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La rivincita di Ivan Jurić e Gian Piero Ventura

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Gian Piero Ventura ed Ivan Jurić provengono da due esperienze differenti ma comunque profondamente negative. L’ex tecnico dell’Italia sarà universalmente ricordato come il fautore principale della non ammissione italiana ai mondiali in Russia del 2018 e, nella successiva esperienza alla guida tecnica del Chievo, mai ha realmente palesato un’unità di intenti, finendo per dimettersi qualche settimana dopo. Juric invece, partendo dall’essere un allievo di Gasperini, in carriera ha selezionato progetti sportivi gran poco lungimiranti, che gli sono costati nel tempo una serie di cattive figure. Per ultima la terza esperienza avuta al Genoa, conclusasi con solamente 8 partite disputate e nessuna vittoria all’attivo.

Quest’anno, tuttavia, hanno deciso di ripartire. Ventura ha accolto favorevolmente l’invito di Claudio Lotito a dirigere la Salernitana nel campionato di Serie B, tentando una promozione a lungo cercata ma mai realmente ottenuta. Jurić, d’altro canto, ha scelto di sposare il progetto tecnico della neo-promossa Hellas Verona, provando a compiere il miracolo salvezza.

L’HELLAS DI JURIĆ

Come detto poc’anzi, il tecnico croato è un degno allievo di Gian Piero Gasperini, tecnico che ha profondamente studiato nelle esperienze di vice-allenatore a Palermo, nell’Inter e nella compagine U19 del Genoa. Normale dunque che Jurić provi a far giocare la propria squadra con un calcio arioso e votato alla propensione offensiva. Tipo di gioco di certo rischioso, ma che se attuato con certi dettami tattici fissi potrebbe senza dubbio portare ad una qualità nelle prestazioni difficilmente ipotizzabile ad inizio stagione. A differenza di Gasperini, tuttavia, il pensiero del croato è forse maggiormente estremizzato.

Fonte: profilo Instagram ufficiale dell’Hellas Verona

Il Verona si schiera generalmente in campo con il 3-4-2-1, modulo tanto caro al tecnico ex Crotone. La costruzione voluta da Ivan deve obbligatoriamente partire dai tre centrali difensivi. Non si pensi tuttavia ad un calcioguardiolano, estremamente elaborato e con una ricerca della profondità saltuaria, solamente ove ve ne sia la possibilità. Con Jurić la ricerca della verticalizzazione deve essere spasmodica e proprio per questo il lavoro degli attaccanti deve sempre essere fondamentale, sia per una funzione di raccordo che per una ricerca ossessiva della profondità. Il lancio filtrante generalmente è compiuto dal regista della squadra, nel caso dell’Hellas il compito è ben svolto da Miguel Veloso anche se all’occorrenza lo stesso Sofyan Amrabat si sa disimpegnare egregiamente.

Punto cardine nel gioco del Verona è l’arrembante pressing che mai lascia respirare i giocatori avversari. Il modo di pressare rispecchia pienamente le caratteristiche del proprio allenatore: corsa, impegno, squadra mai arrendevole anche di fronte alle big. I giocatori compiono per gran parte del match un pressing che viene portato dalla linea offensiva sino ad arrivare all’ultimo difensore (generalmente Amir Rrahmani). Solamente qualora gli avversari riuscissero a superare la linea di pressing alto, allora i giocatori concedono un perenne uno contro uno, anche a livello difensivo, sempre con uno spirito fortemente aggressivo. La squadra ha la necessità di difendere alta, prestando comunque attenzione alle marcature preventive, ottimamente svolte dai ragazzi del mister di Split.

I MAGGIORI INTERPRETI

Autentico faro dello sviluppo del gioco veneto, come affermato in precedenza, è senza dubbio Miguel Veloso. Il 33enne portoghese a Verona sembra stia rivivendo una seconda giovinezza, pennellando giocate di grande calcio sia dalla costruzione del gioco che nei calci piazzati. Un giocatore completo, imprescindibile per il tecnico. Altra dolce sorpresa è probabilmente Sofyan Amrabat. Le qualità del ragazzo sia in Eredivisie che col Club Brugge erano state ampiamente testimoniate, eppure qualche dubbio sul suo rendimento in Italia era inevitabile averlo. Dubbi presto spazzati via da un controllo del gioco pressoché totale. Inoltre dei due in linea mediana, il marocchino è colui che ricerca un perenne recupero del pallone, spaziando su tutto il centrocampo.

Fonte: profilo Instagram ufficiale di Mariusz Stępiński

Rrahmani e Kumbulla decisamente sono le più grande notizie a livello difensivo. Nessuno si attendeva qualcosa di buono dai due giocatori che nonostante ciò si stanno ergendo ad autentici leader della retroguardia veronese. Pecca senza dubbio la fase offensiva. Nella giornata scorsa, contro la Sampdoria, dovrebbe esser tornato in pianta stabile Mariusz Stępiński. Il calciatore polacco ha a lungo cercato il trasferimento all’Hellas e deve oltremodo dimostrare qualcosa di positivo, qualora volesse riconquistare una conferma in Serie A.

UNA SALERNITANA ANCORA NON DEL TUTTO ESPLOSA

Esattamente come Jurić anche lo stesso Gian Piero Ventura opta nella propria Salernitana per una rocciosa difesa a 3, con conseguente centrocampo a 3, due esterni e due giocatori offensivi. Classico 3-5-2 che tante soddisfazioni, nel corso della propria carriera, ha regalato al mister di Genova. Esattamente come per l’allenatore croato, anche Ventura pretende un gioco che dia i suoi natali dal basso, tramite una costruzione di certo più organizzata e ricercata rispetto a quella dell’Hellas. I centrali, Andreas Karo, Pawel Jaroszynski e Marco Migliorini dopo aver ricevuto il pallone dal proprio estremo difensore, devono indirizzare il controllo del pallone o sul metronomo della squadra oppure direttamente sulle fasce. Fasce a cui si arriva obbligatoriamente nel corso dello sviluppo della manovra, dato che oltretutto hanno anche il compito di aprire gli spazi a favore dell’inserimento di una delle mezzali. Chiaro vedere cross alla ricerca del colpo di testa della torre Milan Djuric. Nonostante ciò gli esterni della squadra non sono obbligatoriamente costretti a cercare di favorire uno dei propri compagni. Non inusuale è infatti vedere Cicerelli o Kiyine convergere centralmente alla ricerca di una gioia personale.

Fonte: profilo Instagram ufficiale della Salernitana

A seguito dello sviluppo del gioco sulla parte esterna del campo saranno i due forti giocatori offensivi a dover gestire la situazione. Gli interpreti principali sono quasi sempre Niccolò Giannetti e Milan Djuric. Djuric fa dello stazionamento in area una delle sue maggiori peculiarità. Il calciatore, d’altronde, è un’autentica colonna e se servito con una certa qualità di passaggio può facilmente spedire in rete il pallone. Giannetti ha invece il compito di spaziare su tutto il fronte offensivo, non concedendo punti di riferimento agli avversari.

In fase difensiva la squadra difende esattamente come attacca: in maniera organizzata. Il forte pressing la squadra lo sviluppa solamente nei secondi immediatamente successivi alla perdita del pallone. In seguito alla non riconquista del pallone, la squadra torna a praticare una fase difensiva di stazionamento, attendendo gli avversari e cercando di spazzargli ogni velleità offensiva.

LA CONSACRAZIONE DI SOFIAN KIYINE

Tanto della stagione della Salernitana di Ventura passa per i piedi di Sofian Kiyine. Il calciatore ex Chievo nella scorsa stagione, in Serie A, a tratti ha attestato una forte tecnica di base, alla quale però mai univa una funzionalità di gioco estrema, finendo dunque spesso per compiere giocate fini a se stesse. A Salerno, Ventura lo sta usando sia in mezzo al campo che da esterno sinistro, due ruoli a lui congeniali e dove può liberare tranquillamente il proprio estro tecnico.

Fonte: profilo Instagram ufficiale di Sofian Kiyine

Lotito ha da sempre testimoniato un certo apprezzamento per il ragazzo, decidendo addirittura di prelevarlo per la sua Lazio. Il prestito alla Salernitana è dunque una logica conseguenza. I ritmi della maggiore serie italiana sono probabilmente ancora troppo alti per il calciatore che deve tutt’ora compiere un completo percorso di maturazione. Nonostante ciò, Ventura ha più volte, soprattutto a Torino, dimostrato di saper agire con giovani talenti, portandoli alla totale esplosione calcistica. Chissà che con Kiyine non abbia il medesimo destino.

(Fonte immagine copertina: profilo Instagram ufficiale della Salernitana)

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Flash News

Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

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Juventus

Il terremoto in casa Juventus ha destabilizzato il mondo bianconero. A seguito di un rapidissimo Cda straordinario, tutte le cariche più importanti della dirigenza si sono dimesse dai propri ruoli. La motivazione è ancora sconosciuta ufficialmente, anche se alcune voci ipotizzano dei guai seri a bilancio. In molti, quindi, si stanno chiedendo i reali motivi che si celano dietro la vicenda e diversi tifosi cercano risposte sui social.

“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

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Calcio Internazionale

Gomez carica l’Uruguay: “Contro il Ghana una finale”

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Maximiliano Gomez, attaccante dell’Uruguay, ha parlato ai microfoni di Teledoce dopo la sconfitta contro il Portogallo.

L’attaccante ha caricato i suoi per la sfida contro il Ghana, decisiva ai fini della qualificazione:

“Dobbiamo già pensare alla prossima sfida col Ghana. Giocheremo l’ultimo incontro della fase a gironi come se fosse una finale e ci auguriamo di riuscire a vincerla”

Gomez ha anche analizzato il match di stasera:

“Sono contento di aver avuto l’opportunità di scendere in campo, ma al tempo stesso mi dispiace per il risultato perché abbiamo disputato un grande secondo tempo. Il Portogallo è una grande squadra e sapevamo di trovarci di fronte degli ottimi calciatori”.

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Calcio Internazionale

Messico, tegola Guardado: stop di 10 giorni

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Tata Martino

Tegola in casa Messico, a 2 giorni dal match clou contro l’Arabia Saudita.

Il centrocampista Andres Guardado, infortunatosi nel match contro l’Argentina, dovrà stare fermo ai box 10 giorni stando a quanto riportato da L’Equipe. I messicani, fermi ad un punto in classifica, sono obbligati a vincere, per tenere vive le chances di qualificazione in un girone super equilibrato. L’altra sfida vedrà di fronte Argentina e Polonia, con i primi a quota 3 e i polacchi in testa al gruppo con 4 punti, frutto di una vittoria e un pareggio proprio contro il Messico.

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Flash News

La lettera di addio di Andrea Agnelli ai dipendenti della Juventus

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Agnelli

Andrea Agnelli, prima delle dimissioni arrivate in serata, ha rivolto una lunga lettera di addio a tutti i dipendenti del club.

“Cari tutti,
Giocare per la Juventus, lavorare per la Juventus; un unico obiettivo: Vincere. Chi ha il privilegio di indossare la maglia bianconera lo sa. Chi lavora in squadra sa che il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro. La Juventus è una delle più grandi società al mondo e chi vi lavora o gioca sa che il risultato è figlio del lavoro di tutta la squadra.

Siamo abituati per storia e DNA a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari: lo Stadium, 9 scudetti maschili consecutivi, i primi in Italia ad aver una serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, 5 scudetti femminili consecutivi a partire dal giorno zero. E ancora, il deal con Volkswagen (pochi lo sanno), le finali di Berlino e Cardiff (i nostri grandi rimpianti), l’accordo con Adidas, la Coppa Italia Next Gen, la prima società a rappresentare i club in seno al Comitato Esecutivo UEFA, il JMuseum e tanto altro.

Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti. Ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escénico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Geōrgios Karaiskakīs, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno.

Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita“.

La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus.

Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”.

Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve!

Fino alla fine…“.

LA FINE DI UN’ERA

Questo il toccante saluto di Andrea Agnelli al suo popolo, quello bianconero. Una storia iniziata nel lontano maggio del 2010, quando fu eletto presidente, diventando il quarto esponente della famiglia Agnelli alla guida del club.

19 titoli complessivi: 9 Scudetti, 5 coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane.

Andrea Agnelli, nel bene e nel male, ha segnato indelebilmente, 12 anni di storia del calcio. Dallo stadio di proprietà al progetto Superlega, l’ormai ex presidente bianconero ha rivoluzionato il gioco.

Agnelli è stato capace di riportare la Juventus sul tetto d’Italia, provando a ripetersi, non riuscendoci del tutto, in Europa. 12 anni di successi e di tonfi clamorosi, di gioie e dolori, di esultanze e liti con i tifosi.

 

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