E pensare che c’era chi, fino a qualche settimana fa, dopo un paio di controlli goffi e qualche tiro sbagliato, lo additava come un bidone. Contestualmente non sono mai mancati i detrattori neanche nei confronti di un giocatore che alla sua prima stagione in nerazzurro è stato addirittura etichettato come un sopravvalutato. Quando si parla di Romelu Lukaku e di Lautaro Martínez non si può che parlare di due grandi attaccanti, di due campioni che in modi e tempi diversi sono diventati il fulcro dell’unica squadra, ad ora, ad avere lo stesso passo dell’imprendibile Juventus.

Nelle ultime 7 partite stagionali, comprese quelle di Champions League, ha sempre segnato almeno uno dei due tra Lukaku e Lautaro Martinez. In due di queste ( Sassuolo e Bologna) sono andati in gol assieme. Era capitato solo alla seconda di campionato contro il Cagliari. (Fonte immagine: profilo Facebook dell’Inter)

L’Inter si ritrova ad un solo punto dalla vetta grazie soprattutto ai due sopracitati che, con buona pace di chi non ha creduto in loro – chiedere a Manchester per conferma – hanno deciso di rispondere alle critiche e agli scettici con quello che sanno fare meglio: segnare, divertirsi, vincere.

QUESTIONE DI FEELING

“Gli attaccanti nel nostro gioco sono importanti. Sicuramente avevo studiato Lautaro Martinez, è una prima e una seconda punta come Lukaku. Sono punte atipiche, se gli dai campo sono veloci e sono bravi a dialogare tra loro. Stiamo lavorando tanto sulla connessione che devono avere e sono contento perché stanno facendo grande lavoro anche senza palla. Dietro di loro sta crescendo un giovane promettente, Esposito, un ragazzo che fidati può avere un futuro importante se continua con questa voglia e questa umiltà”.

Lukaku ha segnato 9 reti con appena 29 tiri tentati. Ha una media di 2,97 tiri a partita. Il suo compagno Lautaro viaggia a cifre ben diverse: 43 tiri totali, 4.70 a partita e 5 reti segnate, 4 delle quali in area di rigore. Complementarietà.
(Dati understat.com; fonte immagine: profilo Facebook dell’Inter)

Questa è la risposta di Antonio Conte alla domanda di Alessandro Del Piero, che nel post-gara di Bologna ha voluto chiedere al suo ultimo tecnico bianconero l’importanza del lavoro in allenamento per affinare la sintonia tra i due attaccanti titolari dell’Inter. E Conte è deciso e fermo nel sostenere che questo feeling è frutto di un lavoro costante, della grande abnegazione mostrata dal numero nove e dal numero dieci dell’Inter. A inizio stagione, vero, i due sembravano a volte pestarsi i piedi. Ma mai si era avuta la sensazione o l’impressione che uno dei due dovesse, prima o poi, rimanere fuori. Antonio Conte, fin da subito, ha chiesto alla società un importante sforzo economico per arrivare all’ex centravanti del Manchester United, rincorso tutta l’estate probabilmente perché il prototipo del suo attaccante ideale. Al suo fianco, inutile negarlo, la prima opzione era rappresentata da Edin Džeko. Ma una volta sfumato il suo acquisto è stato Lautaro Martínez il prescelto per giocare al fianco del gigante belga, al netto dell’arrivo in extremis di Sanchez. E in campo i due hanno piano piano dimostrato di essere perfetti l’uno per l’altro: una coppia gol che tutti in casa Inter si auguravano di vedere, e così è stato.

(Fonte: profilo Twitter dell’Inter)

Era, dunque, solo questione di feeling. Era necessario quel classico periodo di ambientamento per poter ammirare le prestazioni di un tandem d’attacco che a Milano sponda nerazzurra non vedevano da tempo. Dal punto di vista realizzativo, in queste prime 11 giornate, i due hanno segnato più di ogni altro duo d’attacco che si ricordi degli ultimi decenni: da Vieri-Recoba a Ibrahimovic-Adriano passando per Milito-Eto’o e Icardi-Palacio. Un feeling via via sempre più crescente e più intenso come testimoniato dai diversi abbracci che i due sfoggiano sui propri profili social, o dal continuo cercarsi in campo con sguardi e lanci lunghi.

UNA COPPIA COMPLETA

Nelle ultime gare, ed in particolare dalla vittoria in trasferta a Sassuolo 3-4, i due hanno trovato quell’equilibrio che Antonio Conte cercava fin dal principio. Un equilibrio che da quel momento in poi è risultato addirittura devastante per le difese delle squadre poi affrontate dai nerazzurri. Rimanendo alla recente vittoria sul Bologna ci sono state diverse occasioni in cui la Lu-La – come ribattezzata qualche settimana fa dalla Gazzetta – ha dialogato e ha creato non pochi problemi alla comunque attenta difesa felsinea. Lukaku e Lautaro, infatti, hanno accettato l’uno contro uno con i difensori avversari ma lo hanno fatto in maniera differente: il belga ha più volte preferito venire incontro in zona palla, spalle alla porta, creando spazio e tempo per l’inserimento dell’argentino, a sua volta bravo e intelligente nel puntare costantemente Danilo, che ha chiuso in sofferenza una gara che lo ha visto spesso soccombere alle giocate del Toro.

(Fonte: profilo Facebook dell’Inter)

Nel primo tempo, ad esempio, Lukaku è venuto a prendersi palla in mezzo al campo creando lo spazio alle sue spalle per il compagno. L’ex United ha avuto l’abilità nel girarsi e nel far partire un lancio a tutto campo di almeno trenta metri che Lautaro, scattato poco al di là dell’ultimo difensore, aveva controllato in maniera sublime e che poi aveva depositato in rete. Oltre alle innate qualità tecniche, evidenti, i due attaccanti dell’Inter hanno imparato a muoversi l’uno per l’altro, rendendosi talmente indispensabili che sarà difficile vedere uno dei due accomodarsi in panchina se non per ragioni di turnover.

Brescia-Inter, il gol del 0-2 di Lukaku. La progressione palla al piede del belga è irresistibile ma il movimento a tagliare di Lautaro è altrettanto importante: il suo movimento crea caos alla retroguardia del Brescia e il portiere della squadra di casa, complice anche la posizione del Toro, non riesce a vedere la partenza del tiro a giro di sinistro di Lukaku.

Lukaku e Lautaro sono risultati determinanti nel match in casa del Bologna, e lo sono stati anche in altre partite che l’Inter ha portato a casa, a volte anche faticando. Il vero turning point, come detto prima, è rappresentato dal successo esterno sul Sassuolo. Una gara che l’Inter ha praticamente avuto in pugno per un’ora abbondante di gioco e che poi si è vista riaprirsi all’improvviso nell’ultimo quarto d’ora. Prima di essere sostituito Lautaro Martínez era stato il migliore in campo in assoluto, dando un saggio delle proprie qualità e confermando in positivo il proprio percorso di crescita iniziato con l’arrivo di Antonio Conte sulla panchina della Beneamata. In Emilia i due hanno messo a ferro e fuoco la difesa neroverde, in balia della fisicità del belga e della rapidità di gioco e di pensiero del Toro. Entrambi si sono iscritti al tabellino con una doppietta ed è proprio da questa partita che l’attacco dell’Inter ha incominciato ad essere davvero completo.

Altra situazione di gioco in cui i due attaccanti dell’Inter si completano a vicenda. Movimento sul corto di Lukaku, sponda per Candreva che lancia in profondità Lautaro. L’argentino lascia sul posto il proprio marcatore ma spreca l’opportunità mancando la porta.

Come evidenziano anche le immagini, dalla trasferta di Sassuolo Lukaku e Lautaro Martínez hanno capito come dividersi lo spazio in area di rigore e, allo stesso momento, come aggredirla quando il possesso è dei “quinti” di centrocampo. Il lavoro di sponda e di protezione palla di Lukaku è diventato molto efficace: il belga, infatti, è pressoché impossibile da superare fisicamente ed è proprio lui a cercare costantemente il contatto fisico, conscio della propria forza e delle varie difficoltà di molte difese italiane, come quelle del Sassuolo, ma anche del Bologna o del Parma. Se Lukaku stazione principalmente sul centro-sinistra, è Lautaro Martínez ad avere il compito di muoversi lungo tutto il fronte d’attacco. I suoi movimenti a tagliare in area di rigore sono sempre più frequenti così come è frequente il dialogo tra i due quando il pallone arriva sulla trequarti campo. Rispetto alle prime partite i due riescono a muoversi in maniera più armoniosa e ciò facilita anche le linee di passaggio che si creano tra i due attaccanti. Se poi ci mettiamo anche il notevole tasso tecnico di cui entrambi dispongono è evidente che si stia parlando di un tandem d’attacco di gran lunga tra i più interessanti e affascinanti d’Europa.

I NUMERI

Chiudiamo l’analisi del tandem d’attacco più interessante e, ad oggi, più completo del campionato con i numeri, che meglio di ogni altra cosa certificano il grande lavoro svolto fin qui da mister Conte e da due diretti interessati. L’Inter, per iniziare, è l’unica squadra tra i cinque maggiori campionati europei ad aver vinto tutte le partite giocate in trasferta in campionato: sei vittorie su sei, e spesso lo ha fatto grazie alle reti dei suoi due attaccanti titolari.

Lukaku, ad esempio, ha segnato 7 dei suoi 9 gol totali in trasferta (si considera, ovviamente, anche il derby Milan-Inter in cui i nerazzurri hanno giocato formalmente fuori casa) mentre il suo compagno Lautaro 4 su 5, salvo solo il rigore segnato alla Juventus nel Derby d’Italia del 6 ottobre.

La crescita esponenziale di entrambi è stata netta, graduale e ha giovato anche della maggiore verticalità di una squadra che sta imparando, come vuole il suo allenatore, a costruire il gioco dal basso. In tal senso la rete di Martínez al Borussia Dortmund su assist di De Vrij è emblematica del processo di maturazione che sta coinvolgendo tutti, e non solo chi la palla la deve poi mettere in rete. Entrambi hanno imparato a giocare insieme, a cercarsi e a trovarsi come vogliono. Lo fanno, ora, con grande efficacia in campionato e l’obbiettivo è quello di esserlo anche in Europa, dove Lukaku è sostanzialmente mancato, sia in termini di presenze che dal punto di vista fisico. La prova del nove (e del dieci) l’avremo stasera. Lukaku e Lautaro sembrano un po’ Batman e Robin: protettori dei colori nerazzurri con l’ambizione di tornare a vincere con l’Inter e per l’Inter.

(Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram dell’Inter)