Il Milan, comunque vada a finire questa stagione, è rinato. In questo girone di andata la squadra guidata da Stefano Pioli ha dato dimostrazione di essere tornata di diritto fra le big della Serie A; dimostrandosi una squadra compatta, capace di stupire ma anche di soffrire nei momenti duri. Uno dei maggiori artefici di questa squadra, oltre al già citato Pioli, è sicuramente Paolo Maldini. Il 3 rossonero, dopo avere deciso di non seguire le orme del padre Cesare fuori dal campo, si è riscoperto nell’ultimo anno e mezzo come manager, tornando sotto altre vesti a far sognare i tifosi rossoneri. Analizziamo e tiriamo le prime somme della per ora breve esperienza di Paolo Maldini come Direttore Tecnico del Milan.

Fonte: Sky Sport

2019

Paolo Maldini inizia la sua seconda vita in rossonero il 5 Agosto 2018, come direttore dello sviluppo strategico dell’area sport; un ruolo poco più che di facciata, una spalla per il ben più esperto Leonardo. Questo fino al Giugno del 2019 quando il brasiliano, in disaccordo con la linea della proprietà, lascia il Milan nelle mani del suo allievo. La carriera dell’ex-capitano come dirigente parte sicuramente in salita; il Milan dopo l’estate delle “cose formali” e dopo gli all-in Higuain e Piatek è costretto a stringere la cinghia dopo essere già stato estromesso dall’Europa League. In più il Diavolo è momentaneamente senza allenatore, e la scelta di Maldini ricade su Marco Giampaolo.

La scelta dell’abruzzese per la guida dei rossoneri è probabilmente l’unico flop di Maldini fino ad oggi; c’è però da considerare che Giampaolo, sondata l’impossibilità dei vari Sarri, Spalletti Allegri e Conte, era pressoché una scelta obbligata per non arrischiarsi in un allenatore senza la dovuta esperienza.

Fonte: Milanlive.it

Archiviato il flop Giampaolo però il resto della campagna acquisti rossonera è da 9 in pagella: con i 30 miloni ricavati dalla cessione di Cutrone e i 12 del riscatto di Locatelli arrivano infatti grazie a dei pagamenti dilazionati Theo Hernandez, ad oggi uno dei terzini sinistri migliori al mondo; Ismael Bennacer, vitale per gli equilibri e gli schemi offensivi del Milan; Rafael Leao, oggi finalmente esploso e fra i giovani più interessanti della Serie A; arriva poi a Milano Duarte, altro flop ma arrivato sostanzialmente nell’ambito dell’operazione Paquetà e Rade Krunic dall’Empoli insieme a Bennacer. Infine con un altro dei suoi capolavori Maldini riesce a scambiare Andre Silva, mai veramente ambientatosi a Milano, per Ante Rebic, altro titolarissimo di questo Milan, ammortizzando la minusvalenza derivante dai 40 milioni pagati per avere il portoghese 2 anni prima.

2020

Il primo Milan di Maldini parte nel peggiore dei modi: Giampaolo viene esonerato dopo appena 7 giornate e, a parte la scoperta Theo, la squadra è completamente fuori fuoco. La soluzione è come un fulmine a ciel sereno, e si chiama Stefano Pioli. Dopo un inizio stentato il Milan di Pioli inizia lentamente ad ingranare, fino al mercato inverale, quando mette il turbo.

Fonte: Wikipedia

A Gennaio è difatti il momento di un altro ritorno a Milanello, forse ancora più atteso di quello di Maldini, il ritorno di Zlatan Ibrahimovic. Ibra da una scossa al Milan, a livello tecnico ma soprattutto a livello mentale, lanciando definitivamente il Diavolo. Arriva poi dal belgio un’ala dal nome che sembra impronunciabile, Saelemaekers, che per appena 7 milioni si rivelerà fondamentale per Ibra e i suoi. Ma il vero apice Paolo Maldini in quella campagna acquisti lo raggiunge con le cessioni, liberandosi di giocatori che iniziavano a diventare ingombranti come Suso e Piatek, ricavando circa 30 milioni l’uno, e ultimando lo scambio Caldara-Kjaer che, col senno di poi, è stato forse il vero massimo di Maldini fino ad oggi.

Maldini

Fonte: Sky Sport

Il Milan del post-lockdown fa faville, ma in società continua la politica dell’austerità. Maldini, forte delle prestazioni mostrate dalla squadra, blocca Ralf Rangnick con un piede già a Milano, e conferma Stefano Pioli. Gli acquisti poi sono economici ma mirati, Kalulu, Brahim Diaz, Hauge, Tonali e Dalot, giovani per il futuro che vanno a rinfoltire la corta panchina rossonera. Acquisti finanziati con le cessioni di altri esuberi come Paquetà, al Lione per 20 milioni, e Ricardo Rodriguez, al Torino per 3.

Il resto è storia recentissima, il Milan è la sorpresa del campionato, trainato dagli acquisti di Paolo Maldini. In questa sessione invernale sempre la stessa politica, acquisti mirati a cifre modiche: Tomori, Meite e Mandzukic, e cessioni di giocatori fuori dal progetto come Conti e Musacchio. Saranno scelte azzeccate? Ai posteri l’ardua sentenza.

LE QUALITA’ DEL MALDINI IN GIACCA E CRAVATTA

Carisma, intelligenza e coraggio, il Maldini dirigente sembra la trasposizione in giacca e cravatta del Maldini giocatore. Carisma perché se sei Paolo Maldini parti avvantaggiato in una trattativa con qualunque giocatore; non è un caso che una costante del mercato rossonero sia stato il “sì del giocatore“. Intelligente perché ha saputo in primis circondarsi di collaboratori di primissimo piano, come il suo braccio destro Frederic Massara, e il capo scout Geoffrey Moncada, artefici quanto il capitano di questo Milan. Intelligente poi perché non si è fatto abbindolare da facili occasioni di mercato, acquistando i giocatori giusti nei ruoli giusti, niente di più.

Fonte: Calcio e Finanza

Coraggioso poi perché per il bene della squadra non si è tirato indietro dal vendere giocatori amatissimi dalla tifoseria come Suso e Cutrone; e perché si è schierato apertamente in difesa di Stefano Pioli, arrivato sì come un traghettatore, ma diventato il deus ex machina di questo Milan. La nuova vita di Paolo Maldini come dirigente non è stata sicuramente facile, ma fino ad ora il 3 rossonero è promosso a pieni voti. Se continuasse così, la carriera del Maldini in giacca e cravatta potrà avvicinarsi a quella da calciatore?

(Fonte immagine in evidenza: itasportpress.it)