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La fotografia di una stagione

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Lega Serie A

La partita di ieri al Franchi vedeva affrontarsi le due grandi deluse di questa stagione. Da una parte la Fiorentina, con un piede fuori dall’Europa, e dall’altra l’Inter, ancora scottata dal pareggio al fotofinish nel derby. Entrambe alla ricerca di una vittoria, entrambe desiderose di mandare un segnale alle proprie tifoserie.

Al fischio finale è stata la squadra di Paulo Sousa a festeggiare, per tre punti che tengono viva una flebile speranza per l’Europa, distante ora 3 punti. Altro stop pesante per l’Inter, che non riesce ad uscire dal suo periodo nero e che, in caso di vittoria del Milan oggi, scivolerebbe a -5 dall’ultimo posto disponibile per l’Europa League. Con il Napoli che farà visita ai nerazzurri domenica prossima.

Ad ogni modo, il rocambolesco 5-4 maturato nei 90 minuti a messo a nudo i limiti di queste due squadre, dando ulteriore spiegazione della loro amara stagione.

LA PARTITA

Il match non ha mai avuto un vero padrone. O meglio, lo ha avuto a fasi alterne. Nei primi 10 minuti si fanno preferire i nerazzurri, che prendono l’iniziativa e si presentano a più battute nei pressi dell’area di rigore viola. L’occasione più importante ce l’ha dopo sei minuti Gagliardini, che sugli sviluppi di un angolo impegna Tatarusanu da posizione defilata. Pian piano emerge la viola, che fa valere il suo giro palla rapido e preciso e la sua capacità di sfruttare gli spazi che una difesa dell’Inter in versione super soft (o almeno così si rivelerà dopo) le concede. La squadra di Sousa passa al minuto 23: un liberissimo Milic mette un piatto in area di rigore, dove Vecino si inserisce e prende il tempo a tutta la difesa, e batte Handanovic. Come dicevamo, capacità di sfruttare gli spazi e una difesa in serata no.

L’Inter però, a differenza di altre occasioni, non si scompone e, anzi, reagisce ben presto al gol subito. Minuto 28: in pieno contropiede, Perisic si libera di un avversario e lancia Candreva, che sterza sul sinistro evitando Milic e mette in mezzo per il croato, che a porta vuota non sbaglia. Perisic raggiunge quota 10 in campionato: eguagliate le marcature della stagione 2013/2014, in cui vestiva la maglia del Wolfsburg. Colpita a freddo su una ripartenza, ecco che la Fiorentina cede le redini del match alla squadra di Pioli. La partita cambia di nuovo padrone. Al 34′ arriva il sorpasso nerazzurro: Joao Mario serve in verticale Icardi, che resiste all’attacco di Sanchez e batte Tatarusanu in diagonale. Ma l’Inter deve ancora soffrire prima di andare negli spogliatoi in vantaggio. Prima Borja Valero impegna Handanovic con un gran sinistro, poi il portiere sloveno deve intervenire per evitare una clamorosa autorete di Miranda. La prima, divertente frazione si chiude sul 2-1.

Il secondo tempo si apre come si era chiuso il primo, con la Fiorentina all’attacco. Dopo tre minuti già un episodio: D’Ambrosio tira la maglia a Babacar in area di rigore, il senegalese accentua la caduta e Valeri assegna un penalty abbastanza generoso. Altrettanto generoso è Bernardeschi: auto-incaricatosi di battere dal dischetto, prova un cucchiaio che fuoriesce molle e rasoterra, un bocconcino per Handanovic. Lo stesso Bernardeschi, cinque minuti dopo, lascia il posto a Ilicic, mentre Salcedo, qualche minuto prima, aveva rilevato Tomovic per problemi fisici. Minuto 62: Borja Valero, prova un destro dal limite e impegna di nuovo Handanovic. Sull’angolo che ne scaturisce, Astori trova, indisturbato, il gol del pareggio. L’Inter, tutto d’improvviso, si sfalda e smette quasi di combattere. Nel giro di un quarto d’ora, tra il 64′ e il 79′, i nerazzurri incassano tre gol: prima Vecino, che trova la sua prima doppietta stagionale con un’incontrastata azione da solista, poi una doppietta di Babacar, che nel marasma della retroguardia meneghina si esalta. I cambi di Pioli, con Eder che prende il posto di Nagatomo e Brozovic che sostituisce Kondogbia, non sortiscono alcun effetto. La partita non ha più nulla da dire, almeno pare. In verità l’Inter dà l’ennesima conferma della sua “pazzia”, riuscendo a riaprire incredibilmente la gara con una doppietta di Icardi, forse l’unico dei suoi a crederci veramente. L’argentino prima sfrutta un cross di Perisic in area, girandosi abilmente e battendo Tatarusanu, poi si fa impatta prontamente di testa su un cross di Candreva da angolo. La squadra di Pioli va anche ad un passo dal pareggio in pieno recupero, con una voleé di Brozovic che Astori salva sulla linea. La partita, piena di ribaltamenti fino all’ultimo secondo, vede la Fiorentina portare a casa i tre punti.

COSA NON VA

Come dicevamo, la partita ha messo in mostra i difetti, tecnici e mentali, delle due squadre. Durante la partita, nessuna delle due ha dimostrato a pieno di poter prevalere nettamente sull’altra. Persino sul vantaggio di tre reti e in apparente controllo della situazione, la Fiorentina è riuscita a dare speranza a un’Inter apparsa allo sbando. Inter che inspiegabilmente, dopo aver chiuso una buona prima frazione in vantaggio, si è disunita come mai era accaduto in questa stagione. Indubbiamente, Fiorentina e Inter hanno in comune la fragilità mentale, l’incapacità di non saper gestire il risultato acquisito, il demerito di scomporsi al primo episodio sfavorevole. Una fragilità che si riflette soprattutto nelle mancanze difensive. La squadra di Souza si può dire in parte “assolta” data la mancanza di un leader come Gonzalo Rodriguez. L’assenza dell’argentino ha costretto Sanchez a riciclarsi da difensore centrale, lui che è mestierante della mediana di natura, e ne ha palesato tutti i limiti in questa inedita posizione. Male, in avanti, Tello e Bernardeschi: lo spagnolo, a 26 anni da compiere, deve decidere se sbocciare definitivamente o rimanere un eterno incompiuto; il 10 viola ha certamente più tempo dalla sua, ma allo stesso modo deve ancora consacrarsi come un grande sia per la costanza sia per le scelte in campo.

Meno giustificabile è l’Inter, che con i 5 gol di ieri ha raggiunto quota 13 gol subiti nelle ultime cinque partite. Un’inspiegabile (per usare le stesse parole di Icardi nel dopo gara) inversione di tendenza, per una squadra che nelle precedenti 15 gare ne aveva subiti appena 8. Miranda, che pareva l’unica vera certezza della retroguardia, è crollato insieme a tutto il reparto. Medel non ha dato sicuramente maggiore solidità. D’Ambrosio, in netta crescita negli ultimi mesi, è certamente il meno colpevole, così come Nagatomo, che riesumato dopo mesi di panchine non ha comunque mal figurato. Ma i limiti difensivi dell’Inter dell’ultimo periodo si devono anche a un calo del rendimento della diga di centrocampo. Kondogbia e Gagliardini, ieri, hanno cancellato quelle sicurezze costruite nelle giornate precedenti: macchinosi nel girare palla, lenti nel ripiegare e poco reattivi negli interventi. E se sull’avvenire dell’ex atalantino, uno dei più positivi sotto la guida di Pioli, non ci sono dubbi, ulteriori punti interrogativi sorgono invece su Kondogbia. Il francese sembrava essere finalmente pronto al salto di qualità, mentre ora è riaffondato nei suoi limiti. Quanto può ancora aspettarlo l’Inter?

COSA VA TENUTO

Le buone notizie arrivano soprattutto in casa Fiorentina, ovviamente. In primis, Babacar ha mantenuto fede alla sua fama di “riserva di lusso” siglando una doppietta e facendo dimenticare, per un giorno, l’assenza di Kalinic. Se il croato dovesse partire in estate, il senegalese va considerato un valido sostituto. A 23 anni, può essere l’occasione buona per consacrarsi. Borja Valero ha dato l’ennesima prova di intelligenza e qualità al servizio della squadra: lo spagnolo è una colonna anche per le stagioni a venire. La difesa, che perderà probabilmente Gonzalo in scadenza di contratto, ha trovato un nuovo leader in Astori. Vecino e Badelj si sono confermati come la cerniera di centrocampo ideale. E se il croato non dovesse rimanere, l’ex Empoli può diventare un nuovo punto fermo in mezzo al campo.

L’Inter, se da un lato dovrà ricostituire la difesa in estate, ha quattro garanzie in attacco. La prima certezza si chiama Mauro Icardi. Quando la nave nerazzurra era sul punto di affondare, il capitano ha provato a farla riemergere con due gol in tre minuti, raggiungendo tra l’altro quota 24 gol in campionato e battendo il record personale di due stagioni fa. Se da un lato il numero 9 deve ancora crescere nella partecipazione al gioco di squadra, dall’altro si conferma come il vero trascinatore della squadra. Anche le due ali si sono confermate come possibili punti di forza per la prossima stagione. Candreva, subissato di critiche per i tanti cross sbagliati (i quali rimangono comunque un tallone d’Achille) ieri ha confezionato altri due assist, raggiungendo quota 10 in testa a questa speciale classifica; Perisic, che ancora passa da momenti (o intere partite) di blackout ad altri di superiorità tecnica, ieri ha sfoggiato una delle sue migliori prestazioni, con un gol, un assist e alcune giocate d’alta scuola. Anche Joao Mario si è confermato come uno dei tasselli da cui ripartire per la prossima stagione: l’unico cavillo sta ora nel trovargli la collocazione ideale, lui che in carriera ha dato il meglio di sé da mezz’ala e da esterno e in Italia si è improvvisato trequartista, pur con buoni risultati.

Il risultato divide Fiorentina e Inter, ma le debolezze (e la classifica) le accomunano. Si cominci da questa partita per costruire il domani.

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Calcio Internazionale

Tare incorona Inzaghi: “È simile ad un altro grandissimo allenatore”

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Igli Tare Lazio

L’ex direttore sportivo della Lazio, Igli Tare ha parlato ai microfoni di Radio Deejay, affrontando diversi temi. Tra questi, emergono le sue parole riguardanti il profilo di Simone Inzaghi, allenatore che ha avuto alla Lazio durante la sua lunga epopea da dirigente. Con i biancocelesti, l’attuale tecnico dell’Inter ha scritto pagine importanti della loro storia, conquistando tre coppe in cinque anni: una Coppa Italia nel 2018-2019 e due Supercoppe italiane nel 2017 e nel 2019. Inoltre, grazie al suo passato da giocatore con la Lazio, dove aveva già vinto sul campo le due predette competizioni nazionali, è diventato l’unico biancoceleste a vincere entrambi i trofei sia da calciatore che da tecnico. Senza dimenticare lo scudetto del 2000, che ha caratterizzato l’apoteosi della sua avventura laziale.

E proprio partendo dal suo passato nel calcio giocato Tare ha espresso un parere sull’attuale allenatore dell’Inter, per cui ha riservato un paragone di tutto rispetto: quello con Pep Guardiola. Di seguito, riveliamo le parole dell’ex DS della Lazio.

TARE SU INZAGHI: LE SUE DICHIARAZIONI

GUARDIOLA E INZAGHI –Già da giocatore si intravedeva qualcosa di speciale, lo stesso si poteva asserire su Guardiola: avevano qualcosa in più. Simone inganna apparentemente: è sempre solare, ma, in realtà, è molto profondo e cura ogni piccolo particolare. Lui parte dal primo minuto della mattina e arriva fino all’ultimo della sera, curando tutto in modo maniacale. Ha qualcosa in più rispetto agli altri nell’instaurare un rapporto con la squadra e a livello individuale”

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Le probabili formazioni di Fiorentina-Lazio: Italiano punta su Belotti, Sarri spera per tre recuperi

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Vincenzo Italiano, allenatore Fiorentina - Serie A, Coppa Italia, Conference League

LE PROBABILI FORMAZIONI DI FIORENTINA-LAZIO – La gara in programma tra Fiorentina e Lazio, valida per la ventiseiesima giornata di Serie A, sarà uno snodo importante per la qualificazione alle competizioni europee. Le due compagini, rispettivamente ottava con trentotto punti e settima con quaranta punti in classifica, sono a ridosso della zona che garantirebbe un accesso ai tornei continentali della prossima stagione e, fermarsi in uno scontro diretto del genere, potrebbe affievolire notevolmente le speranze.

Da una parte, i padroni di casa della Fiorentina arrivano alla gara assetati di vittoria, agguantata solo una volta nelle ultime sette gare di campionato. Invece, la Lazio ha l’obiettivo di confermare un buon momento di forma. Vincenzo Italiano, allenatore dei viola, si affiderà ai suoi big specialmente nel reparto offensivo, da tempo tra i più pericolosi in Italia specie adesso con l’innesto del Gallo Belotti. Al contempo, però, Maurizio Sarri, allenatore dei biancocelesti, vede nella trasferta di Firenze un punto di arrivo per i recuperi di Mattia Zaccagni, Nicolò Rovella e Matias Vecino, i quali, al momento, non farebbero parte dell’undici titolare.

LE PROBABILI FORMAZIONI DI FIORENTINA-LAZIO

FIORENTINA (4-2-3-1): Terracciano; Kayode, Quarta, Ranieri, Biraghi; Arthur, Duncan; Ikone, Beltran, Gonzalez; Belotti. All. Italiano.

LAZIO (4-3-3): Provedel; Lazzari, Casale, Romagnoli, Marusic; Guendouzi, Cataldi, Luis Alberto; Isaksen, Castellanos, Felipe Anderson. All. Sarri.

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Altri Sport

ESCLUSIVA – Zapelloni: “Difficile non pensare Verstappen campione del mondo, Pioli è a fine corsa”

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Pioli

Umberto Zapelloni, nota penna sportiva de il Giornale e Il Foglio, è intervenuto ai nostri microfoni per analizzare la stagione di Formula 1 che verrà, alla luce dei test terminati ieri in Bahrain, e per parlare della situazione del Milan, il cui prossimo mese sarà decisivo per le sorti europee e per la panchina dell’allenatore Stefano Pioli.

Diciannove piloti sanno che non vinceranno il Mondiale quest’anno“. Ha ragione Alonso alla luce dei test appena terminati in Bahrain?

Credo proprio che Alonso abbia ragione. Ad oggi è difficile pensare un esito diverso da Verstappen campione del mondo, soprattutto per come è terminata la scorsa stagione e per come è iniziata quella corrente. Altrettanto difficile, però, che possa vincere ventiquattro gare su ventiquattro o un numero simile a quello dell’anno scorso. Penso che solo un terremoto interno alla Red Bull, con il caso che ha avvolto il Team Principal Horner, possa essere l’unica possibilità per non dare ragione ai risultati finora visti in pista. La stabilità e costanza della monoposto Red Bull sono qualcosa di superiore: hanno modificato completamente il concetto di auto, traendo spunto da una filosofia Mercedes, e sono comunque riusciti a rimanere davanti. Bisogna però valutare quanto effettivamente siano davanti a tutti. L’anno scorso il distacco fu impressionante, forse quest’anno sarà inferiore. Non hanno provato le gomme morbide (che nel primo GP della stagione non verranno utilizzate, ndr), mentre la Ferrari già l’anno scorso sul giro secco era molto rapida. Questo aspetto è tutto da vedere“.

Un’opinione più specifica sulla Ferrari? Come ha lavorato in questi giorni di test?

Ha sicuramente lavorato bene. È arrivata ai test con una macchina migliore dello scorso anno. I piloti sono contenti del loro feeling con la vettura e c’è una costanza di rendimento importante, cosa che nel campionato precedente era mancata. Quest’anno il setup è più facile da mettere a punto, c’è una buona base su cui migliorare. Uno dei punti deboli era il degrado gomme, ma dai test ora sembra abbastanza contenuto. È una macchina sincera: a differenza dell’anno scorso in cui ogni curva era un’incognita, ora i piloti sanno come la vettura effettivamente si comporta. Lo sviluppo è sempre stato punto uno dei punti deboli della Ferrari, ma già lo scorso anno abbiamo visto una scuderia che è riuscita a migliorare positivamente la macchina. Auguriamocelo anche per quest’anno.

Senna e Prost. La sfida infinita” (edito da 66thand2nd e pubblicato a gennaio 2024, ndr) è il titolo del suo ultimo libro: possiamo aspettarci un’altra vera rivalità quest’anno o i discorsi sono rinviati al 2026?

L’augurio è che possa capitare. Negli ultimi anni il più eclatante è stato il duello Hamilton-Verstappen ed è stato bellissimo. A differenza di Senna e Prost in questo caso c’è una differenza generazionale enorme, forse sarebbe meglio un confronto Verstappen-Leclerc, ma qui la differenza sta nel curriculum. L’olandese vanta un palmarès che il monegasco per ora si sogna. Senna-Prost è stato un confronto senza eguali: in primo luogo erano compagni di pista, poi erano bravissimi ad alimentare le polemiche fuori dalla pista, cosa che, per esempio, Hamilton fa, ma Verstappen no, se non sporadicamente a inizio stagione. Senna-Prost è una rivalità unica nel mondo dello sport, non solo nel circus della Formula 1“.

Il Milan affronterà nel prossimo mese Atalanta, Lazio, il doppio confronto con lo Slavia Praga, Hellas Verona e Fiorentina. È il mese decisivo per le sorti europee e per quelle di Pioli sulla panchina rossonera?

Sarà un mese fondamentale. Il Milan deve mantenere il posto Champions in campionato. Il distacco in classifica dalle inseguitrici c’è, ma considerate le ultime uscite in cui subiscono due gol a partita non si sa mai. Inoltre portare a casa l’Europa League creerebbe consapevolezza nei giocatori e ciò aiuta a vincere ancora, vedasi l’Inter dell’anno scorso. Il Milan è da diverso tempo che non vince un trofeo diverso dallo scudetto, quindi un successo europeo servirebbe eccome.

Sono convinto che Pioli sia a fine corsa: in certe partite ormai si notano troppi scollamenti. Lui ha fatto benissimo con il Milan, lo ha portato a un livello di consapevolezza che la squadra non aveva prima. Ha sì fatto qualche scivolone di troppo come i cinque derby persi, ma la media punti in questi anni rimane discreta. Anche le squadre di Serie A dopo un po’ devono cambiare allenatore. La prossima partita con l’Atalanta è complicata. Loro sono una squadra pericolosa e in questo momento sono molto in forma. Sono curioso di vedere De Ketelaere contro il Milan perché sta diventando il giocatore che probabilmente aveva intravisto Maldini, ma che Pioli non aveva saputo riconoscere“.

Nel caso in cui Pioli lasciasse il ruolo di allenatore, chi sarebbe il suo preferito per la panchina del Milan?

Se le alternative sono Conte o Thiago Motta farei il cambio, se invece sono meno intriganti allora rimarrei con Pioli e penserei a sistemare le lacune che questa squadra ha. L’allenatore sta comunque facendo miracoli con la rosa di cui dispone. Conte mi piacerebbe tantissimo, è un allenatore che riesce a tirare fuori il 130% della squadra che allena. Se lui dovesse accettare l’incarico, è perché la società gli ha proposto un mercato di livello, per cui la situazione sarebbe molto interessante. Thiago Motta sta facendo un ottimo lavoro con giocatori che non sono di primissimo livello. Se arrivassero lui e Zirkzee insieme sarei molto contento“.

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Flash News

Gasperini se la prende col calendario: c’entra anche l’Inter!

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Atalanta

La ventiseiesima giornata di Serie A regala un palinsesto ricco di partite interessanti. La giornata di oggi si è delineata con diverse, tra le principali, conferenze stampa alla vigilia del match e Gian Piero Gasperini ha parlato, destando scalpore, in vista della gara in programma, domenica 25 febbraio alle ore 20:45 allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, tra Milan e Atalanta.

LE PAROLE DI GIAN PIERO GASPERINI

IL CALENDARIO INTASATO –Il pasticcio è stato fatto con le partite di Supercoppa già a gennaio, non è una cosa di oggi. Per noi era già molto evidente anche perché l’Atalanta in quel momento era già qualificata. Però non è qualcosa che posso cambiare, dobbiamo adattarci. Dobbiamo prendere una gara per volta, non è una cosa normale, se fosse successo a qualche altra squadra chissà quali polemiche sarebbero uscite fuori. Non fa niente, ce la carichiamo sulle spalle, pensiamo partita dopo partita, a partire da domani”.

SQUADRE DA TEMERE – “In questo momento il Milan. Ci sono anche Sporting, Juventus e Fiorentina, è un calendario dove non possiamo spendere energie su quelle che saranno le partite. Noi avremo sempre un vantaggio, se va bene siamo contenti per la partita successiva, se non va bene non avremo tempo nemmeno di disperarci. Il Milan in alcuni ruoli ha delle eccellenze, come sulla corsia sinistra, ma questo non toglie nulla agli altri. Il Milan è una squadra di altissimo livello: tutto parte ovviamente dalla fase di contenimento per poter cercare di attaccare”.

SULLA GARA IN PROGRAMMA – “Il Milan rimane una squadra molto forte, al di là del passo falso contro il Monza in campionato ha fatto una striscia di risultati che l’ha portata molto in alto. Sarà una partita sicuramente importante, vale molto anche per la classifica e per il campionato”.

LO SCHIERAMENTO DEL MILAN –Il Milan è una squadra molto duttile, varia anche coi centrocampisti, sono sempre partite molto ricche sul piano tattico. È anche vero che ci conosciamo, parliamo di due squadre che sono preparate a variare sul piano tattico anche a seconda della partita”.

GLI OTTAVI DI EUROPA LEAGUE CON LO SPORTING – “Prima dello Sporting dobbiamo giocare in una settimana contro Milan, Inter e Bologna, sinceramente faccio fatica a mettere la testa lì. Sono cresciuti, ma siamo cresciuti anche noi. Ci siamo incontrati già da due volte, anche questa è un po’ un’anomalia, l’importante comunque è arrivarci bene. Abbiamo comunque la fiducia di poter fare bene”.

IL RIENTRO DI LOOKMAN – “Il suo rientro per noi è un ulteriore rinforzo, ha fatto un buon allenamento ieri, il dolore si è ridotto molto, è pronto già domani per poterci dare quello che ci ha già dato in passato”.

GASPERINI CHEF STELLATO, L’INGREDIENTE ANTI-MILAN – “Io sono negato in cucina (ride, ndr). Le partite tra noi sono sempre state con tante occasioni da gol, siamo sempre riusciti a segnare, non la vedo una partita da zero a zero. Tutto passa da quanto sappiamo reggere gli uni gli attacchi dell’altra”.

LA FORMAZIONE TITOLARE – “Posso dirvi che Carnesecchi gioca in porta più altri dieci (ride, ndr). Bisogna sempre spostare l’attenzione su chi gioca e non su chi non gioca. In questo momento ci siamo tutti, è importante avere una rosa forte”.

SU DE KETELAERE – È il miglior De Ketelaere di questo momento, ha margini di crescita ma ha intrapreso la strada giusta. Ha preso fiducia, questo è già un bel segnale”.

IL TERZETTO DIFENSIVO – “Sono sempre stato molto contento dei difensori che ci sono stati in questi anni. La fase difensiva è sempre stata tra le più bistrattate, ma è sempre stata tra le prime cinque-sei del campionato. L’arrivo di Kolasinac ci ha dato molto, abbiamo avuto qualche problema per un certo periodo, ma ora sembra superato”.

IL BOLOGNA AVVERSARIO CHAMPIONS – Assolutamente sì, ma ci penseremo dopo queste due partite. Il Bologna merita tutta la classifica che ha”.

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