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La rinascita dello Zenit passa da un cambio di mentalità

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La rinascita dello Zenit passa da un cambio di mentalità

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Tra i tanti messaggi che uno sport straordinario come il calcio è in grado di trasmettere, ce n’è uno su tutti che si afferma ripetutamente e con grande caparbietà: chi è disposto al sacrificio e al sudore avrà sempre una seconda chance per rifarsi e togliersi diverse soddisfazioni. Anche quando tutto sembra andare per il peggio, si ha la sensazione di aver toccato il fondo, ecco che proprio in quell’istante scoppia la scintilla della rinascita.

Come nella celebre immagine della fenice che dalle proprie ceneri ritrova la forza necessaria per riagguantare la propria vita, anche lo Zenit di San Pietroburgo ha saputo rialzarsi dopo una stagione infernale, scegliendo di affidarsi ad un baluardo incrollabile: i propri tifosi.

SEMAK, DA BANDIERA A CONDOTTIERO

Dopo la rescissione consensuale del contratto di Roberto Mancini nel Maggio 2018, la società sceglie di offrire ai propri tifosi la possibilità di selezionare l’allenatore che avrebbe avuto l’arduo compito di risollevare le sorti dello Zenit, attraverso un sondaggio sul sito ufficiale del club. Diverse le candidature, tra cui nomi altisonanti come Maurizio Sarri e Jorge Sampaoli, ma il popolo opta per un ritorno alle origini ed elegge Sergej Semak, ex calciatore del club per 3 anni e vice di Spalletti nell’esperienza russa, come condottiero dell’ascesa di un nuovo Zenit.

L’impresa è più complicata del previsto: dopo i tre scudetti conquistati tra il 2010 e il 2015, i blu-bianco-azzurri non sono mai stati all’altezza, nel successivo triennio, delle squadre di Mosca e sotto la guida di Roberto Mancini hanno chiuso la stagione addirittura fuori dalla Champions League, posizionandosi al quinto posto in campionato. Un risultato inammissibile per una proprietà che acquistò il club nel 2005 con l’ambizione di un progetto che internazionalizzasse il brand Zenit, oltre che quella di conquistare numerosi trofei in patria e in Europa. Un programma temerario ma non impossibile per un colosso come Gazprom che produce il 70% del gas naturale russo con ricavi monstre da centinaia di miliardi di euro l’anno.

UN ACQUISTO PER CRESCERE

A dispetto di quanto si possa pensare, il mercato estivo non presenta colpi fantsmagorici e la linea imposta sembra chiarissima: lo Zenit deve costruirsi un proprio DNA, un marchio di fabbrica da imporre agli avversari. Le cessioni più importanti sono quelle di Emiliano Rigoni all’Atalanta e soprattutto del capitano Criscito che dopo 7 anni e 5 trofei conquistati, chiude una splendida esperienza in Russia per tornare nel suo Genoa. Semak non mostra grandi pretese in quanto ad acquisti e sceglie di lavorare con il materiale a disposizione, già di per sè ottimo. Così la proprietà va ad ingaggiare un uomo che possa rappresentare al meglio il nuovo corso e allo stesso tempo portare nello spogliatoio esperienza e fame di vittoria: dalla Juventus arriva Claudio Marchisio a parametro zero, con un ingaggio di ben 6,5 milioni di euro e la possibilità di indossare la maglia numero 10.

Quello dell’ex bianconero è un acquisto che non va sottovalutato: non è il classico trasferimento da giocatore che sceglie di chiudere la propria carriera in un campionato meno prestigioso e più remunerativo ma al contrario, è la ferrea volontà di una società ambiziosa di trasmettere una nuova mentalità ai giovani russi in erba, affinchè ripercorrano le orme dei top club europei con la voglia di alzare l’asticella per raggiungere quel livello. Il primo grande passo in avanti, infatti, viene fatto proprio in Europa League: lo Zenit parte dal secondo turno preliminare e il doppio scontro con la Dinamo Minsk diventa la copertina della nuova stagione.

RIMONTA STORICA

Mentre in campionato la strada si fa subito in discesa con 6 punti conquistati nelle prime due gare della nuova stagione, in Europa lo Zenit è consapevole di dover affrontare un lunghissimo cammino che parte nel peggiore dei modi. Dopo la gara d’andata del preliminare, i russi sono già praticamente con un piede fuori dalla competizione a causa del pesante passivo di 4-0 patito a Minsk. Al ritorno però, va in scena al Petrovsky Stadium una vera e propria pellicola cinematografica: i ragazzi di Semak, guidati dal bomber Dzyuba autore di una tripletta, ribaltano il poker ma ai supplementari subiscono la rete che potrebbe condannarli definitivamente; il progetto di rinascita sembra precipitare ancor prima del decollo ma lo Zenit trova nel proprio animo la forza di segnare altre 4 reti nei restanti 12 minuti, completando con l’8-1 finale la più ampia rimonta mai registrata in una competizione europea.

Da quel momento i ragazzi di Semak si compattano e viaggiano spediti su entrambi i fronti, raggiungendo la fase a gironi in Europa League e conquistando in campionato 25 punti nelle prime 10 giornate. Il segreto però non è solo nel nuovo spirito dei russi ma anche dal punto di vista tattico l’allenatore fa compiere un notevole salto di qualità rispetto agli anni precedenti: il 4-3-3 di partenza si presta a mutare in un 4-2-3-1 in fase offensiva, cercando di prestare al bomber Dzyuba il maggior apporto possibile, con i rifornimenti pronti ad arrivare tanto dalle fasce quanto dalla zona centrale del campo. Paredes e Marchisio, non a caso i giocatori più internazioni della rosa, diventano i padroni assoluti del centrocampo e a loro è affidato il compito di avviare l’azione ma anche quello di aiutare la difesa in ripiegamento. Anche quando a Gennaio viene ceduto l’ex centrocampista della Roma, il sostituto Barrios (arrivato dal Boca) non lo fa rimpiangere e si immerge immediatamente negli schemi di gioco di Semak, ricoprendo di fatto lo stesso ruolo dell’argentino.

CAMPIONI DI RUSSIA

Con il passare del tempo, ad emergere è sempre più l’identità di gioco e meno le individualità dei singoli giocatori. Il percorso europeo si arresta solo agli ottavi di finale, dopo aver superato il girone con 11 punti ed eliminato il Fenerbache ai sedicesimi. Nel doppio scontro con il Villarreal emerge la grande distanza tra il palleggio degli spagnoli e il gioco in ripartenza dei russi, costretti a rintanarsi nella propria area per larghi tratti della partita. Fra andata e ritorno si è evidenziata la poca qualità nei passaggi e di conseguenza anche la fluidità di gioco non è risultata ottimale, elemento invece indispensabile per poter far strada nel calcio moderno; altresì i russi hanno mostrato un ritmo davvero intenso nell’arco di tutta la competizione, a testimonianza del fatto che Semak abbia trasmesso ai propri giocatori le motivazioni e gli ingredienti necessari per ambire al giusto appeal internazionale.

In campionato invece il percorso di crescita è stato fin da subito netto ed evidente: a tre giornate dal termine, lo Zenit si è laureato campione di Russia dopo 4 anni dall’ultima volta; in una sola stagione, Marchisio e compagni sono passati dal quinto posto a -7 dalla Lokomotiv Mosca al +9 di quest’anno con ancora due giornate da giocare. Un grandissimo miglioramento, a partire dalla difesa che ha subito 19 reti in meno rispetto allo scorso anno e ad un’organizzazione offensiva che ha permesso a Dzyuba (13 goal e 9 assist), Azmoun (11 reti) e Driussi (11 reti) di rendere al meglio sotto porta.

Il 4 Maggio è arrivata l’ufficialità del trionfo in patria, dopo che l’Arsenal Tula ha sconfitto la Lokomotiv per 2 a 0 sul proprio campo; nel momento del triplice fischio, lo Zenit si trovava su un aereo per tornare a casa dopo la trasferta a Groznyj terminata con un pareggio: sul velivolo è esplosa la gioia di giocatori e staff che hanno iniziato a urlare e intonare cori, arrivando addirittura a lanciarsi gavettoni a bordo. Non poteva esserci una metafora migliore: l’aereo dello Zenit è appena partito ed è pronto a sorvolare i cieli europei, col sogno di poter atterrare nel cuore dell’Europa, quel sogno chiamato Champions League.

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Flash News

Piquè favorevole alla riduzione di squadre in Liga: “Meno partite e più competitive”

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barcellona

L’ex difensore e capitano del Barcellona, Gerard Piquèè stato intervistato al Marca business sport Forum. L’argomento principale sicuramente quello riguardo la possibile riduzione delle squadre in Liga. Lo spagnolo è favorevole a questa iniziativa, prendendo come esempio i format usati in America, in particolare con la NFL.

LE DICHIARAZIONI

NUOVO FORMAT “Alla fine, lo sport sta andando verso competizioni più brevi e uniche. L’esempio chiaro è la NLF, ci sono quattro mesi di competizione e il Paese è paralizzato. Avete record di ascolti. Penso che il calcio dovrebbe andare in quella direzione.”

TROPPE PARTITE“Serve che tutte le organizzazioni si riuniscano e dicano: ‘non è possibile che ci siano 80 partite in un anno’. Ci sono troppe partite e la gente non sa nemmeno cosa si gioca. E poi a livello sportivo il livello scende.”

NUOVO CALENDARIO“Servirebbe un calendario con meno partite che però sarebbe più competitive. Invece di campionati da 20 squadre, passare a 16 o anche 14.”

 

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Flash News

Monza-Juventus, Allegri: “Da Locatelli e l’attacco al mio futuro, vi dico tutto”

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LE PAROLE DI MAX ALLEGRI IN CONFERENZA ALLA VIGILIA DI MONZA-JUVENTUS – Max Allegri ha parlato in conferenza alla vigilia del match tra Monza e Juventus. In attesa dell’esito del big match di giornata di domenica sera tra Napoli e Inter, i bianconeri, vincendo a Monza, potrebbero portarsi in testa alla classifica. Un campo tosto quello dei brianzoli che nella scorsa stagione hanno fatto bottino pieno contro la Juve. La squadra allenata da Max Allegri è ancora alle prese con diversi infortuni. Il tecnico toscano si è soffermato su questo aspetto, fornendo aggiornamenti su diversi giocatori oltre che approfondire anche il discorso riguardante il proprio futuro sulla panchina del club. Di seguito, tutte le dichiarazioni di Allegri alla vigilia di Monza-Juventus: 

LE PAROLE DI MAX ALLEGRI ALLA VIGILIA DI MONZA-JUVENTUS

DERBY D’ITALIA – “Cammino in discesa dopo il derby d’Italia? Sarebbe commettere un errore inspiegabile, noi sappiamo i nostri limiti. La classifica è buona, ma non si è fatto ancora nulla, appena lasci un attimo approccio e intensità rischi di perdere. Vincere partite non è facile, ne abbiamo 6 da qui al girone d’andata, di cui 4 sono trasferte. Ancora è tutto da giocare e bisogna fare un passo per volta. Il Monza fa la differenza nella fase difensiva e lo dicono i numeri: sarà una partita molto difficile”.

OBIETTIVI – “Ottimismo sullo scudetto? Io in spogliatoio non ci entro, è sacro. Il desiderio più importante deve essere la partita di domani. Non scordiamoci che rimanere fuori dalla Champions quest’anno è stato un danno tecnico ed economico. Noi abbiamo il dovere di costruire un’annata per tornare all’obiettivo minimo: giocare la Champions l’anno prossimo. Domani voglio vedere la Juve delle prime 13 giornate. Non possiamo permetterci di sottovalutare nessuno, ci vuole grande rispetto per tutti e dobbiamo giocare sempre da squadra come fatto finora. Noi guardiamo la quinta, bisogna scappare da chi c’è dietro e non guardare davanti. Resta motivo di orgoglio essere a 2 punti dall’Inter, ma bisogna guardare dietro perché nel calcio le cose cambiano in fretta. Non bisogna mantenere, ma migliorare di giorno in giorno”.

INFORTUNI – “Monza imbattuto in casa? Oltre che imbattuti, il Monza ci ha portato via 6 punti l’anno scorso e abbiamo fatto 0 gol a loro. Sarà una partita difficile e importante come quelle a seguire. È importante per dare seguito al pari con l’Inter. Danilo e Alex Sandro saranno a disposizione, seppur non al 100%. Per Locatelli valuteremo oggi, è un problema di dolore, l’altro giorno è entrato, vediamo oggi. Oggi dovrò vedere l’allenamento per capire su Manuel e su Nicolussi-Caviglia, che ha fatto una gara importante. Se no troveremo una soluzione e in qualche modo faremo”.

ATTACCO – “Monza imbattuto in casa? Oltre che imbattuti, il Monza ci ha portato via 6 punti l’anno scorso e abbiamo fatto 0 gol a loro. Sarà una partita difficile e importante come quelle a seguire. È importante per dare seguito al pari con l’Inter. Danilo e Alex Sandro saranno a disposizione, seppur non al 100%. Per Locatelli valuteremo oggi, è un problema di dolore, l’altro giorno è entrato, vediamo oggi. Oggi dovrò vedere l’allenamento per capire su Manuel e su Nicolussi-Caviglia, che ha fatto una gara importante. Se no troveremo una soluzione e in qualche modo faremo. Settimo attacco? 5 Vlahovic, 4 Chiesa, mancano quelli di Kean, Milik, Yildiz… L’importante è vincere le partite. Stiamo lavorando sui gol delle punte, cerchiamo di migliorare”.

GALLIANI – “Un amico, ci diamo del tu ormai, ci siamo dati del lei per tanti anni. È un dirigente di altissimo valore, sono fortunato ad aver lavorato con lui e ad avere ancora oggi un rapporto con lui. Siamo legati da un bel rapporto affettivo”.

PALLADINO – “Galliani come al solito non ha sbagliato allenatore. Sta facendo molto bene Palladino e sono certo che nella sua evoluzione può solo crescere, non parlo solo di campo. Potrà fare un’ottima carriera, ci son dei giovani allenatori bravi. E poi accanto ha Galliani, che è un dirigente di grande genialità”.

 

 

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Champions League

Rimonta da urlo dell’Inter, il Napoli crolla nel finale: i resoconti

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Inter

Serata di Champions dalle mille emozioni per Inter e Napoli. Primo tempo da dimenticare per i nerazzurri, sotto 3-0 all’intervallo col Benfica grazie alla tripletta dell’ex Joao Mario. Al rientro dagli spogliatoi, grande reazione gli uomini di Inzaghi che riescono a trovare una super rimonta con il 3-3 finale. Succede di tutto anche al Bernabeu. In casa del Real Madrid, il Napoli prima la sblocca, poi la riprende con Anguissa e, alla fine perde 4-2. I resoconti dei match.

IL RESOCONTO BENFICA-INTER

Serata che parte malissimo per l’Inter. Al Da Luz sembra essere la serata dell’ex Joao Mario, capace di annichilire i nerazzurri con una tripletta nei primi 34 minuti di gioco. La serata di grazia del portoghese si apre dopo soli 5 minuti, quando è abile a raccogliere la sponda di Tengstedt e mettere il pallone all’angolino. Il raddoppio del Benfica arriva in maniera anche abbastanza fortunosa: palla persa da Asllani a centrocampo e ripartenza culminata con un rimpallo tra Bisseck e Rafa. Il pallone arriva poi tra i piedi di Joao Mario che non sbaglia. La timida risposta interista è rappresentata dall’errore di Arnautovic nell’uno contro uno con Trubin. I padroni di casa non si fermano e arriva anche il 3-0, sempre propiziato da un ispiratissimo Tengstedt. Stavolta l’attaccante danese serve un cross delizioso sempre per Joao Mario che, da due passi, mette in rete di testa.

Quella del secondo tempo è tutta un’altra Inter. Gli uomini di Inzaghi ci mettono carattere e riescono a tornare in partita con il tap in vincente di Arnautovic. Sull’onda dell’entusiasmo arriva anche il 3-2 firmato da Frattesi. Gran gol dell’ex Sassuolo che, su cross di Acerbi, trova la rete con un gran tiro al volo. Dopo aver corso un enorme rischio con il salvataggio di Bisseck su Tengstedt, arriva il clamoroso 3-3. Pestone in area di Otamendi su Thuram: dal dischetto va un glaciale Alexis Sanchez che non sbaglia e trova un insperato pareggio. Emozioni anche nel finale con il grande intervento di Audero su Di Maria e l’espulsione di Antonio Silva. Match che però si chiude con un pirotecnico 3-3.

IL RESOCONTO DI REAL MADRID-NAPOLI

Avvio pazzesco al Bernabeu dove, dopo soli 9 minuti, a passare è il Napoli. I partenopei trovano il gol grazie a una bella azione chiusa con l’appoggi di Di Lorenzo per Simeone, bravo a farsi trovare pronto e mettere in rete. Giusto il tempo di ribattere e il Real ha già pareggiato: azione solitaria di Rodrygo e gran destro all’incrocio. Spinti dal proprio pubblico i Blancos trovano anche il raddoppio con il solito Bellingham. L’inglese si inserisce alle spalle di un incerto Natan e, di testa, batte Meret sfruttando al meglio il perfetto lancio di Alaba.

Dopo l’equilibrio di fine primo tempo, al rientro dagli spogliatoi ricominciano le emozioni ancora grazie al Napoli. La squadra di Mazzarri trova il pareggio grazie ad un gran destro di Anguissa che, dopo un primo tentativo murato, trova un grande angolo da posizione defilata. Il Real Madrid riesce a ritagliarsi subito l’opportunità per il nuovo vantaggio ma Joselu, da pochi passi, non riesce a coordinarsi. Il Napoli lotta ma crolla nel finale. Il Real, grazie ad una vistosa incertezza di Meret, trova prima il 3-2 con il destro dalla distanza di Nico Paz. Poi, mette anche il punto esclamativo con il tap in di Joselu su assist di Bellingham. 4-2 il risultato finale.

COME CAMBIANO LE CLASSIFICHE DEI GIRONI

GRUPPO D

  1. Real Sociedad 11
  2. Inter 11
  3. Salisburgo 4
  4. Benfica 1

GRUPPO

  1. Real Madrid 15
  2. Napoli 7
  3. Braga 4
  4. Union Berlino 2

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Calcio Internazionale

Mazzarri torna in Champions dopo undici anni: a che punto è il suo Napoli per l’esame Real Madrid?

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Napoli - Real Madrid

Il Napoli si prepara alla grande sfida di Champions League contro il Real Madrid al Bernabeu. Dopo la sfida di andata vinta dai Blancos per 2-3, dove il Napoli aveva dato comunque dimostrazione di potersela giocare con una delle migliori squadre d’Europa, questa volta ci sarà un’importante differenza, ovvero chi si siederà nella panchina degli attuali campioni d’Italia. Walter Mazzarri torna nel palcoscenico più importante d’Europa a distanza di 11 anni, quando con i partenopei, riuscì a far sognare i tifosi anche nella massima competizione europea.

Il magico trio Lavezzi-Cavani-Hamsik, trascinatori del primo Napoli di Mazzarri, aveva infatti riportato dopo 21 anni gli azzurri in Champions League, trovando un girone ostico con Bayern Monaco, Manchester City e Villarreal. Nonostante il grande livello, i campani riuscirono a piazzarsi in seconda posizione, trovando quindi l’accesso agli ottavi di finale per la prima volta nella storia. Con il Chelsea si sfiorò l’impresa: all’andate al San Paolo finì 3-1 con doppietta di Lavezzi e un gol di Cavani. Allo Stamford Bridge poi la disfatta, con la vittoria da parte dei futuri campioni d’Europa di Roberto Di Matteo per 4-1 ai tempi supplementari con il decisivo gol di Ivanovic.

Come si farà trovare la formazione di Mazzarri?

LA SITUAZIONE NEL GIRONE

Il girone C composta da Real Madrid, Napoli, Braga e Union Berlino vede le prime due squadre in prima e seconda posizione, rispettivamente a 12 e 7 punti. La formazione di Carlo Ancelotti è infatti a punteggio pieno fino a questo momento. Il Napoli ha portato a casa due vittorie, la sconfitta appunto con il Real Madrid e l’ultimo risultato che è il pareggio con l’Union Berlino, che aveva già fatto mettere in dubbio la definitiva posizione di Rudi Garcia, che da lì a pochi giorni verrà esonerato da Aurelio De Laurentiis. Il patron del Napoli ha quindi deciso di affidare la panchina ad un traghettatore. Un uomo di fiducia, che come raccontato in precedenza, ha già portato buoni risultati e conosce l’ambiente.

“Quando mi ha chiamato gli ho fatto capire che una squadra così importante l’avrei allenata ancora volentieri, e lui avrà pensato che ero l’allenatore giusto. Col presidente c’è stato un po’ di gelo per un paio d’anni dopo che sono andato via, ma ora è un amico, mi ha chiamato anche in occasioni diverse, magari per chiedermi consigli sui giocatori. C’è un rapporto di stima reciproca e considerazione. Domani sarebbe bellissimo se riuscissimo a fare risultato e passare il turno già domani, però se non dovesse essere così ci sarà l’ultima che sarà come una finale. Contro un’avversaria di valore, ma non come il Real Madrid”.

Walter Mazzarri, intervista a Sky Sport

Con la fiducia dell’importante esordio con vittoria di Bergamo per 2-1 contro l’Atalanta, Mazzarri dovrà affrontare qualche dubbio di formazione per affrontare una della favorite al titolo.

“Continuità dopo i segnali di Bergamo? Quello lo vedremo. Siamo coscienti di giocare contro una squadra top nel mondo contro un allenatore bravissimo che ha vinto tutto. Conosciamo le difficoltà ma questo è affascinante e bello e speriamo di fare il meglio possibile”.

LA FORMAZIONE

Mazzarri pronto a confermare il 4-3-3 che ha convinto per compattezza del gruppo contro l’Atalanta in campionato. In porta torna Meret, in difesa Di Lorenzo a destra, centrali confermati Rrahmani e Natan. Sulla sinistra visto il grave infortunio di Olivera, è pronto Juan Jesus. A centrocampo con tutta probabilità verrà riproposto la mediana con Anguissa, in ripresa vista l’ottima prestazione di Bergamo, Lobotka e Zielinski.

In attacco ecco il grande dubbio: sono confermati Politano e Kvaratskhelia confermati come due ali d’attacco, resta da capire il grande dubbio su Raspadori e Osimhen. Il nigeriano è rientrato nello scorso turno di campionato ma anche Mazzarri ha voluto chiarire la situazione:

“Osimhen partirà titolare? Gli devo parlare. Quando ci sono partite così ravvicinate bisogna parlare con i ragazzi. Anche con chi ha fatto una partita intensa a Bergamo: devo capire se stanno bene. Di sicuro Osimhen non ha i 90′ nelle gambe: se partirà dall’inizio o giocherà a partita in corso lo deciderò dopo aver parlato con lui e con lo staff medico”.

Walter Mazzarri, intervista a Sky Sport

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