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La Croazia vuole continuare a sognare a Euro 2020

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La Croazia vuole continuare a sognare a Euro 2020

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Chiamarla sorpresa non le renderebbe il giusto merito, soprattutto dopo il percorso fatto in Russia nel 2018, in cui la Croazia è riuscita a cavalcare il sogno assieme ad una Nazione intera.

Passati come primi nel girone di qualificazione, iniziano il loro Euro 2020 con un esordio amaro. La partita d’apertura è infatti terminata 1-0 per l’Inghilterra, altra grande favorita per arrivare in fondo al cammino. I ragazzi di Dalić hanno dato continuità al gioco proposto 3 anni fa, creando però pochi tiri verso la porta avversaria e risultando troppo timidi una volta arrivati al limite dell’area.

“Il nostro obiettivo è passare la fase a gironi, poi ragioneremo partita dopo partita, senza guardare troppo lontano”, dichiara il ct. Piedi per terra quindi per Dalić e la sua truppa, che puntano ad andare oltre i quarti di finale, raggiunti dalla Croazia in due edizioni dell’Europeo (1996 e 2008).

COME SI PRESENTANO I CROATI AGLI EUROPEI

Il ct dei “Kockasti” si delinea come un profilo sicuro e deciso in ogni scelta, senza fare passi indietro, frutto di un rigido temperamento. Basta chiedere a Kalinic, lasciato fuori dai successivi convocati perchè si rifiutò di entrare con il Brasile.

Il suo pugno duro ha anche permesso di portare la Croazia sul podio, facendo affidamento ad un appello divino. Infatti il tecnico prima di ogni partita dà uno sguardo ad un vecchio rosario consacrato a Međugorje che tiene nella sua giacca, appellandosi ad un tifoso “speciale”.

Dalić dopo aver terminato il Mondiale come vice-campione del mondo ci tiene a stupire ancora contando sui soliti ragazzi terribili che spesso però peccano d’intesa.

Nella prima gara contro l’Inghilterra, il ct ha schierato un 4-3-3 con Perišić esterno alto di sinistra, Rebić nelle vesti di punta e Kramarić largo a destra. Forse nel tentativo di creare un effetto sorpresa alla retroguardia dei Tre Leoni, con i tagli in area degli esterni, senza però andare a buon fine.

Sempre Dalić afferma che in molte partite, soprattutto nelle precedenti battute, sia mancata l’alchimia tra i giovani, che devono ancora adattarsi al gioco della Nazionale.

UN COLLETTIVO DI TUTTO RISPETTO

Per Euro 2020 il tecnico ha voluto confermare senza dubbio il gruppo dei suoi fedelissimi – andato ad un passo dal coronamento di un sogno in Russia – lasciando fuori però protagonisti importanti di quell’impresa sfiorata come Rakitić e Mandžukić.

A livello di singoli, la Croazia può contare su una rosa ampia che se messa in condizione può far male ad ogni avversario. Troviamo infatti gli spunti in velocità di Rebić e Perišić, già noti in Serie A, le geometrie del maestro d’orchestra Luka Modrić, la fantasia sulla trequarti di Vlašić, giovane conteso tra le altre anche dal Milan, il talento di Oršić e Brekalo assieme all’esperienza di Vida e Lovren.

Grande fautore del 4-2-3-1, il ct lo alterna spesso con un 4-3-3 ed entrambi i moduli permettono ai Kockasti di attaccare in maniera organizzata e di portare quanti più uomini dentro l’area di rigore. Il gioco verticale della Croazia è anche merito del trio di centrocampo, che permette copertura e giocate calcolate al millimetro grazie ai suoi prelibati interpreti.

Ci sono le carte in regola per fare bene, almeno nei gironi, poi come dice Dalić “vedremo alla giornata“, ma il gioco divertente e spumeggiante dei croati non deve tardare ad arrivare.

Se diamo un occhio alle statistiche infatti, nelle ultime 29 partite la Croazia ha vinto in 12 occasioni. Meno della metà quindi, perdendo sia contro corazzate come Portogallo e Francia ma anche contro Tunisia ed Ungheria, non proprio imbattibili. Si è qualificata, come detto, prima nel girone di qualificazione, ma nell’ultima Nations League ha vinto solamente una partita, perdendone cinque.

Una squadra a due facce quindi, quella di Dalić, che spera di bilanciare al meglio i suoi ragazzi cosi da plasmare un collettivo che riesca a garantire continuità, sia di gioco che di risultati.

L’INGHILTERRA VINCE CONTRO UNA TIMIDA CROAZIA

A Wembley è andata in scena la prima gara del girone D, con gli inglesi che ci tenevano a fare bella figura sotto gli occhi della loro gente. I croati, dopo alcuni minuti di assestamento, iniziano a carburare un buon gioco che a tratti sembra mettere in grande difficoltà la formazione allenata da Southgate.

Sono però i Tre Leoni a passare in vantaggio al 57′ e ad assicurarsi i primi tre punti nel girone.

Da questa prima sconfitta, Dalić sale sul volo di ritorno con qualche garanzia, oltre che altrettanti dubbi.

Assieme al solito, immortale Modrić, il ct può contare su una mediana qualitativamente tra le migliori della competizione, con il tandem Brozović-Kovačić al fianco del 10 madrileno.

La difesa nell’arco dei 90′ ha retto quanto poteva, considerando che ormai la coppia Vida-Lovren non è più giovanissima e quindi non possono garantire molta resistenza, con un Ćaleta-Car che è riuscito ad arginare quanto più possibile i pericoli.

Arrivando poi al pacchetto offensivo, i croati in tutta la partita hanno fatto solamente due tiri in porta, tra cui uno di Modrić dal limite. Gli attaccanti non sono mai riusciti a prendere lo specchio difeso da Pickford, volendo forzare troppe volte l’entrata in area di rigore.

Tutti gli interpreti in avanti devono rischiare di più la giocata e, quando gli spazi dentro l’area sono intasati, rischiare la conclusione, così da non essere troppo passivi e quantomeno cercare di vincere, oltre che il possesso, anche la partita.

THE LAST DANCE DA PALLONE D’ORO

Come ciliegina sulla torta, Luka Modrić non può di certo passare inosservato, eroe e capitano di una Nazione intera.

A dare maggiori ambizioni alla Croazia il desiderio di lasciare un bel ricordo al suo fuoriclasse, che si appresta a giocare il suo quarto europeo. Con ogni probabilità, questa sarà l’ultima competizione internazionale per Modrić; l’ennesimo capitolo del campione che è riuscito a portare la sua Croazia in finale dei Mondiali contro la Francia.

Fino ad ora ha giocato 138 partite con la sua truppa, e spera che queste probabili ultime gare possano portare la propria nazionale più lontana possibile.

Un giocatore sempre in crescendo nell’arco dei 90 minuti, per il quale ogni aggettivo è ormai superfluo. Sontuoso fin da quando si allaccia gli scarpini e sempre pronto a dare supporto al compagno, vero leader sia tecnico che emotivo della Croazia.

Il campione fresco di rinnovo con il Real, vuole regalare al suo popolo un cammino dignitoso per gli attuali vice-campioni del mondo, in cerca del primo titolo con la sua Nazionale ma dell’ennesimo della sua carriera.

La Croazia quindi, vuole far capire di essere molto più che una outsider in questo Europeo, con la certezza di poter fare affidamento su giocatori di qualità, alla ricerca della giusta quadra con giovani profili che possono essere le armi in più per questa Nazionale.

 

Fonte immagine di copertina: profilo Twitter @HNS_CFF

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Il Liverpool batte il Chelsea e vince la Carabao Cup: decide un gol di Van Dijk nei supplementari

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van Dijk

Wembley è lo stadio designato per ospitare la finale di Champions League 2023/2024, ma è anche il palcoscenico delle grandi finali delle coppe inglesi. Oggi, nel tempio del calcio oltre-manica, è andata in scena la sfida tra Chelsea e Liverpool. Le due squadre si sono infatti sfidate nell’ultimo atto della Carabao Cup, la coppa di Lega.

I tempi regolamentari sono finiti a reti bianche, con nessuna delle due squadre che è stata capace di battere il l’estremo difensore avversario. Il portiere del Liverpool, Kelleher, e quello del Chelsea, Petrovic, hanno chiuso la propria porta e hanno fatto si che il match si dovesse decidere oltre il novantesimo. Il sostanziale equilibrio è durato ben 118 minuti, infatti, a soli 2 giri di lancette dai calci di rigore, Virgil Van Dijk ha segnato il gol che ha permesso ai Reds di vincere la Carabao Cup. L’olandese, tra l’altro, ha realizzato una rete anche precedentemente, ma l’arbitro l’ha annullata per il fuorigioco di un suo compagno, vale a dire Endo.

I TROFEI DI VAN DIJK CON IL LIVERPOOL

Questo è dunque uno dei tanti trofei della lunga parentesi di carriera con la maglia del Liverpool di Virgil Van Dijk. L’ex Southampton ha già vinto in precedenza la Coppa di Lega Inglese nella stagione 2021-22, ma nella propria bacheca con questa squadra figurano anche un campionato di Premier League, una Community Shield e una FA Cup. In ambito continentale e internazionale invece, l’olandese e i Reds hanno trionfato insieme in Champions League, nella Supercoppa UEFA e nel Mondiale per Club. 

 

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Preferisco la Coppa: Coppa dei Campioni 1981/82

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Aston Villa 1982

Il 1 agosto 1981 nasce, negli Stati Uniti, MTV, il mitico canale televisivo incentrato sui video musicali che sarà vero e proprio fenomeno culturale negli anni seguenti.

Poco meno di un mese più tardi, il 26 agosto, Saint-Étienne e Dynamo Berlino aprono la 27esima edizione della Coppa dei Campioni.

Nel turno preliminare Les Verts, ormai al canto del cigno, cadono nella trappola dei tedeschi, che strappano un’importantissimo 1-1 in terra francese, con Christian Lopez protagonista assoluto del match. Dopo 25 minuti il difensore del Saint-Étienne incappa in uno sfortunato autogol che apre le marcature, complicando la strada per i padroni di casa; nella ripresa Lopez si rifà, seppur parzialmente, mettendo in rete da pochi passi la respinta del portiere della Dynamo, Rudwaleit, per l’1-1 finale.

Una settimana più tardi, in Germania Est, la Dynamo vince senza troppa fatica 2-0, grazie alle reti di Netz e Riediger, conquistando i sedicesimi.

NUOVA ERA

I sedicesimi della Coppa dei Campioni 1981/82 rispettano i pronostici della vigilia, con il solo, sorprendente, tonfo della Real Sociedad contro il CSKA Sofia. Il doppio confronto viene deciso all’andata da una rete di Yonchev al 90’ e i bulgari riescono a mantenere lo 0-0 all’Atotxa due settimane più tardi, conquistando gli ottavi.

La sfida più interessante dei sedicesimi, però, riguarda la rappresentante italiana nella competizione, la Juventus di Trapattoni che affronta il sempre ostico Celtic Glasgow. Gli scozzesi sono una squadra molto giovane, guidata da Billy McNeill in panchina e con qualche giocatore dal futuro interessante in campo, come David Moyes, ora allenatore e Pat “Packie” Bonner, 20enne portiere irlandese che sarà protagonista a Italia ‘90 e USA ‘94 con la sua Nazionale.

La sfida d’andata al Celtic Park, il 16 settembre, vede i padroni di casa imporsi per 1-0, grazie alla conclusione di MacLeod al 6’, deviata in maniera sfortunata da Schiera alle spalle di Zoff.

Con questo risultato, però, la Juventus resta ancorata alla possibilità di qualificazione in vista del match di ritorno, che entrerà nella storia del calcio e della televisione italiani.

Il 30 settembre 1981, infatti, per la prima volta in Italia, una rete televisiva privata trasmette la diretta di una partita europea. Lo spettacolo del Comunale di Torino viene portato nelle case della Lombardia da Canale 5, la rete ammiraglia di Silvio Berlusconi. L’imprenditore era riuscito a strappare a suon di miliardi (di lire, ovviamente) la trasmissione delle squadre italiane impegnate in Europa alla RAI, eccetto il Napoli, impegnato in Coppa UEFA e rimasto fedele alla tv di Stato.

È un momento storico per la televisione italiana ed è anche una gran serata per la Juventus, che ribalta il Celtic già nel primo tempo grazie alle reti di Virdis e Bettega, conquistando il passaggio del turno.

IL RITORNO DEI BELGI

La Juventus, dopo aver eliminato l’ostico Celtic, diventa una delle favorite alla vittoria finale, anche in virtù del sorteggio, che mette di fronte ai bianconeri l’Anderlecht agli ottavi. I biancomalva non sono più la corazzata di metà anni ’70, ma sono tornati a vincere il campionato belga dopo 6 anni, guidati da alcuni nomi interessanti come Morten Olsen e Frank Vercauteren.

La sfida d’andata si gioca al Vanden Stock, il 21 ottobre e vede una Juventus decisamente sorpresa dall’atteggiamento propositivo dei padroni di casa, che passano in vantaggio al 24’ con Geurts, bravo a svettare nell’area piccola su un calcio d’angolo, sfruttando una leggera indecisione di Zoff in uscita. La reazione dei bianconeri arriva a pochi minuti dalla fine del primo tempo, con Tardelli che pesca in area Marocchino per il pareggio.

 Nella ripresa è ancora Geurts a rimettere avanti l’Anderlecht, sfruttando un brutto errore di Prandelli, appena entrato al posto di Tardelli. A questo punto la Juventus capisce che l’obiettivo principale è quello di limitare i danni e cerca in tutti i modi di portare a casa un 2-1 che resta un risultato recuperabile. All’88’, però, ancora su un calcio d’angolo, Zoff respinge male con i pugni, consegnando di fatto il pallone a Vercauteren, che conclude al volo e mette in rete il gol del definitivo 3-1.

Due settimane dopo nella nebbia del Comunale, la Juventus tenta l’assalto in avvio, colpendo un palo clamoroso con un colpo di testa di Bettega, che poi deve anche lasciare il terreno di gioco per infortunio alla mezz’ora. Putroppo per i bianconeri è solamente un fuoco di paglia, visto che l’Anderlecht rischia poco e alla prima occasione punisce, ancora con la bestia nera Geurts. Il numero 9 biancomalva sorprende un rivedibile Zoff su calcio di punizione da molto lontano, portando avanti i suoi e, di fatto, rendendo impensabile la rimonta per la Juve. I bianconeri riescono solamente a trovare l’1-1 con Brio al 79’, con un bel colpo di testa su punizione di Cabrini, ma è troppo poco e l’Anderlecht passa il turno.

I biancomalva, dunque, approdano ai quarti della Coppa dei Campioni 1981/82, dopo aver eliminato Widzew Łódź e Juventus. Il sorteggio sembra benevolo per i belgi, che pescano la Stella Rossa nel turno successivo.

Il doppio confronto è senza storia, con l’Anderlecht che vince entrambe le sfide per 2-1 e, soprattutto nella sfida di ritorno al Rajko Mitic, lascia la sensazione di essere squadra matura e si candida pesantemente alla vittoria finale.

Della semifinale, però, parleremo più avanti, prima c’è da documentare un tonfo molto pesante.

FUORI I CAMPIONI

Nel marzo 1982, negli Stati Uniti, viene proiettato per la prima volta Blade Runner, il noir fantascientifico di Ridley Scott che vivrà nell’oblio per alcuni anni, prima di assurgere a cult assoluto.

Proprio ad inizio mese, il Liverpool, campione uscente della Coppa dei Campioni, sfida il CSKA Sofia ai quarti di finale, in una sfida che appare decisamente favorevole per i Reds.

Nonostante il pronostico della vigilia, però, ad Anfield gli uomini di Paisley faticano a trovare la rete, anche per merito della difesa bulgara, compatta e autoritaria. Il gol arriva solamente al 65’, grazie a Whelan, e il risultato non cambia più fino al triplice fischio.

Andare in un ambiente ostico come la Bulgaria con una sola rete di vantaggio è rischioso, ma il Liverpool appare davvero troppo forte rispetto al CSKA e appare fiducioso per la qualificazione.

La partita è spigolosa, con i padroni di casa che aspettano l’occasione giusta per colpire, senza scoprirsi troppo, per evitare di compromettere ulteriormente il risultato.

Dopo 78 minuti di contrasti e poche occasioni, il Liverpool inizia a vedere il traguardo, ma viene punito da Mladenov che rimette in perfetta parità l’incontro e lo porta ai supplementari.

Nell’appendice è ancora lui, Stoycho Mladenov a mettere in rete in mischia il gol del 2-0, facendo esplodere il Vasil Levski. Nella seconda metà dei supplementari il Liverpool si gioca il tutto per tutto, colpendo una clamorosa traversa con Kennedy da pochi passi.

Finisce così, con la Bulgaria in festa e i Reds, incredibilmente, fuori dalla Coppa dei Campioni 1981/82.

UN MIRACOLO E MEZZO

Siamo giunti, dunque, alle semifinali, che si rivelano diametralmente opposte nel risultato e nell’andamento.

Se il CSKA Sofia rischia di stupire nuovamente, costringendo il Bayern Monaco ad una difficile rimonta, la sfida tra Anderlecht e Aston Villa si rivela molto equilibrata.

I bulgari sorprendono il Bayern al Levski, portandosi sul 3-0 dopo meno di 20 minuti, grazie alle reti di Dimitrov, Yonchev e Zdravkov. La reazione dei bavaresi è immediate e porta ai gol di Dürnberger e Hoeness, prima del 4-2 firmato ancora da Yonchev ad inizio ripresa.

Un punteggio folle, che permette ai tifosi bulgari di sognare la prima storica finale di Coppa dei Campioni della propria storia, ma la realtà si palesa prima del previsto, sotto forma di Paul Breitner. Il nazionale tedesco trova il gol del 4-3 nel finale, rendendo molto meno complicata la rimonta per il Bayern al ritorno e meno rumorosa la festa del Levski.

Due settimane dopo, in Germania, il Bayern non lascia scampo al CSKA, con un roboante 4-0 firmato dalle doppiette di Breitner e Rummenigge, che chiudono in maniera brusca la favola dei bulgari.

Dall’altra parte, invece, l’Aston Villa, una delle sorprese del torneo, batte 1-0 al Villa Park l’Anderlecht, grazie alla rete di Morley e riesce a mantenere il punteggio anche al Vanden Stock, chiudendo con uno 0-0 storico, che porta gli inglesi alla finale di Coppa dei Campioni.

I Villans, che non vincevano un campionato inglese dal 1910, tornano prepotentemente sulla cresta dell’onda alla prima partecipazione di sempre in Coppa dei Campioni. Il fortino del Villa Park si dimostra inespugnabile per ogni avversario giunto in Inghilterra, tanto che alla fine del percorso lo score reciterà 4 vittorie su 4, con 9 gol segnati e nessuno subito tra le mura amiche.

Il momento magico dell’Aston sarà sufficiente per portare a casa la coppa contro un Bayern famelico?

L’IMPRESA

26 maggio 1982, due giorni prima dell’uscita nelle sale statunitensi di Rocky III, al De Kuip di Rotterdam va in scena la finale della Coppa dei Campioni 1981/82.

Da una parte l’Aston Villa, che ha subito 2 sole reti (peraltro nella stessa partita) in tutta la competizione, dall’altra la corazzata Bayern Monaco, che vede tre suoi calciatori in vetta alla classifica marcatori della Coppa dei Campioni, Hoeness con 7, Rummenigge con 6 e Breitner con 5 centri. La partita si prospetta molto interessante.

Dopo appena 10 minuti di gioco l’Aston perde il proprio portiere, Rimmer, per infortunio, sostituito dalla riserva Spink, ma poco importa vista la strenua difesa messa in atto dai Villans, che riescono a contenere ogni attacco proveniente da parte del Bayern.

Tra ottimi interventi di Spink e un paio di salvataggi provvidenziali dei difensori, l’Aston supera l’ora di gioco ancora indenne e tenta un’azione offensiva, forse la prima della sua partita. 

Il minuto è il 67’, Shaw salta un avversario a metà campo e lancia Morley, che entra in area, disorienta Weiner e mette dentro un pallone sanguinoso per la difesa del Bayern, che si perde Withe, bravo a farsi trovare pronto e ad appoggiare in porta l’1-0, per il tripudio dei tifosi inglesi arrivati in Olanda per l’occasione.

Mancano più di venti minuti alla fine, ma il Bayern non riesce più a rendersi pericoloso e l’Aston Villa si porta a casa una formidabile vittoria in Coppa dei Campioni.

Tra tre settimane la Juventus tornerà protagonista del torneo, nella Coppa dei Campioni 1982/83, arrivando ad un passo dalla gloria, ma perdendo contro la sorpresa Amburgo.

Fonte immagine in evidenza: profilo X Aston Villa

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Dramma in Bordeaux-Guingamp: Elis è in coma farmacologico

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Alberth Elis Bordeaux Ligue 1

Al 10′ di gioco di Bordeaux-Guingamp, partita valida per il 26° turno della Ligue 2 – la serie B francese – 2023/24, il mondo si è fermato. In quel momento sono cresciute paura ed apprensione per Alberth Elis. Lala destra honduregna classe 1996 dopo uno scontro di gioco con Donatien Gomis del Guingamp, ha riportato un trauma cranico.

Le condizioni del calciatore sono diventate critiche col passare delle ore, come anche dichiarato dal club. Infatti il calciatore è stato portato fuori dal campo in barella, per poi essere trasportato al Pellegrin, un ospedale situato a Bordeaux. In quel momento era cosciente. Poi però le sue condizioni si sono aggravate, tanto che i medici hanno escluso la prima ipotesi di frattura facciale e lo hanno messo in coma farmacologico.

Nel mentre Elis lottava tra la vita e la morte, la sfida continuava il proprio corso. Il Bordeaux ne esce vincitore da essa. La sfida si è conclusa col risultato di 1-0. A segnare il gol decisivo è stato al 40′, Žan Vipotnik. Con questa vittoria, i girondini raggiungono proprio il Guingamp in classifica. Infatti ambedue le squadre si trovano a pari punti in 11ª posizione, assieme anche al Paris FC, che ieri ha pareggiato 0-0 contro il Rouen. 

Il Bordeaux però, assieme a tutti i suoi sostenitori, guardano meno la classifica ma monitorano anche loro le condizioni di Alberth Elis, sperando che migliorino.

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Tare incorona Inzaghi: “È simile ad un altro grandissimo allenatore”

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Igli Tare Lazio

L’ex direttore sportivo della Lazio, Igli Tare ha parlato ai microfoni di Radio Deejay, affrontando diversi temi. Tra questi, emergono le sue parole riguardanti il profilo di Simone Inzaghi, allenatore che ha avuto alla Lazio durante la sua lunga epopea da dirigente. Con i biancocelesti, l’attuale tecnico dell’Inter ha scritto pagine importanti della loro storia, conquistando tre coppe in cinque anni: una Coppa Italia nel 2018-2019 e due Supercoppe italiane nel 2017 e nel 2019. Inoltre, grazie al suo passato da giocatore con la Lazio, dove aveva già vinto sul campo le due predette competizioni nazionali, è diventato l’unico biancoceleste a vincere entrambi i trofei sia da calciatore che da tecnico. Senza dimenticare lo scudetto del 2000, che ha caratterizzato l’apoteosi della sua avventura laziale.

E proprio partendo dal suo passato nel calcio giocato Tare ha espresso un parere sull’attuale allenatore dell’Inter, per cui ha riservato un paragone di tutto rispetto: quello con Pep Guardiola. Di seguito, riveliamo le parole dell’ex DS della Lazio.

TARE SU INZAGHI: LE SUE DICHIARAZIONI

GUARDIOLA E INZAGHI –Già da giocatore si intravedeva qualcosa di speciale, lo stesso si poteva asserire su Guardiola: avevano qualcosa in più. Simone inganna apparentemente: è sempre solare, ma, in realtà, è molto profondo e cura ogni piccolo particolare. Lui parte dal primo minuto della mattina e arriva fino all’ultimo della sera, curando tutto in modo maniacale. Ha qualcosa in più rispetto agli altri nell’instaurare un rapporto con la squadra e a livello individuale”

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