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La corsa a Euro ’92, tra calcio e storia

La corsa a Euro ’92, tra calcio e storia

Il 26 giugno di 30 anni fa è andata in scena la finale di Euro ’92, con una delle vittorie più inaspettate della storia.
L’Europeo, però, rappresenta anche l’ultima recita di alcune Nazionali e alcune prime volte molto particolari.
Il biennio 1991/92, infatti, rappresenta uno snodo fondamentale per la storia, non solo calcistica, di molti paesi, tra guerre e divisioni.

Ecco, dunque, una panoramica su quanto successo nei due anni precedenti al torneo, più precisamente dal 2 febbraio 1990, data dei sorteggi per le qualificazioni ad Euro ’92.

GRUPPO 1: DOMINIO TRANSALPINO

Il primo gruppo delle qualificazioni è senza storia, con la Francia di Platini che vince tutte e 8 le partite, senza mai apparire in difficoltà. È la Francia del blocco marsigliese, in cui spiccano Dider Deschamps e Jean-Pierre Papin, Pallone d’Oro 1991. Tra i galletti, però, si intravede anche Éric Cantona, 25enne amatissimo da Platini, ma non particolarmente dalla stampa francese, che non gli risparmia feroci critiche.

Alle spalle dei francesi tutti si aspettano di vedere la Spagna di Vicente Miera, ma le Furie Rosse stanno vivendo il classico ricambio generazionale, con la Quinta del Buitre che inizia ad accusare il peso degli anni. La Roja perde addirittura per 2-0 a Rejkjavik, contro la semisconosciuta Islanda, toccando uno dei punti più bassi della storia spagnola.
Con gli iberici fuori gioco l’unica squadra a tentare di impensierire la Francia è la Cecoslovacchia di Luboš Kubík e del bomber del Genoa Tomáš Skuhravý. I cechi sono una delle Nazioni che stanno per salutare, infatti all’alba del 1993 si dividono in Repubblica Ceca e Slovacchia.

La Cecoslovacchia, però, non finisce quel giorno la sua storia, in quanto le viene concesso di terminare le qualificazioni al Mondiale americano, fallite. L’ultima partita della Nazionale è datata 17 novembre 1993, uno scialbo 0-0 in Belgio.

Una sorpresa in positivo del girone è senza dubbio l’Islanda, che chiude con due vittorie, vincendo, oltre che contro la Spagna, anche contro l’Albania nella prima partita del girone.

Gli albanesi, fanalino di coda del gruppo, stanno vivendo invece un momento decisamente delicato, con una crescita immane di emigrati verso posti migliori.
Nel periodo comunista, l’Albania è un paese poverissimo, dedito in particolare all’agricoltura e profondamente in crisi.

Nel dicembre 1991, quando ormai il partito comunista è crollato, la partita tra Albania e Spagna viene annullata, per evitare ulteriori problemi, tenendo anche conto che entrambe le Nazionali erano già estromesse dal discorso qualificazione.
In un clima davvero teso, Ramiz Alia introduce il multipartitismo, per la prima volta nella storia albanese e le proteste iniziano a scemare, aprendo una nuova pagina nella storia dell’Albania.

GRUPPO 2: EQUILIBRIO

Il secondo gruppo è, di gran lunga, il più equilibrato dei sette, con quattro squadre in due punti dopo l’ultima giornata.

Escludendo il fanalino di coda San Marino, che chiude con 33 reti subite e una sola messa a segno, Romania, Scozia, Svizzera e Bulgaria danno vita ad un gruppo particolarmente emozionante.
Le due formazioni dell’Est Europa sono quelle più colpite dagli avvenimenti del periodo; entrambe nel 1989 vedono cadere ufficialmente il comunismo. Se in Bulgaria, però, il PSB continua nel suo lavoro, limando alcuni dettagli, la situazione in Romania è decisamente diversa.

Il 22 dicembre 1989 il dittatore Nicolae Ceaușescu e la moglie Elena fuggono da un colpo di stato partito da una rivolta popolare. La fuga dei due dura un paio di giorni, prima dell’arresto e della fucilazione avvenuti 25 dicembre.
Da quella data la Romania ha modificato lo statuto, ispirandosi ai paesi occidentali e risollevandosi anche economicamente.

Tornando al calcio, sono proprio i romeni di Gheorghe Hagi i principali inseguitori di Svizzera e Scozia, che sembrano essere più attrezzate delle balcaniche.
Gli svizzeri sono rappresentati dalla più forte generazione della loro storia, con Marco Pascolo in porta, Ciriaco Sforza e Alain Sutter in mezzo al campo e davanti Kubilay Turkyilmaz e Stéphane Chapuisat, forse il più forte calciatore svizzero di sempre.

I frutti di questa generazione verranno raccolti due anni dopo, quando gli elvetici torneranno dopo 28 anni a giocare un Mondiale.
Gli scozzesi, invece, non hanno un vero e proprio trascinatore, come al solito lottano tutti insieme verso l’obiettivo qualificazione, riuscendo a centrarlo conducendo un girone quasi perfetto, con una sola sconfitta.

Proprio quell’unica battuta d’arresto avrebbe potuto costare molto caro alla Scozia, perché avviene il 16 ottobre 1991 in Romania. I romeni iniziano a credere nella rimonta e battono la Svizzera un mese dopo, riducendo la corsa a due a soli 90 minuti dalla fine.

Prima dell’ultima giornata la classifica recita: Svizzera 10, Scozia e Romania 9, Bulgaria 8.
Gli svizzeri, che hanno già concluso le partite, per passare sperano in un miracolo, ossia Scozia e Romania sconfitte e arrivo a pari punti con la Bulgaria, che ha una differenza reti decisamente peggiore degli elvetici.

Purtroppo per i rossocrociati, la Scozia vince in scioltezza 4-0 contro San Marino, quindi ora tutte le attenzioni sono rivolte a Sofia, dove la Romania deve vincere segnando 2 gol per qualificarsi ad Euro ’92.

Il match sembra mettersi bene per i romeni, che prima sbagliano un rigore con Hagi, ma passano grazie a Popescu.
A mettere i bastoni tra le ruote a Hagi e soci arriva un altro ineffabile numero 10 balcanico: Hristo Stoickov, che imbuca un gran pallone per Sirakov per l’1-1 finale.
Ad Euro ’92 ci va, forse un po’ a sorpresa, la Scozia, non i più forti, ma senza dubbio il gruppo più compatto nelle difficoltà.

GRUPPO 3: IL PALO E L’ULTIMA URSS

Ed eccoci arrivati a noi, all’Italia. Gli azzurri, dopo la sfortunata esperienza casalinga nel Mondiale 1990, vengono inseriti in un gruppo con Cipro, Ungheria, Norvegia e URSS. Prese singolarmente tutte nazionali abbordabili, eccetto i sovietici, che, però, hanno altri pensieri per la testa.

Se l’Ungheria si dimostra un avversario tosto, specie in casa, è la Norvegia la vera mina vagante del girone.
Sono proprio i norvegesi a mettere i bastoni tra le ruote all’Italia di Vicini, che viene battuta ad Oslo per 2-1 il 5 giugno 1991, con reti di Dahlum e Bohinen (il padre di Emil, visto nell’ultima stagione con la Salernitana).
Gli azzurri cercano di rimediare, ma l’URSS sembra inarrestabile; le uniche mosse false dei sovietici sono due pareggi, il primo a Roma, il secondo contro l’Ungheria.

La partita di Mosca del 12 ottobre 1991 è l’ultima spiaggia per conservare speranze.
Il match vede una clamorosa parata di Zenga nel primo tempo, che riesce a respingere una conclusione ravvicinata e, nella ripresa, il clamoroso palo di RIzzitelli, che condanna gli azzurri.

Per l’Italia, dunque, l’estate del 1992 sarà senza Europeo. Col senno di poi sembra un’inezia, visto il terribile anno che il nostro paese sta per vivere, tra stragi mafiose e l’inizio di Tangentopoli.

I sovietici, invece, volano a Euro ’92, ma c’è un imprevisto dietro all’angolo.
Quella contro i nostri azzurri, infatti, è l’ultima partita giocata in casa dall’URSS nella sua storia.
Gli uomini di Bishovets, infatti, un mese dopo battono Cipro a domicilio per 0-3, quando a Mosca i venti di burrasca sono già incessanti.

Con l’ascesa al potere di Mikhail Gorbachov, l’URSS inizia la Perestrojka, ossia quell’insieme di riforme che ha come obiettivo ultimo il rinnovamento della società sovietica.
Le vie della storia, però, sono tortuose ed inaspettate, e a seguito dei cambiamenti al sistema socialista, l’URSS si scioglie.
La data ufficiale è il 26 dicembre 1991, anche se la Russia si stacca ufficialmente il 1 gennaio 1992, sancendo la fine dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
Ma quindi a Euro ’92 cosa succede?

L’11 gennaio 1992 nasce la Comunità degli Stati Indipendenti (CIS), la Nazionale che giocherà il torneo europeo a giugno, formata da atleti di 11 delle 15 ex repubbliche sovietiche.
Questa squadra avrà vita breve, tanto che subito dopo la sconfitta per 3-0 con la Scozia, i calciatori inizieranno a giocare con le proprie Nazionali, sancendo la fine del CIS.

GRUPPO 4: IL GIRONE DELLA STORIA

Il girone 4 racchiude la storia delle piccole Isole Fær Øer, una formazione nata da pochi anni, che esordisce in competizioni ufficiali proprio in queste qualificazioni.
Il 12 settembre 1990, a Landskrona, in Svezia, i faroesi giocano contro l’Austria la prima partita ufficiale della loro storia. La partita si conclude in maniera sorprendente: 1-0 per le Fær Øer. Il gol decisivo lo segna Torkil Nielsen, tre volte campione nazionale di scacchi. Una storia splendida.
La prima esperienza delle Fær Øer nel calcio internazionale si chiude con 3 punti, contando anche il pareggio di Belfast contro l’Irlanda del Nord.

Un po’ a sorpresa, sono proprio i britannici la terza forza del girone, davanti anche ad una disastrata e disastrosa Austria.
I nordirlandesi chiudono con 2 vittorie (contro Fær Øer e Austria) e tre pareggi, tra cui quello contro la Danimarca dei fratelli Laudrup.
Proprio il pareggio del 17 ottobre 1990 in terra britannica risulta fatale per i danesi, che chiudono secondi con 13 punti, solamente uno in meno dei primi classificati: la Jugoslavia.

Già, la Jugo, una delle formazioni più forti del panorama mondiale, dotata di tecnica e qualità, avversario sempre difficile da affrontare.
Gli slavi, però, stanno per uscire di scena, nella maniera più atroce. Se l’uscita della Slovenia dalla Jugoslavia è stata relativamente indolore, dal 1991 inizia una guerra sanguinosa e devastante, che coinvolge tutte le restanti repubbliche balcaniche.

Ancora oggi la Guerra dei Balcani rimane una delle pagine più tristi della storia dell’umanità, e le sue conseguenze si notano ancora oggi in alcune parti dell’ex Jugoslavia.

Un’altra conseguenza della guerra è stata l’esclusione della Nazionale da Euro ’92, una decisione arrivata pochi giorni prima l’inizio della competizione.
Al posto della Jugo è stata richiamata la Danimarca, che ha saputo approfittare di questa occasione, scrivendo quella che è, ad oggi, la pagina più bella della sua storia calcistica: la vittoria di Euro ’92.

GRUPPO 5: RIUNITI

Se la Jugoslavia stava, lentamente e dolorosamente, crollando a pezzi, da un’altra parte in Europa ci fu una riunificazione storica.

Il 9 novembre 1989 è caduto il Muro di Berlino, evento che ha fatto sorgere le prime crepe in tutto l’Est Europa di matrice comunista.
Nel 1990 la Germania Ovest ha vinto il suo terzo titolo Mondiale e ad ottobre arriva la tanto attesa riunificazione con la Germania Est.
Destino vuole, però, che nel sorteggio per le qualificazioni ad Euro ’92, le due Germanie sono finite nello stesso gruppo.

La soluzione scelta dalla UEFA è quella di fare un girone da 4 squadre, lasciando la Germania unita, come è giusto che sia.
I tedeschi, come prevedibile, iniziano alla grande il girone, ma il 5 giugno 1991 cadono in Galles per 1-0, con rete decisiva di Ian Rush.

Sono proprio i gallesi i principali rivali dei tedeschi per la qualificazione, vista la pochezza del Lussemburgo e il biennio da dimenticare del Belgio.
I britannici, però, un paio di mesi prima della storica vittoria contro i tedeschi, avevano impattato per 1-1 con il Belgio, punto che si rivelerà fatale per il passaggio del turno.
La Germania, infatti, dominerà il ritorno contro i gallesi per 4-1 (tutte “italiane” le reti, con Möller, Völler,  Riedle e Doll), prima di chiudere l’opera battendo Belgio e Lussemburgo e qualificandosi per Euro ’92.

GRUPPO 6: IL RITORNO DEI TULIPANI

In un girone più pazzo del previsto, le due favorite Olanda e Portogallo si danno battaglia fino alla fine, tra vittorie importanti e passi falsi clamorosi.
Il gruppo 6 vede uscire come fanalino di coda Malta, che però riesce a portare a casa due ottimi pareggi contro Finlandia e Grecia, le altre due contendenti.
I finlandesi stanno iniziando a far parlare di se, visto anche l’esordio, nel 1989, di un giovane talento che ama giocare dietro alle punte: Jari Litmanen. Dalle parti di Helsinki, però, è ancora presto per puntare a risultati importanti, perciò ci si accontenta dei 6 punti finali, ed in particolare dei pareggi casalinghi contro Olanda e Portogallo, che rappresentano due risultati di assoluto prestigio per i lapponici.

Ancora meglio fa la Grecia di Dimitrios Saravakos, formidabile attaccante del Panathinaikos, che chiude con 8 punti e si rivela l’ago della bilancia per la qualificazione.
È infatti contro i greci, il 4 dicembre 1991 che l’Olanda conquista ufficialmente il pass per Euro ’92, grazie ad un 2-0 a domicilio firmato Bergkamp e Blind.

La Grecia, però, è stata decisiva per gli Orange già prima di quella data. Infatti, il 23 gennaio 1991, il Portogallo arriva in terra ellenica per consolidare il primo posto nel girone (aveva infatti già vinto contro l’Olanda).
I lusitani, che possono annoverare calciatori del calibro di Vítor Baía, Rui Barros e Paulo Futre, sono avanti per 2-1 a venti minuti dalla fine (reti di Futre e Rui Aguas), ma i padroni di casa non ci stanno.

Al 69’, un interminabile batti e ribatti in are viene concluso da Manolas, zio dell’ex difensore di Roma e Napoli. A cinque minuti dalla fine, poi, un errore dei portoghesi spalanca il contropiede dei greci, che termina con un cross messo in rete di testa da Tsalouchidis.

La sconfitta in Grecia risulterà decisiva per il Portogallo, che dovrà rimandare i propri sogni di gloria.
L’Olanda, invece, torna a ruggire dopo la brutta spedizione a Italia ’90, con Rinus Michels che affianca ai senatori giovani interessanti, come Bergkamp e Witschge.

GRUPPO 7: ANTICHI NEMICI

L’ultimo gruppo, formato da quattro squadre è quello che vede la clamorosa disfatta della Turchia, ultima con 14 reti subite e una sola realizzata e, la rinascita della Polonia che conclude con 9 punti, tornando a livelli accettabili, e ferma anche l’Inghilterra a Poznan.
Le protagoniste del girone, però, sono due nazioni che, da sempre, vivono in completo conflitto, nonostante siano molto vicine: Inghilterra e Irlanda.

Gli scontri nelle strade sono sempre più sanguinosi, così come gli attentati dell’IRA che resta sempre uno spauracchio temibile. Il clima in terra irlandese, però, si è decisamente calmato negli ultimi anni, precisamente dal 1986, quando sulla panchina della Nazionale si è seduto Jack Charlton, Campione del Mondo 1966 con l’Inghilterra.

Sotto la guida di Charlton l’Irlanda ottiene risultati mai visti prima d’ora, arrivando addirittura ai quarti ad Italia ’90, dimostrando qualità molto positive. John Aldridge, Pat Bonner, Denis Irwin, Ray Houghton, sono tutti nomi di calciatori esplosi in maglia verde sotto la gestione del tecnico inglese.

L’obiettivo dell’Irlanda, dunque, è quello di beffare i nemici di sempre e qualificarsi ad Euro ’92.
A sorpresa, l’Inghilterra di Graham Taylor non è perfetta e l’Irlanda tiene botta; entrambe le squadre finiranno il girone con 0 sconfitte, segno emblematico della compattezza delle due compagini.

A passare, però, sono proprio gli inglesi che chiudono a 9 punti, ad una sola lunghezza dagli irlandesi.
L’Irlanda, pur non perdendo mai e facendo vedere un gioco, a tratti, superiore all’Inghilterra, paga il clamoroso black out del 16 ottobre 1991 in Polonia.

In vantaggio per 3-1, grazie alle reti di McGrath, Townsend e Cascarino, gli uomini di Charlton si sentono già la vittoria in tasca e si rilassano troppo. I polacchi segnano con Furtok e Urban nell’ultimo quarto d’ora, per un 3-3 che, alla fine, sarà decisivo per la qualificazione degli inglesi.

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