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La nuova chance di Eusebio Di Francesco

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Quella appena conclusasi è stata una stagione travagliata, vissuta sulle montagne russe. Senza dubbio il campionato più difficile della storia del calcio italiano, citando Maurizio Sarri. È stato un anno particolare anche per il Cagliari, soprattutto per il Cagliari. Il club sardo, infatti, ha appena festeggiato l’anno del centenario e una campagna acquisti di grande livello condotta l’estate scorsa aveva posto le basi per poter sognare, come nelle più classiche delle favole, un finale a lieto fine. In effetti la prima parte di campionato del Cagliari è stata a dir poco sorprendente: i rossoblù hanno galleggiato a ridosso della zona Champions almeno fino a dicembre. Salvo poi crollare con l’avvento del nuovo anno.

(Fonte: profilo Twitter @cagliaricalcio)

Nel mezzo ci sono stati i gravi infortuni di Cragno e Pavoletti, entrambi rientrati proprio nelle ultime settimane e che avrebbero dovuto rappresentare la colonna portante della squadra; si pensi quindi all’esonero di Maran dopo una serie interminabile di risultati negativi e l’arrivo di Walter Zenga. L’ex portiere dell’Inter è riuscito, come si suol dire, a “portare a casa la baracca“. Il suo record conta tre vittorie – due consecutive contro Spal e Torino e il recente 2-0 alla Juventus già Campione d’Italia -, diversi pareggi e sei sconfitte. Un bottino che ha obbligato il presidente Giulini a riprogrammare il proprio progetto tecnico attorno ad un’altra figura, quella di Eusebio Di Francesco.

ANNO ZERO?

È innegabile che l’arrivo di Eusebio Di Francesco in Sardegna susciti non poca curiosità in un panorama calcistico, quello italiano, che ne ha apprezzato le abilità nei suoi anni a Sassuolo e a Roma. La sua ultima esperienza alla Sampdoria è stata disastrosa, per usare un eufemismo: tre punti nelle prime sette giornate. Troppo pochi per continuare un’avventura nata sotto diversi scricchiolii. Tra mercato e scelte dirigenziali il rapporto tra Di Francesco e la Samp si è subito incrinato prima di arrivare alle dimissioni del tecnico abruzzese.

(Fonte: profilo Twitter @MisterDiFra)

A Cagliari, invece, Di Francesco trova un ambiente ambizioso, come il suo presidente, e un progetto tecnico da ricostruire dopo un anno transitorio. L’anno zero del nuovo Cagliari ripartirà proprio con alla guida l’ex allenatore di Roma e Sassuolo, che tra l’altro sarà l’unico – ad oggi – in Italia a ricoprire il ruolo di “manager all’inglese“. In queste ore è stato ufficializzato l’addio del direttore sportivo Carli e il neo allenatore del Cagliari avrà la sua voce in capitolo anche in sede di mercato. Un aspetto da non sottovalutare: negli ultimi anni i diverbi interni tra dirigenza e area tecnica non sono stati pochi e alla fine a pagarne le spese sono sempre stati gli allenatori. Basta pensare che nell’era Giulini il miglior risultato rimane l’undicesimo posto conquistato nel 2017 con Rastelli in panchina; lo stesso Walter Zenga non ha risparmiato critiche alla sua dirigenza:

Ho sbagliato ad accettare un rinnovo legato al settimo posto e solo fino a fine stagione. Ho saputo alle 16 che mi avrebbero cacciato”

IL 4-3-3

Eusebio Di Francesco è sinonimo di 4-3-3. È questo, infatti, il modulo con il quale l’allenatore abruzzese ha lavorato nelle sue esperienze precedenti. Al Sassuolo, grazie a lui, hanno trovato consacrazione giocatori come Berardi e Defrel. A Roma, poi, ha sfiorato l’impresa di raggiungere una finale di Champions League. Il modello di calcio di Di Fra, tutto verticale, veloce e offensivo, passa inevitabilmente dall’avere a disposizioni i giocatori adatti. Sia in fase di possesso sia in fase di transizione negativa Di Francesco ci ha abituati a vedere una linea difensiva altissima, pressoché all’altezza della linea mediana. Ed è stato questo, ad esempio, uno dei maggiori problemi riscontrati alla guida della Sampdoria.

(Fonte: profilo Twitter @MisterDiFra)

A Roma un ruolo determinante lo ha avuto Kolarov, diventato vero e proprio regista della squadra. A Cagliari Di Francesco avrà a disposizione un ragazzo interessantissimo sul quale potrebbe lavorare per renderlo uno dei top del ruolo, nel caso in cui non ritorni alla Juventus. Si parla naturalmente di Luca Pellegrini. Ma ad ogni modo un intervento per rinforzare le fasce verrà fatto. In questi giorni si parla di un possibile interessamento del Cagliari nei confronti di Juan Jesus: anche il brasiliano potrebbe fare al caso del nuovo progetto tecnico targato Di Francesco.

In attesa di capire il futuro di Nainggolan – in prestito dall’Inter – e del Leòn Nandez, due giocatori che ricoprirebbero in maniera ideale il ruolo di mezzala, il Cagliari deve valutare anche tanti altri casi spinosi. Come per esempio quello di Cigarini, in rottura con la società, o quello di Joao Pedro. Il brasiliano ha vissuto un campionato incredibile, coronato da ben 18 gol. Il migliore giocatore carioca in Europa in termini realizzativi. Ma la sua permanenza nell’Isola è tutt’altro che certa, visto che il Torino fa sul serio e il presidente Giulini non ha ovviamente smentito.

Nel 4-3-3 di Di Francesco è centrale anche l’apporto degli esterni offensivi, il cui ruolo in fase di pressione ultra offensiva nel recupero palla ha spesso fatto la differenza. Nella rosa del Cagliari l’unico giocatore con certe caratteristiche è l’ex Psv Gaston Pereiro, uruguaiano di gran talento che in Italia è arrivato a gennaio e che ha dimostrato ancora poco. Per il resto l’anno zero dei rossoblù ripartirà dai leader Cragno, Simeone e Pavoletti, sempre che non esploda qualche altro giovane di belle speranze come fatto in passato con Zaniolo. Un esempio? Luca Gagliano. Con l’obiettivo di ritornare a sognare una favola a lieto fine.

(Fonte immagine in evidenza: profilo Twitter @CagliariCalcio)

 

 

 

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Il fallimento del Qatar al Mondiale ai raggi X

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Qatar

“Il successo consiste nel passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”. Diceva così Winston Churchill, primo ministro britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Non sarà un testo motivazionale, anche perché il tema centrale sarà proprio l’antitesi di ciò che diceva il leader inglese: l’insuccesso, quello del Qatar.

Con “Qatar” non si intende la regione che affaccia sul Golfo Persico e nemmeno l’intera competizione. L’unico vero fallimento è quello della Nazionale, diventata la prima squadra ospitante a perdere l’esordio e anche la prima a essere eliminata dal Mondiale dopo soli due turni.

LA COSTRUZIONE DEI SOGNI

Pensando al cammino della Nazionale mediorientale, bisognerebbe cancellare la parte sul successo nella frase di Churchill. Prima del Mondiale, però, avremmo pensato cose ben diverse se ci fossimo informati bene sul Qatar. Gli Al-Annabi partivano con grandi aspettative, in quanto campioni dell’ultima Coppa d’Asia.

Il loro percorso, lì, era stato perfetto: erano riusciti a imporsi sull’Arabia Saudita (0-2), la Corea del Sud ai quarti (0-1) e il Giappone in finale (1-3). Il primo titolo della loro storia sembrava dare la spinta necessaria per affrontare al meglio questo Mondiale. Le tre Nazionali appena citate, però, sono riuscite ad affrontare questa competizione molto meglio del Qatar che le aveva sconfitte.

La vittoria in Coppa d’Asia aveva effettivamente dato un bel boost di adrenalina e le prestigiose amichevoli di preparazione ne erano la prova (Brasile, Portogallo, Serbia e addirittura Lazio e Fiorentina). Le prime avvisaglie del fallimento erano già arrivate, ma “il dado è tratto” come avrebbe detto qualcuno.

I successi, che in questa parte della storia sono ancora presenti, partivano da ben più lontano. Nel 2004, infatti, si decise di investire sul calcio tramite la creazione dell’Aspire Academy, un’accademia nata per volere della famiglia reale Al Thani con l’obiettivo di reclutare giovani talenti.

A partire dal 2007 ebbe inizio anche il progetto Football Dreams”, che ha il compito di scovare i migliori talenti anche dall’estero. Questi verranno poi naturalizzati tramite l’utilizzo di una regola FIFA, secondo cui sono eleggibili calciatori che per cinque anni consecutivi hanno giocato nel paese interessato dopo il compimento dei 18 anni e che non hanno mai preso parte a partite ufficiali con la nazionale d’origine.

Dopo un lungo processo di selezione, i ragazzi più talentuosi vengono trasferiti nelle varie società europee appartenenti alla famiglia reale del Qatar.

IL CROLLO MONDIALE

Il vero tasto dolente, la caduta rovinosa dopo la (troppo) rapida ascesa. Se vinci l’Europeo ma non ti qualifichi al Mondiale, è ben noto che le critiche non mancheranno. Se vinci la Coppa d’Asia ma esci dopo due giornate alla Coppa del Mondo, essendo anche la nazione ospitante, allora verrà ritenuto un fallimento.

Le difficoltà iniziano presto, al 5′ dell’esordio con l’Ecuador. Nonostante la difesa a 5 e l’atteggiamento conservativo, i sudamericani erano riusciti a passare in vantaggio: gol poi annullato per fuorigioco di Enner Valencia. Non è bastato questo episodio per dare la scossa, probabilmente l’emozione era troppo forte. La doppietta di Valencia ha chiuso il match sullo 0-2.

La solfa non è cambiata nelle gare successive contro Senegal e Olanda, perse rispettivamente 1-3 e 0-2. L’unica piccola soddisfazione è rappresentata dal gol realizzato da Mohammed Muntari, che aveva quasi rimesso in piedi la partita contro i campioni della Coppa d’Africa.

I record negativi e gli insuccessi sono troppi, però, perché la piccola fiaccola rappresentata dal gol possa rappresentare la luce che porta avanti un paese. Il Qatar, infatti, oltre a quanto detto prima, è diventata anche la prima Nazionale ospitante a chiudere il girone del Mondiale con meno di 4 punti. Record che, adesso, non potrà più essere superato.

È DA CONSIDERARE UN FALLIMENTO TOTALE?

Senza dubbio, perché il Qatar resterà per molto tempo nell’immaginario comune come la peggior Nazionale ospitante di sempre. La preparazione, le aspettative, i grandiosi progetti sono stati spazzati via insieme agli undici che sono scesi in campo nelle tre gare di questo Mondiale. Oltre alla qualità tecnica è mancato anche lo spirito giusto per affrontare una competizione di questo tipo.

Anche Xavi, che in Qatar ci ha vissuto e lavorato come giocatore e allenatore dell’Al-Sadd, si era espresso in modo positivo riguardo la squadra di casa:

Il Qatar non è solo la nazione ospitante, può davvero diventare la mina vagante del torneo. Il progetto del Mondiale ha portato miglioramenti non solo nelle strutture, ma anche in campo. Oggi il Qatar ha una nazionale in grado di competere sulla scena più prestigiosa del calcio mondiale, una nazionale in grado di dire la sua al Mondiale“.

A dimostrazione che era stato fatto tutto il possibile e, dunque, a dimostrazione del fallimento.

Era la prima partecipazione nella loro storia, questo è da tenere in considerazione, ma la fiamma che contraddistingue le grandi squadre non è mai stata presente. E allora, dopo aver analizzato la parte sul successo e quella sul fallimento, non resta che guardare l’ultima parola della frase di Churchill: l’entusiasmo.

I dubbi riguardanti questo Mondiale c’erano e ci sono ancora, ma ciò che sembrava non mancare, almeno al paese ospitante, era proprio la componente emotiva. Quando si è spenta questa, allora, restando coerenti con quanto detto da Churchill, si sono spente anche tutte le possibilità di arrivare al successo. Ancora una volta, i soldi non hanno fatto la felicità.

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Svizzera, Yakin si gode la qualificazione: “È stato molto emozionante”

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Svizzera

Dopo la vittoria nella partita decisiva contro la Serbia, che ha qualificato la sua Svizzera agli ottavi di finale dei Mondiali in Qatar, il commissario tecnico elvetico Murat Yakin ha esternato i suoi sentimenti alla stampa:

È stato molto emozionante. Nei primi minuti siamo stati protagonisti in campo, con un forcing molto organizzato, poi però ci siamo fatti sorprendere e siamo andati addirittura in svantaggio. La squadra però ha reagito e dopo il match ho sentito dentro di me un enorme senso di soddisfazione per quanto fatto dai ragazzi: mi sono seduto nello spogliatoio, mi sono goduto il momento e ho lasciato soli i giocatori“.

Ora gli elvetici, martedì sera, affronteranno il Portogallo di Cristiano Ronaldo per sognare i quarti di finale.

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Flash News

Il ct della Serbia Stojkovic sul suo futuro: “Certo che resto”

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Serbia

Nel post-partita della gara contro la Svizzera, il commissario tecnico della Nazionale della Serbia, Dragan Stojkovic, è intervenuto ai microfoni di Sportal.rs:

“Prima di tutto vorrei congratularmi con la Svizzera per la vittoria, che direi è meritata. Noi non siamo ovviamente soddisfatti del nostro cammino, ma dobbiamo considerare tutti i problemi che abbiamo avuto da quando siamo arrivati ​​qui, tenendo conto della preparazione fisica e dei vari infortuni rimediati dai nostri giocatori chiave. I ragazzi però hanno lottato, hanno dato il massimo, anche se non basta per questo livello”.

In seguito, il selezionatore ha tenuto a sottolineare che proseguirà l’impegno con la Nazionale delle Aquile bianche:

“Certo che resto. A marzo inizieremo le qualificazioni per Euro 2024 e abbiamo una grande voglia di battagliare: sarò molto soddisfatto se i miei giocatori saranno sani e al top della forma in quel momento”. 

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Flash News

Juve, approvato un nuovo progetto di bilancio: la perdita è di 239 milioni

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Chi è Gianluca Ferrero, il prossimo presidente della Juventus

Si aggiungono ulteriori dati che delineano la complicata situazione finanziaria della Juventus: come riportato nel comunicato pubblicato sui canali ufficiali del club, il dimissionario Consiglio d’Amministrazione della società bianconera ha approvato un nuovo progetto di bilancio d’esercizio e un nuovo bilancio consolidato al 30 giugno scorso, in cui emerge una perdita di 239,3 milioni di euro (226,8 al 30 giugno 2021).

Il bilancio d’esercizio sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea degli Azionisti del 27 dicembre.

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