Uno studio di difficile analisi e interpretazione, che affonda le sue radici in tempi passati e che da un’immagine significativa dei progressi della medicina contemporanea. Stando a un’indagine clinico-sanitaria condotto in Inghilterra, ex calciatori dello scorso secolo hanno più del triplo delle normali possibilità di morire per una malattia neurodegenerativa. I risultati dell’indagine sono stati rilasciati nella giornata di oggi, a cura della FA (Football Association) e della PFA (Professional Footballers’ Association), su un campione medico di quasi 8mila atleti (nello specifico 7676 ex atleti) che hanno militato nelle leghe professioniste in Scozia fra il 1900 e il 1976.

Più nello specifico, il neuropatologo Willie Stewart dell’Università di Glasgow ha condotto la ricerca. Stando ai dati raccolti e comparati fra il campione atleti e quello della popolazione generale, i primi hanno 5 volte di possibilità in più di riscontrare il morbo di Alzheimer, 4 volte una malattia neurodegenerativa in generale, 2 volte il morbo di Parkinson.

UNO STUDIO DEL PASSATO

Fonte: sito internet Wikipedia

Si tenga in considerazione che si tratta, in ogni caso, di uno studio del passato. Svariati sono gli esempi di calciatori noti affetti dalle suddette patologie, ma in tempi, appunto, remoti. Dall’ex calciatore del West Bwomwich e della Nazionale inglese Jeff Astle (morto per una malattia del cervello) all’icona del Liverpool Bob Paisley (che ha riscontrato il morbo di Alzheimer). L’ex capitano del Tottenham Danny Blanchflower, poi, è anch’egli morto all’età di 67 anni per il morbo di Alzheimer.

Un dato raccapricciante, quello emerso da quest’indagine. Uno studio che, tuttavia, esaminando il campione di individui vissuti nello scorso secolo, lascia il tempo che trova. La medicina moderna ha fatto infatti passi da gigante in modo da garantire servizi e una qualità nella vita sempre migliore. In modo da evitare scenari singolari e raccapriccianti come quello emerso qui.

(Fonte immagine di copertina: sito internet Wikipedia)