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Maturare una vita: la storia dell’enfant gâté

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Quello che sono adesso è il risultato di un’infanzia difficile, non avevamo soldi, ma tutti i miei famigliari mi hanno aiutato. Avevo due anni quando ho sfondato il vetro di un’auto con la faccia, ho questa cicatrice in viso da sempre. Non era facile per un bambino crescere così.

Maturare prima significa prendersi responsabilità in teoria non adatte alla propria età o alla propria condizione. Significa dover crescere prima degli altri per avere maggiori possibilità di emergere, o di farsi rispettare. Significa convivere con una situazione sgradevole o complessa. La vita di Franck Ribery è da sempre una questione di maturazione. Prima di tutto umana, e successivamente calcistica. Crescere per Franck ha significato partire da ragazzo di provincia, fino a diventare l’enfant gâté, il bambino viziato.

DIVENTARE UOMINI

Crescere a Chemin Vert, uno dei quartieri più popolari di Boulogne-Sur-Mer, vuol dire entrare in contatto con la realtà già da piccoli. Quella realtà fatta di difficoltà, problemi economici e situazioni complicate. Franck lo sa bene, e per questo ringrazia sempre Dio (o Allah nel suo caso) per avergli regalato quell’estro calcistico che da tempo ammiriamo. A due anni la prima difficoltà da affrontare e il primo passo verso una crescita prematura. Successivamente ad un’incidente stradale, nel quale vengono coinvolti i suoi genitori, il francese viene scaraventato fuori dalla macchina, sfondando il vetro. Un attimo che diventa eternità. Il risultato è una evidente cicatrice che percorre tutto il lato destro del volto.

Sono passato per il vetro di un’auto, non avevo più di due anni. Devi essere solido di mente per resistere allo scherno degli altri bambini, ma peggiori erano gli sguardi degli adulti. Mi fissavano a lungo finché i miei genitori mettevano l’espressione da duri: “Qualche problema?”

Il primo grande passo che Ribery deve fare da piccolo è quello di sopportare le prese in giro e lo scherno degli altri suoi coetanei. Sarà lui stesso ad ammettere che quella fase della sua vita lo ha aiutato nell’accrescere la propria autostima e la propria forza interiore. Elementi che si sono rivelati determinanti per coronare la sua carriera di successi e soddisfazioni.

Come in tante altre storie, il calcio ha cambiato il destino delle persone, trascinando Ribery dalle banlieu della provincia francese fino ai grandi palcoscenici internazionali. L’inizio però è stato complicato. L’atteggiamento ed il comportamento problematico del ragazzo di Boulogne-Sur-Mer lo hanno fatto arrivare tardi nel calcio che conta. Il tutto però è partito 118 chilometri più lontano e più precisamente a Lille.

MATURAZIONE CALCISTICA

Ribery cresce nel settore giovanile del Lille, nel quale gioca dal 1996 al 1999. Proprio nel suo ultimo anno nella città che ha dato i natali a Charles de Gaulle, esordisce in Ligue 2 all’età di 17 anni. Successivamente però sarà trasferito per colpa del suo carattere burrascoso. Approda così nella squadra della sua città, il Boulogne. Con i rossoneri colleziona soltanto 4 presenze nella sua prima stagione, mentre in quella successiva scende in campo 24 volte, segnando 5 gol, che però non bastano per evitare la retrocessione nella quarta serie nazionale. Nei due anni successivi rimarrà in terza divisione, prima nell’Olympique d’Àles e poi nel Brest. In totale collezionerà 54 presenze e 4 gol con le due maglie. La grande chiamata non si farà attendere, e così nella stagione 2004-2005 viene acquistato dal Metz. In Lorena Ribery, oltre a vestire la maglia numero 10, avrà finalmente la possibilità di fare il suo esordio in Ligue 1 all’età di 21 anni. Dannatamente tardi per un giocatore con le sue qualità. Da ciò che emerge la particolarità della sua carriera. Per quanto veloce sia dovuto crescere come uomo e come persona, e per quanto invece la sua maturazione calcistica sia stata complicata ed affannosa.

Al minuto 3:30 il primo gol di Ribery in Ligue 1, nella sfida tra Metz e Lione terminata 1-1

Anche il rapporto con il Metz però, si conclude prima del previsto. A gennaio infatti, dopo aver segnato 2 gol in 20 presenze, il francese si trasferisce in Turchia dopo essere stato ceduto al Galatasaray. L’esperienza turca lo formerà molto, non soltanto dal punto di vista calcistico, ma soprattutto da quello umano e personale. Durante la sua permanenza ad Istanbul infatti, Ribery decide di convertirsi all’Islam diventando musulmano. Nonostante avesse abbracciato una nuova religione, il francese non riesce comunque a cambiare i caratteri della sua personalità ed anche con la maglia del Galatasaray non trova la dimensione a lui congeniale per fare il definitivo salto di qualità.

RITORNO IN PATRIA

L’estate del 2005 corrisponde ad una nuova tappa del percorso calcistico di Franck Ribery: il ritorno in patria. Precisamente a Marsiglia. Con la maglia dell’OL Ribery comincia a dimostrare ciò che realmente sa fare: assist, dribbling, gol. Con la sua rapidità e la facilità di saltare l’uomo nell’uno contro uno è capace di spaccare letteralmente le partite. Sarà proprio in Provenza che gli verrà affibbiato il soprannome di enfant gâté, bambino viziato. Franck era riuscito a passare dall’essere il ragazzo schernito e scherzato di Boulogne a quello viziato e al quale tutto era concesso di Marsiglia. Ciò è stato possibile grazie a gol come questi.

Ribery decide di spaccare la porta nella sfida interna contro il Nantes

Nella sua prima stagione mette a segno 6 gol e 6 assist in 35 presenze. Mai così tante erano state le volte in cui il ragazzo di Chemin Vert era sceso in campo in una stagione. E mai così tanti erano state le reti segnate. Segnali di una crescita esponenziale. L’annata 2005-2006, che si era aperta con l’approdo al Marsiglia, si conclude in maniera ancora migliore, ovvero con la chiamata in nazionale, che significa partecipazione ai Mondiali del 2006 in Germania. Sfortunatamente per lui (e non per noi) sarà il momento di fare i conti con la prima vera delusione della sua carriera calcistica: la sconfitta ai calci di rigore contro l’Italia in finale. L’anno successivo Ribery si conferma ai livelli di quello precedente, tant’è che nel 2007 sarà premiato come miglior calciatore francese. Dopo anni difficili, in cui era sembrato molto più facile emergere da Boulogne-Sur-Mer e dalla periferia di una città industriale e marinara, più che nei palcoscenici del calcio transalpino, Franck ha la possibilità di poter compiere che quel tanto atteso salto di qualità. L’ultima e definitiva tappa del suo processo di maturazione calcistica.

HERZLICH WILKOMMEN FRANCK

Luca Toni e Franck Ribery sono stati i due “colpi” del mercato estivo del Bayern nel 2007

Il 6 Giugno 2007 il Bayern Monaco decide di versare 25 milioni di euro nelle casse del Marsiglia per acquistare il francese. La prima annata si può considerare positiva. L’ex OL gioca complessivamente 46 partite, segnando 16 reti. Le sue giocate aiutano il Bayern a conquistare la Coppa di Germania e la Bundesliga. Dal punto di vista personale invece sarà premiato per la seconda volta consecutiva come miglior calciatore francese dell’anno. Le prime delusioni però, sono dietro l’angolo. La notte di Madrid arriva come un fulmine a ciel sereno per il francese. Dopo essere stato decisivo per quasi tutto il cammino del Bayern in Champions, Franck è costretto a non giocare la finale contro l’Inter a causa del rosso rimediato nella semifinale contro il Lione. Viene subito alla mente ciò che accadde con Nedved nel 2003, quando il giocatore più incisivo della cavalcata europea juventina, fu costretto a guardare i propri compagni dalla tribuna a causa di un doppio giallo in semifinale. E così come successe alla Juve, anche il Bayern perse la finale (questa volta per la gioia dei tifosi nerazzurri). Due anni dopo, lo scenario per poter finalmente alzare la “coppa dalle grandi orecchie” sembra perfetto. La finale della Champions League 2011-2012 si gioca all’Allianz Arena. Quale occasione migliore per vendicare la sconfitta rimediata con l’Inter sotto i colpi di Diego Milito. In questo caso, l’ostacolo da superare si chiama Chelsea. In una partita a dir poco sconsigliata per i deboli di cuore, alla fine il fattore campo si rivela un’arma a doppio taglio e così sono ancora una volta gli altri a festeggiare.

La seconda finale di Champions persa da Ribery

Con quella di Berlino e quella di Madrid ammontano a tre le finali perse dal francese. La voglia di alzare un trofeo a livello internazionale è tanta (visti anche i pessimi risultati in nazionale ad Euro 2008 e nei mondiali sudafricani). Il sogno si realizza l’anno successivo quando riuscirà a conquistrare il treble con la maglia del Bayern. Champions, Bundes e Coppa, il tutto contornato dal premio di UEFA Best Player in Europa e dal terzo posto al Pallone d’Oro. Quel Pallone d’Oro a cui Ribery tanto ha pensato, e che ha sempre visto come una possibile giusta gratificazione per ciò che ha passato da ragazzo.

Mi piacerebbe vincerlo perché sono cambiato nella mia carriera e per la maniera in cui sono uscito dalle difficoltà. E perché lo meritano mio padre, mia moglie, il mio club

PASSATO E FUTURO

Oggi Ribery compie 34 anni, e la sua condizione (come è inevitabile che sia) sta pian piano calando. I continui infortuni stanno condizionando le stagioni del francese, il quale ormai non riesce più a giocare con una certa continuità. Le stesse scelte societarie del Bayern sembrano essere indirizzate verso un possibile e necessario ricambio generazionale. Coman e Douglas Costa sono pronti a prendere saldamente il posto degli “irriducibili” Robben e Ribery. Nonostante ciò però il transalpino, se al 100%, può ancora essere decisivo e determinante. Il suo estro e la sua imprevedibilità non saranno scalfite con l’avanzare dell’età. E così magari come successo in passato, Franck scriverà un altro capitolo della sua carriera. Un altro livello di maturazione sarà raggiunto dal ragazzino precoce, che doveva essere grande per necessità, e che si è ritrovato ad essere il bambino viziato. L’enfant gâté.

 

 

 

 

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Calciomercato

Il Bologna punta Terzic ma Italiano vorrebbe tenerlo

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Italiano

Come è noto, il Bologna è alla ricerca di un terzino sinistro titolare di spessore come richiesto da mister Thiago Motta. L’obiettivo numero uno per il mercato di gennaio è Terzic della Fiorentina. Come riporta Il Corriere dello Sport infatti, il Bologna sarebbe in forte pressione sull’ex Stella Rossa, che gradirebbe la destinazione visto il posto da titolare assicuratogli.

Il posto fisso in squadra è una tentazione forte per il serbo, che però Italiano vorrebbe tenere in rosa visto che può tornare utile sia da vice Biraghi sia da prima alternativa sulla destra. Un altro problema è il contratto: scade nel 2024 e quindi non sarebbe possibile un prestito con diritto di riscatto. Sono previsti nuovi incontri tra le due dirigenze per capire la fattibilità dell’operazione.

 

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Calciomercato

Obiettivo 60 milioni per l’Inter: gli indiziati verso la cessione

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Dumfries

L’obiettivo dell’Inter è di trovare una cifra complessiva di 60 milioni, entro il 30 giugno. Secondo Tuttosport, questo tesoretto sarebbe fondamentale per la dirigenza, che sta giocando ad un puzzle dove tutto deve combaciare. Sì, perché la situazione legata alla cessione dei big non è definita. Il prescelto, stile Hakimi, per la cessione, è Denzel Dumfries. Il Mondiale ha fatto ciò che l’Inter sperava: mettere in mostra le qualità dell’olandese. Ma l’agente del giocatore Pimenta ha fatto presente che l’aumento della sua valutazione porterebbe ad una maggiore difficoltà per la cessione.

Una dichiarazione diretta, che fa capire come ad Appiano Gentile è stato messo in chiaro che l’olandese deve trovare una sistemazione che lo paghi a fior di quattrini. Ma parlavamo di un puzzle, perché il tassello Skriniar potrebbe cambiare la situazione relativa alla cessione di Dumfries, perché il rinnovo non arriva e il PSG spinge. Un mancato rinnovo obbligherebbe i nerazzurri a cedere lo slovacco a gennaio, con conseguente permanenza dell’Orange.

Non basterebbe la cessione di uno dei due per far quadrare i conti: l’obiettivo è anche cedere giocatori come Lazaro e Sensi, investimenti onerosi senza un ritorno adeguato.

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Calcio Internazionale

5 top club su Vlahovic: la risposta della Juve

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Juventus

L’avventura ai Mondiali di Vlahovic, così come la prima parte della stagione vissuta in maglia bianconera, è stata caratterizzata dalla pubalgia che ormai lo affligge da mesi, che da uno stato d’animo inquieto. In Qatar il serbo ha giocato solo 66 minuti realizzando solo un gol, alla Svizzera.

Lunedì, dopo dieci giorni di vacanza post Qatar 2022 Vlahovic sarà di nuovo a Torino, per riprendere la preparazione in vista del 4 gennaio. Il serbo vuole rimettersi in carreggiata per dimenticare questa prima fetta di stagione.

IL MERCATO CHIAMA

Seppur il giocatore sia un punto fermo della rosa di Max Allegri, non sono mancati i tanti sondaggi dei club esteri in particolare. Come riporta Tuttosport, infatti, cinque top club esteri si sarebbero informati sul serbo: nello specifico, si tratterebbe di Chelsea, Manchester United, Arsenal, Bayern Monaco e PSG. La decisione della Juve sarebbe quella di non lasciarlo partire né oggi né in futuro, ma se arrivasse l’offerta giusta il club potrebbe vacillare.

 

 

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Calciomercato

Luis Alberto potrebbe rimanere in biancoceleste: il motivo

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Lazio

La situazione Luis Alberto ha tenuto per diversi mesi i tifosi biancocelesti sulle spine. Le dichiarazioni sia della società che dell’entourage del giocatore hanno fatto comprendere che ormai il rapporto è complicato. Tuttavia, il giocatore si sta allenando con costanza a Formello, sotto gli occhi di mister Sarri, a differenza dei mesi precedenti fatti di “mal di pancia”.

Stando a quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, lo spagnolo sarebbe ormai conscio che la Lazio non ha nessun accordo con possibili acquirenti. Il problema sta nella formula richiesta da Lotito, 20 milioni e a titolo definitivo. I soldi andrebbero subito su Ilic, giocatore del Verona richiesto da Sarri per sostituire Luis Alberto. Le società interessate, quali Valencia, Villarreal e Atletico, mettono come condizione il trasferimento a titolo temporaneo. A queste condizioni non si lavora, Lotito avvisa, e il giocatore avrebbe ripreso gli allenamenti proprio perché sta prendendo sempre più forma la clamorosa riappacificazione con Sarri, dopo la guerra di questo inizio stagione.

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