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Una poltrona per due

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Decisamente non un uomo da tripletta. Fatto sta che Udine racconta una sorte diversa. Clamorosa, inaspettata ovviamente ma alla fine dei conti non del tutto fuori dal coro. Certo non è logico aspettarsela da Khedira ma la tripletta a Udine è quanto di più grande affermazione di un lavoratore silenzioso, troppo poco sulla ribalta juventina se non per sporadici episodi. Un conto aperto con la sorte, nefasta complice di infortuni, piano piano svuotato. In ultime occasione domenica.

In estate però l’arrivo di Matuidi, fondamentale “rincalzo” di lusso per accelerare l’assalto a quella Champions troppe volte dannata. Col prossimo rientro di Marchisio il centrocampo della Juventus farà ancora più paura. Sarà rivoluzione o lotta intestina?

PRESENTAZIONE

Pjanic pedina insostituibile. Unico vero regista, Marchisio capisca, in mano ad Allegri. Ora soprattutto. Di lì non si muove.

Khedira l’attuale fedele primo scudiero. Tatticamente una coppia perfetta di quelle destinate a durare “tutta la vita”. Perfettamente complementari. Il bosniaco sotto il controllo di Allegri è diventato uno dei migliori registi d’Europa, davanti i mostri sacri sono irraggiungibili (Modric, Kroos…). L’allenatore livornese è riuscito a malleare l’ottimo Pjanic giallorosso – con ancora lacune – rendendolo un eccellente, quasi perfetto regista basso incatenando e sacrificandone anche la propensione offensiva. I risultati a posteriori fanno bypassare quello che sarebbe potuto essere se più “libero” di offendere. Il 4-2-3-1 non lo permette. E ai bianconeri e ad Allegri va benissimo così.

Complementare il tedesco.

La sua terza stagione in bianconero si è aperta sul proseguo del buon rendimento delle due precedenti, complici le cessioni, sempre più da protagonista. 55 presenze in poco più di due anni e 13 gol nel curriculum. Più del doppio delle reti blanche nel doppio, quasi, delle presenze.

Sottonumero la stima bianconera. Palese. Nelle prime due annate la media di 24,5 presenza a stagione. Poche, decisamente, per un giocatore fondamentale nello scacchiere come lui contestualizzato alle tre competizioni annuali della Juventus.

Chiedere il conto alla fortuna o alla sua fragilità fisica. Nell’intera parentesi a Torino gli infortuni ne hanno precluso la convocazione a 31 partite (dati di transfermakt.it, ndr). Un girone intero quasi. Non stupisce comunque, la fragilità fisica lo ha accompagnato sempre. Al Real tanto più con la gravante della rottura del crociato prima dei mondiali del 2014 che lo ha costretto lontano dal campo per 168 giorni.

Più che la fragilità fisica di “normale” amministrazione stupisce l’impatto con la realtà bianconera rispecchiata nei numeri. Effetto forse di un inquadramento tattico cucito su misura che ne ha garantito costanti gol stagionali. Dapprima il  3-5-2 di lontana memoria e rodaggio con Pogba e Marchisio, tramutato lentamente, anche dopo la partenza del francese, nell’illuminato 4-2-3-1 “della svolta”.

COM’È

Il 4-2-3-1 è l’abito su misura. Un compromesso fruttuoso sia per Khedira che per Pjanic.

Per il bosniaco la capacità innata della magia e raffinatezza palla ai piedi da dare a chi sta la davanti. Controllata libertà di movimento orizzontale davanti alla difesa per raccogliere il pallone che si mescola alla perfezione con l’aspirazione offensiva e verticale dei movimenti di Khedira e degli inserimenti “a fari spenti”. Una coppia perfetta che sacrifica, è vero, il sentimento di offesa di Pjanic rilegato e incatenato in una posizione meno libera ma che allo stesso tempo ne esalta la capacità tecnica e amministrazione del pallone garantendo anche gli inserimenti del tedesco causa dei finora 13 gol bianconeri.

Gli inserimenti di Khedira quando era 3-5-2

3-5-2 o 4-2-3-1 l’epilogo sotto la curva non cambia. Anzi. 5 gol a stagione per Khedira nelle prime due. In questa, per la tripletta a Udine, il rullino ha già scattato immortalato 3 esultanze diverse. Bilancio annuale che, sfortuna a parte, è destinato a salire.

Cambia modulo ma la sostanza è la stessa. Sorpresa alle spalle e gol il plus di Khedira. Interdizione e inserimenti sinonimo di completezza per un giocatore, ora, inamovibile.

LUI O L’ALTRO?

Inamovibile certo. Ma non si può tenere conto di quanto fatto in estate. Il centrocampista europeo tanto inseguito per anni e finalmente approdato a Torino non è costato poco. 30 milioni il potenziale costo bonus compresi. Indifferente nel mare delle folli cifre che si sono viste ma non altrettanto alle casse bianconere che un tal “investimento” seppur per un giocatore di 30 anni, dovranno motivare e far valere.

Epilogo Matuidi a Torino. Effetto della specifica richiesta di una componente più europea al centrocampo, potenziale marcia in più per poter forse, possibilmente arrivare ad abbracciare la maledetta coppa senza fermarsi solo a guardarla accontentandosi di una banale medaglia.

11 presenze per il francese. Solo 3 in più del più giovane e molto meno costoso Bentancur. Ruoli differenti e uniche alternative agli stakanovisti titolari. Difficile o quantomeno faticoso l’inserimento dell’ex PSG. Per motivi tattici e di ovvia superiorità del momento di Khedira.

Innanzi tutto va chiarito: dove può giocare Matuidi?

Non così scontata la risposta. Il passato parigino parla di un centrocampo a tre ormai suo DNA. Il passaggio alla mediana a 2 non è così immediato e facile. I motivi sono semplici: i tempi da mezz’ala a mediano cambiano inevitabilmente, la copertura alle proprie spalle passa nella mano di un singolo giocatore, così più facile vittima di bullismo palla a terra. Cambiano e stravolgono soprattutto un giocatore che nelle corde ha tanto di inserimenti, oltre che interdizione.

Due abilità che disegnano l’evidente movimento quasi esclusivamente in verticale di Matuidi fatto di corsa e rincorsa. Far male e frenare. Senza mezzi termini e vie di mezzo. Spesso anche come ultima e più avanzata soluzione offensiva. Questa l’eredità degli anni sotto la Tour Eiffel.

Un gol vecchio di un anno, in amichevole, ma che racconta esattamente quello che è il francese.

A rigor di logica essenzialmente naturale alternativa al solo Khedira. Impossibile pensare la convivenza dei due nella doppia mediana bianconera. Troppi rischi. Due pulsioni all’inserimento con il caro prezzo pagato di proverbiali praterie lasciate alle spalle. In più senza alcuna dote tecnica da regista.

Più facile e probabile pensare all’alternanza e al ballottaggio dei due a fianco di Pjanic, Bentancur o futuro Marchisio chessìa seconda dell’occasione. Mescolare qualità e orizzontalità a inserimenti e rincorsa verticale.

Sempre che di centrocampo a due si parli. Ma la Juventus di adesso è scheletro di 4-2-3-1. Inutile pensare a possibili scenari non ancora realizzati se non sporadicamente.

Il dubbio ultimo dunque sta dunque nella scelta. L’uno o l’altro.

Adesso scontato dire Khedira sostenuto da una tripletta clamorosa. Il futuro chissà, l’arduo compito non spetta a noi. Pane per i denti di Allegri.

A meno di altre clamorose triplette…

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Modena-Venezia, le formazioni ufficiali: torna Bonfanti a guidare i canarini

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Bari

Il Modena affronterà il Venezia al Braglia per continuare la striscia positiva delle ultime due settimane. La squadra di Tesser ha vinto contro Parma e Spal nei due derby che gli hanno permesso di tornare al decimo posto della classifica. Il Venezia invece è in piena zona retrocessione ed è però reduce da due vittorie consecutive. Per i canarini recupera Bonfanti , mentre è confermato Tremolada insieme a Falcinelli, complice anche la squalifica di Diaw. Nei lagunari, in attacco Pohjanpalo affianca Pierini mentre in porta Bertinato sostituisce ancora l’infortunato Joronen.

LE FORMAZIONI UFFICIALI

Modena (4-3-2-1) Gagno; Oukhadda, Silvestri, Cittadini, Renzetti; Magnino, Gerli, Armellino; Tremolada, Falcinelli; Bonfanti. All. Tesser

Venezia (3-5-2) Bertinato; Wisniewski, Ceccaroni, Ceppitelli; Haps, Busio, Crnigol, Tessmann, Zampano; Pohjanpalo, Pierini. All. Vanoli

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Milan-Lumezzane, Pioli ha deciso: la scelta su Origi

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Origi Milan

Ultimi test in vista dell’amichevole che vedrà il Milan impegnato contro il Lumezzane. Ancora qualche dubbio per Stefano Pioli, ma con ogni probabilità, stando a quanto riporta La Gazzetta dello Sport, sarà Divock Origi a guidare l’attacco dei rossoneri. Un’ottima occasione per l’ex Liverpool per mettersi in mostra, in attesa del ritorno di Olivier Giroud, impegnato nella spedizione in Qatar che finora lo sta vedendo protagonista con la maglia de Le Coqs.

Il calciatore belga, dal suo arrivo a Milano, ha collezionato 14 presenze tra campionato e Champions League, siglando una sola rete e fornendo un solo assist ai compagni. Dal prodotto delle giovanili del Lilla ci si aspetta un cambio di rotta, affinché possa rappresentare una pedina rilevante nello scacchiere del Diavolo, obbligato ad inseguire nella corsa scudetto.

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La Spagna ha scelto il sostituto di Luis Enrique: il nome

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Dove vedere Spagna-Costa Rica

La Spagna, dopo la cocente eliminazione al Mondiale per mano del Marocco, ha comunicato l’addio di Luis Enrique come CT della Nazionale. Una decisione presa dalla RFEF e che ha determinato la chiusura di un ciclo iniziato nel 2018. La Federazione spagnola ha, però, già deciso il sostituto dell’ex tecnico del Barcellona: sarà Luis de la Fuente il prossimo commissario tecnico della Roja.

All’allenatore dell’Under 21 è dunque affidato il compito di riprendere il progetto di crescita, iniziato sotto la guida di Luis Enrique. Un compito arduo, che comporta il peso di una responsabilità non indifferente che il tecnico di Haro sente di poter portarsi sulle spalle. Da oggi è iniziata ufficialmente l’epoca de la Fuente.

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Inter, Dzeko è sicuro: l’ha detto sul suo futuro!

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DOVE VEDERE INTER-BOLOGNA

In una recente intervista rilasciata ai microfoni di Sky Sport, Edin Dzeko ha parlato di vari temi tra cui la lotta scudetto e il proprio futuro all’Inter. In particolar modo, l’attaccante bosniaco ha evidenziato l’andamento in campionato del Napoli, considerandolo un avversario temibile nella corsa al titolo.

Mentalità

Bisogna dare tutto, conta la squadra. Qualsiasi cosa faccia un giocatore vale sempre meno di una vittoria della squadra. Io do sempre tutto me stesso. Non son un giocatore che sa solo fare gol e che pensa solo al gol, penso al bene della squadra. Sono la persona più contenta quando vinciamo“.

Napoli

Napoli rappresenta tre punti, come ogni partita. Napoli o Empoli non cambia, ma un’eventuale vittoria ci darebbe una grande fiducia. Sono una squadra forte, sinceramente non mi aspettavo andassero così bene vincendo 13 partite su 15. Spero rallentino“.

Futuro

Sto bene all’Inter, penso ad allenarmi. A tutto il resto pensano gli altri. Cosa farò dopo il ritiro? Non mi preoccupa niente, non ci sto pensando e sinceramente non voglio pensarci. Sento ancora di poter dare tanto al calcio“.

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