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Pensiero del Diez

La rivoluzione del Genoa di Blessin

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Pajac

17 gennaio 2022. Il Genoa, esonerato Shevchenko, si presenta a Firenze con Konko, mister dell’under 18, in panchina. Al Franchi, la Fiorentina massacra una squadra totalmente allo sbaraglio. La sblocca Odriozola al 15esimo, al minuto 77 Torreira fissa lo score sul 6-0 finale. Una vera e propria umiliazione, che sembra mandare in frantumi le poche speranze salvezza dei rossoblù. La situazione passa da drammatica a tragica quando, a poche ora dalla debacle toscana, il neo allenatore Bruno Labbadia, non prende l’aereo per Genova a trattativa chiusa, lasciando vuoto il terminal del Cristoforo Colombo. Senza allenatore, il mercato si ferma. La nuova società sembra piombata nel caos assoluto. Con il grifone senza vittorie da 19 giornate, sprofondato alla 19esima posizione, sembra scontato il ritorno di un traghettatore come Davide Nicola o il sempreverde Ballardini, copione già visto più volte con Preziosi. 

SCUOLA TEDESCA E GEGENPRESSING

Ed è qui, che il ds Spors pesca il coniglio dal cilindro. Mercoledì notte, a poco più di 48 ore dalla partita contro l’Udinese al Ferraris, viene annunciato come tecnico Alexander Blessin, liberato pagando 2 milioni di clausola rescissoria ai belgi dell’Oostende. Una mossa, quella dell’ex capo scout del Lipsia, che lascia tifosi ed addetti ai lavori senza parole. Un segnale forte, di completa rottura con la vecchia gestione e con il paradigma al quale il calcio italiano è abituato. Un allenatore giovane, cresciuto calcisticamente nel vivaio del Lipsia, dove in 8 anni ha fatto tutta la trafila delle giovanili. Scuola Red Bull, insomma. Quella di un pensiero calcistico figlio della mentalità plasmata principalmente dal mitico Wolfgang Frank, allenatore di Klopp al Mainz, e Ralf Ragnick. Le loro idee, con il tempo, hanno portato gli allenatori tedeschi ad essere di gran lunga i migliori in Europa. Dal manager del Liverpool a Nagelsmann, passando da Tuchel ad Hans Flick, i teutoni hanno dominato calcisticamente in Europa negli ultimi anni. Un’idea di gioco sviluppatasi intorno all’invenzione del Gegenpressing. Letteralmente “contro-pressing”, che si basa sull’idea che il migliore momento in cui recuperare palla, sia immediatamente dopo averla persa, più vicino possibile alla porta avversaria. Un sistema dove la tenuta fisica dei giocatori, sottoposti a un lavoro continuo in fase di recupero palla, è fondamentale. Il Borussia di Klopp mattatore in Champions e Bundes, ad esempio, arrivava spesso a coprire 117 km nei 90 minuti di gioco. Il margine d’errore è ridotto al minimo per ogni giocatore, essendo ogni parte dell’ingranaggio essenziale. Dalla Germania, questa filosofia si è poi spostata nel resto del Vecchio Continente. Anche in Italia, che pur è rimasta ancoratissima ai vecchi cardini della tradizione calcistica, squadre come l’Atalanta di Gasperini o il Sassuolo, di De Zerbi prima e Dionisi poi, hanno dato questa impronta al loro gioco. E Blessin ha portato immediatamente questa formula nella sponda rossoblù di Genova.

GENOA UBER ALLES

Dopo lo stupore iniziale, i dubbi dei genoani sono stati spazzati via dal campo. Prima Udinese, poi Roma. Due 0-0, dove la squadra ha però messo da subito in campo il cuore e la grinta del tecnico a bordo campo. Tecnico, che è riuscito da giorno zero a revitalizzare un ambiente clinicamente morto. Blessin ha infatti saputo da subito, nell’incertezza generale, riaccendere nei tifosi e nei giocatori la speranza di raggiungere una salvezza vista ormai come un miraggio lontano. Il suo approccio così energico e così poco “tedesco”, almeno nell’atteggiamento, contribuisce a convincere rosa e pubblico che si trovassero davanti ad un nuovo inizio di campionato, da zero, dopo i disastri dei due tecnici precedenti. Prima Ballardini, poi Sheva, si sono dimostrati completamente impreparati, remissivi e incapaci di adattarsi al campionato in corso. A prova di ciò, il fatto che da subito Blessin ha abbandonato il 4-3-3 dell’Ucraino ed il suo stile di gioco basato su una lenta costruzione dal basso. Il soporifero e sterile giro palla viene abolito, per favorire uno stile di gioco più dinamico, fatto di verticalizzazioni e, appunto, gegenpressing. Un approccio calcistico, che nella Genova rossoblù non può fare altro che riportare ai tempi del Professore, Franco Scoglio da Lipari. La sua celebre massima “Io non faccio poesia, verticalizzo“, riassume perfettamente la filosofia dell’ex Oostende, che in Belgio ha saputo vincere il premio di migliore allenatore dell’anno all’esordio tra i grandi.  Il 4-2-3-1 del tedesco ha poi dato un ruolo centrale più che mai a Badelj e Sturaro, capaci di togliersi la ruggine della prima fase di stagione per tornare ai loro migliori livelli. L’ex Juve in particolare si è imposto, dopo l’addio di Criscito direzione Toronto, come nuovo capitano e leader assoluto dello spogliatoio. Dietro Sirigu ha alzato il muro, protetto da Hefti, ma anche Frendrup pescato come jolly negli ultimi due match, Maksimovic, Ostigard e Vazquez. Sono solo 2 le reti subite nelle ultime 8 giornate, a fronte delle 45 subite nelle prime 22 partite. 

DIFFICOLTA, RESISTENZA E…

A frenare la cavalcata del nuovo corso targato Spors-Blessin, è stata però la mancanza evidente di una punta di peso in attacco. Destro infatti, tenutosi sulle spalle il peso del reparto per i primi 6 mesi, ancora non ha recuperato al 100% dai problemi fisici che lo tormentano dallo scorso dicembre. Il mercato invernale ha portato Yeboah, centravanti dell’U-21 italiana pagato 6.5 milioni di euro, dimostratosi ancora troppo acerbo per fare il titolare in Serie A. Oltre a lui, a rinforzare il reparto offensivo a gennaio Piccoli, infortunato, Gudmunsson e, sopratutto, Amiri non hanno brillato particolarmente. Il trequartista tedesco, gioiello della campagna acquisti arrivato in prestito con obbligo di riscatto fissato ad 8 milioni dal Leverkusen in caso di salvezza, doveva essere il giocare in grado di fare svoltare la fase avanzata del Grifo. Frenato prima dal covid, che gli ha impedito di raggiungere Genova nei primi di gennaio, poi da un virus influenzale nel momento più importante dell’anno. Blessin ha dovuto infatti fare a meno del suo giocatore più talentuoso contro Salernitana e Venezia, due scontri diretti dominati dal Genoa e finiti entrambi con un amaro pareggio per 1-1. Un doppio passo falso in ottica salvezza, che avrebbe potuto spezzare moralmente i rossoblù. Invece, il condottiero di ferro non ha mollato un centimetro. Nemmeno dopo il pareggio-disfatta contro l’Empoli, in un match ricco di controversie arbitrali ed episodi sfortunati come la traversa di Portanova, anticipato e seguito da due prestazioni stoiche contro Inter e Atalanta.

SPERANZE SALVEZZA

Dopo il pareggio di Bergamo, è stato proprio Manolo Portanova a firmare la Stalingrado rossoblù contro il Torino. Una vittoria di misura, dopo 75 minuti di strenua difesa in inferiorità numerica dopo l’espulsione di Ostigard. 3 punti pesantissimi in ottica salvezza, firmati da un uomo che il Genoa ce l’ha nel sangue, essendo figlio di Daniele Portanova, capitano del Grifone nella stagione 2013-14. Un risultato che sa di liberazione, dopo 6 mesi senza vincere una partita di campionato e quasi 1 anno senza vittoria in casa. Un risultato fondamentale dal punto di vista psicologico, che sblocca anche mentalmente i giocatori dopo 7 partite giocate all’arrembaggio sfiorando più volte il colpo grosso. Fondamentale anche se si guarda alla classifica, che ora recita Cagliari 22, Venezia 19 e Genoa 19. Lagunari, seppur con una partita in più, agganciati e sardi a -3, con lo scontro diretto al Ferraris da giocare. Una situazione tutt’altro che rosea, ma l’impresa oggi appare nettamente meno proibitiva di quanto lo fosse qualche settimana fa. 

FUTURO ROSSOBLU

Al termine della stagione di Serie A più importante della storia recente genoana, mancano 8 giornate. Dopo Verona al rientro dalla pausa nazionali, al Ferraris arriverà la Lazio. Due partite fondamentali per la lotta salvezza, che precedono un finale di ferro. Il grifone infatti sarà impegnato contro Milan e Napoli in trasferta, con il Derby della Lanterna nel mezzo. Poi Juve, Cagliari, già citato, e Bologna in casa. Parallelamente, da tenere sott’occhio i risultati del Venezia e della squadra dei quattro mori, oltre che di Samp e Spezia, ancora matematicamente in gioco. In particolare, la squadra di Motta deve assolutamente fare punti nelle prossime due uscite, con il Venezia al Picco e con l’Empoli al Castellani, per non essere risucchiato come il Benevento lo scorso anno in vista di un complicato calendario nelle ultime. Lotta salvezza a parte, però, il Genoa dopo anni di mediocrità più o meno assoluta ha ritrovato una nuova linfa vitale. Gli americani hann0 saputo riportare sotto la parte rossoblù della Lanterna la voglia di sognare in grande ed a lungo termine. Il nuovo progetto per l’ammodernamento del campo sportivo, l’arrivo del d.s. Spors, l’aggiunta allo staff di osservatori di Sebastian Arenz, per intenderci quello che al Milan ha consigliato Rafa Leao, i quasi 200 milioni cash investiti da ottobre tra l’acquisizione della società, il ripianamento dei debiti, il pagamento dell’indice di liquidità ed il mercato, la questione stadio e la ricostruzione di una società in macerie. Tutti step dai quali passa, e passerà, l’ambizioso progetto 777. In vista dello sprint finale per la salvezza, adesso Alexander Blessin ha il compito di tenere accese le speranze salvezza. Ora che, come non mai, con un occhio ad un futuro prossimo a tinte sempre più rossoblù, il Genoa ha imparato come, parafrasando il Corvo D’Argento, vivere aiuti a non morire. A -8 dalla fine del campionato, a -3 dalla zona salvezza.

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Calcio Internazionale

Pronostico Spagna-Germania, statistiche e consigli per la partita

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PRONOSTICO SPAGNA-GERMANIA

PRONOSTICO SPAGNA-GERMANIA – Domani sera, ovvero domenica 27 novembre, alle ore 20:00 si giocherà SpagnaGermania, uno dei big match di questa seconda giornata di Mondiali 2022. Le due nazionali fanno parte del Girone E e sono le uniche squadre ad affrontarsi in questa giornata che hanno vinto nella loro storia almeno un mondiale, quindi è davvero la sfida più attesa di questo turno.

COME ARRIVANO SPAGNA E GERMANIA

Spagna e Germania arrivano a questa partita molto diversamente tra loro. Gli iberici hanno vinto per 7-0 contro la Costa Rica, firmando la vittoria più larga finora di questi mondiali in Qatar. Fra i giocatori è spiccato soprattutto Ferran Torres, che ha segnato una doppietta all’esordio della competizione più importante di tutte. Molto bene però anche altri giovani talenti come Daniel Olmo, Marco Asensio, Carlos Soler, Gavi e il redivivo Alvaro Morata. Tutti loro sono andati a segno.

Ben diversa la situazione per i teutonici, che insieme all’Argentina sono stati le delusioni della prima giornata, sconfitte entrambe per 2-1 in rimonta. Nel primo tempo la Germania sembrava sotto controllo, ma a un quarto d’ora dalla fine il Giappone ha ribaltato completamente il risultato, spedendo negli inferi i tedeschi che ora sono costretti a vincere se vogliono continuare il loro cammino mondiale. Chi ha deluso più di tutti è il talento del Chelsea Kai Havertz, schierato come punta centrale, un ruolo non propriamente suo essendo nato come trequartista. Molto male anche la coppia di difesa del Borussia Dortmund Sule-Scholtterbeck, rivedibili nell’ultimo mese di Bundesliga ma anche contro il Giappone. Sarà interessante vedere se Hans-Dieter Flick farà altre scelte contro la Spagna.

PRONOSTICO SPAGNA-GERMANIA

Nonostante la Germania abbia svolto un ottimo percorso di qualificazione, con 9 vittorie e una sola sconfitta, si presenta sfavorita. La Spagna ha giocato una partita contro un avversario non temibile, ma il percorso di ricostruzione di Luis Enrique pare davvero molto interessante, con tanti giovani (ben 9 under 21) in rampa di lancio. Inoltre nell’ultimo confronto diretto tra le due nazionali, la Spagna ha vinto per 6-0 nel novembre 2020 in Nations League. Il consiglio quindi è un 1X+over 1,5.

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Flash News

L’Italia deve ripartire da Giacomo Raspadori

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Raspadori

La sosta dettata dallo svolgimento dei mondiali in Qatar e la coincidente assenza della nazionale italiana alla suddetta competizione forniscono al movimento calcistico nostrano tempo e spazio per riflettere. Riflettere su ciò che è stato (o meglio, su ciò che non è stato), su come gestire il fallimento e come ripartire. Il 24 marzo 2022, precisamente alle 22:36, il diagonale fatale di Trajkovski riportava indietro di 4 anni le lancette del Belpaese, costringendoci a vivere nuovamente l’angosciosa pena dell’esclusione

Nel buio pesto in cui siamo sprofondati è difficile trovare spiragli di luce, è vero. In un momento storico dove la selezione italiana sembra faticare a cambiare pelle è allora imperativo puntare su quei giocatori che, nei difficili mesi successivi alla debacle, sono stati capaci di riaccendere l’entusiasmo di una nazionale ferita, ma mai morta. Tra questi c’è sicuramente Giacomo Raspadori.  

IL GIOCATORE

L’approdo di Raspadori al Napoli è stato il colpo più sottovalutato dell’ultima finestra di calciomercato. De Laurentiis in estate ha approfittato delle disattenzioni delle big italiane e ha prelevato, per l’importante cifra di 35 milioni, uno dei talenti più cristallini del nostro panorama calcistico. All’ombra del Vesuvio Raspa ha trovato molta concorrenza, ma si è sempre fatto trovare pronto. In Champions League il classe 2000 registra numeri tutt’altro che banali: 4 reti in 5 partite ed una media realizzativa di un gol ogni 53 minuti che supera quelle dei vari Haaland, Mbappè e Lewandowski. 

In campo l’ex Sassuolo ha le idee chiare. Il modus operandi di Raspadori, nel bene o nel male, è volto al successo collettivo. Il ragazzo si mette a servizio dei compagni, e alla giocata che impressiona preferisce quella che funziona. L’umiltà che il calciatore rasenta in campo non è frutto di una mancanza di estro, ma della capacità di integrarsi in un organico. Questa dote fa sì che sul rettangolo da gioco l’attaccante possa essere utilizzato sia come punta di riferimento che come jolly offensivo a sostegno di un centravanti di peso (uno Scamacca, per intenderci).

Attaccante centrale, ala destra o trequartista: in ogni posizione in cui è stato impiegato Raspadori ha risposto presente.

ATTITUDINE

A rendere il classe 2000 uno dei profili su cui l’Italia dovrebbe puntare è, oltre alla sua versatilità tecnica, la sua professionalità. Il suo trasferimento al Napoli è stato etichettato da molti come uno spreco di soldi ed il valore del giocatore è stato sin da subito messo in discussione. Tutt’oggi le poche titolarità conquistate da Raspadori, spesso relegato in panchina da un Osimhen in stato di grazia, fanno storcere il naso ai suoi detrattori.

Alle critiche ed alle pressioni il giocatore ha risposto con i fatti, e non con le parole. A differenza di altri giocatori, anche paragonabili a lui a livello di talento, il ragazzo non ha mai manifestato il suo scontento. O meglio, lo ha fatto attraverso prestazioni agonisticamente rabbiose e assetate di gratificazioni. Il modo di reagire alle pressioni dice molto di un calciatore: Tonali, ad esempio, in un solo anno ha trasformato le critiche in applausi ed è diventato un perno tanto del Milan quanto degli Azzurri

Non è un caso che la valutazione di Raspadori, dopo solo tre mesi (e pochi minuti giocati) si sia già alzata. Le potenzialità del numero 81 sono sotto gli occhi di tutti e in caso di una futura cessione di Osimhen (molto apprezzato all’estero) la sua figura potrebbe acquistare centralità nella rosa del Napoli.

Intanto, però, Giacomo continua a lavorare con la testa bassa, senza fiatare, perchè a parlare saranno i fatti. 

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Calcio Internazionale

L’idealismo del Benfica di Rui Costa

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Benfica

La fase a gironi della Uefa Champions League ha regalato mille e più emozioni. Tra qualificazioni ottenute all’ultimo respiro e clamorosi ribaltamenti di classifica sono state molte le sorprese riservate agli spettatori della competizione. Tra queste troviamo senza alcun dubbio l’exploit calcistico di un magistrale Benfica, il quale ha conquistato il primo posto nel raggruppamento.

La dimostrazione di potere messa in atto dai portoghesi, capaci di surclassare la Juventus e di imporsi sullo stellare PSG, ha lasciato a bocca aperta molti appassionati del gioco più bello del mondo. Ma c’è davvero da stupirsi?

 FILOSOFIA, DIALETTICA

Il Benfica nei sei incontri del gruppo H ha manifestato tutte le qualità che una compagine partecipante alla Coppa dei Campioni dovrebbe possedere. Talento, tenacia, voglia di incidere. Le aquile di mister Schmidt hanno approcciato tutte le partite con l’atteggiamento propositivo di un gruppo consapevole dei propri mezzi.

Il club presieduto da Rui Costa ha inoltre dimostrato quanto vincolante sia il rapporto tra qualità di gioco e risultati ottenuti, troppo spesso trascurato o sottoposto ad “interpretazioni”. La prova empirica di quanto sia necessario avere una filosofia calcistica a sostegno del proprio progetto è rappresentata, purtroppo, dalla Juventus di Allegri. La Vecchia Signora, accecata dalla voglia smaniosa di tornare al successo, ha adottato scelte societarie volte a ottenere tutto e subito. L’assenza di lungimiranza si è quindi riflessa sul campo da gioco: i bianconeri (in nome della dottrina arrivista propria del tecnico livornese) si sono concentrati solo sul fine, perdendo di vista il mezzo. Risultato? Benfica in cima, Juve in fondo.

Per comprendere l’argomento può essere utile lanciarsi in un paragone accademico tanto bizzarro quanto pertinente. Nel mondo filosofico infatti esiste un quesito che storicamente ha diviso le menti di tutto il mondo in due scuole di pensiero. “Sono gli ideali a definire la realtà o viceversa”? Il noto filosofo Hegel, oltre ad aver procurato emicranie ai liceali di tutto il mondo, ha formulato a riguardo la cosiddetta teoria idealista. In essa il tedesco sostiene che la realtà non sia altro che il riflesso della ragione, e che quindi siano le idee a modellare gli eventi. Dall’altra parte c’è chi, invece, sostiene che sia la storia a dettare l’ideologia (la cosiddetta sovrastruttura): sono i materialisti, affini al pensiero rivoluzionario di Karl Marx.

DALL’IDEA AL RISULTATO

Si, possiamo dire che il Benfica di Rui Costa è di natura hegeliana. Può sembrare assurdo, ma inserendo elementi calcistici nell’equazione filosofica riportata sopra, scopriamo infatti che il concetto è lo stesso.

Le scelte oculate del patron portoghese, meritevole di andare contro corrente per mantenere la propria politica, hanno di fatto plasmato il futuro della squadra. In estate l’ex fantasista di Fiorentina e Milan ha messo in atto una vera e propria rivoluzione: sono stati ceduti 15  giocatori (tra cui il pupillo della tifoseria Darwin Nunez) per un introito totale di 130 milioni di euro.

È stato ingaggiato, grazie alla testardaggine del presidente, un tecnico tedesco totalmente estraneo alla dimensione del campionato portoghese. Nella finestra di calciomercato sono stati prelevati giocatori giovani, ma allo stesso tempo affini e compatibili alla metodologia di Schmidt, tenendo invece profili al momento svalutati e dando loro vita nuova (vedi Joao Mario e Rafa Silva).

Le aquile arrivano quindi alla pausa per i mondiali primi in tutte le competizioni. In campionato lo score è incredibile: 12 vittorie ed un pareggio in 13 partite, con 8 punti di vantaggio sul Porto secondo. Allo stesso modo in Champions il Benfica ha strappato di violenza il primo posto dalle mani dei parigini, condannandoli al doppio confronto con il Bayern e accaparrandosi un modesto Bruges agli ottavi. Contro i fiamminghi il Benfica ha l’occasione di centrare la qualificazione ai quarti di UCL per il secondo anno di fila e, chi sa, forse di arrivare anche più lontano.

Il calcio lo fanno i giocatori e non le idee, vero, ma i giocatori senza idee non fanno il calcio. 

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Calcio Internazionale

Lazio: come gioca il Cluj?

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Cluj

Con una certezza tale da poterci mettere sopra la quale, posso affermare che nessun tifoso della Lazio può esser contento della retrocessione in Conference League. Innanzitutto perché giocare l’Europa League sarebbe stato meglio, poi perché dopo le vicessitudini e sfottò con i cugini giallorossi, rivali di sempre, qualche opinione spesso fuori controllo si è fatta vedere, Igli Tare su tutti. Ma a razionalizzare, il passaggio dei biancocelesti alla terza competizione per ordine di importanza rischia di disegnare per il nostro campionato una delle favorite della Coppa, nonché una delle più attrezzate della competizione.

Dall’urna è uscito il Cluj, che sulla carta rischia di essere una compagine semplicemente abbordabile. Lo schieramento tattico sarà il 4-4-2 base; in porta gioca Scuffet, ex Udinese, che al tempo non prese al volo l’occasione della vita chiamata Atletico Madrid e che adesso è finito a giocare in Romania. Ma la squadra bordeaux ha delle radici radicate che partono dal nostro calcio, perché anche Dan Petrescu, mister del Cluj, ha giocato in Italia nel 1991 con il Foggia e due anni dopo con la casacca del Genoa. Ma non solo, perché altri profili come Billong, Gomes e Mbaye sono tutti passati dal bel paese. Ma i rumeni conoscono bene il nostro calcio anche per un passato di accoppiamenti, spesso anche positivi, con qualche compagina italiana. Già tre anni fa, nella stagione 2019-20 Cluj e Lazio erano state sorteggiate assieme, nel girone di Europa League che aveva visto i rumeni passare assieme al Celtic, eliminando i biancocelesti proprio grazie alla vittoria interna per 2-1. In quella partita lì il vero e proprio protagonista fu Ciprian Deac, che oggi conta trentasei anni ma che continua a stupire e a trascinare i suoi. In questa stagione ha già fatto tre gol e cinque assist nonostante non sia più un attaccante di primo pelo. Particolare attenzione va fatta anche a Petrila, che difficilmente partirà titolare, essendo un ala, ruolo non previsto nel sistema di gioco iniziale del tecnico, ma capace di giocare su ambedue le fasce offensive che distruttivo a partita in corso, perfetto per il trasformismo del Cluj, che spesso passa in partita al 4-3-3 o al 4-2-3-1.

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