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Come sarà la Juve di Sarri?

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Come sarà la Juve di Sarri?

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Il calcio a volte è abbastanza difficile da comprendere e spesso è anche crudele. Pensiamo alle situazioni di alcune panchine: Gattuso, nonostante sia stata l’unica cosa costante con il suo spirito, impegno, lavoro, con il suo crederci nella stagione del Milan, ha salutato tutti e non lo allenerà l’anno prossimo.

Valverde, nonostante abbia vinto quattro trofei su otto (e abbia ottenuto il 75% abbondante dei punti in palio nelle partite che ha giocato) non sarà l’allenatore del Barcellona nella prossima stagione.

Allegri, nonostante abbia vinto 5 campionati di fila, e nonostante le parole post-Ajax non sarà l’allenatore della Juventus nella prossima stagione.

LA SITUAZIONE JUVE

E proprio la situazione della Juve è una delle più particolari che abbiamo affrontato in queste settimane in cui hanno iniziato a delinearsi le prime linee per la prosima annata calcistica. Perchè è una situazione strana? Non mi ricordo un momento, nella storia recente e non di questo club, in cui si è vissuta questo tipo di incertezza riguardo ai programmi futuri.

La prossima stagione, per la Juve, sarà determinante. I bianconeri l’estate scorsa hanno fatto un investimento molto forte sotto tutti i punti di vista (economico, di immagine, di progettualità) per arrivare a vincere la Champons League: hanno preso Cristiano Ronaldo.

La Champions, però, non è arrivata, e Cristiano ha un’eta per la quale la prossima stagione diventa veramente l’ultimo proiettile per centrare il bersaglio con questo tipo di progetto (non solo lui, anche Chiellini).

L’anno prossimo deve essere l’anno per centrare l’obbiettivo, e quest’estate si cambia la guida tecnica.

COS’È SUCCESSO

Proviamo a ricostruire la genesi di questo momento di attesa che si è vissuto, prima dell’annuncio di Sarri, alla Juve.

Cosa succede: la Juventus ha subito messo in cassaforte il campionato, è uscita dalla Coppa Italia dando un peso relativo – forse anche giustamente – alla debacle con l’Atalanta, perchè il mirino era puntato sulla Champions.

Contro l’Atletico c’è stata una grande impresa, ma contro l’Ajax c’è stato un grande tonfo (fallimento forse è una parola troppo eccessiva). Questo ha generato un momento di riflessioni un po’ frenetiche: le parole di Agnelli appena dopo la fine della partita, in cui aveva di fatto confermato Allegri, sono state doverose.

Agnelli ha reagito con calma, compostezza e lucidità a un momento di scombussolamento interiore; poi però è passata qualche settimana e ci siamo ritrovati con una conferenza stampa in cui il presidente della Juventus salutava l’allenatore con quello che di fatto è stato un esonero. La Juve ha scelto di andare per un’altra strada.

COME SARÀ LA JUVE DI SARRI?

Si sono fatti una decina di nomi per il possibile successore di Allegri; tutti questi erano verosimili per la panchina bianconera. Alla fine sono caduti uno dopo l’altro, l’opzione Guardiola è stata scartata dalle sue stesse parole, ed è rimasto solo Maurizio Sarri.

Questa è una scelta che in qualche modo darebbe ragione a chi ha pensato subito che il limite della Juventus di quest’anno sia stato quello di non avere un’identita di gioco, una filosofia, una capacità di rimanere sul proprio spartito tecnico-tattico in grado di portarla avanti, ma che si sia affidata solo alle sue figure.

La rosa della Juve è abbastanza adatta allo stile di gioco di Sarri, soprattutto se il primo acquisto sarà un cenrocampista offensivo: si è parlato di Milinkovic, del ritorno di Pogba e si parla di Rabiot. Sono tutti giocatori che si vanno ad incastrare in una rosa che, ripeto, sembra adatta al calcio di Sarri.

Proviamo ad analizzarla tutta.

DA DIETRO

Maurizio Sarri è uno che lavora molto – e molto bene – sul sistema difensivo.

E quella che è la difesa della Juventus andrebbe ad incastrarsi bene con quelle che sono le neccessità del tecnico toscano, ovvero un difensore dominante (che è stato Koulibaly al Napoli, alla Juve sarebbe Chiellini), un difensore di guida e di impostazione (potremmo immaginare Bonucci) e due terzini sicuramente propensi all’attacco (Ghoulam e Hysaj come Cancelo e Spinazzola). Sono dei reparti che possono essere tutto sommato paragonabili.

IN MEZZO

Il regista, il fulcro del gioco c’è, ed è Pjanic, giocatore che ha arretrato il proprio raggio d’azione negli ultimi anni, si è piazzato davanti alla difesa ed è uno che sa gestire il gioco magistralmente.

C’è anche la mezz’ala di interdizione, quella che è stata Allan al Napoli, perchè possiamo nominare Emre Can, possiamo nominare ancora Khedira, c’è lo stesso Matuidi: centrocampisti che offrono forza e dinamismo.
Mancherebbe nella rosa, forse, l’Hamsik della situazione, tanto per continuare a fare questo paragone semplicistico ma esplicativo; e allora ecco il profilo alla Milinkovic-Savic, alla Pogba, alla Rabiot (ma anche un giocatore come Bentancur potrebbe trarre grandi giovamenti dal lavorare con Sarri).

IN AVANTI

Ci sono anche le dinamiche d’attacco, perchè Sarri a Napoli si è inventato Mertens come numero 9 (volendo potrebbe anche pensare a un Dybala in quella posizione nel caso in cui Mandzukic dovesse andare via).

Serve un centravanti, quindi, un esterno che attacca l’area di rigore (era Callejon a Napoli, sarebbe CR7 alla Juve, anche se con caratteristiche completamente diverse sia dal punto di vista della centralità dell’azione che dal modo di svilupparla) e un’ala che rientra (si potrebbe parlare di Bernardeschi).

Invertite Insigne e Callejon del Napoli e trovereste Cristiano Ronaldo ad attaccare la profondità (a sinistra) e Bernardeschi (a destra) a rientrare sul mancino e fare del gioco.

Sarri, inoltre, ha dimostrato quest’anno, al Chelsea, di gradire anche il 4-3-1-2 (e allora Bernardeschi andrebbe a giocare in mezzo, o potrebbe farlo Dybala).

PER CHIUDERE

Insomma, le caratteristiche della rosa che ha già la Juventus possono adattarsi piuttosto bene al lavor di Maurizio Sarri: le tessere si incastrano bene al momento.

Rimangono un paio di incognite: la figura di Maurizio Sarri è poco da Juve, ma questo è un discorso che lascia il tempo che trova, perchè parliamo di un tecnico talmente intelligente e talmente in grado di capire la portata dell’occasione che non credo possa avere grosse difficoltà.

Un problema invece un filino più piccante potrebbe essere il rapporto con Cristiano Ronaldo: il portoghese è uno che non va alla ricerca di qualcuno che gli insegni, che lo inserisca in un sistema e che lo metta all’interno di una comunione di giocatori che cercano la qualità del gioco.

Cristiano Ronaldo è uno splendido solista, infatti negli ultimi anni i risultati più grandi li ha fatti con Ancelotti e Zidane, due gestori, più che costruttori, più che dei filosofi.

Anzi, i contrasti più grandi li ha avuti con Benitez, che invece va alla ricerca di un impronta di gioco.

Sarà interessante vedere il binomio Sarri-Ronaldo, ma soprattutto sarà interessante quello che farà il tecnico toscano in un ambiente come quello della Juventus.

Se i bianconeri, alla fine di questo ciclo, non dovessero centrare gli obbiettivi prefissati, si potrebbe andare incontro a un’epoca di vero cambiamento e di ricostruzione molto profonda.

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Gasperini in conferenza dopo Milan-Atalanta: “Fischiato un rigorino, conquistato un buon punto”

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Gasperini

Un pareggio che tutto sommato può star bene all’Atalanta quello conquistato a San Siro contro un ottimo Milan. Il tecnico bergamasco Gasperini ha commentato la partita in conferenza stampa. Queste le sue dichiarazioni dopo l’1-1 contro i rossoneri.

PUNTO GUADAGNATO – “Quando esci da queste partite con un punto sei soddisfatto. È stata una partita difficile, e il pareggio premia l’attenzione e la voglia di fare risultato”.

MILAN – “Il Milan è una squadra forte, questa sera abbiamo subito la loro qualità e la loro condizione. Non abbiamo mai mollato, portiamo a casa un punto che muove la classifica”.

SCALVINI – “La spalla è uscita e rientrata, domani lo valuteremo“.

EUROPA – “Non ragioniamo sul lungo, dobbiamo lavorare sul breve periodo. Ci aspettano due settimane difficilissime e dovremo pensare partita per partita. Faccio fatica a fare delle previsioni, essere usciti stasera con un punto deve renderci felici. Per noi è importante l’Europa League come il campionato e la Coppa Italia. Cercheremo di andare fino in fondo in tutte le competizioni”.

DE KETELAERE – “Abbiamo fatto fatica sulle fasce e in attacco, abbiamo cercato di cambiare qualcosina con Lookman ed è andata un po’ meglio. In altre partite riusciremo a far di più, poche volte abbiamo subito come questa sera“.

CALCIO DI RIGORE – “Fa parte di quei ‘rigorini’. Ormai ce ne sono tanti, ci sono dei rigori che non vede nessuno e poi tira fuori il VAR. Un rigore così non lo avevamo da tanto tempo, oggi ce lo prendiamo. Vengo da una generazione per la quale il rigore deve essere una cosa seria, evidentemente alle TV piace un altro calcio. Noi siamo comunque in credito”.

SCAMACCA – “Scamacca ha dato contributi importanti, questa sera sicuramente meno ma da occasioni come queste trai gli spunti per fare meglio nelle partite successive“.

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Pioli ribadisce in conferenza dopo Milan-Atalanta: “Mai rigore quello di Holm, Leao è questo”

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Pioli

Si è conclusa con il pareggio tra Milan e Atalanta la domenica della 26esima giornata di Serie A, in attesa di Roma-Torino e Fiorentina-Lazio. I rossoneri disputano una buona gara, ma vedono aumentare il gap con Inter e Juventus. Al termine della partita, Stefano Pioli è intervenuto in conferenza stampa. Queste le sue parole raccolte dalla pancia di San Siro.

SENSAZIONI – “Quando la squadra gioca così bene deve vincere e noi purtroppo non ci siamo riusciti. C’è delusione ma anche soddisfazione per come la squadra ha interpretato questa partita. Siamo stati compatti e aggressivi, sporcando tutti i loro palloni e facilitando gli interventi difensivi. È mancata solo la vittoria“.

RIGORE – “Il rigore non c’era, ma fa la differenza. Holm si mette le mani in faccia ma il contatto era più in basso. Per il metro di Orsato questo non era e non sarà mai rigore“.

RIGORI SUBITI – “A volte siamo stati ingenui, attacchiamo tanto ma non prendiamo quasi mai rigori. Forse dobbiamo essere più scaltri”.

RIPARTIRE – “Ripartire è facile. Guarderemo insieme alla squadra la partita, ma è una questione di dettagli. Se ripeteremo prestazioni del genere probabilmente vinceremo diverse partite da qui alla fine del campionato”.

LEAO – “Credo che sia stata una delle prestazioni più belle da quando lo alleno. Ha aggredito, ha puntato continuamente. Questa prestazione per lui deve essere un punto di riferimento. Gliela farò pesare, perché lui ha questo potenziale. Parlerò con lui per capire cosa ha messo di diverso rispetto alle altre volte”.

 

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Il Cagliari si aggrappa a Luvumbo al 96′: 1-1 con un Napoli che non riesce più a vincere

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Luvumbo, giocatore del Cagliari, Serie A, Coppa Italia

Per una Juventus che torna alla vittoria, c’è un Napoli che, invece, manca ancora il ritorno al successo. Contro un Cagliari ben schierato in campo è 1-1 il punteggio finale. Incredibile l’epilogo finale, con Luvumbo che pareggia i conti al 96′ dopo il gol iniziale di Osimhen. Un pareggio amarissimo per Calzona, che nelle prime due panchine azzurre ha racimolato un pareggio col Barcellona e un pareggio in campionato che fino a un minuto dalla fine era una vittoria.

Il gol di Osimhen per il Napoli è il primo in trasferta dopo 527′ di digiuno. Tutto nasce da un errore di Augello in disimpegno: prontissimo il recupero di Raspadori e il cross dalla destra verso il nigeriano. Troppo facile, poi, per uno come lui buttare la palla in rete. Al 96′, sull’ultima palla buona per il Cagliari, ecco il lancio lungo di Dossena dalla difesa verso l’area del Napoli. Male, malissimo la difesa azzurra (in particolare Juan Jesus) che non riesce a spazzare e Luvumbo riesce poi a bucare Meret.

Niente da dire al Cagliari, che ha rischiato di perdere la partita per l’unica vera disattenzione in 90‘. La squadra di Ranieri è rimasta compatta per tutta la durata del match, ma non ha saputo pungere quando necessario. In fin dei conti il pareggio è un risultato giusto per ciò che si è visto per tutto l’arco della sfida. Ricordiamo che, però, è stato annullato un gol al Cagliari nel primo tempo per fuorigioco di Lapadula sugli sviluppi di un calcio di punizione. Rrahmani aveva involontariamente messo la palla in rete di testa.

Con questo pareggio gli uomini di Calzona rimangono molto lontani dalla zona Champions (il Bologna quarto dista undici punti), ma potranno riavvicinarsi nella sfida di mercoledì contro il Sassuolo. Il Cagliari invece rimane dentro la zona retrocessione, ma solo per gli scontri diretti. Ora Cagliari, Hellas Verona e Sassuolo sono a parimerito a 20 punti, con Sassuolo 17esimo.

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[FOTO] Retegui sblocca Genoa-Udinese in rovesciata: 2-0 all’intervallo

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Retegui Genoa Gudmundsson

RETEGUI GENOA UDINESE – Primo tempo avvincente al Ferraris tra Genoa e Udinese. Occasioni, corsa e anche un gol spettacolare.

L’andazzo della gara si capisce già dal primo minuto, con Giannetti che dopo pochi secondi stende Retegui e si prende il giallo. Dopo i tentativi, vanificati, di Ehizibue e Walace, Lucca colpisce di testa in area, venendo però fermato dalla traversa. Subito dopo, al 27′, Okoye si supera sul tentativo a botta sicura di Vasquez, che dopo sei minuti, di testa, trova anche il palo a impedirgli la gioia del gol. Poi il momento della serata: cross in mezzo, Giannetti devia ma la palla s’impenna, servendo a Mateo Retegui l’occasione perfetta per coordinarsi e colpire in rovesciata. Palla sul palo e vantaggio Genoa. I rossoblu aumentano i giri e, sette minuti dopo, trovano anche il raddoppio con Bani, che devia in rete un cross perfetto di Gudmundsson.

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