Il campionato tedesco rappresenta un modello di riferimento fondamentale per quanto riguarda l’attenzione alla crescita e alla valorizzazione dei giovani. L’età media dei calciatori della Bundesliga si attesta attorno ai 25 anni, nulla a che vedere in confronto alla nostra Serie A, che raggiunge una media di 26 anni e con la Premier League, che addirittura la supera di poco. Lontana da questi valori è anche la Liga spagnola, la cui media dei protagonisti in campo supera i 27 anni.

 

LA GERMANIA GUARDA IN CASA DEI VICINI FRANCESI

Il segreto dietro la massiccia presenza dei giovani nel campionato tedesco risiede proprio nel prendere spunto dall’atteggiamento dei vicini di casa francesi. La Ligue 1, infatti, insieme alla Bundesliga, è l’unico altro campionato a credere fortemente nella presenza dei giovani nelle sue squadre. È così che il binomio Germania-Francia caratterizza calciatori come Dayot Upamecano, difensore centrale del Bayern Monaco che, da minorenne, ha lasciato la Francia per spostarsi, dapprima al Salisburgo e poi al Lipsia.

(Bundesliga.com)

Lo stesso vale per la difesa del Borussia Dortmund tra il 2017 e il 2018, con l’arrivo di Zagadou dal PSG e di Diallo dal Magonza. Si scelgono spesso la Bundesliga o altri campionati alternativi a quello francese proprio per la maggior possibilità di esprimersi nella massima competizione europea della Champions League, sogno di tutti i calciatori

 

PERCHÉ NON L’ITALIA?

Come sappiamo, l’Italia da questo punto di vista è ancora parecchio indietro e, negli ultimi anni, le uniche a credere veramente nella crescita dei giovani sono state Juventus, Milan, Atalanta e Sassuolo, schierando talvolta in campo giocatori del proprio settore giovanile oppure giovani promettenti pescati da altri campionati, spesso quello francese.

 

Tuttavia spesso è accaduto che la fiducia riposta in loro sia di gran lunga inferiore rispetto a quella verso giocatori di esperienza più “anziani”. È per questo che alcuni promettenti giovani, transitati nel nostro campionato, non hanno avuto il tempo di potersi esprimere al meglio ed esplodere, in quanto prematuramente venduti. Due casi emblematici di campioncini inespressi sono stati sicuramente André Silva e Patrik Schick, ora definitivamente esplosi in Germania.

 

ANDRÉ SILVA E LA POCA FIDUCIA DEL MILAN

Il calciatore portoghese, sotto la gestione Fassone-Mirabelli, sentiva sulle spalle il peso di gestire tutto l’attacco del Milan. In quel particolare momento storico Silva, pur essendo un giocatore di grande qualità tecnica, era ancora in fase di crescita, e il lavoro a lui chiesto non esaltava molto un giocatore rapido come lui.

Il Milan allora decise di coinvolgerlo nello scambio con Ante Rebić delll’Eintracht Francoforte. In Germania si assiste alla sua definitiva consacrazione, con 40 gol e 12 assist in 57 partite disputate con il “Frankfurt”, ed ora si appresta a vivere la sua nuova esperienza sempre in Germania, al Lipsia.

 

SCHICK PAGA LA SUA DISCONTINUITÀ

Discorso diverso invece per Patrik Schick, che in Italia ha militato in Sampdoria e Roma, dando fin da subito l’impressione di poter essere un ottimo prospetto. Anche in questo caso, però, il nostro calcio non è riuscito a valorizzarlo e a farlo crescere a dovere. Molto è stato anche merito dello stesso Schick, spesso discontinuo e poco incisivo nel periodo italiano.

Anche per lui la fortuna si chiama Germania. Infatti, prima al Lipsia e poi al Bayer Leverkusen, inizia a mettere a segno gol decisivi per la sua crescita. All’Europeo appena concluso si mette in grandissima mostra segnando ben 5 gol, tra cui il capolavoro da centrocampo in Scozia-Repubblica Ceca, premiato come gol più bello del torneo.

In definitiva dunque la Germania è sicuramente più brava dell’Italia nel valorizzare giovani talenti. La nostra filosofia di calcio paga ancora una scarsa intraprendenza nel mettere in campo giocatori inesperti, al fine di farli crescere con il tempo e la pazienza. Tuttavia questo fenomeno sembra destinato a mutare e la speranza è che questo trend possa essere invertito negli anni futuri, per il bene del calcio italiano ed europeo.

Fonte immagine copertina: calciomercato.it