di seguito vi proponiamo i 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli.

MARKO PJACA

Era l’estate del 2016 quando la Juventus prelevò dalla Dinamo Zagabria il 21enne Marko Pjaca. Sigla il suo primo gol in bianconero il 22 febbraio 2017, nella partita vinta per 2-0 sul campo del Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. Un mese dopo, però, subisce un infortunio al ginocchio destro e da lì ha iniziato il suo calvario. Dopo vari prestiti in giro per l’Europa e diversi infortuni che lo hanno costretto a saltare molte partite, è ancora parte dell’organico bianconero e milita in prestito all’Empoli. Nella sua esperienza alla Juventus, Pjaca ha collezionato solo 5 presenze ed un gol.

JORGE MARTINEZ

Tra i peggiori acquisti dell’era Agnelli, non possiamo dimenticare Jorge Martinez. Dopo 3 ottime stagioni con la maglia del Catania, nel 2010 la Juventus acquista l’uruguaiano per 12 milioni di euro. Complici infortuni e scelte tecniche, però, l’esperienza dell’uruguaiano con la maglia bianconera si rivelerà particolarmente sfortunata: in 5 stagioni totalizza 2 reti in 20 presenze: 6 milioni di euro per ogni gol realizzato.

NICOLAS ANELKA

Nel gennaio 2013 la Juventus mette a segno il colpo Nicolas Anelka, attaccante francese acquistato a parametro zero dopo l’esperienza cinese allo Shanghai Shenhua. Come possiamo ben immaginare, il suo sì può essere considerato a tutti gli effetti uno degli acquisti peggiori della Juventus degli ultimi anni. Al momento dell’arrivo a Torino pe aspettative nei suoi confronti erano molto alte, tant’è che i bianconeri lo seguivano da diverse stagioni e lo inserirono subito in lista Champions. Inutile dire che la sua esperienza a Torino si rivelò totalmente fallimentare: scese in campo solo 3 volte e dopo 6 mesi si trasferì al West Bromwich a parametro zero.

ELJERO ELIA

Nella stagione 2011/12, sul fotofinish del calciomercato estivo, Agnelli porta in bianconero Eljero Elia, ala olandese acquistato dall’Amburgo per 9 milioni di euro più bonus. Nonostante le aspettative fossero abbastanza dopo le prolifiche stagioni in Germania, non convinse per nulla l’allora allenatore bianconero Antonio Conte, che lo relegò in panchina per tutta la stagione. Al termine dell’annata, Elia collezionò solo 4 presenze e venne ceduto al Werder Brema.

MILOŠ KRASIĆ

Quando si parla dei peggiori acquisti dell’era Agnelli, non si può certamente omettere Miloš Krasić. Giunse a Torino nel 2010, prelevato per 15 milioni di euro dal CSKA Mosca. Per le sue caratteristiche tecniche e fisiche venne etichettato come il nuovo Nedvěd. È evidente, però, che non avesse nulla in comune con la Furia Ceca. Dopo una serie di partite saltate per infortuni e per squalifiche, conclude la sua prima stagione alla Juventus con 7 reti in 33 presenze. La sua seconda annata, però, si rivelerà ancora più negativa. Il serbo non riesce ad imporsi nelle gerarchie del nuovo tecnico, Antonio Conte, e verrà spesso lasciato in panchina per scelta tecnica. Nella stagione 2011/12 totalizzerà solo 7 presenze e una rete, prima di trasferirsi al Fenerbahçe. Sì rivelerà uno degli acquisti peggiori di Agnelli, se non il peggiore, considerando l’etichetta con cui era sbarcato all’ombra della Mole.

 

 

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