Può la nebbia, universalmente riconosciuta come elemento di pericolo e minaccia, trasformarsi nel famoso treno che passa una sola volta nella vita, un regionale veloce su cui salire senza indugi e condurre alla gloria eterna? La risposta è sì, almeno in un’occasione, il 9 novembre 1988. Il Muro di Berlino è ancora in piedi, ma i primi crepitii iniziano a rimbombare per la città più emblematica del XX secolo. Esattamente un anno dopo, il 9 novembre del 1989, finalmente, il simbolo della Guerra Fredda cade e la Germania si avvia verso la riunificazione. Se c’è un Est che procede a passo spedito verso l’unione, c’è un altro Est che strizza l’occhiolino alla scissione, avvicinandosi pericolosamente e a fari spenti allo smembramento violento.

 

TITO E L’ESPERIMENTO JUGOSLAVO

Quanto Tito nella ex Jugoslavia? -

Fonte: Remocontro

 La Jugoslavia è un esperimento voluto e riuscito da Tito, almeno fino al 1980, anno della sua morte. Il pugno di ferro e la dittatura politica con cui riesce a guidare la sua creatura gli consentono di tenere sotto controllo una terra con popoli e culture che in comune hanno poco e nulla. La sua scomparsa accelera un processo inevitabile, quello secondo il quale iniziano a emergere, prima in sordina e poi sempre più rumorosamente, i sentimenti nazionalisti dei paesi da lui amalgamati. La necessità di separarsi e ottenere l’indipendenza, appiccando il fuoco alla polveriera balcanica, diventa impellente. La capitale è sempre più isolata, Milosevic si staglia all’orizzonte. La figura di Zeljko Raznatovic, meglio noto come Arkan, inizia a emergere e a costruire il suo personale esercito, le famose tigri che scoprono nella curva del Marakana di Belgrado la loro savana.

LA STELLA ROSSA

File:Fudbalski klub Crvena zvezda 1991-92.jpg - Wikipedia

Fonte: Wikipedia

La Stella Rossa è la squadra più titolata di Serbia e, indubbiamente, la più famosa della Jugoslavia. I suoi tifosi, i “delije“, gli eroi, sono tra i più temuti d’Europa. Una delle prime tifoserie a esprimere apertamente il proprio orientamento politico, rigorosamente di estrema destra: il loro ruolo nei conflitti che nel giro di pochi anni semineranno odio e orrore è cruciale. È in mezzo a loro che Arkan cerca e trova i proseliti della sua religione violenta. A livello sportivo, la Crvena Zvedva è il trampolino di lancio di una moltitudine di fenomeni che conquisteranno il calcio europeo emigrando altrove. Mihajlovic, Savicevic e Stojkovic su tutti, andranno via, ma solo dopo aver raggiunto il traguardo più importante della storia del club, conquistando la Coppa dei Campioni del 1991 nella cornice del San Nicola di Bari.

LE PREMESSE

Al 1991, però, mancano tre anni e la Stella Rossa ha appena superato il primo turno della competizione per club più importante del vecchio continente, infliggendo un complessivo 8-0 al Dundalk. Il suo cammino, deciso dal sorteggio, incrocia quello del Milan di Silvio Berlusconi e Arrigo Sacchi.

Quella che sta per nascere è una squadra che imporrà la propria autorità sia in Italia che in Europa. Il Diavolo segnerà un’epoca, marcando una distinzione tra ciò che era stato prima e ciò che sarà dopo, come l’Ajax di Crujiff e il Barcellona di Guardiola. Una storia che inizia con una retrocessione in serie B, uno scandalo e un fallimento sfiorato, scongiurato solo dal tempestivo e salvifico intervento del volto nuovo della televisione italiana, prima di approdare in politica e diventarne il simbolo per oltre un ventennio.

Il vivaio inizia a dare i primi frutti, con Baresi, Maldini e Costacurta su tutti, accompagnati da un ragazzo cresciuto nella Lazio ma approdato a Milano appena ventenne, Mauro Tassotti. Insieme, saranno la difesa più impattante della storia del calcio mondiale. Il mercato porta a San Siro i tre olandesi, Ancelotti e Donadoni. Tra i pali c’è Giovanni Galli. E la lista potrebbe continuare ancora a lungo. Il presidente sceglie per la panchina Arrigo Sacchi, allenatore poco conosciuto, la cui esperienza più importante è stata quella al Parma, con cui ha ottenuto una promozione in Serie B.

Frank Rijkaard, Marco Van Basten, Ruud Guullit

Fonte. 90min

L’evento che fa innamorare Berlusconi del nativo di Fusignano e del suo calcio totale tutto pressing è l’andata degli ottavi di Coppa Italia 1986-1987. Il suo Milan perde 1-0 a San Siro contro i ducali allenati da Sacchi, venendo eliminato dopo lo 0-0 del ritorno. Gli ingredienti ci sono, la ricetta anche. L’unico elemento che manca è la vittoria. Ne arriveranno tante.

IL PRIMO SUCCESSO

Il 1987-1988 è la prima vera stagione del nuovo Milan. Il campionato è l’obiettivo e conquistarlo significherebbe avere il diritto e il privilegio di partecipare alla successiva edizione della Coppa dei Campioni. Il principale avversario nella lotta per lo scudetto è il Napoli di Maradona, campione in carica. Il 1° maggio 1988 è in programma al San Paolo lo scontro diretto e a tre giornate dalla conclusione vincere vorrebbe dire iscrivere il proprio nome all’albo d’oro. I 90′ più emozionanti del campionato premiano il Diavolo che torna a Milano dal capoluogo campano con un 3-2 firmato dalla doppietta di Virdis e dal primo dei tanti gol decisivi di Marco Van Basten, il cigno di Utrecht.

Pietro Paolo Virdis: andante con gusto | Storie di Calcio

Fonte: Storie di calcio – Altervista

9 NOVEMBRE 1988: ATTO I

Finalmente, torniamo al freddo pomeriggio del 9 novembre 1988. Il Marakana è colmo a dismisura, pronto a schiacciare psicologicamente il Milan. La gara d’andata premia la Stella Rossa che esce da San Siro con un 1-1 firmato da Stojkovic e Virdis, sobbarcando i rossoneri di tutta la pressione del mondo. Giocare a Belgrado è un’impresa titanica che richiede sangue freddo, nervi saldi e concentrazione massima. Finire per essere sovrastati dall’atteggiamento intimidatorio dei delje è più semplice di quel che sembri. Il Milan è pronto, il destino si appresta a dargli una mano.

La partita inizia, ma improvvisamente cala una nebbia impenetrabile che cancella il rettangolo verde. È giorno, eppure sembra notte fonda. Quello che accade in campo è solo ipotizzabile, percepire gli eventi in corso di svolgimento è un’avventura eroica. Nell’incertezza dei presenti al Marakana e del pubblico a casa, la Stella Rossa passa in vantaggio con Savicevic. Il Milan rimane in 10 in seguito all’espulsione di Virdis per una spallata ai danni di Naidoski. Al 57′ l’arbitro capisce che l’unica alternativa alla direzione di una gara che non presenta più le peculiarità di una partita di calcio, è di sospenderla, anticipando il triplice fischio. Oggi, con le attuali regole, il match ripartirebbe dal momento in cui è stato interrotto con il parziale accumulato nei precedenti 57′.

10 NOVEMBRE 1988: ATTO II

Stella Rossa: la nebbia e l'epica sfida del Marakana. Così nacque la leggenda del Milan di Sacchi - Eurosport

Fonte: Eurosport

All’epoca, però, non funzionava così. Stella Rossa-Milan si rigioca dall’inizio il giorno successivo, il 10 novembre. Niente 1-0, nessuna rete di Savicevic. Tutto quel che permane delle trascorse 24 ore sono le sanzioni, impossibili da cancellare. Se la nebbia sembra lasciare spazio alla luce, il buio avvolge nuovamente il diavolo. Con Virdis e Ancelotti (diffidato e ammonito il giorno prima) squalificati, Sacchi deve affidarsi alle seconde linee e alla Dea Fortuna.

Il grande libro dell’epica calcistica accoglierà la partita di Belgrado tra le sue pagine. Nel frattempo la storia più inverosimile dell’era del pallone moderno continua a essere battuta a mano, pronta a stupire nuovamente. Il replay, possibilmente, è ancora più folle e drammaticamente emozionante. Pronti, via: Vasiljevic segna, ma nella porta sbagliata. La sfera varca la linea di oltre mezzo metro, ma arbitro e guardalinee non sembrano accorgersene. Il gol fantasma più famoso di sempre, alle spalle di quello segnato da Geoff Hurst nella finale della Coppa del Mondo del 1966, non viene visto.

Passano pochi minuti e il difensore della Stella Rossa colpisce con una gomitata criminale Roberto Donadoni. Gli attimi che seguono quel momento sono di panico pietrificante. Il centrocampista cade a terra privo di sensi, si teme il peggio. Fortunatamente Donadoni se la cava con una frattura alla mascella. I presagi di sventura non accennano a scemare, ma nella ripresa il vento cambia e il fato sceglie il Milan. Savicevic firma l’1-0, Van Basten pareggia. 120’ non bastano, servono i rigori. Senza indugiare, Giovanni Galli veste i panni dell’eroe e ne para due, sancendo la vittoria e il passaggio ai quarti di finale del Milan.

È solo il primo vagito di una meravigliosa creatura che sopravvive alla nebbia, trovando il sentiero luminoso che condurrà fino alla finale di Barcellona vinta 4-0 contro lo Steaua Bucarest, in un Camp Nou popolato da quasi 100 mila anime rossonere. L’inizio di un’era, il preludio dell’età dell’oro del Milan di Berlusconi; la premessa di un racconto dalle tinte tragiche e dolorose, quello della fine della Jugoslavia, di un decennio che, dopo la speranza scaturita dal crollo del Muro, fa rivivere gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. È Stella Rossa-Milan, la partita infinita.

 

 

Fonte immagine in evidenza: La Gazzetta Dello Sport