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È la settimana di Juventus-Napoli: dove nasce la rivalità tra bianconeri e azzurri?

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È la settimana di Juventus-Napoli: dove nasce la rivalità tra bianconeri e azzurri?

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Kostic, Juventus-Napoli

L’ultima giornata di campionato ha visto ancora confermarsi le prime due classificate della Serie A: la Juventus è riuscita ad uscirne vincitrice dalla trasferta di Monza con il gol di Gatti nei minuti di recupero dopo il momentaneo 1-1 di Valentin Carboni. L’Inter ha invece conquistato con sicurezza i 3 punti con un 3-0 al Maradona contro il Napoli di Mazzarri.

Proprio nel prossimo turno di Serie A ecco che si potrà vedere un altro big match: questa volta sarà la Juventus ad ospitare il Napoli. Il tecnico degli ospiti torna a sfidare i bianconeri sulla panchina azzurra dopo la stagione 2012/2013. Contro Massimiliano Allegri l’ultimo scontro risale invece ad aprile 2022, quando Cagliari e Juventus si sfidarono per la giornata numero 32.

Ma andiamo a scoprire, nonostante una importante storia calcistica differente, quali sono le motivazioni che hanno portato a rendere speciale, soprattutto lato Napoli, questa sfida.

IL PASSATO

Le ragioni di una rivalità accesa nella storia recente del campionato italiano partono soprattutto dagli anni ’80, anni in cui la Serie A stava iniziando a primeggiare sui restanti campionati europei (dagli anni ’90 il vero dominio anche grazie alle conquiste delle Coppe europee). Tutto coincide con l’arrivo di Diego Maradona al Napoli, che con il Diez argentino inizia a diventare una squadra competitiva, e l’arrivo di Le Roi Michel Platini alla Juventus qualche anno prima. Ci troviamo dunque in un contesto dove i due giocatori più forti al mondo giocano nello stesso campionato, in contrapposizione fra due squadre di una importante geografica, culturale e sociale. Questi fattori hanno portato ad accendere in qualcosa di più che in una semplice sfida fra due club.

Dopo la Coppa dei Campioni macchiata dal ricordo del disastro dello stadio Heysel del 1985, la Juventus si attrezza per riportare il titolo di Campione d’Italia dopo che nella stessa stagione il Verona conquista il suo primo e unico scudetto della storia. La Vecchia Signora porta a casa l’obiettivo, ma è dalla stagione 1986/1987 che il duello Napoli-Juventus inizia per la conquista al titolo. Nel mentre, già nella stagione precedente Maradona aveva già saputo lasciare il segno con la sua punizione divina per la vittoria con il risultato di 1-0 al San Paolo.

Nel 1986/1987 il primo segnale arriva dal Napoli, ed è importante: dopo 28 anni gli azzurri trionfano al Comunale di Torino e portano a casa una vittoria fondamentale (1-3), che gli lancia in testa alla classifica dopo che, con 8 giornate disputate, condividevano la prima posizione con i bianconeri. Ma è nel marzo del 1987 che arriva il colpo decisivo: in un San Paolo mai così teso la Juventus passa prima in vantaggio con Serena, ma i padroni di casa riescono a rimontare con Renica e Bagni. A fine anno sarà scudetto. Questa è la prima volta che Napoli è Juventus vengono poste a serio confronto, ed è qui che nascerà un vero e proprio conflitto che si trascinerà fino ai giorni attuali.

IL PRESENTE

I motivi per cui ancora oggi troviamo una rivalità (soprattutto da parte del Napoli) probabilmente è per via della prime e accese sfide per gli storici scudetti azzurri sotto il segno di Maradona nel 1987 e 1990. Ma è anche per le recenti battaglie nei campionati passati e di alcuni passaggi di mercato che hanno portato i tifosi partenopei a sentire ancora di più la sfida con Madama. Prima il ritorno in Serie A, entrambe nel 2007. Per entrambe le uscite da un inferno chiamato Calciopoli da una parte e Serie C dall’altra. Infatti il Napoli, passato nella mani di Aurelio De Laurentiis, riuscirà consecutivamente a vincere prima in Serie C il proprio girone con Edy Reja sulla panchina e a risalire nel massimo campionato italiano grazie alla seconda posizione in Serie B nel 2006/2007, dietro alla Juventus di Deschamps.

Entrambe le squadre tornano ad essere a competitive (bianconeri subito in Champions League nel 2007/2008) ma è la Juventus che torna di nuovo vincitrice e lo farà per 9 anni consecutivi dal 2011/2012. In questi anni, è anche il Napoli la seconda forza del campionato. Nel 2012/2013 con Mazzarri, poi ancora con Sarri nel 2015/2016 dove per un lungo periodo visto l’inizio difficoltoso per la Juventus riesce a primeggiare in campionato.

Poi, ecco arriva l’acquisto che accenderà ancor di più la tensione fra le squadre: Gonzalo Higuain, dopo tre stagioni al Napoli ed un record di 36 gol, passa alla Juventus dopo il pagamento della clausola rescissoria di 94 milioni. Saranno anni in cui il Pipita verrà bersagliato dai suoi ex tifosi, con l’argentino che spesso riuscirà a lasciare il segno contro il Napoli. Nel 2017/2018 arriva poi il campionato dove la formazione di Sarri riesce ad essere più competitiva, vincendo anche allo Stadium per 1-0 nei minuti finali con Koulibaly. A nulla però serviranno gli sforzi dopo la sconfitta per 3-0 con la Fiorentina.

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Curiosità sulla 27ª giornata di Serie A: come l’Inter non c’è nessuno in Europa!

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Inter, in foto: Lautaro Martinez, Henrikh Mkhitaryan e Matteo Darmian - Serie A, Champions League

CURIOSITÀ SULLA 27ª GIORNATA DI SERIE A – La 27a giornata di Serie A è ormai alle porte, con LazioMilan ad aprirla nell’anticipo di venerdì alle 20.45. Sarà un turno pieno di sorprese, con svariati incontri importanti a vari livelli. Scopriamo, come di consueto, le curiosità più interessanti di giornata!

CURIOSITÀ SULLA 27ª GIORNATA DI SERIE A: LAZIO-MILAN

Il Milan ha vinto due delle ultime cinque sfide giocate all’Olimpico, in Serie A. Due, invece, sono le vittorie biancocelesti e un pari completa il quadro.

I rossoneri non vincono da 180 minuti in campionato. L’ultimo successo risale all’11 Febbraio: 1-0 interno contro il Napoli. Dopo, sono arrivati un ko e un pari. In trasferta gli uomini di Pioli non trovano il successo dal 3 Febbraio (3-2 sul Frosinone).

In tutti ultimi 4 incontri a Roma tra Lazio e Milan in tutte le competizioni sono stati segnati almeno 3 gol.

CURIOSITÀ SULLA 27ª GIORNATA DI SERIE A: UDINESE-SALERNITANA

Udinese e Salernitana sono rispettivamente l’ultima e la terzultima squadra per possesso palla in Serie A quest’anno: rispettivamente 21.20 e 23.16 minuti di media a partita.

Attualmente la conversione tiri/gol di Salernitana e Udinese è ferma al 7%.

CURIOSITÀ SULLA 27ª GIORNATA DI SERIE A: MONZA-ROMA

Nessuna squadra ha registrato più clean sheet del Monza nel 2024 in Serie A: quattro, al pari del Torino.

Il Monza è in assoluto la squadra che segna meno nei primi 15′ in Serie A: appena una realizzazione, al pari di Napoli e Cagliari.

Contro il Monza, la Roma non ha mai perso negli ultimi tre incontri: 2V, 1P.

CURIOSITÀ SULLA 27ª GIORNATA DI SERIE A: TORINO-FIORENTINA

Il Torino ha vinto solo uno degli ultimi quattro incontri con la Fiorentina in tutte le competizioni. Nei restanti tre, due vittorie viola e un pareggio. Tuttavia, in Piemonte la Fiorentina non vince dal 2019 (in Coppa Italia) e addirittura dal 2018 in Serie A.

La Fiorentina ha vinto un match di Serie A rimontando il risultato nel secondo tempo per la 1° volta dal 27/05/23 (in quel caso fu contro la Roma). Da allora, la Viola aveva conquistato solo due punti nelle dieci gare di campionato in cui si era trovata sotto all’intervallo.

CURIOSITÀ SULLA 27ª GIORNATA DI SERIE A: VERONA-SASSUOLO

Il Verona ha realizzato il 26% dei suoi gol nell’ultimo quarto d’ora.

Il Sassuolo non vince da cinque partite complessive, mentre in trasferta il successo gli manca da otto incontri.

La media gol nei precedenti tra Verona e Sassuolo è di 4.2.

CURIOSITÀ SULLA 27ª GIORNATA DI SERIE A: EMPOLI-CAGLIARI

Dal’arrivo di Davide Nicola alla guida dell’Empoli, solo Atalanta, Inter (entrambe 3), Bologna (2.7) e Roma (2.4) hanno guadagnato più punti in media dell’Empoli (2) in campionato (3V, 3N).

M’Baye Niang è il primo giocatore straniero dell’Empoli ad aver segnato in tre partite di fila in Serie A nell’era dei tre punti a vittoria.

Con il pareggio last minute contro il Napoli, il Cagliari è diventata la squadra che ha conquistato più punti con gol segnati dal 90′ minuto in poi in Serie A quest’anno (7).

CURIOSITÀ SULLA 27ª GIORNATA DI SERIE A: FROSINONE-LECCE

Frosinone (81) e Lecce (82) sono rispettivamente la quinta e la quarta squadra per numero di parate in Serie A in questa stagione.

Il Frosinone ha perso quattro delle ultime sei gare in Serie A. Completano il quadro una vittoria e un pareggio.

CURIOSITÀ SULLA 27ª GIORNATA DI SERIE A: ATALANTA-BOLOGNA

Il risultato più frequente dell’incontro tra queste due formazioni in casa dell’Atalanta è l’1-0 in favore della Dea.

Il Bologna ha vinto le ultime due partite giocate contro l’Atalanta, con un risultato complessivo di 3-0.

Il Bologna ha vinto tredici delle prime ventisei gare di un campionato di Serie A per la seconda volta negli ultimi cinquantasette anni, dopo il 2001/02 (13 anche in quel caso). Inoltre, i felsinei hanno vinto cinque incontri di fila in Serie A per la prima volta da maggio 1967 (sei in quel caso).

CURIOSITÀ SULLA 27ª GIORNATA DI SERIE A: NAPOLI-JUVENTUS

Victor Osimhen è solo il terzo giocatore nella storia del Napoli ad andare in doppia cifra di gol in quattro stagioni di fila in Serie A. Gli altri due sono Diego Armando Maradona (tra il 1984/85 e il 1987/88) e Attila Sallustro (tra il 1929/30 e il 1932/33).

Dusan Vlahovic ha realizzato nove gol nel 2024 in campionato. Nella storia della Juventus solo Cristiano Ronaldo ha segnato più reti tra gennaio e febbraio di un singolo anno solare in Serie A (undici nei primi due mesi del 2020).

CURIOSITÀ SULLA 27ª GIORNATA DI SERIE A: INTER-GENOA

L’Inter ha vinto ciascuna delle prime sette partite di un anno solare per la prima volta nella sua storia in Serie A.

L’Inter è la squadra che ha segnato il maggior numero di gol in questa stagione nei maggiori cinque campionati europei. Si parla di sessantaquattro gol: staccati Liverpool e Bayern Monaco, fermi a sessantatré.

Il Genoa ha guadagnato almeno trentatré punti dopo ventisei gare stagionali di Serie A per la prima volta dal 2014/15 (sesto posto finale con trentrasei punti in quel caso).

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Chi è Emiliano Bigica, dalla Primavera all’occasione di una vita con il Sassuolo

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In foto: Emiliano Bigica, nuovo allenatore del Sassuolo.

CHI È EMILIANO BIGICA – Nella nostra dialettica è celebre la frase “certi treni, nella vita, bisogna prenderli al volo quando arrivano, perché può darsi che non ricapitino più”. Sarebbe la traduzione del più comune proverbio latino citato da Orazio, carpe diem, cioè cogli l’attimo. Il significato, però, è il medesimo: cogli l’occasione finché sei in tempo, e soprattutto sfruttala a dovere.

La domanda, a questo punto, è più che legittima: ma cosa collega un poeta del I secolo a.C. al nuovo allenatore ad interim del Sassuolo? In realtà molto più di quello che si potrebbe pensare, perché a Emiliano Bigica nell’ultima settimana è capitata un’occasione con i fiocchi. Ricoprire la panchina del Sassuolo, con la partita di mercoledì contro il Napoli come primo banco di prova. D’altronde bisogna capire se il nuovo mister ha la stoffa per rimanere nella massima serie italiana.

Bigica ha vissuto una settimana da sogno: mentre era a bordocampo a guidare i ragazzi della Primavera neroverde nella sfida casalinga contro la Lazio, intanto i vertici societari si stavano riunendo in consiglio, indecisi sul da farsi dopo la sconfitta nello scontro salvezza con l’Empoli. L’avventura di Dionisi era chiaramente giunta al capolinea; la squadra era totalmente in balia della corrente nelle ultime uscite e si avvicinava pericolosamente alle zone calde della classifica. La dirigenza non era però convinta appieno dai nomi vagliati per la sostituzione. Poi ecco presentarsi, chiara come il Sole, la soluzione “casalinga”: promuovere momentaneamente il tecnico della Primavera, testandone la tenuta già a partire dal turno infrasettimanale.

CHI È EMILIANO BIGICA – LA CARRIERA

Da giocatore Bigica ha una discreta carriera tra i professionisti, con le esperienze a Bari e Firenze a fine anni ’90 tra le più significative. Quello che balza all’occhio del periodo barese è la fascia di capitano della squadra assegnatagli alla verdissima età di 20 anni. Una cosa non da poco per quegli anni. I restanti anni della sua carriera sono però singhiozzanti, a causa di numerosi problemi fisici che lo attanagliano.

Decide quindi di darsi al mestiere dell’allenatore: dopo alcune esperienze in Serie D ed Eccellenza, il tecnico pugliese approda alla guida degli Allievi Nazionali dell’Empoli, in cui comincia a far parlare di sé. In Toscana raggiunge la finale del campionato nazionale, persa contro la Roma. L’incarico successivo è sulla panchina della Nazionale U17, dove coltiva i talenti cristallini di Kean e Raspadori. Nel 2017 riceve la chiamata di Corvino, che gli assegna la Primavera della Fiorentina. Oltre a conquistare una Coppa Italia, è complice dell’esplosione del centravanti serbo Dusan Vlahovic. Nell’aprile 2019, in seguito alle dimissioni di Pioli, è a un passo dal venire promosso sulla panchina viola; i Della Valle opteranno invece per Vincenzo Montella. Poco male, la promozione arriverà con cinque anni di ritardo, dopo aver onoratamente guidato la Primavera del Sassuolo per quattro stagioni.

CHI È EMILIANO BIGICA – PRINCIPI DI GIOCO

Nelle sue parentesi da allenatore Bigica ha utilizzato in maniera preponderante il 4-3-1-2 con il rombo a centrocampo, modulo utilizzato anche nella stagione attuale con la Primavera. Se dovesse decidere di riproporlo anche in Prima Squadra, sarebbe una scelta quantomai audace, visto che il Sassuolo è stato costruito con gli uomini per il 4-2-3-1 o, al massimo, per il 4-3-3. Più plausibile una scelta un po’ più conservativa, cioè proseguire con il modulo canonico utilizzato da Dionisi fino all’esonero. Permetterebbe di continuare a valorizzare gli esterni di ruolo, che andrebbero ad essere esclusi nella quasi totalità in caso di 4-3-1-2. 

Modulo a parte, i principi fondanti del suo stile di gioco si sposano alla perfezione con quanto richiesto dal Sassuolo. Il calcio che propone è divertente e spettacolare, e i punti cardine sono spirito di sacrificio, abnegazione e un gruppo coeso e unito verso l’obiettivo.

CHI È EMILIANO BIGICA – UN’OCCASIONE UNICA

CHI É EMILIANO BIGICA – Ed ecco che, tutt’a un tratto, Emiliano Bigica si ritrova catapultato nel mondo dei grandi: lui che sino a quel momento aveva allenato solo nei dilettanti o i ragazzini di Allievi e Primavera, ora deve gestire uno spogliatoio formato da calciatori in rampa di lancio e campioni affermati. Da Berardi a Toljan, passando per Obiang e Pinamonti, parliamo di giocatori che hanno militato in Nazionale o in squadre blasonate. Un compito arduo e difficile, considerata anche la delicata situazione di classifica del Sassuolo. É pure vero che, dopo tanta gavetta, è giusto che Bigica si goda meritatamente il momento. Anche se tra poco sarà tempo di difendere il posto con gli artigli, cercando di alimentare la fame di riscatto dei suoi giocatori.

Adesso che si è arrivati alla meta tanto ambita e agognata, la differenza la fanno le motivazioni, il duro lavoro, ma soprattutto il carisma. E direi che non è un problema per uno che ha fatto il capitano in una piazza come Bari a 20 anni.

 

Fonte immagine di copertina: profilo X U.S. Sassuolo

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Dybala in formato stellare: le triplette della sua carriera

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Dybala

Paulo Dybala si è reso il protagonista assoluto della sfida in campionato fra Roma e Torino. La Joya ha realizzato la sua prima tripletta in giallorosso, regalando tre punti alla formazione di De Rossi grazie al risultato finale di 3-2 in favore dei padroni di casa contro i granata.

“È venuto fuori il talento del campione. Giocatori come Paulo sono decisivi in questo sport e per me non dovrebbero mai essere messi in discussione“.

Daniele De Rossi nel post partita

L’argentino ha messo a segno la sua quarta tripletta in Serie A. Esattamente 2151 giorni dopo Dybala ha realizzato tre gol in una sola partita, dopo le magie della stagione 2017/2018 con la Juventus, con cui registrò la sua ultima tripletta. In assoluto, quella non è stata comunque l’ultima volta in tutte le competizioni. Andiamo a scoprire i dettagli di questa speciale statistica.

GENOA-JUVENTUS 2-4

La prima tripletta in Serie A di Paulo Dybala arriva nella stagione 2017/2018, annata calcistica in cui il numero 10 bianconero sfodera la sua miglior stagione realizzativa nel campionato italiano (22 gol). Alla seconda giornata di campionato, dopo aver realizzato un gol contro il Cagliari del debutto stagionale (vittoria per 3-0), il fantasista della Juventus trascina la formazione di Allegri verso la rimonta contro il Genoa in trasferta: sotto infatti di due reti, prima con un gol dentro l’area di rigore col destro e dal dischetto pareggia i conti. Infine, dopo il gol di Cuadrado del 3-2, Dybala chiude i conti col suo mancino, battendo Perin sul primo palo.

SASSUOLO-JUVENTUS 1-3

Dopo solamente due giornate e alla seconda trasferta della stagione a Sassuolo, Dybala è sempre più protagonista. Nel match di Reggio Emilia l’argentino sfodera quella che sarà la sua tripletta più tecnica, mostrando tutte le sue qualità. Sblocca la partita prima con un tiro da fuori a giro (raggiungendo quota 50 gol con la Juventus). Al secondo tempo, con un colpo quasi da calcio a cinque, anticipa nei tempi Consigli calciando con la punta per lo 0-2. Chiude il match, dopo anche il tentativo di rimonta del Sassuolo con Politano, con una punizione al limite dell’area per il definitivo 1-3.

BENEVENTO-JUVENTUS 2-4

La sua ultima tripletta della carriera in Serie A, prima di arrivare a quella di Roma-Torino, risale all’aprile del 2018, quando sempre in trasferta la Juventus venne trascinata da Dybala contro il Benevento. Due rigori e un tiro a giro di sinistro dalla sua mattonella hanno indirizzato la formazione bianconera verso i tre punti. Il risultato si chiuderà poi sul 2-4 dopo anche la grande rete di Douglas Costa.

JUVENTUS-YOUNG BOYS 3-0

Ma in realtà quella di Benevento non è stata la penultima tripletta nella carriera. Nella stagione 2018/2019, nonostante le tante difficoltà in campionato, Dybala ha offerto ottime prestazioni nel girone di Champions League. Tra le gare giocate, il match fra Juventus e Young Boys è finito 3-0: tutte le reti sono state siglate dall’argentino, che ha giocato come falso nueve nel 4-3-3 designato da Allegri. Prima con un tiro al volo e con due gol da numero nove dentro l’area di rigore a colpo sicuro (nel primo e nel secondo tempo) hanno regalato il pallone della Champions League alla Joya.

IL FUTURO

Dybala vive probabilmente uno dei migliori momenti positivi nella Roma. Con De Rossi, che ha cercato di metterlo prima in condizione poi di esaltare le sue caratteristiche, è nata una grande intesa:

“Era molto difficile la partita, il Torino è forte e la gara poteva diventare complessa. Ho fatto gol e la prima persona che ho trovato da abbracciare era lui”.

Paulo Dybala a DAZN

Ora che il suo presente sembra abbastanza chiaro, ovvero riportare la Roma in Champions League e più in fondo possibile in Europa League dopo la vittoria mancata della scorsa stagione, il suo futuro è tutto da decidere:

“Quando sono arrivato a Roma ho detto che qui sto vivendo un’altra vita. Non so cosa succederà in futuro, ma ora mi sto godendo ogni momento con questa meravigliosa squadra. L’Europa League? Io voglio vincere sempre. Il percorso è lungo e troveremo altre squadre difficili come già successo, ma conosciamo i nostri obiettivi e non possiamo nasconderci. Lavoriamo ogni giorni per raggiungerli”.

Paulo Dybala a DAZN

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Inter 2023/24 e Juventus 2013/14: il confronto

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Inter-Juventus

L’Inter di Inzaghi sta viaggiando a ritmi incredibili. La formazione nerazzurra è prima in campionato con un grande distacco dalla seconda in classifica, ovvero la Juventus. Le grandi prestazioni sono frutto di un lavoro che va avanti da ormai tre anni. Se nel primo anno di Inzaghi lo scudetto è stato perso contro il Milan, e l’anno scorso c’è stato il grande assalto alla Champions League, in questa stagione sembra che l’Inter possa andare in fondo per centrare i due grandi obiettivi, sfumati nel recente passato.

Un ritmo del genere in Serie A è stato mostrato dal Napoli lo scorso anno, che ha rallentato verso il finale di stagione per via di un traguardo praticamente conquistato con grande anticipo. I numeri e le statistiche indicano che l’Inter sta viaggiando esattamente come una grande squadra che esattamente dieci anni fa ha vinto il campionato con grande distacco ed un record di punti incredibile di 102 punti: la Juventus del 2013/2014.

I NUMERI ALLA 25^ GIORNATA

Le statistiche parlano chiaro. Alla giornata numero 25 l’Inter di Simone Inzaghi ha registrato gli stessi punti in classifica della Juventus di Antonio Conte del 2013/2014, che riuscì a conquistare il suo terzo scudetto consecutivo dei nove vinti dal 2011/2012 sino al 2019/2020.

Per quanto riguarda le statistiche dei gol fatti e subiti, entrambe le voci sorridono addirittura ai nerazzurri: i gol realizzati dai bianconeri sono stati 60 contro gli attuali 63 dei nerazzurri. Anche per il reparto difensivo l’Inter ha un vantaggio di 7 gol subiti in meno, ovvero 12 contro i 19 della Juventus.

Un paragone che vede due squadre costruite nel tempo arrivate ad esprimersi a livelli altissimi. Non a caso, Inzaghi ha comunque ereditato un lavoro iniziato proprio da Antonio Conte, che nella stagione 2019/2020 e 2020/2021 si è piazzato prima secondo e poi primo, conquistando lo scudetto numero 19 della storia nerazzurra.

DIFESE A CONFRONTO

Conte e Inzaghi hanno entrambi lavorato molto sui reparti arretrati nella Juve di allora e l’Inter di adesso. Le due squadre prese in analisi poggiano le proprie certezze di gioco su una solida base rappresentata dai difensori. Partendo dal terzetto difensivo, nella maggior parte delle volte Pavard-Acerbi-Bastoni hanno coperto la porta difesa da Sommer. Bastoni conosceva già questo tipo di gioco grazie a Conte, mentre Acerbi ha giocato anche nella Lazio come centrale di difesa proprio con Inzaghi (anche De Vrij, schierato come centrale, ha dimostrato grandi prestazioni prima alla Lazio con Inzaghi e successivamente con Conte). Sia per esperienza che grande intesa e nonostante i numeri positivi per i nerazzurri, la difesa dell’epoca della Juventus ha segnato una vera e propria era. La BBC, Barzagli-Bonucci-Chiellini, partendo da Conte e vista anche con Allegri, ha salvato in tante occasioni la formazione bianconera.

IL CUORE DEL GIOCO

Il centrocampo di Inzaghi è il segreto della formazione nerazzurra, composto da qualità e grande corsa dei due esterni. Calhanoglu ha dimostrato nel ruolo di regista di essere uno dei migliori d’Europa. Barella alza sempre il tasso tecnico e Mkhitaryan da mezzala sta vivendo una seconda giovinezza. Con questi interpreti l’Inter riesce a dominare e comandare spesso e volentieri il gioco nel corso delle partite. Anche se di grande livello, Conte ha avuto a disposizione nell’annata 2013/2014 dei centrocampisti che hanno formato insieme uno dei reparti più forti dello scorso decennio: Pirlo sempre presente, Vidal in formato attaccante con Pogba e Marchisio spesso alternati. La Juventus deve tanto ad un reparto che negli ultimi anni ha indubbiamente registrato una flessione rispetto al glorioso decennio scorso.

DUELLO ARGENTINO E NON SOLO

In attacco, troviamo un vero e proprio duello, segnato anche dall’Argentina: in prima linea Lautaro contro Tevez, con i co-protagonisti Thuram e Llorente. Il capitano dell’Inter ha nelle caratteristiche qualcosa che può ricordare l’ex numero 10 della Juventus, trascinatore dei bianconeri nel biennio 2013/2014 e 2014/2015. I numeri premiano però El Toro, che ha superato in questa annata i gol siglati dall’Apache all’epoca (22 contro 19).

Marcus Thuram ha sorpreso tutti per la capacità con cui si è inserito nel sistema di Inzaghi, svolgendo un grande compito ovvero dare profondità alla squadra soprattutto nelle ripartenze. Fernando Llorente invece ha svolto un ottimo lavoro agendo più da boa; onnipresente in area di rigore con il suo poderoso colpo di testa. Due giocatori profondamento differenti sul piano delle caratteristiche,  il francese è un giocatore dotato di velocità che riesce a spaccare le difese avversarie, mentre l’ex numero 14 della Vecchia Signora spesso si sacrificava per far salire la squadra grazie alla sua fisicità, ma comunque grandi partner d’attacco di due compagini, la bianconera in passato, la nerazzurra nel presente, che hanno fatto e stanno facendo la storia del nostro campionato. 

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