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Lucas (l'altro)

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Lucas (l’altro)

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Lucas Pezzini Leiva, Dourados, 9 gennaio 1987. Società Sportiva Lazio, Roma, 9 gennaio 1900. Un legame romantico, fatale, quello che unisce Lucas Leiva ai biancocelesti. Non uno di quegli amori lunghi una vita, non legame sanguigno, non la squadra casa della propria intera vita. Anzi. Un trasferimento come altri, senza grandissime aspettative, senza grandi esborsi. Un acquisto intelligente, come è d’altronde da ultime tradizioni biancocelesti. Sottotraccia, col lavoro sporco, Lucas (l’altro) sta cercando piano piano di non far rimpiangere quello vero per la tradizione laziale – chessenedica – l’ex capitano trascinatore delle ultime Lazio. A vedere la classifica, si direbbe un compito svolto quasi alla perfezione, nel massimo del proprio contributo. Con la differenza di qualche milione in più nelle tasche biancocelesti.

RIMPIAZZO

A guardare bene sembra quasi che Lotito nel cercare il sostituto di Biglia – lasciato andare per 20 milioni di euro con un’opera di mercato quasi esemplare considerata l’età (31 anni fra qualche settimana) e il contratto in scadenza – abbia cercato il clone dell’ex capitano, almeno fuori dal campo. Le affinità – superflue le più – sono tante: stesso mese di nascita, (un solo anno di differenza), entrambi sudamericani, un Lucas per un Lucas, stesso ruolo…quasi a non voler discostarsi e cancellare dalla memoria i quattro anni di “servizio” di Biglia alla causa biancoceleste con l’acuto della stagione della rivelazione con Inzaghi sulla panchina. Certo le caratteristiche in campo, quelle che contano, sono abbastanza differenti. Più che sull’investimento e il rimpiazzo “naturale” di Biglia, Lotito sembra aver agito intelligentemente accostando all’arrivo della quantità dell’ex Liverpool, quello della qualità di Di Gennaro. Non proprio i diretti eredi di Lucas Biglia.

L’arrivo di Leiva a Roma costò alla Lazio poco meno di 6 milioni di euro. Meno di 1/3 della cifra incassata dalla cessione di Lucas – quello vero (recitano i ricordi laziali).
L’esperienza l’arma in mano a Leiva. Oltre 340 presenze in maglia Reds. Presenze frastagliate anche da gravi infortuni come quello al ginocchio che nel novembre del 2011 lo tenne fuori fino a fine stagione.

L’arrivo a Roma coincide ed è, forse, piccolo fattore di spinta per l’esplosione di Luis Alberto – tra l’altro suo compagno al Liverpool. Le caratteristiche di Leiva infatti si discostano nettamente da quelle del suo predecessore. Meno qualità e molta, molta più quantità, un’inversione di tendenza rispetto agli anni passati della capitale. Prima del suo arrivo, in ritiro Inzaghi aveva quindi provato proprio  Luis Alberto – sua personale scommessa per la nuova stagione” – nella posizione di regista. L’arrivo di Lucas (l’altro) ha poi permesso lo spostamento sulla trequarti del gioiello laziale. Manna dal cielo a posteriori.
Le differenze con Biglia – si diceva – sono nette ma forse proprio quelle che hanno concesso qualche “distrazione” in più ai trequartisti col le spalle coperte da un fido e tenace “scudiero”. Non il perfetto sostituto di Biglia ma addendo fondamentale nella somma vincente (con Milinkovic-Savic e il nuovo Luis Alberto) che molto più che da semplice rimpiazzo si è comportata. E a vedere come se la stanno passando il vecchio e il nuovo Lucas, beh, tutto sembra dare ragione a Lotito, tanto criticato per sospetta e accusata mancanza di obbiettivi – misurata dal peso specifico degli interventi sul mercato tradizionalmente non pari al peso delle uscite, e i Lucas lo testimoniano – ma alla distanza, specialmente negli ultimi anni, vincitore e acuto stratega.

LUCAS

Della carriera poco passa sotto i grandi riflettori. Per una somma di fattori che vede il più pesante e rilevante nel lavoro scuro a cui Leiva si dedica in campo. Non un calciatore da spettacolo, gol, assist e riflettori. Più uno da lavoro sporco, pacca sulla spalla e tanta quantità. I soli 7 gol in 10 anni di Liverpool non fanno che appoggiarci in questa nostra riflessione.
Una carriera praticamente a sole tinte Reds con un palmares che riflette l’andamento del Liverpool degli ultimi anni, lontano – forse più per crescita altrui che dirette colpe proprie – dalla tradizione largamente vincente sicuramente molto più di questi anni.

Con il 21 inglese sulle spalle Leiva ha infatti vinto solo un trofeo, solo una Coppa di Lega nella stagione 2011-2012. Al di fuori di quel trofeo solo anni passati a guardare le spalle di chi stava davanti, in Campionato e in Coppa. Un palmarès che recita e rispecchia perfettamente lo stesso suo sangue e sue attitudini. Pochi riflettori, tanto lavoro “sporco”.

Ma a redimere 10 anni di “magra” è bastata la prima presenza da laziale. Quel 13 agosto in cui la Lazio assume ancor maggior consapevolezza della propria forza schiantando la Juventus in Supercoppa.
E in quella partita c’è un episodio, chiave, che forse da solo incarna tutta la carriera di Lucas Leiva.
L’episodio chiave è il vantaggio della Lazio su rigore con Immobile. Dinamiche del fallo che sono ben impresse nei ricordi.
Ma quell’episodio ha il principio in un perfetto anticipo proprio di Lucas Leiva su Cuadrado. Intervento puntuale, preciso, pulito. Da lì l’immediato uno-due fra Immobile e Luis Alberto e il fallo di Buffon.
Nei ricordi può essere rimasto il filtrante di Luis Alberto, lo scatto di Immobile, a qualcuno il fallo di Buffon o ancor più probabilmente il solo gol e esultanza della punta laziale.
Ma a ben pochi, anzi forse a nessuno – se non a lui – rimane in mente la giocata iniziale, il turning point di quell’azione, il suo anticipo, rimasto nascosto ed escluso dai riflettori, un po’ come lui.
Perché alla fine quella è stata la sua carriera fin qui, pochi riflettori, tanto lavoro sporco.

Con la speranza che almeno per una volta, sotto i riflettori, Lucas possa finirci per essere ripagato – giustamente – di una carriera rimasta troppe volte in silenzio. Con molti tifosi speranzosi che quei riflettori possano risplendere sì di luce biancoceleste.

Auguri Lucas!

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Parolo contro Mancini: “Retegui? Una forzatura. A lui preferisco Kean”

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Kean Juventus

Mateo Retegui è tra i giocatori più chiacchierati delle ultime settimane. Le due reti in Nazionale nelle sfida di qualificazione a Euro 2024, contro e Inghilterra e Malta, sono bastate per mettere d’accordo buona parte degli scettici di fede azzurra.

Ciononostante, al termine del match tra Juventus e Verona, Marco Parolo ha espresso, negli studi di DAZN, il proprio parere riguardo le ultime convocazioni di Roberto Mancini, soffermandosi sull’assenza di Moise Kean:

Tra Retegui e Kean scelgo Kean. Retegui è stata una forzatura, anche se ha segnato due gol, ma non so se messo in Italia possa fare i gol dei nostri attaccanti italiani. I gol li ha fatti Orsolini, Scamacca, Raspadori, Kean. Quando segnano si parla di attaccante del futuro e Immobile viene messo da parte, ma qui parliamo di qualcosa di diverso“.

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Szczesny: “Il calendario è stimolante, ora pensiamo alla semifinale”

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Szczesny

La Juventus ha superato 1-0 il Verona grazie a Kean: dopo il match, il portiete bianconero Szczesny è intervenuto ai microfoni di DAZN.

Il momento è buono, stasera forse non abbiamo brillato ma dopo la sosta le partite sono sempre pericolose. Alla fine conta portare a casa i tre punti, siamo contenti del risultato ma non molto della prestazione. Il calendario è bello e stimolante per arrivare a giocarci tutte le competizioni. Europa League e Coppa Italia sono due obiettivi: in campo abbiamo conquistato 59 punti, siamo a +9 sul’Inter, anche se nemmeno noi sappiamo quale sia la vera situazione. Ora pensiamo alla semifinale di Coppa Italia, è bello, non vediamo l’ora di affrontare questo mese. Portare a casa un trofeo europeo sarebbe stimolante“.

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Allegri: “Stiamo facendo qualcosa di importante. Inter? Non può sempre perdere”

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serie A

La Juventus ha superato 1-0 l’Hellas Verona grazie al gol di Moise Kean: le parole del tecnico Massimiliano Allegri dopo la vittoria dei suoi ragazzi.

LA GARA – “Era una partita complicata, sporca, il Verona ti fa giocare male, ti pressa a tutto campo. Siamo stati fermi nei primi 25 minuti, poi abbiamo iniziato a creare situazioni favorevoli. Forse potevamo fare meglio negli ultimi 10 minuti, senza concedere loro la possibilità di avvicinarsi all’area. In questo dobbiamo migliorare ma credo che i ragazzi stiano facendo qualcosa di importante”.

SU KEAN E LOCATELLI – “In Nazionale? Mancini ha esperienza nel chiamare i giocatori, io credo che alcuni giocatori della Juventus abbiano qualità importanti e che possano essree chiamati. Ma le convocazioni poi le fa Roberto, che chiama chi secondo lui è meglio. Locatelli? Ha reagito bene alla mancata convocazione in Nazionale, è cresciuto bene sul piano tattico, è più mobile nella circolazione della palla anche se deve ancora migliorare in certi tipi di giocate. Come tutta la squadra, anche Locatelli ha cuore e passione. Poi possiamo sbagliare e giocare meno bene, ma alla squadra sicuramente sotto questo aspetto non si può dire niente”.

LA SITUAZIONE DI CLASSIFICA – “Dopo la sentenza dei 15 punti abbiamo giocato a Salerno, poi abbiamo superato le altre davanti e in classifica reale siamo al settimo posto. Vincendo abbiamo staccato quelle dietro. La classifica vera fatta sul campo meritatamente dice che abbiamo 7 punti più della Lazio, 9 sull’Inter e 11 sul Milan. Questo è un bel risultato. L’Inter e le altre non possono sempre perdere, per ora siamo a -4 dal quarto posto ma vedremo Milan e Roma. Di obiettivi ne abbiamo tanti, l’importante è essere lucidi. Del Piero? Grandissimo giocatore, ha rappresentato la Juventus per tantissimi anni e ci ha fatto piacere che sia venuto allo stadio. In dirigenza? Queste cose spettano alla società, noi dobbiamo pensare la campo e non è facile”: 

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Zaffaroni: “Abbiamo creato seri presupposti per far gol: c’è rammarico”

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Verona

Ha parlato al termine del match tra Juventus e Verona, vinto 1-0 dai bianconeri, Marco Zaffaroni, tecnico dei gialloblù.

Di seguito, le sue parole ai microfoni di Sky Sport.

LE DICHIARAZIONI

PARTITA –Nella fase di finalizzazione, negli ultimi metri, abbiamo creato i presupposti per far gol. Purtroppo ci manca ancora cattiveria in quelle zone del campo. Abbiamo creato seri presupposti per segnare e c’è rammarico per questo. I ragazzi sono stati bravi soprattutto nel primo tempo, giocando alla pari. Poi abbiamo cercato di pareggiare in ogni modo, ma non è bastato nonostante la prestazione. I tifosi sono importanti, hanno bisogno di prestazioni di questo tipo, dove la squadra dà tutto e i tifosi lo riconoscono. Dobbiamo raggiungere la qualità che ci manca per ottenere i punti per raggiungere la salvezza“.

GAICH –È un ragazzo con voglia di lavorare e che sta crescendo. Gli manca ancora la capacità di scelta, di tenere la palla, di smarcarsi in maniera efficace. Deve crescere da questo punto di vista, ma ha qualità. Quando giochi con difensori di alto livello, però, risulta tutto più difficile“.

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