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Juventus-Inter 1-1, le pagelle: Vlahovic chiama, Lautaro risponde

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Juventus-Inter 1-1, le pagelle: Vlahovic chiama, Lautaro risponde

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Lautaro Martinez Inter

JUVENTUS-INTER 1-1, LE PAGELLE – Juventus e Inter non si fanno male, non si scoprono e alla fine tornano a casa con un punto a testa. La partita non regala particolare spettacolo ma un elevato tasso agonistico.A Vlahovic risponde Lautaro Martinez: il Derby d’Italia finisce in parità nel segno dei centravanti. Scopriamo per pagelle per JuventusInter!

PAGELLE JUVENTUS

Szczesny 6: Generalmente poco impegnato, risponde presente in un paio di occasioni ma non può nulla sulla conclusione vincente di Lautaro Martinez, che lo buca.

Gatti 5: Partita giocata tutto sommato in modo ordinato, ma la dormita in occasione del pari di Lautaro è da matita rossa. Non segue il movimento dell’argentino – comunque bravo a eluderlo – e si fa sorprendere.

Bremer 6.5: L’uomo più in palla della retroguardia bianconera. Gestisce con ordine i movimenti della linea difensiva di Max Allegri, indicando la strada ai compagni. Tuttavia non contiene al meglio Thuram sull’assist che vale l’1-1.

Rugani 6: Prova sufficiente da parte sua. Chiude bene gli spazi senza concedere granché agli avversari

Cambiaso 5.5: Soffre abbastanza le scorribande di Dimarco, riuscendo a contenerlo poco e male.

McKennie 6.5: Sempre più centro della Juventus. Torna a giocare mezzala dopo un periodo speso sulla fascia destra firmando un’altra ottima prestazione. 

Nicolussi Caviglia 6.5: Sfrutta l’opportunità da titolare comportandosi bene e amministrando più palloni a centrocampo. I margini di crescita sono importanti. (Dal 61′ Locatelli 6: positivo il suo ritorno in campo. Smista palloni e fa girare la squadra, senza fare giocate sopra le righe).

Rabiot 6.5: Il Duca torna a fare la differenza a centrocampo dopo la squalifica, con strappi e giocate di qualità. Fondamentale il suo apporto in fase di transizione, per far salire i suoi.

Kostic 5.5: Non riesce a ingranare quanto i compagni. Il duello su quella fascia con Dumfries finisce senza vincitori né vinti, solo con tante imprecisioni. (Dall’89’ Alex Sandro SV).

Vlahovic 7: Fa da centroboa iniziando l’azione del vantaggio e chiude mettendoci la zampata decisiva. Quando è in condizione sposta gli equilibri. (Dall’80’ Kean SV).

Chiesa 6.5: L’uomo più pericoloso della Juve nel primo tempo. Prima spaventa l’Inter ma calcia a lato, poi offre a Vlahovic il pallone dell’1-0: determinante. (Dall’80’ Milik SV).

All. Allegri 6: Prestazione attendista della sua Juventus, che, pur fallendo l’assalto al primo posto, riesce a tenere l’Inter a un tiro di schioppo.

PAGELLE INTER

Sommer 6: Non viene impiegato granché ma si rende prezioso in fase di costruzione: è suo il tocco che avvia l’azione del pari. Sul tiro vincente di Vlahovic c’era obiettivamente poco da fare.

Darmian 6: Solita partita pulita e ordinata da parte sua, un vero e proprio jolly per Inzaghi, che conta su di lui nel momento del bisogno. Ciononostante, c’è da segnalare un’imperfezione in copertura su Chiesa, a cui il 36 nerazzurro concede troppo margine di manovra, in occasione del vantaggio della Juventus.

De Vrij 6: Gioca per sopperire all’assenza di Bastoni e risponde presente. La sua prestazione è operaia, priva di fronzoli, molto concreta e pragmatica. Sostituto di lusso per Inzaghi.

Acerbi 6.5: Senza Bastoni nel terzetto, scala a sinistra ma cambiando l’ordine degli addendi il risultato resta lo stesso. Troppo incisivo per tenerlo fuori, sia in fase di copertura che in costruzione ma anche, sporadicamente, in attacco, dove figura con qualche inserimento.

Dumfries 5.5: Tante cavalcate da parte sua sulla fascia, ma anche svariate disattenzione in copertura, su tutte la palla sanguinosa persa a centrocampo da cui è partita l’azione dell’1-0. Prestazione tutto sommato quasi sufficiente, ma in fase difensiva urge migliorare. (Dal 70′ Cuadrado 5.5: entra per dare manforte alla produzione offensiva nerazzurra ma non riesce nel suo compito. Si prende anche un giallo per un intervento abbastanza sconsiderato. Sarà stata la partita e tutto lo stadio contro, ma da uno come lui ci aspetta decisamente di più).

Barella 5.5: Un po’ in ombra nella prima frazione, appare in difficoltà e non riesce a trovare la quadra. Nel secondo tempo va in crescendo. (Dall’88’ Frattesi SV).

Calhanoglu 6.5: Perno imprescindibile dell’11 di Simone Inzaghi. Dai suoi piedi passano innumerevoli palloni e si rende prezioso anche in fase di copertura. Prova anche a esplodere il destro e non va lontano da un super gol. (Dall’83’ Asllani SV).

Mkhitaryan 6.5: L’armeno è il cardine del centrocampo nerazzurro. Ha 34 anni sulle spalle ma lui non lo sa e continua correre come se ne avesse 15 in meno. I suoi inserimenti sono fondamentali per dare una mano in fase offensiva e alleggerire la pressione.

Dimarco 6.5: Le sue sgroppate sono fondamentali per tenere alta l’Inter. Fa soffrire tanto Cambiaso, che ha costantemente bisogno di supporto per contenerlo. Non riesce, tuttavia, a incidere come suo solito in fase offensiva (Dal 70′ Carlos Augusto 6: entra con umiltà proteggendo il pari ma senza disdegnare qualche proiezione offensiva. Prestazione positiva la sua).

Lautaro 7: Chiesa e Vlahovic chiamano, Thuram e Lautaro rispondono. Nel momento migliore della Juve, il Toro incorna la difesa bianconera scartando il cioccolatino offertogli dal compagno d’attacco. E il movimento che fa nell’attaccare il pallone, cattivo, voglioso di far gol, è la definizione del killer istinct. Da far vedere a tutti gli attaccanti nelle scuole calcio.

Thuram 7: Altra partita di generosità da parte sua. Offre il quinto assist del suo campionato a Lautaro dopo una gran giocata. La Thu-La funziona. (Dall’88’ Arnautovic SV).

All. S. Inzaghi. 6: La sua Inter gioca una partita solida, senza rischiare più di tanto e portando a casa un pareggio che le consente di mantenere il primato. Lo sguardo, ora, va all’impegno europeo contro il Benfica e poi contro il Napoli di nuovo in campionato.

Europa League

Adli: “Pioli mi aveva detto di andarmene, ma è successa una cosa! Ibra? Ecco cosa mi diceva”

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Milan Borussia Dortmund

In vista della gara di ritorno dei playoff di Europa League che vedrà il Milan affrontare il Rennes, Yacine Adli si è raccontato in una recente intervista, rilasciata al quotidiano francese, L’Équipe. L’ex centrocampista del Bordeaux ha ripercorso le tappe della sua avventura in rossonero: dall’arrivo, momento in cui ha attraversato momenti durissimi, fino ai giorni d’oggi dove, per una serie di ragioni, ha potuto mettere in mostra le proprie qualità sotto l’occhio vigile di Stefano Pioli e Zlatan Ibrahimovic, quest’ultimo definito come “uomo straordinario e valore aggiunto“.

MILAN, L’INTERVISTA AD ADLI

ARRIVO AL MILAN – “Ero giovane ed esposto. Sono molto maturato. Ciò che mi ha colpito di più arrivando al Milan è stata la forza dell’istituzione”.

ASPETTO TATTICO – Mai dubitato della mie qualità, perché non ero messo male negli allenamenti. Secondo l’allenatore, dovevo fare un salto tattico, come tutti i giocatori che arrivano in Serie A”.

SCARSO IMPIEGO – Dovevo migliorare in difesa. E poi, al ruolo di trequartista c’erano Brahim Diaz, che stava facendo bene, e Charles De Ketelaere, che era stato il grande acquisto dell’estate. Ero in fase di apprendimento e gerarchicamente dietro di loro. Era difficile conquistare il mio posto in campo. Non ho mai mollato agli allenamenti e l’intensità era massima ad ogni sessione. Non ero nella lista della Champions League e quindi a volte mi allenavo da solo, con un preparatore. Dovevo essere pronto per ogni eventualità. Avevo un buon rapporto con tutti, avevo un peso nello spogliatoio, ero un punto di riferimento, anche se giocavo poco”.

PIOLI – “I dirigenti erano contenti del mio impegno e volevano che rimanessi. Anche il discorso di Pioli era simile, non ho mai avuto problemi con lui, rispettavo le sue scelte come allenatore e l’uomo è sempre stato onesto. Ha adottato un nuovo sistema con un mediano e due centrocampisti centrali. All’inizio della stagione, mi ha detto: ‘Abbiamo fatto altre scelte, devi trovare una via d’uscita’. L’ho ringraziato per la sua onestà e gli ho detto che poteva contare sulla mia serietà fino alla mia partenza. Ma poi sono rimasto nel gruppo perché lavoravo duro, preparavo i titolari e l’allenatore mi ha persino portato in tournée negli Stati Uniti. Lì, mi ha detto che il club stava cercando un mediano difensivo ma pensava che potessi dire la mia. Gli ho risposto che avevo già giocato in quella posizione anche se non sono nemmeno sicuro che sia vero”.

RAPPORTO CON IBRA – “Sono abbastanza vicino a lui. Chiunque lo conosca ti dirà che è un uomo straordinario e sicuramente un valore aggiunto nella vita di qualcuno. Riesce a analizzare bene le cose e a dare consigli mirati. Lo faceva da giocatore ed è naturale farlo da dirigente. Zlatan mi diceva: ‘Taci e lavora, arriverà’. Ed è successo”. 

GIROUD – “Una fonte di ispirazione? Certamente, è sempre stato messo in discussione e ogni volta ha dimostrato carattere e si è mantenuto ai massimi livelli. È un esempio di determinazione e perseveranza“.

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Flash News

Calhanoglu: “Io il miglior regista al mondo. Futuro? Ho già comunicato all’Inter cosa voglio fare”

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Calhanoglu

Hakan Calhanoglu ha concesso una lunga intervista ai microfoni di DAZN, raccontando le sue sensazioni sul futuro e ciò che ha imparato dal passato. Il centrocampista turco, inoltre, ha confermato quanto detto mesi fa sul sentirsi il miglior regista al mondo. Scopriamo cos’ha detto.

LE DICHIARAZIONI DI HAKAN CALHANOGLU

Di seguito le parole di Calhanoglu a DAZN raccolte da fcinternews.it:

MIGLIOR REGISTA AL MONDO – “Mesi fa ho detto di essere tra i migliori registi e nessuno mi ha creduto. Però io credo sempre in me stesso, conosco le mie qualità e non ho paura di nessuno. Mi sento il migliore perché i gol e quello che faccio non li fanno gli altri. Non segno mai da vicino, ma dai 25-30 metri o su punizione. Sono cose difficili. E se guardate gli altri non fanno come me. Poi tutti sono bravi a gestire, ma fare passaggi a cinque metri non mi piace. Io cerco sempre il passaggio finale, per aumentare la possibilità di segnare. Darla a destra o a sinistra non mi serve“.

MIGLIORAMENTI – “Ora gli avversari cercheranno di marcarmi uomo contro uomo, come nel primo tempo a Roma. Ero in difficoltà. Devo fare più spazio ed essere più intelligente in queste situazioni, ma con Barella e Mkhitaryan che mi aiutano ci riusciamo. Poi in fase difensiva sono cresciuto ma devo migliorare, analizzo i video con lo staff e commetto ancora degli errori“.

SECONDA STELLA PRIMA DEL MILAN – “Io non guardo questo dettaglio, ognuno guarda in casa sua e noi lo facciamo“.

MILAN – “Al Milan non ero pronto per fare il regista, mentre all’Inter sì. Volevo mettermi alla prova, quando hai l’età giusta ti pesa di meno. Per il mio percorso in questi mesi è stato molto importante“.

PASSAGGIO CON LA JUVE – “Mi piace verticalizzare subito, giocare veloce perché abbiamo giocatori che vanno in profondità. Qui avevo già visto Dimarco che correva prima di ricevere il pallone, i miei compagni sanno che questi palloni arrivano. Purtroppo Marcus (Thuram, ndr) non ha segnato ma è stata una buona azione

RIGORI – “Non dico nulla, è un segreto“.

INZAGHI – “Io ne parlo sempre bene, lui mi ha chiamato per venire qui dopo l’Europeo. Lo ringrazio. Poi mi ha messo in quel ruolo. Merita, è una persona che non parla tanto ma ha un cuore caldo con i giocatori. Sa come porsi. Se guardiamo la nostra strada dal primo anno abbiamo avuto una grande crescita insieme, lo sappiamo anche noi calciatori“.

PIRLO – “Lo conosco bene. Mi piace come sta in campo, la sua serenità. Non sentiva lo stress. Il numero uno. Il mio procuratore mi diceva che mi vedeva come Pirlo, non ci credevo. Dicevo che mi sentivo un numero dieci ma il tempo ha dimostrato che aveva ragione. Pirlo però è Pirlo, ha vinto tanto e non posso essere messo al suo livello“.

OFFERTA ARABA – “Ho rifiutato perché io voglio bene all’Inter. Quando sono arrivato qui Piero (Ausilio, ndr), il mister e i compagni mi hanno dato una grossa mano. Questa è una famiglia enorme. Poi sono arrivato a zero, alla fine decide sempre la società. Io ho già detto che la decisione è la loro ma io voglio rimanere qua. All’Inter mi sento rinato. Ho avuto un periodo difficile, ma qui mi hanno risollevato, sono maturato come uomo. Sono una persona emotiva, vivevo una situazione pesante ma tutti qui mi hanno aiutato. Poi la canzone che mi hanno dedicato i tifosi mi ha trasmesso ancora più energia. Per questo dico che per me l’Inter è diversa, non si può spiegare…“.

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Europa League

La Roma si carica: Olimpico da record stasera contro il Feyenoord

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broja

Lo Stadio Olimpico di Roma scalda i motori per il ritorno del playoff di Europa League. Nella capitale questa sera arriva il Feyenoord e ad accoglierlo ci sarà un impianto infuocato, pronto a dargli il benvenuto che merita. A sostenere la Roma, infatti, ci saranno ben 68mila voci, che hanno fatto registrare l’ennesimo sold-out, questa volta da record.

In virtù del divieto di trasferta imposto dalle autorità pubbliche sia per il match d’andata che per quello di ritorno nei confronti dei tifosi di Roma e Feyenoord, la società giallorossa ha potuto mettere in vendita ai tifosi di casa i biglietti destinati al settore ospiti. Per contenere l’enorme bacino di utenza previsto per questa sera, ci saranno un totale di 700 steward tra le mura dello stadio e mille agenti di pubblica sicurezza impegnati nel presidiare la zona.

Il sostegno dei tifosi per la Roma si è dimostrato spesso fondamentale. Il club capitolino, infatti, come riportato dal Corriere dello Sport, ha conseguito il 100% di successi tra le mura amiche nei match a eliminazione diretta dal 2017: otto vittorie su otto. Insomma, una vera e propria roccaforte si prepara ad accogliere il Feyenoord, al quale spetta una missione sulla carta impossibile. A questo punto, appuntamento a questa sera per RomaFeyenoord!

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Flash News

Darmian si racconta: “L’Inter una seconda famiglia. Vi spiego come vorrei chiudere la carriera”

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Inter

Matteo Darmian è intervenuto ai microfoni di Radio Serie A, mettendosi a nudo e raccontando le varie fasi della sua carriera. Dagli inizi al Manchester United, passando per Torino, Milan e Parma fino alla consacrazione all’Inter, la squadra che tifava da bambino: scopriamo le parole dell’esterno nerazzurro.

LE PAROLE DI DARMIAN

Queste le dichiarazioni integrali di Matteo Darmian a Radio Serie A:

INTERISMO – Mio padre è tifoso della Fiorentina sin da bambino, per Antognoni. Non me l’ha trasmessa tantissimo, ma mi ha passato la passione per il pallone. Io ho tifato Inter sin da piccolo e non ho mai cambiato“.

MILAN – Mi visionarono durante alcune partite, feci il provino e riuscii ad entrare nelle giovanili del Milan. è stato un percorso formativo, sono diventato ragazzo e uomo in quegli anni. Sono entrati in quattro della mia squadra nelle giovanili rossonere: averli con me è stato fondamentale, mi ha dato grande serenità perché più che un provino mi sembrava un allenamento al campetto.

RICORDI – “Tutte le esperienze ti formano e ti fanno crescere. Per me il settore giovanile del Milan è stata una scuola di vita, mi ha insegnato a seguire le regole e mi ha dato tanta disciplina, oltre ai valori tattici e tecnici. Solo quattro presenze? Quando mi sono affacciato alla prima squadra, in quel momento il Milan era talmente forte che non avevo possibilità di giocare o dimostrare il mio valore. Abbiamo preso la decisione di muovermi e iniziare il mio percorso calcistico altrove“. 

SEEDORF – Era il mio idolo, ma durante la scuola volevo fare il pizzaiolo; in quel momento pensavo più alla pizza che al calcio. Con lui poi ho giocato, un professore dentro e fuori dal campo, oltre ad essere un grande giocatore. Non si è mai risparmiato a dare consigli o aiutare tutti i giovani, ti dava la tranquillità che serve ai giovani talenti che cercano di approcciarsi al grande calcio ed allenarsi con la prima squadra“. 

PALERMO – Mi rimane tantissimo del Palermo. Era il mio primo anno di Serie A, in una squadra forte che giocò l’Europa League e arrivò in finale di Coppa Italia. Mi sono potuto realmente confrontare con la Serie A, anche se non giocavo tantissimo. Ne sarò sempre grato“. 

TORINO – In granata ho trovato tante cose. Dalla fiducia dell’allenatore, della società e dei tifosi che mi hanno permesso di giocare con continuità e crescere, alla serenità che mi ha consentito di avere fiducia nei miei mezzi e dimostrare i miei valori sul campo e fuori“. 

ATTITUDE –Ho sempre cercato di essere me stesso in tutto quello che faccio ed ho fatto. Ho dei valori e delle idee che ho sempre mantenuto, credo di poter essere un esempio per i giovani anche ora che sono un vecchietto (ride, ndr)“.

INGHILTERRA – Ho scelto l’Inghilterra perché volevo confrontarmi con una realtà nuova. Ne sono orgoglioso perché ho giocato in uno dei club e dei campionati più grandi del mondo, vincendo quattro trofei e condividendo lo spogliatoio con grandi campioni“.

PROBLEMI CON MOURINHO – Non posso dire che non sia scattata la scintilla con Mourinho: abbiamo sempre avuto un buon rapporto e mi ha sempre considerato, anche se aveva altre idee per la formazione titolare e faceva le sue scelte. L’ho sempre rispettato e ho sempre cercato di dare il massimo in allenamento e in partita. Tra di noi c’era un rapporto sincero. L’ha avuto con me e con ogni giocatore che ha allenato: semplicemente doveva fare le sue scelte. Parlavamo dell’Inter ed erano bei ricordi: era bello sentire i suoi aneddoti, la sua Inter ha scritto la storia vincendo il Triplete e faceva piacere“. 

PARMA – Non ti dava fastidio che dicessero che ero un giocatore finito quando sono arrivato, ho sempre creduto in me stesso e nelle mie qualità. Ho sempre cercato di dare tutto me stesso e di mostrare ciò che valgo sul campo e negli allenamenti. Attaccato perché troppo buono? Per me non è così. Non sono il giocatore che cattura l’occhio dei tifosi per le qualità tecniche, ma viene apprezzato che do il massimo in ogni situazione. Nell’arco di una partita siamo chiamati a fare tante scelte e cerco di fare quella giusta“. 

INTER – Ci siamo sentiti con mister Conte prima del mio arrivo a Milano e mi aveva spiegato il ruolo che voleva farmi fare. E poi ad ottobre sono arrivato all’Inter, dopo la 3a giornata e la sosta per la Nazionale, così ho potuto fare qualche allenamento prima di giocare. E capire subito cosa voleva da me. Il primo giorno che sono entrato ad Appiano è stato molto emozionante. Iniziava una nuova esperienza ed era tutto nuovo. Avevo un approccio positivo, ho cercato dal primo giorno di mettermi a disposizione della squadra e dei compagni“. 

CONTE – “È stato un tecnico fondamentale nella mia carriera. Mi ha permesso di vincere, il mio primo anno di Inter è coinciso con la vittoria dello scudetto e posso solo essergli grato“.

SCUDETTO CON L’INTER – Per me è qualcosa di speciale, quello che c’è dietro non è scontato. Ogni vittoria è frutto di tanto lavoro e sacrificio. Sono anche le parole chiave dell’Inter di oggi, c’è tanto di questo nella squadra attuale. Siamo un grande gruppo, con grandi qualità tecniche ed umane. Quando serve non deludiamo mai e tiriamo sempre fuori il massimo. Abbiamo una grande mentalità“. 

INZAGHI – “Lui è una persona piacevole, oltre ad essere un grande allenatore che sta dimostrando di esserlo costantemente. Nel momento giusto riesce a darti quella tranquillità e quella serenità che a volte servono. Sono ingredienti importanti per puntare a grandi obiettivi”. 

SCORSA STAGIONE – Sicuramente in campionato abbiamo avuto tanti alti e bassi, senza trovare continuità. Sapevamo di avere una squadra forte e che dovevamo dimostrarlo. Siamo sempre stati uniti all’interno e poi, nella seconda parte di stagione, sono usciti i nostri valori, Siamo andati molto meglio e siamo arrivati in finale di Champions“.

FINALE DI CHAMPIONS – “Purtroppo questo è il calcio. Può succedere di tutto, soprattutto in una gara secca. Eravamo convinti e consapevoli della nostra forza, nonostante venissimo dati per sfavoriti: è arrivata una sconfitta, ma nella carriera di un calciatore le sconfitte superano le vittorie. Quella sconfitta ha fatto male, perché siamo arrivati vicinissimi a un sogno, ma ci ha insegnato tanto e ci ha fatto crescere. Ho rivisto tante volte quella finale. Purtroppo non si può cambiare, ma più la guardi e più hai la consapevolezza della grande partita che si è fatta. E che siamo una squadra forte“. 

FASCIA DA CAPITANO – Quel momento forse non è stato commovente, ma piacevole. Un motivo motivo d’orgoglio per i sacrifici e gli sforzi fatti da quando sono bambino“. 

CAPITANO PERFETTO DELL’INTER – Sicuramente Lautaro è un capitano giusto e tosto. Zanetti è stato IL capitano. Citerei loro due. Perché giusto e tosto? Si è preso questa responsabilità nella maniera giusta, dimostrando di avere le qualità caratteriali per farlo. Ci auguriamo che possa continuare così“. 

SECONDA STELLA – Vincere non è mai scontato ed è sempre difficile. Qualora dovessimo raggiungerlo, sarebbe emozionante. Ne parliamo poco, siamo concentrati sempre sulla prossima partita e basta. Seconda stella prima del Milan? Noi pensiamo soprattutto a noi stessi ed a raggiungere i nostri obiettivi. Quando indossi una maglia così importante hai tante responsabilità e la voglia di raggiungere sempre il massimo: è la storia dell’Inter che lo richiede. Vincere qualcosa è l’unico modo per essere ricordati, sarebbe straordinario“.

RITIRO – “Spero di continuare per altri anni a vestire questa maglia, l’Inter è una seconda famiglia e mi trovo davvero bene. Arriverà anche per me il momento di dover smettere, ma finché sto bene fisicamente e mentalmente mi piacerebbe continuare. Non ho ancora pensato a un futuro post-calcio: mi piacerebbe restare in questo mondo, ma non saprei con quali modalità. Ci sarà tempo per riflettere. Chiudere all’Inter sarebbe un sogno, ma non so cosa succederà nei prossimi anni”

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