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La Libertadores a Marassi: pro e contro

Non è una provocazione, ma una vera e propria proposta.

Il Comune di Genova si è davvero reso disponibile per far giocare la finale di Copa Libertadores al Luigi Ferraris, sì dalla parte opposta del mondo rispetto a Buenos Aires ma sicuramente luogo più tranquillo rispetto alla capitale argentina. Dopo le mille problematiche e le follie che si sono succedute durante il weekend nei pressi del Monumental, la COMNEBOL ha accettato di non giocare la partita di ritorno tra River Plate e Boca Juniors, anche se tuttora non si sa con certezza nè come, nè dove, nè quando giocare questo attesissimo match.

Mentre Rodolfo D’Onofrio e Mario Angelici – rispettivamente i presidenti di River Plate e Boca Juniors – si fanno la guerra a vicenda riguardo le decisioni da prendere (uno chiede il semplice rinvio, l’altro la vittoria a tavolino), il consigliere comunale di Genova delegato allo sport, Stefano Anzalone, ha inviato una lettera ad entrambe, invitandoli a convincere la COMNEBOL a giocare questa finale nel capoluogo ligure.

Ma ha davvero senso tutto questo?

I PRO

CORSI E RICORSI STORICI

Nel segno delle due città. Perchè oggettivamente il legame storico-calcistico tra Genova e Buenos Aires esiste eccome. Da una parte gli xeneizes, che non è altro che la storpiatura che nel tempo ha modificato il termine zeneize (o zeneixi), che proprio nel dialetto genovese significava appunto “genovese”, che collega il Boca alla città di Genova in quanto i fondatori dei gialloblu venivano proprio dal capoluogo ligure. Dall’altro lato, il River stesso aveva componenti genovesi all’interno del proprio direttivo: gli emigranti che presero parte alla fondazione del club decisero di adottare la colorazione biancorossa proprio per ricollegarsi alla città d’origine, che sul suo vessilo ha come colori il bianco ed il rosso. Se davvero si vuole giocare distanti da Buenos Aires e trovare una città che leghi un minimo due squadre tanto rivali, quale metà è migliore di Genova?

“Muchas felicitaciones por sus 110 años de historia hermanos xeneizes”, uno striscione simbolo del gemellaggio tra la tifoseria del Boca e quella del Genoa.

ZERO PERICOLI

Fumogeni, torce, lacrimogeni, sassate e tutto ciò che di pericoloso possa esistere. Buenos Aires ha vissuto due giorni di follia, con una fiumana di gente che per le strade ha festeggiato, cantato e ballato in attesa della partita “del secolo”, ma dalla quale si è staccata una frangia che ha messo a repentaglio l’incolumità dei giocatori che sarebbero dovuti essere protagonisti di tale spettacolo. Purtroppo l’Argentina del calcio è stata frenata da alcuni di questi personaggi, e la crescita del movimento non ha mai trovato la giusta via per portare questo paese al salto di qualità. Genova si è lanciata in questa scommessa, offrendo a River e Boca la possibilità di affrontarsi in una città che accoglierebbe a braccia aperte quelli che potrebbero quasi essere dei figlioli prodighi, ma soprattutto di “scappare” da un ambiente che non è sano. Una soluzione sicuramente inusuale e curiosa, ma che un senso può averlo.

PROMOZIONE

Un “pro” tra virgolette. Il calcio è un bene della gente, e questo lo sappiamo tutti quanti. Nessuno deve mettere le mani su ciò che per molti è uno sport, ma che per tanti è una vera e propria religione. Purtroppo le cose stanno cambiando, il dio Denaro ha scelto di impossessarsi in gran parte di una proprietà che lecitamente apparterrebbe ai tifosi, e dunque il potere è finito nelle mani di quelli che oggi sono i “potenti”, ma che hanno in realtà “comprato” questo potere. Portare in Europa la finale di Champions del Sudamerica potrebbe essere uno spot per una competizione sì seguita, ma soltanto durante partite affascinanti quali il Superclásico. Chi ci guadagnerebbe realmente sono coloro che lucrano sullo spettacolo che viene offerto sul campo e sulle gradinate (quando non ci si avvicina alla delinquenza): a rimetterci sarebbero i tifosi, ma a guadagnarci sarebbero il movimento calcistico sudamericano e la propria visibilità. Per qualcuno sarebbe un pro, ma abbiamo i nostri dubbi.

I CONTRO

DISAGI CHE NON SERVONO

La città che riparte dopo la tragedia del Ponte Morandi, la Genova che non solo vuole ritornare alla vita di tutti i giorni, ma che vuole riprendersi definitivamente e promuovere sè stessa in giro per il mondo. Ma forse per un evento del genere è ancora troppo presto. La viabilità cittadina non ha ancora trovato la sua stabilità, quel maledetto ponte era troppo importante per gli spostamenti degli abitanti di Genova e dintorni, e portare una partita che avrebbe il seguito sia dei tifosi argentini – che sicuramente arriverebbero in massa – che di quelli europei – quanti calciofili vorrebbero vedere un River-Boca dal vivo? – sarebbe una locura. E lo stesso Luigi Ferraris ha una capienza ridotta per una partita di questo calibro. Una proposta che affascina, ma a livello logistico sarebbe davvero un evento controllabile?

SUDAMERICA E NON EUROPA

Si è parlato molto della possibilità che possa arrivare una squalifica per il River, magari non come quella che chiede il Boca (titolo assegnato a tavolino agli xeneizes) ma perlomeno una punizione. Si vocifera che la partita di ritorno possa non essere giocata all’Antonio Vespuci Liberti, ma addirittura fuori dall’Argentina. Da qui è nata appunto l’idea di Genova come città ospitante dell’ultimo capitolo della Libertadores. Ma vi immaginereste mai una finale di Champions League disputata a Pechino? O magari quella di Europa League a Chicago? Non avrebbe alcun senso logico. La finale della Champions del Sudamerica deve rimanere in Sudamerica, perchè certe partite devono rimanere nel suolo del continente che ospita la competizione. Già sono stucchevoli e prive di senso le Supercoppe giocate in Cina o in Qatar, folli le idee di portare il nostro calcio in giro per il mondo (già è stata bocciata l’idea della Liga di far giocare una partita negli USA). Portare la Libertadores a Genova non avrebbe quindi molto senso.

“Is this the real life? Is this just fantasy?”

IL CALCIO APPARTIENE AI TIFOSI

11094 km. La distanza tra Genova e Buenos Aires. Ci ricolleghiamo al pro più discusso dei tre proposti: è vero che ci sono persone che devono pagare per ciò che hanno fatto e che non meritano di stare dentro uno stadio per un evento del genere; allo stesso tempo ci sono migliaia di tifosi che non meritano di perdere questo momento, questa partita, questo evento. Non devono essere tutti quanti a pagare, i tifosi che amano semplicemente la propria squadra meritano di vivere una finale contro i rivali storici: ci sarebbero i costi del volo, i costi di pernottamento, il biglietto dello stadio e i tanti giorni di lavoro (o per i più giovani di scuola) che non tutti possono saltare. Il tifoso non lo merita. L’ultima finale della Libertadores con andata e ritorno deve essere giocata sulla cancha di Boca prima, e di River poi.

 

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