Quando si parla di Juventus-Roma si chiama in causa una rivalità storica, un dualismo che il nostro campionato conosce sin troppo bene. Ogni volta che la Roma ha tentato di portare a casa lo scudetto, ha trovato sulla sua strada la corazzata bianconera. Qualche volta c’è riuscita, ma negli ultimi anni i bianconeri hanno sempre e comunque vinto, pur soffrendo. Più di 170 scontri tra le due compagini (in Serie A), con 82 vittore juventine ed esattamente la metà romaniste. Sono questi i numeri che accompagneranno Andrea Pirlo e Paulo Fonseca nell’anticipo di oggi pomeriggio. La Roma è chiamata a confermare di aver sfatato (scusate il gioco di parole) il tabù dell’Allianz Stadium. Soltanto una vittoria sul campo bianconero negli ultimi e unici dieci confronti. I giallorossi sono a 40 punti e devono vincere se vogliono tenere viva la speranza di un assalto al titolo. Dall’altra parte c’è la Juve con una partita e un punto in meno degli avversari. Gli uomini di Pirlo hanno iniziato a carburare e la Roma è l’ultima big rimasta da battere quest’anno. Due squadre in forma, due obiettivi identici, un solo vincitore: sarà una sfida infuocata.

SEMPRE IL SOLITO FILM

Proprio come quattro anni fa, proprio come nel 2016. All’epoca si giocava di Dicembre, con la sosta natalizia alle porte. Al giro di boa la situazione non può essere più incerta. La Juventus di Massimiliano Allegri conduce la classifica con appena quattro punti in più dei giallorossi. Lo scontro diretto è fondamentale per le sorti del campionato. Un film già visto: da quando Rudi Garcia si è seduto sulla panchina della Roma, la pellicola è sempre la stessa. Quell’anno però a Trigoria comanda il secondo travagliato Luciano Spalletti della storia romanista, subentrato al francese la stagione precedente e in rottura quasi totale con Francesco Totti.

Fonte foto: okcalciomercato.it

Quella con il Capitano però è un’altra storia, perché il tecnico di Certaldo ha ridato vita a una Roma spenta e senza idee. Nella Capitale non si vince da quindici lunghi anni, un’eternità nel calcio. È per questo che la compagine giallorossa ha l’onore e l’onere di giocare lo scontro diretto come se fosse una finale. La Juventus dal canto suo ha l’obbligo di rafforzare l’egemonia in Serie A per prendersi il sesto scudetto consecutivo ed entrare nella storia del campionato. Comunque andrà, sarà un match da riportare negli annali per la sua epicità.

SFIDA TRA TOP PLAYER

Due compagini di altissimo valore tecnico: la gara si presenta così. La Roma probabilmente più forte dell’ultimo decennio (la squadra che senza troppe modifiche batterà il Barca) e la Juventus della finale di Cardiff, animata dal miglior Mandzukic a tinte bianconere. Le magie di Dybala contro l’esotismo di Salah; la garra di De Rossi antitetica alla classe infinita di Marchisio; l’instancabile moto perpetuo del Ninja Radja Nainggolan a contrastare il metronomo Miralem Pjanic, il Giotto del centrocampo juventino. Senza considerare i bomber: il Cigno di Sarajevo sfida Higuain in uno scontro che vale quasi 700 goal. Tanti nomi, tanta qualità, tante aspettative: comincia l’assalto della Roma all’Allianz Stadium.

CERTEZZE E SORPRESE: GLI UNDICI TITOLARI

I capitolini si presentano con un filone tutto sommato positivo: 11 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte, mentre i bianconeri vantano 2 vittorie in più e ovviamente 2 pareggi in meno. Allegri decide di schierare un 4-4-2 a rombo e lascia fuori Dybala e Cuadrado. In difesa spazio a Rugani affiancato da Chiellini, Marchisio e Pjanic formano un centrocampo di qualità con un pizzico del dinamismo di Sturaro. Gonzalo Higuain e Mario Mandzukic completano l’attacco bianconero. Dall’altra parte Spalletti risponde con il suo undici “anti-Juve”. Canonico 4-2-3-1 con Szczesny tra i pali e Manolas e Fazio a formare  la coppia di difensori centrali. Le chiavi del centrocampo vanno a Capitan futuro, che mette a disposizione tutto il suo agonismo in un centrocampo che sicuramente non pecca di carattere: Strootman affianca De Rossi con Nainggolan che si schiera sulla trequarti. Grinta e cuore al servizio di Edin Dzeko unica punta, nel miglior anno della sua carriera.

Uno scatto della prestazione incolore di Gerson (Fonte foto: goal.com)

La grande sorpresa della serata però è Gerson. Il brasiliano, oggetto misterioso del mercato romanista, viene lanciato titolare dopo aver giocato solo una manciata di minuti qua e là. In una sera si trova a dover dimostrare di valere i quasi 20 mln spesi per lui dalla proprietà americana. Potrebbe essere una bellissima favola, ma non lo è. Prestazione fumosa e imprecisa la sua, un po’ come i primi 15 minuti della Roma.

FULMINE ARGENTINO

L’inizio di gara giallorosso è da incubo. Mandzukic è in giornata e sull’out di destra fa ciò che vuole. Emerson soffre i suoi strappi e non riesce a contenerlo. Troppa l’esperienza e la fisicità del croato per il giovane brasiliano. Al decimo minuto serve Higuain che dal centro dell’area calcia di prima intenzione centralmente, parata agile per Szczesny. L’unico vero episodio della partita è al 14′. Khedira trova il Pipita che viene a prendersi il pallone sulla trequarti, anticipando De Rossi (ammonito due minuti prima). La fame del gladiatore contro la garra dell’argentino: in due cercano di sradicarsi il pallone dai piedi reciprocamente, ma alla fine la spunta Higuain. DDR ha paura di fare fallo, cade all’indietro.

Lo scontro tra De Rossi e Higuain (Fonte foto: pagineromaniste.com)

Allora via in accelerazione, Gonzalo può attaccare la difesa rimasta sguarnita. Si allunga il pallone sul sinistro e rende impossibile un eventuale intervento di Fazio. Manolas è in ritardo nell’intervento: non si aspettava un accelerazione così repentina. Scatta verso quel pallone leggermente troppo lungo, ma non c’è tempo. Questione di attimi, questione di istinto. La scivolata è rischiosa ma è l’unica soluzione. Il numero 44 giallorosso si immola sulla palla come la miglior copia del galata morente greco: è fatta, il piede sta per impattare la sfera. Questione di attimi, appunto. Il destro di Higuain sposta il pallone quel tanto che basta ad eludere l’intervento del difensore e ad avere lo specchio della porta libero. Lascia andare un sinistro potente e preciso a fil di palo: Szczesny non può niente.

Il goal è una celebrazione della tecnica individuale del campione. Un fulmine in una tempesta d’estate, talmente rapido e immediato da lasciare spaesati. Si tratta di un vero e proprio prodigio calcistico, un fenomeno che trascende l’ordine naturale dei gesti tecnici di questo sport. E va ribadito, perché Higuain non è agile e scattante, eppure ha accelerato come un esterno, calciando con il piede debole e segnando la rete decisiva della stagione della Juventus. Prodigioso: da scrivere a caratteri cubitali quando si parla di questa giocata.

QUASI COME IN UN FILM

Ad ogni modo la gara continua anche dopo questo episodio. La Roma del resto non sembra volersi dare per vinta. Ci prova Nainggolan con una rasoiata di sinistro, poi Manolas in una mischia all’interno dell’area di rigore bianconera. Entrano Salah ed El Sharaawy, ma è Szczesny il vero protagonista del secondo tempo. Due miracoli su Sturaro mantengono i giallorossi in vita fino all’ultimo. In entrambi i casi un ispiratissimo Mandzukic libera il ligure in area di rigore e il numero 1 polacco tiene in piedi la baracca sulle due conclusioni a botta sicura. Al 79′ però si gela l’Allianz Stadium di Torino.

È un gelo temporaneo, pochi secondi che tengono gli juventini con il cuore in gola. Perotti mette in mezzo una punizione da destra. Traiettoria morbida e insidiosa allo stesso tempo che attraversa tutta l’area di rigore. Sul secondo palo c’è lui, Manolas, l’uomo che per questioni di istanti ha visto il suo diretto avversario segnare. Si butta a volo d’angelo per colpire il pallone e il tempo si ferma per un attimo. Se fosse stato finale di un film, quel pallone sarebbe entrato in porta. Invece Manolas la sfera non la impatta neanche: è un istante in ritardo. Che beffa.

Come andrà a finire quel campionato lo sanno tutti. Se c’è una cosa che questo match ci ha insegnato, è che i campioni fanno la differenza. È una legge del calcio. Una legge crudele per cui Higuain segna e Perotti, nella stessa partita e in un occasione simile, calcia addosso a Buffon. Che sport strano il calcio. Ad ogni modo Paulo Fonseca lo dovrà tenere a mente, per provare ad arginare quello che (forse) è il più campione di tutti.

Fonte immagine in evidenza: Tuttosport