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La macchina perfetta

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La macchina perfetta

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L’uomo, si sa, è imperfetto. Lo dice la scienza, lo pronuncia la storia: l’essere umano presenta lacune o difetti per cui qualcosa non risulta conforme al suo prototipo. Per carità, può sembrare tutto vero, almeno fino al 5 febbraio del 1985, un giorno storico che cambierà, in futuro, il corso degli eventi del calcio: in quelle ventiquattrore nacque Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro, semplicemente conosciuto come vincitore seriale di trofei e rullo compressore di record su record. Un percorso di crescita graduale quello del portoghese, che ha raggiunto vette inimmaginabili attraverso sacrificio, dedizione e abnegazione, principi cardini per diventare il numero uno.

FUORICLASSE O CAMPIONE?

Il confine è sottile: il fuoriclasse è colui che ha il dono naturale del talento, il campione è chi, oltre al talento, ha l’umiltà e il sacrificio per migliorarsi, giorno dopo giorno.

Se Messi è nato così, Ronaldo si è costruito per diventare tale. No, non è un’ennesima analisi sulle differenze tra i due calciatori più forti al mondo, ma un elogio al portoghese, una sintesi di come sia riuscito a migliorarsi passo dopo passo, anno dopo anno, raggiungendo picchi altissimi in termini di risultato.

Ronaldo dalla sua ha avuto molte sfortune: un padre alcolizzato, una pessima alimentazione dovuta alla sua sfortunata condizione economica, un fratello dipendente dal gioco d’azzardo. Ronaldo è un fenomeno perchè è riuscito a sorpassare tutto. Il “Chorao” (così chiamato proprio per la sua lacrima facile) ha vinto grazie alla sua mente. Ciò che preme specificare in primis sono la professionalità – il primo ad arrivare all’allenamento, l’ultimo ad abbandonare il rettangolo di gioco – e l’aspetto mentale di Ronaldo: prima di convincere gli altri, Cr7 ha convinto se stesso, ritenendo fondamentale il concetto che nella costruzione dell’atleta perfetto la componente mentale vale più di ogni addominale ripetuto fino allo sfinimento.

FISICO

Il fisico è l’ossessione di Cristiano, che cura giornalmente con devozione. Tante leggende aleggiano sulla figura di Ronaldo: ci sono miti che raccontano di 3000 addominali al giorno ma, fantasie a parte, il lavoro quotidiano si ripete identico. Cinque giorni su sette in palestra, dove si mescolano pesi e allenamento cardio.

Un pallino fisso di Cristiano sono le sedute di Crioterapia – detto anche processo di vasocostrizione -, con il giocatore che si sottopone al trattamento ogni giorno. Si tratta fisicamente di un cilindro alto 180 centimetri portato a -160° tramite azoto liquido, con risultati miracolosi: allevia la fatica muscolare e ossea e accelera la guarigione da infortuni. Questo appuntamento è talmente tanto importante nello sviluppo corporeo di Ronaldo a tal punto che il calciatore ha deciso di farsi installare – per circa 45 mila euro – una struttura mobile, trasportabile anche all’esterno, nella propria abitazione.

Anche l’alimentazione è fondamentale. La dieta è affrontata con il solito, maniacale rigore. E con un obiettivo: perdere un chilo all’anno per non aumentare il grasso e non ridurre la velocità. Se da una parte non mancano mai cereali integrali, frutta fresca, proteine magre e tanta insalata, dall’altra Ronaldo con gli anni ha cancellato tutto quello che poteva essere dannoso per il suo corpo, come l’alcool, le bevande zuccherate e i cibi trattati.

SONNO

Tra i segreti del successo, però, c’è anche il riposo. A livello di minutaggio, ovvero quello che Zidane ai tempi del Real gli ha imposto – controvoglia – per risparmiargli energie per i momenti clou della stagione; ma anche il riposo vero e proprio, ossia il sonno. Dormire l’ha imparato da Nick Littlehales, medico che Ronaldo conobbe durante un allenamento al Real, dove Nick venne invitato da Ancelotti. A fine seduta il curioso portoghese gli fece una valanga di domande, e da quella conversazione nacque il riposo del marziano: cinque fasi da 90’ – come fossero partite di calcio – e almeno un’ora e mezza prima la stanza da letto deve essere totalmente priva di smartphone e tablet di ogni genere, con nessun tipo di suono o notifica che potrebbe alterare la tranquillità. D’altronde, la calma con cui gestisce le situazioni in cui gli altri tremano nasce anche da questa teoria del sonno.

STATISTICHE

Tutti possiamo sostenere di non sentire gli anni che abbiamo, pochi possono dimostrare con abbondanza di dati di avere un’età biologica ben lontana da quella anagrafica. Perché Cr7 corre e sprinta meglio di un ventenne. Secondo i test effettuati nella cittadella sportiva di Valdebebas la sua età biologica sarebbe di 23 anni, ovvero 10 anni in meno rispetto a ciò che dice la carta d’identità.

Le cifre del mondiale da poco concluso raccontano che Cristiano è stato il giocatore più veloce di tutta la competizione, insieme al croato Ante Rebic – ma di 9 anni più giovane – correndo quasi 34 km all’ora nel match contro la Spagna – partita, tra l’altro, abbinata da una tripletta oltre alla prestanza atletica -.

Numeri allo specchio, dati a confronto. I numeri, almeno quelli, non mentono mai. E, allora, è preferibile che le parole cedano il passo alle cifre per raccontare i test atletici dello scorso aprile eseguiti al Real Madrid, che hanno sbalordito anche i medici stessi: Ronaldo ha una massa grassa del 7% – quella abituale di un giocatore è tra il 10 e l’11%, più massa grassa meno velocità -, con una massa muscolare al 50% – contro il 46 della media -. Inoltre, come se non bastasse, il portoghese può vantare la dimensione del diametro di una sua coscia, che misura 68 centimetri, più di ogni compagno e avversario.

Infine CR7 è dotato di una straordinaria simmetria corporea: i muscoli in ogni parte del corpo non sono mai in eccesso proprio per la migliore rendita in campo.

MIGLIORE

E’ l’esempio vivente di come si possa fermare il tempo con l’impegno e la cura maniacale di sé stessi. Non solo non invecchia e tiene testa ai colleghi più giovani, ma riesce a fare addirittura meglio. Quello che sorprende di lui è la continuità ad alto livello. Cristiano Ronaldo è stato programmato così: usa gli obiettivi come legna da bruciare. Ne incenerisce uno, poi ne fa ardere subito un altro. Grazie al suo fisico bestiale, Ronaldo è salito fino a 2,37 metri all’Allianz Stadium per disegnare la rovesciata che ha incantato il mondo. In virtù dei suoi sacrifici, Cristiano riesce a sbandierare anche a 33 anni delle prestazioni fisiche, atletiche e tecniche fuori dal comune, riscrivendo gerarchie e record giorno dopo giorno. Davvero non esiste l’uomo perfetto?

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Calciomercato

Il Milan pesca in Spagna: occhi su Chukwueze

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La decisione di Gerry Cardinale di interrompere il rapporto di lavoro con Paolo Maldini e Ricky Massara è stato un fulmine a ciel sereno per tutto il popolo rossonero. Sebbene il calciomercato non sia ancora iniziato ufficialmente, la nuova dirigenza del Milan sta comunque sondando il terreno per diversi soluzioni soprattutto nel reparto avanzato.

Per rinforzare l’attacco, i rossoneri sono interessati a Samuel Chukwueze, esterno nigeriano di proprietà del Villarreal. L’attaccante 24enne ha giocato 50 partite stagionali fra Liga, Conference League e Copa Del Rey, segnando 11 reti complessive e fornendo ben 13 assist ai propri compagni di squadra e secondo Sky Sport è un profilo seguito con interesse dal Diavolo.

La richiesta degli spagnoli è molto alta, ma il Milan c’è e ha avviato i primi contatti per provare a chiudere il primo colpo di mercato.

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Calciomercato

Il Manchester City fa sul serio per Kovacic: le ultime

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Kovacic

Si accende il calciomercato del Manchester City che, a causa della probabile perdita di Gundogan a parametro zero, si starebbe muovendo per prendere Kovacic. Quello che potrebbe essere l’approdo di Kovacic alla corte di Pep Guardiola dipenderà, soprattutto, dalla decisione in merito al futuro del centrocampista tedesco. La scelta verrà presa insieme alla società solo dopo la finale di Champions League contro l’Inter.

Nel mentre però il calciatore del Chlesea sembrerebbe essere il profilo preferito dai Citizens e infatti secondo Fabrizio Romano, la trattativa per portare Kovacic a Manchester è molto concreta. Negli ultimi giorni si sono svolte discussioni positive, con i Blues che hanno aperto a una possibile cessione e con il calciatore che ha già accettato di vestire la maglia del City.

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Flash News

Finisce la stagione del Pescara: il Foggia trionfa ai calci di rigore

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dichiarazioni Zeman

Il pareggio di quattro giorni ha dimostrato l’equilibrio e la sfacciataggine di due squadre capaci di offendere e trovare soluzioni di qualsiasi specie. In uno stadio Adriatico sold out (record di presenze stagionali), Pescara e Foggia si affrontano per la gara di ritorno valevole per le semifinali playoff di Serie C. Ci si gioca una finale, uno degli appuntamenti più importanti della stagione.

Zeman si presenta alla partita con una formazione rimaneggiata, facendo addirittura a meno di Plizzari (infortunato), Mesik, Palmiero e Delle Monache. Al centro dell’attacco torna Lescano con Cuppone spostato sull’esterno, mentre c’è Aloi in mezzo al campo. Tra i pali spazio al classe 2003 Andrea D’Aniello, alla seconda presenza stagionale. Per gli ospiti fuori gli squalificati Di Noia e Kontek, con Delio Rossi che può contare su una panchina cortissima causa infortuni.

PESCARA-FOGGIA: IL RACCONTO DELLA PRIMA FRAZIONE

Pronti via inizio da sogno degli uomini di casa: Rafia pennella sulla testa di Cuppone che insacca Dalmasso e porta avanti subito il Delfino. Dopo due minuti il Foggia è costretto già a inseguire, con addirittura due gol da segnare per poter passare il turno. I primi dieci minuti sono un monologo Pescara, ma i rossoneri in ben due occasioni vanno vicinissimi al gol del pareggio con Bjarkason prima e Ogunseye dopo.

Col passare dei minuti il Foggia guadagna metri, con i biancazzurri che concedono il pallino del gioco pronti a sfruttare gli spazi in ripartenza. La partita è subito caldissima, con ritmi altissimi e capovolgimenti di fronte improvvisi da una parte e dell’altra. Come sempre, a fare il bello e il cattivo tempo è Hamza Rafia: altro cross di esterno destro perfetto per Lescano che però liscia clamorosamente il pallone e manca l’appuntamento col gol del 2 a 0.

Le occasioni però arrivano a raffica: Bjarkason sbaglia ancora davanti a D’Aniello, sulla ripartenza Gozzi si fa tutta la fascia e pesca Cuppone che però sbaglia l’aggancio e getta alle ortiche un’occasione enorme. I ritmi sono frenetici, con i quinti del Foggia che fanno malissimo alla difesa abruzzese costretta a concedere qualcosa sulle discese di Costa e Bjarkason. Al 38′ arriva anche la prima ammonizione della partita, dopo un’intervento pericoloso di Di Pasquale su Merola.

Al 41′ il Pescara va a un passo dal raddoppio: calcio d’angolo perfetto per la corrente Brosco che incorna e centra in pieno la traversa. Lescano qualche minuto dopo impensierisce Dalmasso con un destro secco appena dentro l’area. Si chiude così dunque la prima frazione, con il Pescara avanti 1 a 0 ma reo di aver sciupato moltissime occasioni per chiudere la pratica.

PESCARA-FOGGIA: IL RACCONTO DEL SECONDO TEMPO

Rossi attinge subito dalla panchina, inserendo Vacca al posto di un Petermann in ombra. Il secondo tempo ripercorre il primo, con il Foggia che sfiora subito il pari con un tacco al volo: miracolo di D’Aniello, uno dei protagonisti indiscussi tra le fila casalinghe. Arrivano altre brutte notizie però per l’allenatore romagnolo, costretto a far entrare Garattoni a causa di un infortunio muscolare di Bjarkason.

A fare la partita adesso è il Foggia, cosciente che il cronometro non è suo amico, non riuscendo però mai a impensierire più di tanto la retroguardia biancazzurra. La prima vera occasione arriva al minuto 65: Boben e D’Aniello non si intendono e Garattoni tenta il pallonetto che si spegne sul fondo. Zeman si accorge della stanchezza dei suoi e opta per un triplo cambio inserendo Vergani, Mora e Delle Monache.

I cambi danno subito i suoi frutti, col Pescara che trova la rete del raddoppio al 70′ con Merola imbeccato da una giocata fantastica del classe 2005. Il direttore di gara Monaldi però interrompe i festeggiamenti annullando il gol per fuorigioco, tra i fischi dell’Adriatico. L’ex allenatore di Palermo, Bologna e Sampdoria prova il tutto per tutto, togliendo Costa e inserendo un altro attaccante come Iacoponi.

Al 78′ gli ospiti si lamentano per un contatto su Garattoni, ma il VAR non richiama l’arbitro di Macerata lasciando la valutazione del campo. La tecnologia viene interpellata nuovamente qualche giro di orologio dopo, negando il rigore agli ospiti per una posizione di fuorigioco in fase di impostazione. Zeman butta dentro anche Desogus, cambiando tutto il trio offensivo per sfruttare le possibili occasioni in ripartenza. Il Foggia però, come ci ha abituato quest’anno, non molla mai: all’ultimo minuto di gioco sponda di Ogunseye e Rizzo firma il gol del pareggio che vale i supplementari.

PESCARA-FOGGIA: I SUPPLEMENTARI

I primi 5 minuti scorrono lisci ma poi il solito Rafia decide di caricarsi il Pescara sulle spalle con una giocata al limite e cross morbido con l’esterno: Desogus mette giù, finta e piazzato che non lascia scampo a Dalmasso. Col passare dei minuti il Foggia si apre e Delle Monache sfiora il gol su un’altra invenzione di un ispirato Desogus.

Rossi rischia il tutto per tutto inserendo Odjer e Rutjens  al posto di Di Pasquale e Schenetti. Le offensive del Foggia però si fermano tutto contro la retroguardia biancazzurra, con un Brosco autore di una partita stratosferica nella sua metà campo. I rossoneri però non vogliono abbandonare il sogno Serie B e al 10′ minuto del secondo tempo supplementare trovano la zuccata vincente di Markic da calcio d’angolo che vale il 2 a 2. Si va dunque ai calci di rigore, in una vera e propria lotteria fatta di nervi freddezza dal dischetto.

Markic segna il primo con qualche brivido, stesso esito per Mora che spiazza Dalmasso. Il secondo rigore spetta a Garattoni che tira altissimo sopra alla traversa. Il Pescara ha l’occasione per portarsi in vantaggio ma Cancellotti emula l’avversario. Gli errori continuano a fare da padroni con Ogunseye che non trova la porta. Rafia invece non sbaglia e porta il Delfino sul 2 a 1. È la volta di Peralta che sceglie lo stesso angolo del tunisino e spiazza D’Aniello. Dalmasso ipnotizza Aloi e rimette tutto in bilico, mentre Vacca e Vergani non sbagliano. Si va ad oltranza e il primo a calciare è Rutjens con l’estremo difensore biancazzurro che sfiora ma non riesce a parare. L’errore decisivo è dell’uomo che aveva riacceso la partita nel supplementare: Desogus apre troppo il piattone e il Foggia vola alla finale playoff contro il Lecco.

 

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Clamoroso al Manuzzi! Il Lecco elimina il Cesena ai rigori grazie a un super Melgrati ed è in finale

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Cesena-Lecco

La sfida di questa sera, la semifinale di ritorno dei playoff di Serie C CesenaLecco, ha emesso il suo verdetto: sono i blucelesti che, ai rigori, approdano in finale, dove dovranno contendersi la promozione in Serie B contro il Foggia (che ha anch’esso superato il Pescara dopo i calci di rigore).

Una partita emozionante che, dopo un primo tempo equilibrato ma in cui è il Cesena ad avere le occasioni più grandi per segnare, vede passare in vantaggio, al 56′, il Lecco con Buso. Il parziale, grazie ad un super Melgrati che tiene in vita i blucelesti con le sue parate, non cambia nei novanta minuti: visto il risultato della gara di andata, terminata 1-2 per i bianconeri, si va ai tempi supplementari. Niente da fare neanche nei trenta minuti addizionali: si decide tutto ai calci di rigore. Dal dischetto è decisivo l’errore di Mustacchio, ipnotizzato dal migliore in campo Melgrati, e il successivo penalty trasformato da Lepore che fa partire la festa per la squadra lombarda.

LA CRONACA DELLA PARTITA

Il primo squillo è del Cesena, che va vicino al vantaggio con una conclusione di Silvestri, respinta in corner da Melgrati. Dopo lo spavento iniziale, il Lecco comincia a creare buone trame offensive, non riuscendo però ad andare al tiro. È poi Cristian Shpendi ad avere la palla dell’1-0, ma è ancora una volta super Melgrati. Dopo pochi minuti, si accende anche l’altro gemello Shpendi, quello con il numero 11 che fa di nome Stiven, che in progressione palla al piede arriva a tu per tu con l’estremo difensore bluceleste ma allarga troppo la conclusione, con la sfera che termina a fil di palo spegnendosi sul fondo. Il primo tempo termina sullo 0-0: è il Lecco a fare la partita, senza però essere concreto davanti. Il Cesena, invece, si difende in modo ordinato e cerca di rendersi pericoloso quando recupera palla sfruttando la velocità dei “gemelli del golShpendi.

La ripresa inizia con un’occasione colossale per il Cesena. In un’azione offensiva bianconera, dopo un rimpallo la palla arriva sui piedi di Cristian Shpendi: la punta spara però clamorosamente alto da due passi, mentre i tifosi di casa stavano già liberando l’urlo di gioia per la rete dell’1-0. Gol mangiato, gol subito: su una ripartenza, Girelli mette uno splendido filtrante per Buso, che finta il tiro, supera Prestia e incrocia battendo Tozzo, per poi andare ad esultare sotto il settore dedicato agli ospiti. È un gol importantissimo, che rimette in parità la doppia sfida al 56′. Il Cesena risponde con Stiven Shpendi, ma Melgrati si supera ancora sull’attaccante classe 2003 con due autentici miracoli.

I canonici novanta minuti terminano sul risultato di 0-1, si va quindi ai tempi supplementari: le squadre, molto stanche, non riescono a schiodare il risultato dal 2-2 complessivo neanche nei trenta minuti addizionali. Si decide tutto ai calci di rigore: sotto la curva del Cesena parte a battere il Lecco, segnano Celjak, Mercadante, Zuccon, Stiven Shpendi, Bunino, Chiarello, Scapuzzi, poi sbaglia Mustacchio, ipnotizzato da Melgrati. Il Lecco ha il match-point con Lepore: il 32 non sbaglia e regala il passaggio del turno alla squadra lombarda.

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