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La favola del Leicester City 2.0

Qualsiasi appassionato di calcio sa cosa è accaduto il 2 maggio 2016: con la sconfitta del Totthenam per mano del Chelsea a Stamford Bridge, il Leicester City di Claudio Ranieri si laurea Campione d’Inghilterra. Un autentico miracolo per una compagine poco avvezza a palcoscenici di rilievo. Un’impresa storica che iscrive negli annali del calcio uomini umili e abituati alla fatica. Una vera e propria avventura quella delle Foxes, iniziata come un gioco e finita con la realizzazione di un sogno.

Fonte: Daily Mail

Per una squadra che fino a un anno prima si giocava la salvezza fino alle ultime battute persino un piazzamento a metà classifica sembrava un miraggio, a maggior ragione la prima posizione. Basti pensare che all’inizio della stagione si considerava più probabile un avvistamento del Mostro di Loch Ness o un incontro con Elvis Presley.

La stagione 2015/16 è stata più di tutte quella delle rivelazioni, quella in cui gli occhi di tutto il mondo si sono puntati sulla piccola città di Leicester. È la stagione in cui telecronisti e tifosi si entusiasmano per i gol di Jamie Vardy, le giocate di Riyad Mahrez e i colpi di testa di Robert Huth e dell’eterno capitano Wes Morgan. Un allenatore da sempre con la fama di eterno secondo ha guidato un gruppo di outsider alla vittoria di un titolo storico, grazie al quale il Leicester è entrato di diritto nella leggenda del calcio.

LA DISCESA

Se i sopracitati sono stati gli uomini simbolo della conquista del campionato, il giocatore più importante nello scacchiere di Claudio Ranieri era stato il francese N’Golo Kanté, anima e spina dorsale della squadra; al fianco di Danny Drinkwater, così, si formava un centrocampo solido e di qualità. La sua cessione ai Blues di Antonio Conte nell’estate successiva, sarà, probabilmente, il principale problema che i neocampioni manifesteranno nella stagione a venire.

Infatti, nonostante gli arrivi di profili interessanti come Ndidi, Slimani e Kramarić, il cammino nel campionato post-scudetto per il Leicester è particolarmente accidentato. Infatti, se da un lato i risultati ottenuti in Champions League sono del tutto sorprendenti (primo posto nel girone e prima storica qualificazione agli ottavi di finale), parallelamente la situazione in Premier League, in autunno, è critica: quindicesima posizione a soli 5 punti dalla zona retrocessione. Purtroppo il rendimento della squadra in inverno non migliora, e il 23 febbraio Claudio Ranieri viene esonerato tra lo stupore generale. A subentrargli è Craig Shakespeare, che traghetta la squadra fino a un dodicesimo posto in classifica e ai quarti di finale di Champions, dove le Foxes si devono arrendere all’Atletico Madrid del “Cholo” Simeone.

Fonte: The Guardian

L’annata 2017/18 vede l’avvicendamento tra Shakespeare e Claude Puel, che in autunno prende le redini di una squadra partita ancora una volta con qualche complicazione di troppo. Il gruppo appare sfiduciato rispetto alle annate precedenti e chiude il campionato con un anonimo nono posto. La stagione successiva è invece funestata da un tragico evento: il 25 ottobre del 2018 infatti, l’elicottero del presidente Vichai Srivaddhanaprabha si schianta al suolo e nell’impatto, oltre al patron thailandese, perdono la vita altri quattro passeggeri. Da quella disgrazia il Leicester farà molta fatica a riprendersi, al punto che nel febbraio 2019 si assiste a un nuovo cambio in panchina: il tecnico francese Puel viene sostituito da Brendan Rodgers che prende il timone delle Foxes e che ne modifica nettamente la rotta, traghettando la squadra a un nono posto fino a pochi mesi prima insperato. Da questo momento, la crescita degli uomini dell’ex Celtic sarà esponenziale.

LA RISALITA

Quando Rodgers aveva lasciato i Bhoys a febbraio, sugli spalti di Celtic Park erano comparsi striscioni con un messaggio piuttosto eloquente:

“Hai rinunciato all’immortalità in nome della mediocrità”.

A distanza di quasi un anno possiamo fortunatamente dire che la “profezia” non si è avverata. L’allenatore nordirlandese ha portato una ventata di aria fresca nell’ambiente, con nuove idee e nuovi interpreti, frutto di un’importante rivoluzione in favore di profili giovani dalle ottime speranze. In estate vengono infatti acquistati Dennis Praet, James Justin e Ayoze Pérez, oltre al riscatto di Youri Tielemans dal Monaco, mentre tra le conferme vanno annoverati i nomi di Caglar Söyüncü, Ricardo Pereira e James Maddison.

Proprio quest’ultimo diverrà l’uomo in più del nuovo Leicester: il classe ’96 inglese, schierato da trequartista, ha spazio per inventare e creare mentre al suo fianco può contare su un metronomo come Tielemans e su di un mediano di rottura come Wildred Ndidi. A beneficiare del lavoro del centrocampo, ovviamente, è Jamie Vardy. Non a caso, per la prima volta in carriera vince la classifica marcatori con 23 gol, mentre l’intero reparto difensivo fa registrare ben 13 clean sheets (dietro solo a Manchester City, Burnley e Liverpool).

“Credo fortemente che grazie alla nostra mentalità saremo in grado di lasciare un segno in questa Premier League”.

Con queste parole Rodgers chiudeva una delle prime conferenze stampa della stagione, mostrandosi sicuro e fiducioso (a volte fin troppo). Il tempo e i risultati danno ragione al nordirlandese: alla metà di novembre il Leicester è secondo in classifica a pari merito con il Chelsea, dietro solo al Liverpool e persino davanti ai campioni in carica del Manchester City. Gli 8 gol subiti in 12 partite ne fanno la miglior difesa, mentre i 29 gol segnati gli valgono il secondo miglior attacco (numeri indubbiamente dopati dalla vittoria per 0-9 contro il Southampton).

Il periodo natalizio, invece, si rivela poco produttivo, dal momento che in un mese arrivano solo 3 punti, frutto della vittoria su un West Ham sempre più nel baratro. Nei mesi di febbraio e marzo le prestazioni della squadra ritornano ai livelli autunnali, portando Rodgers a lottare per una qualificazione in Champions con Lampard, Mourinho e i due tecnici di Manchester. Un calo consistente nelle ultime giornate fa scivolare il Leicester fino al quinto posto, sancito dalla sconfitta contro i Red Devils nell’ultimo atto di un campionato mai così poco combattuto da un lato (il Liverpool stacca tutti di 18 punti) e così incerto dall’altro: alle spalle dei Reds ben cinque squadre si sono scambiate per tutto il girone di ritorno le prime posizioni della classifica, tra sorpassi, capovolgimenti e colpi di scena improvvisi.

Fonte: Foxes of Leicester

Attualmente, il Leicester occupa la seconda posizione della Premier a un solo punto dalla vetta e guida a punteggio pieno il proprio girone di Europa League. Esistono, pertanto, tutti i presupposti per un ritorno delle Foxes tra le big del calcio d’oltremanica, sebbene sia necessario evitare l’incostanza di rendimento che ha caratterizzato la stagione scorsa.

Difficile dire se Rodgers fosse realmente convinto di riuscire a portare fin da subito il Leicester così in alto quando ha lasciato Glasgow; sicuramente però, per quanto difficile, è stata una scelta coraggiosa che gli ha permesso di entrare nell’élite degli allenatori europei e che potrebbe portarlo presto a lottare per traguardi sempre più ambiziosi.

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