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Kubo di cristallo

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Il protagonista del focus dedicato ai giovani per il futuro di oggi è un talento che, nonostante i 18 anni, ha fatto e sta facendo molto discutere. Il suo nome è Takefusa Kubo, calciatore che rappresenta la stella calcistica del futuro del Giappone.

Non a caso, giocando con il suo cognome, lo si può definire un “Kubo di cristallo” per via della sua tecnica cristallina con la quale sa attirare su di sè gli occhi di chiunque.

Fonte foto: profilo Instagram Takefusa Kubo

BEFFA ATROCE

Takefusa Kubo, che proprio oggi compie 18 anni, è originario della città giapponese Kawasaki, appartenente alla prefettura del Kanagawa. È un piccolo talento che fin dalla tenera età si è mostrato molto più grande dei suoi coetanei: ha iniziato a calcare i campi, in patria, da 7 anni prima di fare le valigie appena tre annate dopo.

Il suo viaggio è stato lungo e faticoso e ha portato ad una destinazione che nel suo immaginario, ancora di bambino, poteva sembrare un luna park: l’aereo, infatti, ha fatto rotta a Barcellona. Solo in questo c’è tutta la sua grandezza di talento: arrivare in uno dei più grandi club del mondo dall’altra parte del mondo è un sogno che un pargoletto di 10 anni può fare la notte, non realizzare. Lui, forse, invece, non ha avuto neanche il tempo di concepirlo.

Quando la societa catalana chiama, pur al costo di spostarsi così tanto, vuol dire che ha notato qualcosa di straordinario ed estremamente prezioso: in poche parole, il tesoro. Non c’è voluto tantissimo tempo affinchè l’intuito blaugrana si rivelasse ancora una volta azzeccatissimo; poche settimane più tardi l’arrivo di Kubo in Spagna già si parlava di “Messi 2“, “Messi nipponico“.

Proprio nel momento in cui il Barcellona si sfregava le mani alla vista del talento scovato, nel 2015 la FIFA le ha inflitto una batosta. Il massimo organo calcistico internazionale ha rilevato delle irregolarità nella trattativa che ha portato il calciatore giapponese in Catalogna, punite con il blocco del mercato. La dura punizione è stata la perdita del gioiellino asiatico, che il corso della storia potrebbe catalogare come una beffa atroce.

Fonte foto: profilo Instagram Takefusa Kubo

Takefusa Kubo, dunque, ha fatto ritorno in patria togliendosi pure lo sfizio di diventare, a soli 15 anni, il più giovane debuttante del massimo campionato del Giappone. In J1 League, dopo due stagioni di apprendistato in cui ha fatto qualche sporadica apparizione, quest’anno ha dato un deciso impulso al suo curriculum.

È diventato un titolare, aspetto non banale a neanche 18 anni, a maggior ragione se del FC Tokyo, club primatista della Lega. Si è fatto pure per un rendimento molto importante per la squadra e che vede nelle statistiche individuali 4 reti, per le quali è secondo nella classifica marcatori, e 3 assist in 13 partite. Le quattro marcature sono arrivate tutte tra maggio e questo inizio di giugno, dimostrando come le voci di mercato lo abbiano stimolato.

CARATTERISTICHE TECNICHE

Takefusa Kubo è un piccoletto dal fisico brevilineo (1.73 metri d’altezza) che sa strabiliare con la palla tra i piedi e la sua intelligenza calcistica certificando pure una certa maturità. È per natura un trequartista o ala offensiva con predisposizione ad entrare dentro il campo che può giostrare anche qualche metro più dietro, come esterno di centrocampo.

È davvero molto forte negli spazi stretti, nei quali mette in mostra velocità di pensiero, un grazioso dribbling, una spiccata capacità di saltare uno o più uomini contemporaneamente. Dimostra pure una buonissima visione di gioco avendo la dote di capire quando eludere il pressing avversario e risultando pericoloso nell’ultimo passaggio. In genere, è un calciatore più disponibile a mandare in porta i compagni che a mettersi in proprio, anche se sta crescendo nella fase realizzativa.

Quanto detto non basta perchè c’è dell’altro: non è assolutamente da meno quando gli spazi si aprono e diventano voragini da sfruttare. Il classe 2001, in questa circostanza, mette in luce l’abilità nel saper portare palla per molti metri, quasi come se fosse incollata, oltre ad un ritmo alto. È soprattutto quando va in accelerazione che riesce ad imprimere un’importante spinta alla sua azione. Proprio per questo pregio di compiere progressioni con la sfera di gioco attaccata al piede può permettersi anche un baricentro un po’ più basso.

Il 15 della squadra della capitale giapponese è definibile una piccola peste perchè con questa sua tecnica cristallina sa fare tutto e in modo raffinato ed egregiamente semplice. Per dirla alla Boccaccio, Kubo è “piccoletto nella persona, leggiadro molto“; in definitiva uno dei classici ed apprezzatissimi diez alla Messi.

ASTA EUROPEA

Non c’è altro da dire, Takefusa Kubo è un gioiellino che luccica quando prende la parola: lo dice la sua ancora breve storia e il profilo tecnico. Un giocatore così, senza ombra di dubbio, è una scommessa che vale un investimento perchè le possibilità che venga ripagato con le perfomances in campo sono buone.

Gli sceicchi sono personalità a cui basta vedere il lusso per buttarci su capitale, pure al punto di essere spregiudicati. Non è proprio un caso che in pole nell’asta europea ci sia il PSG di Al Khelaifi, fortemente disposto a riportare in Europa l’asiatico. L’ingaggio da 800mila euro è la chiave architettata dal club francese per costituire una grossa beffa per il Barcellona, desideroso di riprenderlo dopo averlo perso.

Fonte foto: profilo Instagram ufficiale PSG

Il calciomercato è continua evoluzione e non è detto che il Real Madrid, oggi più indietro nella corsa, non ribalti la situazione. Ciò che è molto probabile è che, a maggior ragione che ora sia diventato maggiorenne, il “Kubo di cristallo” quest’estate verrà riportato nel vecchio continente. Chi se lo aggiudicherà potrà pregustare un periodo di grande euforia.

 

(Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Takefusa Kubo)

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Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

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Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

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Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

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Tito

Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

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Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

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Salvatore Carmando e la storia del fisioterapista amico di Maradona

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Maradona

“Lo sai che io ti amo

ovunque tu sarai, ti seguiremo

nella mente c’è un ricordo che non mi abbandona

Il bacio di Carmando a Maradona!”

C’è una storia forse poco nota al grande pubblico, una storia di amicizia e di sport, la storia di uno dei più grandi fisioterapisti che una squadra di calcio abbia mai avuto. Quel coro sopra riportato rappresenta la testimonianza dell’amore di un popolo, quello partenopeo, che ringrazia e rende omaggio ad un grande professionista.

Mai nella storia del calcio una tifoseria aveva dedicato cori ad un membro dello staff. Quindi, per una volta, non ci soffermeremo a parlare delle gesta di un numero diez ma approfondiremo l’importanza di un massaggiatore all’interno degli equilibri di una squadra e la sua storica amicizia con il numero diez più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Salvatore Carmando nasce a Salerno ma diventerà napoletano d’adozione, figlio di Angelo Carmando, fisioterapista della Salernitana a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, allora guidata da Gipo Viani (di cui approfondiremo nei prossimi articoli la sua importanza).

Salvatore approda al Napoli la prima volta nella stagione 1974-1975, dapprima nelle giovanili e poi nella stagione 1976-1977 come 1° massaggiatore ufficiale della squadra, che lascerà molti anni dopo, precisamente nel 2009.

L’INCONTRO CON MARADONA

Salvatore Carmando è stato per Maradona un amico, un confidente, un fidato consigliere, non semplicemente un massaggiatore.

Maradona e Carmando si trovano subito, nel primo ritiro di Castel del Piano, come afferma lo stesso Salvatore in un’intervista a “La Famiglia Cristiana” <<Mi osservò per un po’ di tempo mentre lavoravo, in silenzio. Poi Maradona mi scelse: sarai tu il mio unico massaggiatore. Non si faceva toccare da altri e per stendersi sul lettino dei massaggi aspettava che tutti i compagni fossero andati via dallo spogliatoio. Restavamo lì, da soli. Per ore. Nacque così un rapporto personale, oltre che professionale»

Ma per capire davvero l’importanza che Carmando aveva per Maradona basta sapere che nel 1986 il pibe de oro, in occasione dei Campionati del Mondo del 1986 che si sarebbero tenuti in Messico, volle Salvatore come massaggiatore della Nazionale Argentina, un’iniezione di stima e fiducia che Carmando ripagherà, anche nei momenti più difficili di quelle settimane.

Infatti come racconta lo stesso ex-fisioterapista, Carmando durante quegli interminabili giorni in Messico, fu per 10 giorni colpito da dissenteria, giorni terribili che misero a dura prova la sua permanenza con la nazionale Albiceleste, ma alla fine sappiamo tutti come ando’ a finire.

Carmando ricorda quei momenti in un’intervista rilasciata ad areanapoli.it “Arriviamo in Messico e per dieci giorni la dissenteria non mi dà tregua. A un certo punto avviso Diego che non ce la faccio più e che voglio andare via. Lui capisce che faccio sul serio solo quando mi vede preparare la valigia: viene in camera mia e mi ferma. ‘Resisti almeno un altro po’, dai’. Un attimo dopo Maradona lascia il ritiro con un componente dello staff della nazionale argentina e ricomparire dopo un’ora, trascinando due cassette d’acqua minerale italiana. Non seppi mai dove le aveva trovate, Ma il mal di pancia mi passò”.

La Nazionale Argentina vince la Coppa del Mondo e Carmando assiste al goal del secolo, dalle tribune del mitico stadio Azteca di Città del Messico e gioisce insieme all’amico Maradona una vittoria aspettata e sognata sin da bambino.

LA MONETINA DI ALEMAO

Un altro avvenimento curioso che rafforza ancora di più il rapporto tra Carmando e i suoi tifosi è rappresentato dal famoso episodio della monetina di Alemao, quel famoso 8 Aprile del 1990, dove in palio c’era uno scudetto e il Napoli di Maradona era ospite al Comunale di Bergamo per giocare contro l’Atalanta.

Vedete, se oggi per un calciatore è difficile giocare solo in alcuni stadi, dove si sente maggiormente la pressione del tifo di casa, un tempo era cosi’ per tutte le partite giocate in trasferta.

Quel giorno, a Bergamo, ci si giocava lo scudetto.

Al minuto 32′ del secondo tempo una monetina da 100 lire colpisce il capo di Ricardo Rogerio de Brito, al secolo “Alemao” che si accascia a terra.

Carmando corre verso il campo per prestare soccorso ed esclama quelle parole che ancora oggi a Napoli ricordano bene: “Statte ‘n terra”. Carmando disse queste parole semplicemente per curare meglio il calciatore brasiliano, ma vennero interpretate dal pubblico come una “bugiardata” fatta ad-hoc per ingigantire l’accaduto.

I tifosi dell’Atalanta si accanirono sul fisioterapista partenopeo per quelle parole che, secondo loro, avrebbero deciso il campionato.

Il Napoli infatti, a 3 giornate dalla fine, riceve la vittoria a tavolino e quella partita resterà negli annali della storia del calcio poichè il Napoli vincerà lo scudetto tre settimane dopo.

Salvatore Carmando, aldilà di questo episodio controverso, è considerato da tutti il re dei fisioterapisti e oggi tutti ne ricordano l’impegno e soprattutto l’amicizia profonda con El Diez più forte di tutti i tempi, Maradona.

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