Cesare Prandelli è tornato, esattamente dieci anni dopo la sua ultima esperienza in viola.

L’ultimo decennio ha comunque, in qualche modo, tenuto le due parti legate, quasi come se non si fossero mai separate del tutto. Entrambe hanno cambiato tanto, ma non hanno più ritrovato lo splendore ammiratosi dal 2005 al 2010. Pertanto, Rocco Commisso ha scelto di sollevare Beppe Iachini dalla panchina della sua squadra, richiamando proprio Cesare Prandelli, “l’uomo per bene”.

Il tecnico non poteva rifiutare. La sua scelta è, anzitutto, dettata dal cuore, ma dall’altro lato denota grande coraggio, in quanto si è consapevoli dell’impossibilità di raggiungere i traguardi dell’ultima gestione. Il rischio di incrinare il bellissimo rapporto tra l’allenatore e la tifoseria c’è, inevitabile vista l’insofferenza del popolo viola, stufo dell’ennesima annata di transizione. In verità, negli ultimi due anni, la Fiorentina ha più volte rischiato di ingarbugliarsi in zona retrocessione.

Nonostante questa situazione, è impossibile non ripensare al passato, quando la Fiorentina era una bella realtà europea, dominava in Italia e incantava il mondo.

La rivoluzione Prandelliana

Cesare Prandelli viene assunto nel giugno 2005. Anche in questo caso, entusiasmo ed aspettative erano tutt’altro che alti. La Viola infatti viene da un campionato concluso a 42 punti, a pari merito con Parma e Bologna retrocesso. Tuttavia, ai nastri di partenza del nuovo campionato il patron Della Valle acquista numerosi giocatori. Su tutti Frey per la porta, Dainelli in difesa, Montolivo a centrocampo e Luca Toni in attacco.

Prandelli rivoluziona la Fiorentina, che si dimostra fin da subito una squadra solida e compatta, capace di fare coesistere calciatori di esperienza con altri più giovani e nuovi arrivati. Il sistema viola mantiene buona parte della sua ossatura in difesa e lascia libertà e fantasia in attacco.

Infatti, dopo la cessione del giovane Giorgio Chiellini alla Juventus, dietro c’è la conferma di Ujfalusi e di Dainelli. La fascia sinistra diventa di competenza di Manuel Pasqual, 23enne prelevato dall’Arezzo. A centrocampo emergono le figure di Donadel, Brocchi e soprattutto Stefano Fiore. Quest’ultimo, infatti, disputa tutte e 38 le partite di campionato, mettendo a segno sei reti.

In attacco la scena è tutta per Luca Toni, acquistato in estate dal Palermo e autore di una stagione per certi versi irripetibile. Il bomber italiano realizza 31 reti e diventa il primo calciatore italiano a vincere la Scarpa d’Oro. I suoi gol trascinano la Fiorentina al quarto posto in classifica. Proprio Toni è autore del gol del vantaggio viola sul campo del Chievo Verona, all’ultima giornata di campionato. Il definitivo 2-0 è messo a segno da Dainelli, leader difensivo e simbolo della “vecchia guardia” di una squadra che è tornata a sognare. Dopo qualche anno buio finalmente è tornato l’entusiasmo a Firenze.

Fonte: Corriere della Sera

LA FORZA DEL GRUPPO

Dopo aver toccato il cielo, la squadra rischia il tracollo. Il ciclone Calciopoli travolge anche la Fiorentina, condannata alla retrocessione con penalizzazione in serie B.

Come spesso accade in questo meraviglioso sport, i momenti più difficili tendono ad unificare ancor di più. È proprio qui che sboccia il rapporto tra Cesare Prandelli e la tifoseria viola.

La sentenza arriva mentre la squadra è in ritiro, sul pullman. Prandelli prende la parola e annuncia che, nonostante tutto, sarebbe rimasto. La squadra è tutta con lui, stringendosi nella difficoltà. Si consolida un vero e proprio patto, secondo cui nessuno sarebbe andato via anche se si fosse ripartito dalla serie cadetta.

A settembre, la Fiorentina rimane in serie A ma inizia la stagione con una penalizzazione di 15 punti. Tre sconfitte nelle prime quattro giornate fanno presagire aria di crisi. La squadra è ultima in classifica, ha ancora 12 punti di penalizzazione e il rischio serie B si fa sempre più concreto.

Qualunque società avrebbe cercato immediatamente di correre ai ripari, cambiando sistemi di gioco e componenti della squadra. La Viola invece non varia significativamente nei suoi uomini, consapevole che i risultati sarebbero arrivati. In poco tempo infatti torna a macinare punti, perdendo soltanto due gare, entrambe lontano da Firenze, a partire dall’undicesima giornata, vincendo 15 partite. La squadra ha una vera identità, grazie agli acquisti di Liverani, Santana e Gobbi, che contribuiscono ad aumentarne la qualità. L’attacco è composto dal neocampione del mondo Toni e dal nuovo arrivato Adrian Mutu. Entrambi concludono il campionato realizzando 16 gol. Il calciatore romeno, arrivato dalla Juventus, si trova perfettamente a suo agio nel nuovo sistema, risultando uno dei migliori giocatori del campionato.

Fonte: Labaroviola

I toscani terminano il campionato con 58 punti e 31 gol subiti (miglior difesa del campionato), qualificandosi in coppa UEFA. Senza i 15 punti di penalizzazione avrebbero finito il campionato al terzo posto, guadagnando un posto diretto in Champions League. Cesare Prandelli a fine anno riceve la panchina d’oro.

È stata la stagione della consapevolezza: la Fiorentina, contro tutto e tutti, era tornata ad essere una grande squadra. Tuttavia, manca ancora l’obiettivo che, per un motivo o per l’altro, negli ultimi anni è mancato: il piazzamento in Champions League. Nella stagione 2007/2008 avviene la consacrazione.

Luca Toni saluta, passa al Bayern Monaco. Al suo posto arrivano i giovani Pablo Osvaldo e Papa Waigo. Questi ultimi trovano poco spazio nel tridente titolare, composto prevalentemente da Mutu, Santana e Pazzini. Tuttavia, entrambi sono decisivi nella partita simbolo della stagione, a Torino contro la Juventus. Nell’occasione, i toscani riescono a rimontare uno svantaggio di 2-1, vincendo grazie alle reti dei due nuovi acquisti. Nonostante l’evidente differenza partecipativa nelle partite tra i titolari e le riserve, chiunque si sente parte fondante del progetto.

A fine stagione, la Fiorentina raggiunge finalmente il quarto posto, finendo due punti sopra il Milan neocampione del mondo. La squadra di Prandelli incanta anche in Europa: in coppa UEFA il cammino viola si interrompe solo ai tiri dal dischetto, contro i Rangers, in semifinale.

La delusione era tanta, l’obiettivo era molto vicino. Prandelli era ad un passo dalla finale di Coppa UEFA.

Ad un fuorigioco dalla storia

Nel 2008/2009 i gigliati tornano in Champions League, 8 stagioni dopo. La loro avventura si conclude ai gironi, classificandosi al terzo posto. Anche in Coppa UEFA le cose non vanno come sperate, eliminati ai sedicesimi di finale contro l’Ajax. In campionato confermano il quarto posto, grazie soprattutto ai gol di Adrian Mutu e del nuovo acquisto Alberto Gilardino, autore di 19 reti in 35 presenze. Emerge nel frattempo il giovanissimo Stevan Jovetic, che Prandelli spesso lancia davanti.

Il montenegrino si consacra definitivamente l’anno successivo. Mette a segno due gol il 29 settembre 2009, in Champions League contro il Liverpool. La Fiorentina riesce ad imporsi anche ad Anfield, grazie alla zampata a tempo scaduto di Gilardino, guadagnando il primo posto del girone.

Fonte: Violanews

Nell’urna, la fortuna gira le spalle ai viola, che pescano il Bayern Monaco. La prima partita viene vinta 2-1 dai bavaresi, con un gol di Klose nei minuti finali convalidato nonostante una netta posizione di fuorigioco. La grave svista dell’arbitro Ovrebo (lo stesso arbitro di Chelsea 1-1 Barcellona, una delle partite più discusse del decennio passato) condanna Prandelli e i suoi uomini, che al ritorno, pur giocando una partita eroica, falliscono il passaggio del turno. Il match si conclude 3-2, a segno Vargas e due volte Jovetic, in una partita che segna la massima espressione di un quinquennio d’oro. La Fiorentina gioca alla pari contro la squadra che finirà la stagione in finale di Champions League. Da quel giorno la musichetta della Champions League non è più riecheggiata al Franchi.

Come in uno spettacolo, il punto più alto segna il canto del cigno di una Fiorentina spettacolare. Varie incomprensioni sul mercato e un piazzamento domestico fuori dalle coppe europee (11°) portano al divorzio, che avviene a fine 2010. Cesare Prandelli lascia la panchina viola come l’allenatore più vincente della sua storia, con la consapevolezza di aver lasciato un segno indelebile nella testa e nel cuore dei suoi tifosi.

Oggi, le strade si incrociano di nuovo. Due strade mai separate del tutto. Prandelli è tornato a casa, pronto a scrivere un’altra bellissima storia d’amore. E Firenze può tornare a sorridere.

 

(Fonte immagine in evidenza: La Repubblica Firenze)