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La Juventus del 2014/15: accadde oggi la finale contro il Barcellona

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Nel 6 giugno di sette anni fa andava in scena la finale di Champions League tra Juventus e Barcellona, persa per 3-1 dai bianconeri dopo le reti di Rakitic, Suarez e Neymar. La squadra che tutt’ora è guidata dallo stesso allenatore che ha portato la Vecchia Signora in finale della massima competizione europea dopo 12 anni ha sfiorato il triplete sia nel 2015 che nel 2017. Massimiliano Allegri è stato l’uomo giusto nel momento giusto, dopo che con un lavoro anch’esso straordinario da parte di Conte, ha saputo gestire nel modo migliore possibile le risorse disponibili della rosa, formata da giovani in rampa di lancio ed esperti capaci di guidare tutto il gruppo. Solo uno se non il Barcellona più forte di sempre è riuscito a fermare quell’anno la Juventus, che ha saputo eliminare in semifinale i campioni in carica del Real Madrid.

IL CAOS

La situazione ad inizio stagione 2014/2015 non era delle migliori in casa Juventus. Infatti ad inizio stagione, il tecnico che ha saputo riportare lo scudetto a Torino, Antonio Conte, si è dimesso al secondo giorno di ritiro per alcune divergenze con la società. In maniera particolare la gestione del mercato e soprattutto il caso Iturbe, al tempo giovane ala d’attacco che all’Hellas Verona aveva dimostrato un ottimo potenziale. Andò alla Roma e sicuramente non ci fu quel salto di qualità che tutti si aspettavano. Altra goccia che fece traboccare il vaso fu il mancato acquisto di Juan Cuadrado, desiderio da parecchie stagioni dell’allenatore leccese. Ma era evidente che l’ex Chelsea e Inter non riteneva possibile che con lo stesso gruppo si potessero ottenere migliori risultati.

“Non puoi sederti al ristorante da 100 euro con 10 euro in testa. In Europa ci sono squadre economicamente irraggiungibili, per me sarà molto dura vedere una squadra italiana in finale di Champions League da qui a tanti anni a venire”.

LA SCELTA

L’ambiente è teso. L’allenatore che con grande grinta e carattere ha formato un grande gruppo è andato via all’improvviso ed ecco che la scelta della società, in primis il presidente Andrea Agnelli, decide di ingaggiare un tecnico da poco esonerato da un’altra squadra in difficoltà dopo lo scudetto del 2011: Max Allegri. Proprio l’ultimo allenatore prima di Conte a conquistare il tricolore.

“Da oggi iniziamo a lavorare insieme. Ci vuole una buona organizzazione di lavoro che in questi tre anni soprattutto, la Juve ha dimostrato. Questa è una società che ha storia e tradizione, eredito una squadra che ha vinto per tre anni consecutivi lo scudetto. Abbiamo il dovere di fare una grande Champions, perché la Juventus ha il dovere di stare tra le prime otto d’Europa”.

I tifosi non sono contenti. Per nulla. Nel giorno della decisione e dell’annuncio tramite conferenza stampa dell’allenatore livornese vengono addirittura create contestazioni contro la scelta della società. Ma, ovviamente, non si torna indietro.

“So dello scetticismo dei tifosi e lo capisco visto il rapido cambio, ma io sono qui per proseguire e migliorare la striscia vincente.”

IL MERCATO E LE BASI

La rosa della Juventus non ha subito grandi variazioni dall’ultima stagione. Gli unici importanti acquisti dei bianconeri sono stati Patrice Evra, arrivato a zero dopo non aver rinnovato con il Manchester United e un giovane Alvaro Morata,  promettente attaccante del Real Madrid. La formula per il canterano è stata quella del diritto di riscatto a 18 milioni più un controriscatto fissato a 36. Altro colpo sottovalutato da parte di Beppe Marotta.

Invece il grande cambiamento arrivato con Allegri è stato il modo di stare in campo. Se prima si sfruttavano le fasce per colpire anche in ripartenza, adesso la vera forza della squadra si concentra grazie alla qualità incredibile data dal centrocampo. Si passa dunque da un 3-5-2 a un 4-3-1-2.

Dalla base partiamo ovviamente dall’onnipresente Gigi Buffon. A comporre la difesa lo svizzero Lichtsteiner, la difesa con i più presenti Bonucci e Chiellini, ma anche Andrea Barzagli è stato spesso impiegato nei due centrali, compresa la finale di Champions League. A sinistra, la vera sorpresa è stato Evra che con la sua esperienza e lo spirito del sacrificio ha ritrovato la forma migliore durante la stagione.

“Quando ho firmato con la Juventus ero in sede, il presidente mi ha detto che l’obiettivo era quello di superare i gironi e vincere il campionato. Io ho detto loro che dovevamo arrivare almeno in semifinale. Mi hanno guardato e si sono messi a ridere”.

I LEADER TECNICI

Passiamo invece al reparto che ha reso temibile questa squadra. I quattro centrocampisti a scelta di Allegri erano Marchisio, Pirlo, Pogba e Vidal, che spesso ha assunto anche le doti di trequartista che scambiava durante le partite con il numero 8 e 6 dei bianconeri. Se non alla pari con Barcellona e Real Madrid in quell’anno, è risultato uno dei reparti più forti del calcio internazionale. In stagione i numeri dei quattro sono stati: 8 gol e 4 assist per il cileno, 5 goal e 7 assist per il numero 21, 3 goal e 10 assist per il Principino, 10 goal e 11 assist per il francese.

Passando al duo di attacco, troviamo il leader e trascinatore della squadra. Il numero 10, Carlos Tevez. L’argentino ha forse vissuto i due anni migliori della sua carriera, segnando in campionato ( 20 gol ) e risultando decisivo in Champions League con i suoi 7 gol. Chi invece ha letteralmente sorpreso tutti è stato Alvaro Morata che ha conquistato gran parte del pubblico juventino soprattutto per i gol nella massima competizione europea. Contro il suo Real ha segnato sia all’andata che al ritorno con il gol decisivo per l’accesso alla finale. In totale in campionato realizzerà 8 gol mentre 7 nelle coppe.

Nonostante la finale persa contro un Barcellona stellare, la Juventus del 2014/2015 è stata spesso stilata tra le 10 squadre più forti della decade dal 2010 al 2020. Conquistando anche quella finale sarebbe entrata dritta nella storia fra le squadre che hanno concluso il Triplete, tra cui l’Inter in Italia. L’obiettivo di oggi della Juventus, con Massimiliano Allegri, adesso è quello di ricostruire e ritornare ai grandi livelli di quelle stagioni, ripartendo dalle vittorie in Italia.

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Flash News

Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

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Juventus

Il terremoto in casa Juventus ha destabilizzato il mondo bianconero. A seguito di un rapidissimo Cda straordinario, tutte le cariche più importanti della dirigenza si sono dimesse dai propri ruoli. La motivazione è ancora sconosciuta ufficialmente, anche se alcune voci ipotizzano dei guai seri a bilancio. In molti, quindi, si stanno chiedendo i reali motivi che si celano dietro la vicenda e diversi tifosi cercano risposte sui social.

“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

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Calcio Internazionale

Gomez carica l’Uruguay: “Contro il Ghana una finale”

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Maximiliano Gomez, attaccante dell’Uruguay, ha parlato ai microfoni di Teledoce dopo la sconfitta contro il Portogallo.

L’attaccante ha caricato i suoi per la sfida contro il Ghana, decisiva ai fini della qualificazione:

“Dobbiamo già pensare alla prossima sfida col Ghana. Giocheremo l’ultimo incontro della fase a gironi come se fosse una finale e ci auguriamo di riuscire a vincerla”

Gomez ha anche analizzato il match di stasera:

“Sono contento di aver avuto l’opportunità di scendere in campo, ma al tempo stesso mi dispiace per il risultato perché abbiamo disputato un grande secondo tempo. Il Portogallo è una grande squadra e sapevamo di trovarci di fronte degli ottimi calciatori”.

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Calcio Internazionale

Messico, tegola Guardado: stop di 10 giorni

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Tata Martino

Tegola in casa Messico, a 2 giorni dal match clou contro l’Arabia Saudita.

Il centrocampista Andres Guardado, infortunatosi nel match contro l’Argentina, dovrà stare fermo ai box 10 giorni stando a quanto riportato da L’Equipe. I messicani, fermi ad un punto in classifica, sono obbligati a vincere, per tenere vive le chances di qualificazione in un girone super equilibrato. L’altra sfida vedrà di fronte Argentina e Polonia, con i primi a quota 3 e i polacchi in testa al gruppo con 4 punti, frutto di una vittoria e un pareggio proprio contro il Messico.

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Flash News

La lettera di addio di Andrea Agnelli ai dipendenti della Juventus

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Agnelli

Andrea Agnelli, prima delle dimissioni arrivate in serata, ha rivolto una lunga lettera di addio a tutti i dipendenti del club.

“Cari tutti,
Giocare per la Juventus, lavorare per la Juventus; un unico obiettivo: Vincere. Chi ha il privilegio di indossare la maglia bianconera lo sa. Chi lavora in squadra sa che il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro. La Juventus è una delle più grandi società al mondo e chi vi lavora o gioca sa che il risultato è figlio del lavoro di tutta la squadra.

Siamo abituati per storia e DNA a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari: lo Stadium, 9 scudetti maschili consecutivi, i primi in Italia ad aver una serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, 5 scudetti femminili consecutivi a partire dal giorno zero. E ancora, il deal con Volkswagen (pochi lo sanno), le finali di Berlino e Cardiff (i nostri grandi rimpianti), l’accordo con Adidas, la Coppa Italia Next Gen, la prima società a rappresentare i club in seno al Comitato Esecutivo UEFA, il JMuseum e tanto altro.

Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti. Ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escénico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Geōrgios Karaiskakīs, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno.

Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita“.

La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus.

Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”.

Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve!

Fino alla fine…“.

LA FINE DI UN’ERA

Questo il toccante saluto di Andrea Agnelli al suo popolo, quello bianconero. Una storia iniziata nel lontano maggio del 2010, quando fu eletto presidente, diventando il quarto esponente della famiglia Agnelli alla guida del club.

19 titoli complessivi: 9 Scudetti, 5 coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane.

Andrea Agnelli, nel bene e nel male, ha segnato indelebilmente, 12 anni di storia del calcio. Dallo stadio di proprietà al progetto Superlega, l’ormai ex presidente bianconero ha rivoluzionato il gioco.

Agnelli è stato capace di riportare la Juventus sul tetto d’Italia, provando a ripetersi, non riuscendoci del tutto, in Europa. 12 anni di successi e di tonfi clamorosi, di gioie e dolori, di esultanze e liti con i tifosi.

 

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