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Juve, chiusa la curva sud

Ieri è arrivata la sentenza ufficiale del Giudice Sportivo: la “Tribuna Sud” dell’Allianz Stadium (1º e 2º anello) dovrà scontare un turno di squalifica per cori di discriminazione territoriale e razzista nei confronti dei tifosi azzurri e del giocatore del Napoli Koulibaly. Tale settore resterà quindi chiuso durante il prossimo match di campionato casalingo, che si disputerà il 20 ottobre e vedrà i bianconeri sfidare il Genoa. Oltre a questa squalifica, la società torinese ha ricevuto un’ammenda di 10.000 euro.

La Curva Sud è per tradizione il settore più caldo dello “Stadium”, dove risiedono gli ultras juventini che da anni protestano contro l’aumento del prezzo dei biglietti e degli abbonamenti (addirittura si è arrivati a 60 euro per un tagliando in curva, davvero troppo considerando che dovrebbe essere un settore popolare). Ai giocatori di Allegri mancherà quindi un supporto che bene o male c’è sempre stato, anche se non è la prima volta che viene chiusa la curva bianconera. Di ultras ce ne saranno allo stadio quel giorno ma saranno genoani, ed ovviamente nel settore ospiti, situato tra la Curva Nord e la Tribuna Est. Sarà un po’ come giocare in casa per i ragazzi di Ballardini, trascinati dai gol del bomber polacco Piatek.

                         È DAVVERO DISCRIMINAZIONE?

È davvero giusto chiudere un settore dello stadio? O meglio, prima sarebbe corretto chiedersi: i cori sentiti sabato, sono una manifestazione razzista o semplici cori da stadio?

Chi frequenta una curva (di qualsiasi squadra, anche serie minori) sa benissimo che clima si respira sugli spalti: ci si lascia spesso trascinare dalle indicazioni del capo ultras e si manifesta un atteggiamento goliardico. Semplici cori da stadio, nient’altro. Ovvio è che se finito l’incontro si pensa davvero quello che si è cantato allo stadio contro la tifoseria avversaria, allora c’è qualcosa che non va. Ma se il coro è fine a se stesso, allora non si tratta di razzismo, ma di goliardia. E chiudere le curve non serve a nulla, perché sicuramente nei prossimi Juve-Napoli (e Napoli-Juve) risentiremo gli stessi cori, magari ancora più scanditi, perché il movimento ultras è fatto di continue ribellioni verso chi limita la libertà del tifoso.

Non c’è differenza tra un “lavali col fuoco”, un “Milano in fiamme” o un qualunque altro coro del genere: sono tutte espressioni da condannare. L’importante è mantenere gli sfottò e il tifo caldo esclusivamente all’interno degli stadi, comportandosi da persone civili e responsabili fuori da essi. Certamente non è bello sentire questi cori mentre si guarda la partita in tv, eppure la giusta atmosfera di un incontro fra due tifoserie che nutrono una storica rivalità si alimenta anche grazie a qualche parola fuori dagli schemi.

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