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Il beneficio del dubbio

Il beneficio del dubbio

In questo inizio di stagione – anzi, da Cardiff in poi – si é cominciato a parlare sempre piú insistentemente di un ricambio ciclico della Juventus, forzata a una perenne mutazione organica per mantenere contemporaneamente la forza e l’imprevedibilitá che le hanno permesso, per sei anni di fila ma mai alla stessa maniera, di affermare la propria tirannide dentro i confini nazionali e di sfiorare piú volte il trono piú ambito dell’Europa del calcio.

Un’evoluzione ciclica che anche quest’anno prevede anche un cambio di modulo, di responsabilitá, di prioritá collettive e individuali.

Il 4231 scoperto e osannato l’anno scorso, per quanto sulla carta spregiudicatamente offensivo, poggiava in realtà sulla certezza dogmatica che “tanto, con la nostra difesa piú due mediani di contenimento, gol lo prendiamo molto poco spesso“.

E così è successo per larga parte della stagione, pur con le dovute eccezioni: di base e di principio la Juventus dell’anno scorso – una delle più competitive e solide mai viste – non verrà ricordata e distinta fra tante per un gioco spumeggiante e/o appariscente, ma per la grande capacità di interpretare al meglio ogni momento della partita, reagendo con freddezza scientifica a ogni possibile reazione dell’avversario senza dar mai l’impressione di essere fuori controllo della situazione.

Una comandamento scolpito nella pietra maturaro in anni di difesa semi impeccabile ma sconfessato in circa 45 minuti dal Real Madrid Campione d’Europa che, oltre all’ennesima coppa, ha reso carta straccia il progetto juventino di un modello calcistico che sembrava destinato  ad affermarsi a livello internazionale.

Il controverso addio di Bonucci inoltre, unitamente ai profili e alle caratteristiche  dei nuovi arrivati (Douglas Costa e Bernardeschi su tutti) ha reso necessario un ripensamento in questi termini. Una  rivalutazione del proprio baricentro e del proprio atteggiamento, che si sposta inevitabilmente dal sotto-cintura alla parte superiore del campo dove Allegri annovera titolari e “riserve”  che, mai come quest’anno, promettono una certa esuberanza offensiva.

Ecco quindi che ha preso piede l’idea di un’eventuale 433, forse più scolastico ma (forse) più adatto a coprire il campo in un lungo e in largo senza richiedere gli straordinari alle ali del modulo. Perché Mandzukic nelle vesti di terzino-attaccante funziona ma è irrealistico pensare che faccia un altro – intero – anno con questa qualità di prestazioni, partita dopo partita.
E poi, forse per gelosa emulazione, la Juve è stata sconfitta in due finali di Champions League nelle passate tre stagioni da due 433 (diversi): evidentemente è il modulo europeo per eccellenza e Allegri vuole quantomeno avere questa carta in più da pescare dal mazzo nel momento del bisogno.

La domanda che diventa obbligatorio farsi diventa, quindi: la Juventus ha i giocatori per impostare un 433 efficace?

Su questo punto mi sono trovato in disaccordo con alcuni amici e colleghi, scettici nel lasciare così tanto spazio a un giocatore (per ora) non esattamente mobilissimo come Higuain, nel ‘limitare’ Dybala al ruolo di esterno destro privandolo del ruolo di play offensivo che ricopre adesso, nel non utilizzo di Mandzukic che a questo punto cederebbe progressivamente il passo a un Douglas Costa che col 433 va a nozze.

Io mi sono trovato meno preoccupato per questi eventuali dubbi in quanto consapevole che giocare col 433 vuol dire alcune cose ma ne lascia irrisolte molte altre.
E’ il modulo che ha più interpretazioni in assoluto e ogni allenatore capace sa adattarlo alle sue esigenze di rosa.

Partiamo dal presupposto che Higuain può fare, secondo mio modestissimo parere, l’attaccante centrale di un tridente e può farlo anche bene. Detto questo, nei vari tridenti del Barcellona Messi non è andato esattamente sprecato e limitato aperto a destra: ha fatto più o meno quel che voleva. Non vedo perché non si dovrebbe trovare un compromesso simile anche per Dybala.
Infine, i tre centrocampisti diverrebbero più interscambiabili, dove ognuno potrebbe ricoprire la posizione dell’altro.
In questo caso sarebbero i tre nomi scelti per la mediana a condizionare lo stile di gioco, non viceversa.

Linea mediana dove, tra gli altri, continuerà ad esserci Claudio Marchisio, il quale ha romanticamente allontanato le voci che lo davano con la valigia in mano con un’uscita da fedelissimo sui social network.
Il Principino classe ’86, che ha digerito negli ultimi anni un impiego più discontinuo (infortunio a parte) rispetto al passato, ternerebbe preziosamente utile in un reparto mediano che a 3 richiede grande duttilità, senso della posizione e sacrificio. Elementi che caratterizzano il forte centrocampista di casa.

Che sia dunque una virata definitiva o la costruzione di un’alternativa, la sperimentazione del 433 sembra essere funzionale per diverse ragioni. Soprattutto, e prima di tutto, per non ripresentarsi all’eventuale partita più importante dell’anno senza un vero ‘piano B’.

 

 

 

 

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