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La fascia della discordia

Un simbolo riconosciuto da tutti, una fascia intorno al braccio che vale più di mille parole, più di qualsiasi sguardo mirato. La fascia di capitano è da sempre il simbolo di leadership, carisma dentro e fuori dal campo, un qualcosa che ti contraddistingue dagli altri tuoi 10 compagni di squadra, è ciò che ti ricopre di un’aura di potere che non puoi usare e dispensare a caso, ma che si deve saper mantenere e coltivare.

La leadership non è cosa da tutti, e nonostante sia una banalissima fascia che ti avvolge il braccio, non è così leggera come si può credere: la fascia pesa, è una responsabilità non da poco, è lo scalino sul quale ti poggi, che è più in alto degli altri, ma non è assolutamente paragonabile ad una comfort zone. Almeno per alcuni, perché nella storia del calcio ci sono personaggi che su quello scalino ci sono stati senza alcun patema e per una carriera intera.

In Italia da anni la fascia di capitano non si è limitata ad essere il simbolo del carisma su un campo di calcio, ma si è trasformata in un sinonimo di creatività, del modo di essere del giocatore che la indossa o un vero e proprio simbolo che potesse rappresentare al meglio la squadra, la città che viene difesa sul terreno di gioco.

Fino a pochi giorni fa, la Lega ha di fatto obbligato tutti i capitani di Serie A ad indossare una fascia di capitano standard, uguale per tutti, dal timbro sobrio e privo di significato, quasi a ridurre il feeling tra il capitano e la sua amata fascia che lo contraddistingue da tutto ciò che gli è intorno.

E la cosa non ha lasciato indifferenti i capitani di A.

REBEL, REBEL

Molti capitani di A si sono schierati a favore di Alejandro Papu Gomez, simbolo attuale dell’Atalanta e portatore della fascia di capitano della Dea. L’argentino ha esternato sui social la sua più totale contrarietà a questa decisione presa dalla Lega di A, peraltro non discussa con gli stessi capitani, spiegando come il suo voler alternare fasce di diverso tipo, riguardo tematiche più o meno importanti, onorando luoghi, persone o momenti speciali, fossero atti innocenti che piacevano alla gente.

“Purtroppo nel calcio di oggi, i giocatori contano sempre di meno” grida l’argentino, che si è visto privato di una libertà artistica che non ha mai disturbato nessuno, anzi, gli ha permesso di rendersi persona apprezzata per i gesti e per i messaggi inviati anche soltanto con una banalissima striscia elastica attorno al suo braccio.

Un messaggio che ha trovato l’appoggio di tantissimi giocatori di Serie A e non solo, e ovviamente tra questi c’erano molti dei capitani del nostro campionato, che non hanno minimamente condiviso la scelta della Lega. Cosa cambia tra avere una fascia standard – tra l’altro molto minimal, che scimmiotta quella della Premier League mostrando una mancanza di fantasia – o una personalizzata? Quasi ogni giocatore ha un portafortuna, una superstizione che gli trasmette sicurezza e tranquillità: perchè la fascia non può più essere uno di questi simboli?

In effetti già nella prima giornata c’è chi se n’è fregato della regola, e ha deciso di indossare la propria fascia di capitano personale. Prima De Rossi, capitano della Roma e di certo non un giocatore dal carattere pacato e restio, tutt’altro. Non è sceso con il nuovo “simbolo” della Serie A, ma con una semplice fascia rossa, quasi a voler spiegare quanto Roma, il suo colore principale e la sua tradizione siano più importanti di una semplice regola imposta dalla Lega.

E chi l’ha seguito immediatamente il giorno dopo? Papu Gomez, che ha scelto di seguire la linea del capitano giallorosso, ribellandosi al sistema.

Altra squadra che sembra non volersi omologare alla nuova fascia è la Fiorentina. I viola non hanno giocato la prima giornata per rispettare il lutto della città di Genova, non scendendo in campo al Ferraris contro la Sampdoria, dunque non hanno ancora avuto modo di indossare la fascia della discordia.

In compenso si vocifera già nell’ambiente fiorentino che anche German Pezzella, capitano argentino della Fiorentina, non sia intenzionato a mettersi addosso la fascia di capitano con la sola scritta “Capitano”, ma voglia continuare ad indossare quella che omaggia ormai da diversi mesi il compianto Davide Astori. Già nell’anno passato, quando ancora il numero 13 era il leader dei viola, Astori aveva ricevuto dalla tifoseria una fascia di capitano bianca con un giglio rosso al centro, circondato da i 4 simboli del Calcio Storico fiorentino; alla sua morte, questa fascia è stata ereditata da Milan Badelj e dallo stesso Pezzella, che di comune accordo con la società hanno fatto mettere accanto a tali simboli le iniziali ed il numero di maglia del capitano che li guida dall’alto: DA 13.

Ha senso togliere di mezzo senza nessuna discussione o colloquio un gesto all’apparenza piccolo, quasi insignificante davanti ad una tragedia del genere, ma che simboleggia il legame tra una squadra innanzitutto di ragazzi e la città che li incita, in nome del Capitano?

E non è un caso che sembra che tutti gli effettivi viola abbiano deciso di fare una colletta per dividersi il prezzo dell’eventuale multa per non aver indossato la fascia standard.

COSA CI PERDEREMO?

Magari starete pensando, ma perchè tutta questa polemica verso una regola che riguarda solo una fascia?

Perchè spesso accusiamo i giocatori di essere legati soltanto al dio denaro, di essere delle macchine che ripetono un messaggio davanti ad un microfono, di mostrarsi sempre come dei personaggi banali e privi di una mente propria. La fascia di capitano, seppur in minima parte, poteva essere un’espressione fuori dal comune, fuori dallo standard medio del calciatore di Serie A, un modo anche per sfatare parzialmente il tabù calciatore=ignorante.

Tanti giocatori hanno omaggiato le persone che sono venute a mancare nelle varie tragedie, che fossero civili o colleghi (come nel caso di Astori sopracitato), che hanno mostrato la sensibilità di un giocatore e tutta la sua squadra verso lutti che hanno colpito tutta la società. E nella nostra società, nolenti o volenti, ci sono anche i calciatori, che molto spesso si prodigano economicamente per aiutare un popolo in difficoltà – e spesso senza pubblicizzarsi – aggiungendoci un piccolo messaggio, come quello della fascia.

Nicolas Frey ai tempi del Chievo sfoggia una fascia in onore dei caduti della Chapecoense

Con un tono sicuramente meno cupo e sorridendo un po’ di più, ci sono state fasce anche più esilaranti.

Detto delle tante sfoggiate da Papu Gomez, anche altri giocatori hanno lasciato il segno prendendosi anche gli apprezzamenti dei tifosi. Ci spostiamo a Parma, dove il fallimento è stata uno dei momenti più tristi e buii della storia dei gialloblu, con gli emiliani che sono spariti dal calcio professionistico per colpa di personaggi quali Ghirardi prima e Manenti poi.

Alessandro Lucarelli, oggi all’interno della società emiliana, è stato il capitano pre e post fallimento, dopo essersi prodigato in tutti modi, con tentativi vani, per salvare una gloriosa società quale il Parma. Ripartito dalla D non ha mollato ed è riuscito a portare i gialloblu di nuovo in A, riuscendo nella clamorosa impresa delle 3 promozioni consecutive. Perchè al braccio aveva il ricordo di quella rabbia, trasformatasi poi in delusione e tristezza, che lo hanno spinto a dare sempre quel qualcosa in più.

Forse dei metodi per riuscire a “combattere” quest’imposizione potrebbero esserci.

Pensate a quello che accade a livello europeo: la UEFA da anni fa indossare ai capitani di tutte le squadre che partecipano ad una competizione europea la fascia contro il razzismo. Tante squadre, che hanno da anni una fascia che li rappresenta o come società, o come città ma anche come comunità automoma, lasciano al capitano la possibilità di indossarne addirittura due, quella della UEFA e quella societaria, evitando ogni genere di discordia.

Barcelona, Athletic Bilbao – e non solo – e i loro sentimenti per Catalogna e Paesi Baschi, ma anche lo stesso Real Madrid ha visto il suo capitano Sergio Ramos indossare la fascia UEFA e la standard del Real nera con lo stemma al centro.

Che possa essere anche il futuro per i capitani d’Italia?

Male che vada, pagheranno le multe. La fortuna di questi soggetti è avere una tale tranquillità economica che permette loro di combattere questa “battaglia” senza alcun problema. Sarebbe bello sapere se un giorno si batteranno anche per tematiche ben più importanti con la stessa veemenza.

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