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Juve, e se Morata fosse quello di Berlino ’15?

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Focus sul ruolo di Morata nel corso della nuova Juve.

Alzi la mano chi ricorda la straripante seconda metà stagione di Morata durante l’annata 2014/2015. Quell’anno, coinciso con l’arrivo di Massimiliano Allegri sulla panchina della Juventus, fu l’anno in cui l’attaccante madrileno esplose, trovando continuità di prestazioni. Il ragazzo, appena 22enne e con tanta strada ancora da fare, si consacrò su altissimi livelli in Champions League, trovando due goal contro il Borussia Dortmund, due goal contro il suo Real Madrid e un goal – seppur vano – in finale contro il Barcellona degli “alieni”. Per il classe ’92, quella fu una stagione sensazionale che diede il là ad una carriera divisa tra grandissime squadre: Real Madrid, Chelsea, Atlético Madrid e di nuovo… Juventus.

Perché andare così in là con i ricordi?

Perché quel periodo, seppur distante a livello temporale, ha rappresentato e rappresenta la vera stagione simbolo di Morata, inquadrato nei suoi pregi e i suoi difetti.
Naturalmente, parliamo di un calciatore che, all’epoca, era tatticamente più acerbo, fisicamente meno pronto e con un bagaglio d’esperienza notevolmente inferiore. Tuttavia, quel Morata era completamente a suo agio dal punto di vista tattico e sul lato psicologico.

E cosi, ci ricolleghiamo ad oggi. Che cos’è cambiato da allora?

IL MIGLIOR MORATA È QUELLO CHE STA IN COPPIA

Nella Juventus di quest’anno, Álvaro è stato l’attaccante di riferimento principale in maniera pressoché totale: all’addio di CR7 – già di per sé devastante – si sono aggiunte le noie fisiche di Paulo Dybala, la rottura del crociato di Federico Chiesa e l’arrivo di un Kean in stato d’involuzione. E così, mano a mano che il calendario proseguiva e la Juventus incespicava, Morata è divenuto l’unico terminale offensivo, nonché irriducibile capro espiatorio dei numerosi insuccessi di Allegri e i suoi.

Tuttavia, va detto che lo spagnolo si è semplicemente trovato in una posizione che non gli appartiene né a livello di gerarchie, né a livello di gioco. Non è mai stato un calciatore da grandi rotocalchi e nemmeno un centravanti in grado di fare reparto da solo. E questo ce lo raccontano i suoi numeri.

Durante la stagione 16/17, Morata mette a segno 20 reti e 5 assist in appena 1873′ minuti giocati al Real Madrid (una media spaventosa); c’è da considerare che lo spagnolo partiva spesso dietro a Karim Benzema nelle gerarchie del club blanco.

In alternativa, pensiamo alla scorsa stagione con la Vecchia Signora: 20 gol e 12 assist nel ruolo di attaccante d’appoggio a Cristiano Ronaldo – che era il vero protagonista del reparto offensivo, in termini di esposizione mediatica e di sviluppo del gioco.

E ritorniamo poi con la mente al 2015: Morata è scevro dalle pressioni, è un giovane di belle speranze, che arriva dall’estero e che ha il compito di fornire un’alternativa a Fernando Llorente, ritagliandosi il suo spazio. Uno spazio che dimostrerà di reclamare legittimamente attraverso performance altisonanti e condividendo la zona offensiva con il vero “principe” dell’attacco; parliamo di quel cannibale di Carlos Tévez.
Allora, il tema tattico era un 4-3-1-2, che gli garantiva grosse libertà in campo e che gli consentiva di sfruttare al meglio la profondità, pungendo le difese con i suoi scatti.
Una maniera di interpretare il ruolo totalmente contrapposta a ciò che abbiamo visto sino a qualche giorno fa. Fare a sportellate con i difensori, tenere palla per far salire i compagni e ricevere la sfera spalle alla porta non sono qualità che gli competono. Per ammissione del suo stesso allenatore.

“Morata? I giocatori vanno sempre inquadrati per le loro caratteristiche: ha giocato cinque mesi spalle alla porta e non è la sua caratteristiche migliore, lui è bravo a svariare, a spostarsi e a campo aperto diventa devastante. Quando fa le cose che sa fare, diventa bravissimo!”

Fino a quando non è arrivata la svolta contro i gialloblù di Igor Tudor..

UNA COPPIA CHE FA BEN SPERARE

Con l’acquisto di Vlahović, il destino del centravanti 29enne sembrava segnato – con quell’affascinante opzione blaugrana sullo sfondo poi… Ma Madama e Allegri hanno avuto altri programmi: Morata doveva restare.

Il motivo di tanta ostinazione è emerso durante la gara contro il Verona: i riflettori erano tutti per Dusan Vlahović, sia a livello mediatico che tattico. E Morata ha avuto libertà di fare ciò che meglio gli riesce; giocare in appoggio ad un grande attaccante per mostrare il proprio calcio.
Un calcio fatto di spazi e di punti di riferimento che non lo ancorino all’area di rigore avversaria. Ha servito al nuovo numero 7 un cioccolatino che il serbo non ha trasformato in rete; ha sconquassato la difesa scaligera con le sue accelerazioni e ha dipinto un assist eccezionale per l’altro nuovo compagno, Denis Zakaria. I tempi di Berlino sono lontani, basti pensare che, al tempo, veniva schierato Vidal come trequartista e che oggi, invece, c’è Dybala. In ogni caso si sono notate grosse somiglianze nei movimenti e nell’approccio alla gara.

Se questo trend proseguisse, Morata potrebbe svoltare non solo la propria stagione, ma anche il proprio futuro, garantendosi una permanenza, che fino a qualche giorno fa sembrava più che mai inattesa. Atlético Madrid permettendo…

“La mia nuova posizione? È diverso perché ci sono tante palle con tanto campo aperto davanti, è diverso rispetto a proteggerle. Sono contento e mi metto a disposizione”.

I tifosi juventini, intanto, se lo possono godere. Sognando quello splendido calciatore che li trascinò in finale a Berlino a suon di reti.

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Lecce favorito per la retrocessione? La risposta dell’ad Mencucci

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In occasione della presentazione della squadra femminile del Lecce Sandro Mencucci, amministratore delegato della società giallorossa, ha rilasciato dichiarazioni inerenti al momento stagionale della formazione di Marco Baroni. 

LE DICHIARAZIONI DI BARONI

I bookmakers continuano ad indicarci come come una delle due principali indiziate alla retrocessione, ma per me questo è un fatto positivo. E’ sempre meglio essere un underdog, ci considerino anche così. Mi tengo la mia squadra e quello che di buono sta facendo, andiamo avanti per la nostra strada”.

Baroni, oltre a dimostrarsi noncurante delle quotazioni che pongono il Lecce tra le indiziate per un’eventuale retrocessione, ha riferito belle parole nei confronti del proprio direttore tecnico: “Corvino è il migliore nel suo ruolo, non solo in Italia ma in Europa. Il presidente è una persona straordinaria con delle qualità importanti che ha sempre messo a disposizione tutto per il bene del Lecce”. 

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Orgoglio De Zerbi, senti Klopp: “Allenatore esaltante”

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De Zerbi

Attestato di stima nei confronti di Roberto De Zerbi da parte dell’allenatore del Liverpool Jurgen Klopp. Il tecnico tedesco ha infatti parlato in conferenza stampa alla vigilia del match di Premier ad Anfield contro il Brighton, sulla cui panchina si è appena seduto l’italiano ex Shakhtar. Ecco cosa ha detto Klopp sul neo tecnico dei Seagulls.

ALLENATORE INFLUENTE, OTTIMA SQUADRA

Il Brighton ha fatto benissimo finora e ora hanno un allenatore davvero esaltante. Un allenatore davvero coraggioso, influente, che ha un’idea di calcio che si adatta al Brighton. Non sappiamo cosa aspettarci a parte un’ottima squadra“.

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Si svuota l’infermeria del Napoli: c’è il comunicato ufficiale

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Napoli

Il Napoli si prepara per la sfida contro il Torino. Alle ore 15:00 di sabato 1 ottobre allo stadio Diego Armando Maradona andrà in onda la prima sfida dell’ottavo turno di Serie A, la prima partita dal rientro dalle nazionali. In vista di questa importante gara, Luciano Spalletti potrà fare affidamento su un’ampia gamma di scelte.

Infatti, è proprio la società partenopea ad aver confermato il pieno recupero di tre pedine chiave nella scacchiera di Spalletti. Si tratta di Politano, Lozano e Amir Rrahmani, che sono nuovamente a disposizione pronti per il rientro in campo. È probabile che il difensore centrale, così come una delle due ali, figurerà direttamente nell’undici titolare.

Di seguito la nota divulgata dal Napoli tramite i propri canali ufficiali:

Seduta mattutina per il Napoli all’SSCN Konami Training Center. Gli azzurri preparano il match di domani contro il Torino in programma allo Stadio Maradona per l’ottava giornata di Serie A. Dopo una prima fase di attivazione in palestra, la squadra ha svolto esercizi atletici finalizzati alla rapidità e lavoro tattico. Successivamente partita a campo ridotto, possesso palla e chiusura con situazioni di gioco su palle inattive. Politano ha svolto l’intera seduta in gruppo. Osimhen ha svolto lavoro personalizzato in campo. Lozano è rientrato dall’impegno con la Nazionale e ha svolto allenamento in gruppo. Assente Gaetano per una sindrome para influenzale“.

Rimane indisponibile Osimhen, ancora alle prese con il problema muscolare accusato durante la sfida contro il Liverpool.

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Lecce-Cremonese, le probabili formazioni: c’è Strefezza, manca Chiriches

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Strefezza

Domani torna in campo la Serie A dopo la sosta delle nazionali e domenica alle 15 andrà in scena un match molto importante ai fini della salvezza: Lecce-Cremonese. Per Baroni sono due i dubbi di formazione. Al centro dell’attacco è apertissimo il ballottaggio tra Ceesay e Colombo, con il primo in vantaggio. Sulla sinistra Gallo è avanti a Pezzella. Davanti per la prima volta insieme da titolari Strefezza e Banda. Alvini invece deve registrare l’assenza di Chiriches, sostituito da Hendry. In dubbio anche Castagnetti. Confermata la coppia Dessers-Okereke in attacco.

Queste le probabili formazioni per il match tra le due neopromosse.

LECCE (4-3-3): Falcone; Gendrey, Baschirotto, Porgracic, Gallo; Gonzalez, Hjulmand, Askildsen; Strefezza, Ceesay, Di Francesco. All. Baroni squalificato (in panchina Del Rosso).

CREMONESE (3-4-1-2): Radu; Hendry, Bianchetti, Lochoshvili; Sernicola, Meité, Pickel, Valeri; Ascacibar; Dessers, Okereke. All. Alvini.

 

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