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Koulibaly spegne 28 candeline: ripercorriamo la sua storia!

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Per i calciatori di origine africana è sempre molto facile imporsi nei settori giovanili. Solitamente hanno una marcia in più sul piano fisico rispetto ai pari età. Purtroppo, per questi ragazzi è ancor più facile perdersi una volta arrivati nel calcio professionistico. Giunti a un certo livello, il fisico perde di efficacia se non è coadiuvato da una buona tecnica e, soprattutto, dalla mentalità giusta. Quanti ragazzi di belle speranze abbiamo visto far sfracelli nelle Primavere e finire rapidamente nel dimenticatoio? Davvero tanti. Sono pochi, invece, i casi in cui un calciatore africano faccia gavetta prima di esplodere definitivamente. Chi se non Kalidou Koulibaly ne può essere l’esempio più lampante? Il roccioso difensore nel Napoli ha vissuto la migliore stagione da quando è arrivato in Italia e pare non voglia proprio smettere di migliorare.

Ripercorriamo le tappe fondamentali della sua carriera. Una storia di delusioni, impegno e grandi soddisfazioni.

CREDERCI DI PIÙ

Kalidou nasce il 20 giugno 1991 a Saint-Dié-des-Vosges, un piccola cittadina nel nord-est della Francia e a pochi chilometri dal confine con la Germania, da genitori senegalesi arrivati lì prima della sua nascita. Cresce nel quartiere popolare di Kellermann, dove passa interi pomeriggi a giocare a calcio nel campetto sintetico vicino casa. È qui che si forma il primo Koulibaly, quello spensierato ma con le idee già chiare: da grande vuole diventare un calciatore. In terza media entra nel centro di formazione del Metz. Nonostante si metta in luce per le sue ottime doti, sembra mancargli qualcosa: la determinazione e la fiducia nei propri mezzi.

Dopo due anni viene mandato via e fa ritorno al Saint-Dié, squadra che lo ha svezzato al mondo del calcio. La delusione è grande ma rappresenta uno stimolo fondamentale per continuare e farlo nel migliore dei modi. Viene aggregato alla prima squadra, prendendo parte al Championnat de France amateur 2, quinta serie del calcio francese. Per un ragazzino, confrontarsi con i più grandi è sempre un’impresa ardua, eppure Kalidou mostra una maturità fuori dal comune. A tal punto che gli scout del Metz, vedendolo giganteggiare fra gli adulti, sono costretti a tornare sui loro passi, invitandolo a tornare a vestire la maglia grenat.

QUESTIONE DI UMILTÀ

Una volta tornato a Metz, il senegalese viene inserito nella formazione under 20, militante nella quarta serie, con cui vince la Coupe Gambardella (prestigiosissimo torneo giovanile). Kalidou sembra essere cambiato radicalmente. Ambizioso lo è sempre stato, un infaticabile lavoratore anche. La differenza la fa la straordinaria rapidità che ha nell’apprendere gli insegnamenti, nel correggere i suoi difetti. È  concentrato sul suo unico obiettivo: migliorare. Lo confermano le parole di Olivier Perrin, direttore del settore giovanile del club transalpino:

Quando non riusciva una volta, sistematicamente, la correggeva la volta successiva. Una vera spugna. Ha imparato tante cose in poco tempo, mentre altri non ci sono riusciti in quattro anni.

Il 2011 è l’anno della svolta: entra a far parte in pianta stabile della prima squadra e viene convocato dall’under20 della Nazionale francese per il Mondiale di categoria. Nella stagione successiva, nonostante un buon inizio di campionato, la squadra agli ordini di Dominique Bijotat retrocede in Championnat National. La dirigenza si vede costretta a liberare diversi calciatori, fra cui due dei pezzi più pregiati della rosa: il “nostro” Koulibaly e un altro calciatore che negli anni seguenti strabilierà il mondo, Sadio Mané. Il primo si accasa al Genk, il secondo al Salisburgo.

In terra belga, ambientarsi è facile. Genk è una città che vive seguendo i ritmi della propria squadra di calcio. E poi si parla francese, ragion per cui non deve superare alcuna barriera linguistica. Qui conquista rapidamente la titolarità e vive due ottime stagioni, condite dalla partecipazione all’Europa League. Il processo di crescita sta continuando vertiginosamente e diversi club si sono interessati a lui. La spunta il Napoli che lo acquista nell’estate 2014 per circa 8 milioni di euro: una cifra considerevole vista l’età e il campionato di provenienza, la Pro League.

SUPERARE LE DIFFICOLTÀ

Se Kalidou arriva in Italia è grazie al grande lavoro di scouting della società partenopea e, in particolare, dell’allenatore Rafa Benítez che lo martella di chiamate sin dal dicembre precedente. Inizialmente crede sia uno scherzo e riattacca il telefono più volte, cosa di cui si scuserà diverse volte con il mister. Nel classico ritiro pre-campionato di Dimaro, il franco-senegalese impressiona tutti con la forza e l’atletismo messo in campo. E infatti, convince il tecnico spagnolo che lo lancia da titolare per buona parte del campionato. Nella seconda parte di stagione, la squadra va incontro a serie difficoltà e KK è relegato in panchina. Gli viene preferito addirittura Miguel Britos, certamente non un fenomeno. L’annata termina malissimo: 5° posto in campionato e ben 54 reti subite.

Kalidou-Koulibaly-carriera-storia-Napoli

fonte immagine: profilo instagram @kkoulibaly26

Il Napoli e Benítez prendono strade diverse. All’ombra del Vesuvio arriva un maestro di provincia che sarà fondamentale nel definitivo salto di qualità di Koulibaly. Il suo nome è Maurizio Sarri. L’allenatore toscano – ma nato a Napoli per uno strano scherzo del destino – è un maniaco della tattica, lavora tantissimo su ogni singolo giocatore in rosa. A migliorare nel corso della sua stagione è quasi tutta la rosa. Dries Mertens si inventa goleador, Faouzi Ghoulam diventa uno dei migliori laterali sinistri in Europa, Allan un vero e proprio mastino. Ma chi fa registrare una crescita esponenziale è proprio Kalidou. I passaggi a vuoto sono diversi – si ricordi la pessima prestazione contro la Roma – ma sono sempre di più le partite in cui fa valere.

Affermarsi tra i migliori difensori di un campionato così attento alla difesa come quello italiano non è cosa da poco. Nel 4-3-3 di Sarri la sua presenza è fondamentale, imprescindibile. La coppia titolare formata con Raúl Albiol è davvero completa: il primo è rapido e perfetto nei recuperi, il secondo è un genio nel saper mantenere la giusta posizione. E se il senegalese migliora di giorno in giorno è anche grazie all’esperto compagno che si ritrova accanto ogni domenica. Con Sarri, il Napoli produce un gioco votato al possesso palla e alle verticalizzazioni. In questo contesto tattico, Koulibaly diventa una sorta di regista difensivo, specialmente quando il vero creatore della squadra, Jorginho, è pressato da una marcatura asfissiante. Non è ai livelli di Bonucci o Ramos in questo specifico fondamentale ma riesce a mostrare un’ottima qualità in impostazione con entrambi i piedi.

ESSERE IL MIGLIORE

L’addio a sorpresa – ma non troppo – di Sarri strazia il cuore di buona parte della tifoseria. Nessuno potrà mai dimenticare quella splendida partita vinta all’Alliaz Stadium, proprio grazie a un suo gol, che ha illuso i tifosi di essere davvero a un passo dallo Scudetto. Nell’azione della rete, Kalidou è arrivato in cielo e sembra che, da quel giorno, proprio non voglia scendere sulla terra. Perchè con l’arrivo in panchina di Carlo Ancelotti, KK ha raggiunto vette inesplorate. Ha dimostrato una volta per tutte di essere tra i cinque migliori centrali al mondo e su questo, c’è ben poco da discutere.

Koulibaly-carriera-storia-Napoli-Juventus

Lo stacco imperioso (2,48 metri) in occasione del gol contro la Juventus.
fonte immagine: profilo instagram @kkoulibaly26

È veloce, agile, imperioso nei duelli aerei, ha una buona tecnica, una forza fisica impressionante e la determinazione dell’uomo guida. Riprendendo George Clooney in una famosa pubblicita: what else? Se in Serie A il livello è alto, ma non eccezionale, in Champions League giocano davvero i migliori. Ed è proprio di loro che Koulibaly si è disfatto senza troppi patemi d’animo. In ordine: Salah, Mané, Firmino e Neymar, Cavani, Mbappé. Proprio sull’ultimo, tornando a passato davvero prossimo, in occasione della gara tra Napoli e PSG, il senegalese ha compiuto una chiusura che ha strappato un applauso a tutto il San Paolo. Da leader assoluto assoluto della difesa, ora punta a alzare un trofeo con il Napoli e con la sua Nazionale, il Senegal – perchè in Francia hanno aspettato un po’ troppo per chiamarlo.

Fare il difensore non è il lavoro più facile e gratificante del mondo. Non se ti chiami Kalidou Koulibaly.

fonte immagine di copertina: profilo instagram @kkoulibaly26

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Calcio Internazionale

Brasile-Svizzera 1-0, le pagelle: gran gol di Casemiro, la Svizzera molla all’ultimo

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Brasile

Allo Stadio 974, il Brasile di Tite batte 1-0 la Svizzera con un gol di Casemiro all’83’. Partita combattuta, in cui la Svizzera ha saputo respingere per gran parte del tempo le iniziative dei verdeoro. Specialmente nel secondo tempo però, i brasiliani hanno aumentato il ritmo del gioco spingendosi di più in attacco rispetto al primo tempo, e come succede molte volte in questi casi, prima o poi il gol lo fai. Infatti la Svizzera, che veniva dalla vittoria per 1-0 contro il Camerun, si è dimostrata ordinata in campo, tenendo botta al Brasile, ma nel finale è calata e nulla ha potuto contro quel tiro di Casemiro. Svizzera a 3 punti non ancora certa della qualificazione, mentre per Thiago Silva e compagni secondo successo di fila: si vola agli ottavi.

LE PAGELLE DEL BRASILE

Alisson 7: mantiene la porta inviolata e poche volte viene impensierito.

Militao 6.5: bene sulla fascia, si spinge più volte in attacco, giocando in un ruolo diverso rispetto a quello che fa al Real.

Thiago Silva 6: nonostante non sia più un ragazzino, è sempre il leader della difesa. Soprattutto nel primo tempo, Embolo non gli rende la vita facile, ma è sempre stato sul pezzo.

Marquinhos 6: guida bene la difesa, imposta per le manovre offensive e contiene con i compagni dietro le iniziative dell’attacco svizzero.

Alex Sandro 6.5: sembra un altro giocatore rispetto a quello molto discusso a Torino. La veronica in mezzo a due giocatori svizzeri effettuata ad inizio primo tempo lo carica per il resto della partita, in cui non fa mai mancare il proprio apporto sulla fascia sinistra (dall’86’ Alex Telles SV).

Fred 6: svolge un lavoro di collante tra difesa e attacco, affiancando Casemiro (dal 58′ Bruno Guimaraes 6.5: sicuramente ha dato quel brio in più che Fred non è riuscito a dare al centrocampo, dando una grossa mano alla fase offensiva verdeoro).

Casemiro 7.5: MVP della partita per via del gol segnato, ma è anche il centrocampista che svolge il lavoro “sporco” in mezzo al campo, che è preziosissimo. Si fa trovare nel posto giusto al momento giusto inserendosi nell’area della Svizzera e tirando di controbalzo di mezzo esterno destro, tiro che finisce sotto l’incrocio, alla sinistra di Sommer.

Paquetà 6: non incide come ha fatto contro la Serbia, anzi, si lascia andare a preziosismi non necessari: in certi casi servirebbe più concretezza (dal 46′ Rodrygo 7: sembra davvero essere l’arma in più dalla panchina per questo Brasile. Sta crescendo molto e quando ha la palla tra i piedi sembra sempre che possa succedere qualcosa di pericoloso, infatti realizza lui l’assist per Casemiro).

Raphinha 6: anche lui, come Paquetà, è brillato di meno rispetto alla gara contro la Serbia (dal 73′ Antony 6: anche se ha giocato per pochi minuti, gioca meglio di Raphinha. Anche lui spesso pericoloso, sembra quasi che chi entra dalla panchina sia più incisivo di chi parte titolare).

Vinicius jr 7: incontenibile. Con le sue accelerate, fa spesso impazzire la difesa svizzera, che però allo stesso tempo è riuscita, a volte, a contenerlo come ha potuto. Realizza un gol che poi viene annullato per fuorigioco di Richarlison.

Richarlison 6: non brilla come quando ha realizzato la doppietta giovedì scorso contro la Serbia (dal 73′ Gabriel Jesus 6: entra per creare scompiglio nella difesa elvetica e ci riesce).

LE PAGELLE DELLA SVIZZERA

Sommer 6: prende gol da Casemiro, ma effettua molti salvataggi: è sempre un portiere affidabile.

Widmer 5.5: la sua partita è da alti e bassi, compie dei buoni interventi e realizza bei passaggi, mentre altre volte cerca di fermare come può i giocatori brasiliani sulla fascia (dall’86’ Frei SV).

Akanji 6: fa un gran lavoro per cercare di contenere Vinicius, a volte riuscendoci anche. Discreta partita, ha reso difficile la vita agli attaccanti verdeoro. Non era facile oggi.

Elvedi 5.5: insieme ai suoi compagni difensori non ha una serata semplice, ma si fa trovare meno pronto di Akanji.

Rodriguez 5.5: cerca di contenere come può le avanzate dei brasiliani respingendo via il pallone, non poteva fare molto altro, perchè le occasioni di spingersi in avanti sono state poche.

Sow 5: viene sovrastato dai centrocampisti del Brasile e non può nulla (dal 76′ Aebischer SV).

Freuler 5.5: oggi il lavoro di interdizione era davvero difficile, ha cercato di limitare al massimo le iniziative del centrocampo brasiliano ma i risultati sono stati pochi.

Xhaka 6: il capitano della Svizzera è un giocatore di spessore e anche oggi, per quanto ha potuto, si è fatto sentire.

Rieder 5: non incide nell’attacco elvetico, e si fa anche ammonire per una gomitata data a Rodrygo che lo aveva saltato (dal 59′ Steffen 5: quasi non pervenuto, ovvero che non ha mai impensierito la retroguardia verdeoro).

Embolo 6: oggi non era facile contro Thiago Silva e Marquinhos, ma soprattutto nel primo tempo ha lottato coraggiosamente contro i due pilastri brasiliani lavorando di fisico, proteggendo la palla per cercare di far avanzare i propri compagni (dal 76′ Seferovic SV).

Vargas 5.5: solo qualche lampo nel primo tempo, ma poi si spegne. Non basta questo per impensierire il Brasile (dal 59′ Fernandes 5: non incide e non apporta niente all’attacco elvetico).

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Calciomercato

Chi è Luka Vuskovic, il 2007 da10 milioni

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Juve Stabia

CHI E’ LUKA VUSKOVIC – Classe 2007, Luka Vuskovic si appresta ad essere uno dei nuovi baby fenomeni del calcio europeo.

Nato il 24 febbraio in Croazia, Vuskovic, milita da sempre nel settore giovanile del Hajduk Spalato. Egli viene da una famiglia di calciatori, infatti il fratello Mario gioca nell’Amburgo, mentre suo padre Daniel  ha giocato per lo più in patria. Vuskovic copre il ruolo di difensore centrale, dove grazie ai suoi 193 cm di altezza riesce ad eccellere. Nonostante giochi nel reparto arretrato, non disdegna il gol. Infatti, durante questo campionato, ha già messo a referto tre reti in 9 presenze. Gol che portano il suo rendimento attuale ad una rete ogni 259 minuti, numeri da paura per un centrale. Anche in Nazionale U-17, Vuskovic è un punto fermo, viste le tre presenze su tre, condite anche queste da una rete nel match contro la Svezia. Nonostante abbia appena 15 anni è già stato aggregato più volte ai suoi compagni più grandi, dove ha anche esordito in dei turni di Youth League.

Attualmente il suo Hajduk Spalato si trova al quarto posto del campionato primavera croato, a -8 dalla capolista Rijeka ma con due match da recuperare. In questa stagione, Vuskovic ha già totalizzato 8 presenze da titolare su 9 in cui è stato convocato con l’Under 19, quindi vedendosela con ragazzi ben più grandi di lui. Numeri che hanno già iniziato a fare rumore del calciomercato europeo, dove anche le italiane si sono mosse, come Inter, Roma, Milan e Juventus. Tentativo anticipo delle italiane che probabilmente risulterà vano, dato che il PSG pare abbia messo sul piatto la bellezza di 10 milioni di euro. Il club francese potrebbe dare la giusta dimensione a questo ragazzo che per molti in patria è considerato un talento generazionale.

 

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Calcio Internazionale

Portogallo-Uruguay, duello a centrocampo: Fernandes contro Valverde

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Ndicka

PORTOGALLO-URUGUAY, DUELLO A CENTROCAMPO: FERNADES CONTRO VALVERDE – Tra le gare più interessanti della seconda giornata di Qatar 2022, impossibile non citare la sfida tra Portogallo e Uruguay. Partita fondamentale per gli equilibri del gruppo H, nonché occasione di vedersi sfidare due tra le squadre più attrezzate dell’intero torneo. Sfida che, in virtù di quanto successo nella prima partita, assume valori diversi per le due nazionali. Il Portogallo di Cristiano Ronaldo è infatti a caccia della vittoria che varrebbe il passaggio matematico agli ottavi. I sudamericani invece, essendo reduci da un pareggio, dovranno tentare il tutto per tutto per non ridursi all’ultima giornata.

Una partita dunque che offre diversi spunti interessanti ed altrettanti duelli. Uno su tutti è quello riguarda i motori di entrambi le squadre: Bruno Fernandes e Federico Valverde. Due centrocampisti con caratteristiche diverse ma entrambi fondamentali nel gioco dei rispettivi allenatori. Andiamo nel particolare ad analizzare questo importante duello in mezzo al campo.

 

COSTRUZIONE DEL GIOCO

I due calciatori ricoprono la stessa posizione in campo, ma per caratteristiche si differenziano di molto nelle diverse fasi. Per quanto riguarda la costruzione di gioco il portoghese si lascia preferire, anche se di poco. Le trame offensive del Portogallo, infatti, passano spesso dai piedi di Bruno Fernandes. Molto più geometrico, offre oltre ad una grande visione di gioco, anche un’ottima tecnica che gli consente di trovare più soluzioni, soprattutto in verticale.

Valverde non è però da meno. Anche il suo bagaglio tecnico gli consente di rendere efficace la costruzione della manovre, ma rispetto al centrocampista dello United,  ha caratteristiche meno da regista. Più che abbassarsi e smistare, preferisce lo scarico per poi andare ad attaccare lo spazio.

Nella prima giornata si è già intravista la differenza tra i due in questa fase. Contro il Ghana, Fernandes si è reso protagonista con due assist. In particolare nell’assist per il 2-1 di Joao Felix, l’imbucata con cui taglia fuori la difesa e mette l’attaccante solo davanti al portiere, certifica l’eccezionale visione di gioco dell’ex Sporting Lisbona.

FASE OFFENSIVA

La fase offensiva li vede entrambi grandi protagonisti. Partendo stavolta dall’uruguayano, le sue qualità si sono già ampiamente viste quest’anno al Real Madrid.  In stagione fino ad ora, ha già realizzato 8 gol, in cui ha messo in mostra il suo ampio repertorio. In particolare il tiro da fuori, potente e preciso, si è rivelato letale nella maggior parte delle occasioni. Contro la Corea del Sud ci ha provato in 3 occasioni, ma senza trovare lo specchio della porta.

Altra importante qualità è l’inserimento nello spazio, essendo molto veloce tra le linee. Bruno Fernandes invece, i grandi numeri delle prime stagioni al Manchester United, sembra aver arretrato il proprio raggio d’azione. Resta però  la chiave degli attacchi portoghesi. Oltre a contribuire allo sviluppo del gioco, resta un pericolo per le difese avversarie.

Anche lui abile nell’inserimento, preferisce però partire da dietro. Dotato anche lui di un ottimo tiro da fuori, è abile nel tiro a giro sul secondo palo. Con la sua fantasia, ha dimostrato più volte di poter inventare dal nulla la giocata vincente, anche direttamente da calcio piazzato.

INTERDIZIONE

Entrambi i centrocampisti risultano abbastanza completi, essendo abili anche nella fase di non possesso. In questo caso però, a brillare è Valverde. Veloce, fisico ed intelligente tatticamente, copre più zone del campo. Il centrocampista del Real Madrid offre grande copertura anche a livello difensivo e non si sottrae neanche agli interventi più vigorosi.

Altrettanto intelligente in fase di interdizione, Fernandes offre però caratteristiche ben diverse.  Abile nel leggere la traiettoria della trama offensiva avversaria offre comunque copertura, ma non garantisce la stessa sostanza del Pajarito. In particolare fa fatica nell’uno contro uno, avendo caratteristiche più da trequartista.

Un duello sulla carta equilibrato dunque e che potrebbe soprattutto essere decisivo nell’economia di un match si preannuncia infuocato.

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Calciomercato

Salernitana-Bakayoko, affare complicato: la situazione

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Bakayoko

Molte squadre stanno approfittando della sosta Mondiali per sondare il terreno in vista della sessione invernale di calciomercato; la Salernitana starebbe pensando a Bakayoko, in partenza dal Milan.

Quello del centrocampista francese sarebbe il primo nome in cima alla lista degli esuberi e il club rossonero starebbe cercando di piazzarlo. A tal proposito, ci sarebbe stata una prima chiacchierata informativa con il ds dei granata Morgan De Sanctis. Le intenzioni della Salernitana sono chiare: la trattativa può andare in porto soltanto con un’eventuale cessione di Coulibaly o con l’ingaggio del centrocampista a carico del Milan. 

Bakayoko, quest’anno, non è mai sceso in campo. Il club campano rifletterà sulla proposta ma al momento sembrano non sussistere le condizioni necessarie affinchè la trattativa si concretizzi.

 

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