Il calcio moderno, quello cioè dopo l’avvento dei pionieri del gioco che ne hanno gettato le basi, è stato attraversato da tre importanti rivoluzioni tattiche. Alla prima abbiamo assistito nella prima metà degli anni 70′, quando Rinus Michels e Johan Cruijff scardinarono il dogma delle posizioni fisse. Fu l’inizio del calcio totale, la più importante fra le tre rivoluzioni elencate, e che spianò la strada all’arrivo delle altre due. Applicando questo rivoluzionario schema tattico, che prevedeva la totale interscambiabilità dei giocatori nei diversi ruoli, l’Ajax vincerà 3 Coppe dei Campioni e l’Olanda incanterà il mondo a Germania ’74. Evoluzione del totaalvoetbal fu poi il Milan di Arrigo Sacchi. Il tecnico di Fusignano potenziò i precetti di Michels sopratutto in fase difensiva; Sacchi, forte di uno dei reparti arretrati più forti della storia del calcio, introdusse infatti la tattica del fuorigioco e un pressing sfrenato a tutto campo, volto al rapido recupero del pallone. Il Milan di Sacchi dominò l’Europa per due anni, il 1989 e il 1990; e gli allievi del fusignanese Capello e Ancelotti portarono poi a San Siro altre 3 Champions League. L’ultima (per ora) rivoluzione del calcio moderno è avvenuta poi nel 21esimo secolo ed è figlia delle altre due; è il tiki-taka di Pep Guardiola, uno schema che, nelle sue varie declinazioni, ha dominato e continua a dominare il gioco; uno schema iniziato dal Barcellona 2008/2009.

guardiola

Fonte: wikipedia

IL TIKI TAKA E GUARDIOLA

Guardiola nel 2008 è un giovanissimo allenatore 37enne alla sua prima esperienza, tolto un anno di apprendistato nel Barcellona B. Ma il Guardiola-tattico esiste già da un bel po’; infatti, come spesso accade, le strade dei giganti si incrociano e si condizionano fra di loro, e questo è successo al catalano. Il punto di svolta della carriera dello spagnolo (all’epoca ancora giocatore) fu infatti il 1990, quando Johan Cruijff portò il giovane e sottovalutato catalano dalla Masia blaugrana alla prima squadra. Guardiola infatti, a causa della sua poca velocità, era considerato inadatto per il calcio atletico del tempo, ma l’olandese, intraviste le sue doti di visione e passaggio, fece di lui il cardine del suo Barcellona. Già da allora lo spagnolo, sotto l’occhio del suo maestro Cruijff, dirigeva le operazioni blaugrana dal campo.

Una volta appesi poi gli scarpini al chiodo l’iberico mise a frutto tutto ciò che con gli occhi e con le orecchie aveva rubato al genio orange; potenziando ulteriormente lo schema di cui proprio Cruijff fu l’interprete principale, e dando al mondo la sua versione: il tiki-taka.

Fonte: wikipedia

Il tiki-taka, a dir la verità, non fu un’invenzione di Guardiola, bensì di Luis Aragonès, che lo applicò a EURO 2008; ma fu il tecnico catalano a perfezionarlo e a renderlo famoso a livello mondiale. Il tiki-taka è considerato l’evoluzione latina del calcio totale, ma se ne differenzia per il suo carattere volto meno allo strapotere fisico e più a quello tecnico. È infatti caratterizzato dalla monopolizzazione del possesso del pallone e da un’infinita serie di passaggi volta a sfiancare l’avversario e ad aprire spazi negli ultimi 20 metri. Il tutto unito ad una fase difensiva di “ispirazione Sacchiana” con un pressing smodato e aggressivo conseguentemente alla perdita del pallone.

Uno stile di gioco che ha fatto le fortune del Barcellona di Guardiola, di quello dei suoi successori, e della Nazionale Spagnola; che formata da un folto blocco blaugrana ha portato nel Paese iberico vette calcistiche mai viste con la vittoria di 1 Mondiale e 2 Europei.

GLI 11 DI QUEL BARCELLONA

Tutto questo è stato possibile sì grazie all’immenso genio di Guardiola, ma anche grazie alla straordinaria rosa che aveva a disposizione. Una squadra cucita come un’abito sullo stile di gioco di Guardiola; undici campioni che si sono trovati al posto giusto al momento giusto.

Fra i pali Victòr Valdès, non il miglior portiere del mondo all’epoca ma il migliore per quella squadra. La sua abilità nelle uscite sopperiva spesso alla troppa spavalderia offensiva del Barca, e le sue doti di costruttore permettevano a Guardiola&co di iniziare l’azione praticamente con un uomo in più. Caratteristiche queste che Guardiola prediligerà per tutta la sua carriera da allenatore, e che troveranno l’apoteosi in Ederson. In difesa troviamo sulla destra Dani Alves, un autentico attaccante arretrato, munito di grande tecnica e visione di gioco; sulla sinistra invece Abidal, giocatore molto più tattico e abile in fase difensiva. I due centrali sono poi due leggende della storia blaugrana: Piquè, giocatore fisico ma dotato allo stesso tempo di un vasto bagaglio tecnico; e Puyol, il capitano, il leader, l’anima di quel Barcellona.

Fonte: profilo IG @uniquebarca

Al centro del campo imperava Yaya Toure, nel suo periodo di massimo splendore; l’ivoriano era all’epoca indubbiamente uno dei migliori centrocampisti centrali al mondo, e agiva da pivot di centrocampo e da rubapalloni sfruttando il suo atletismo. Di fronte a lui due artigiani del gioco, due dei centrocampisti più forti di sempre: Xavi e Iniesta. Rapidi, agili, tecnicissimi e illuminati tatticamente, i due erano il fulcro attorno a cui ruotava la fase offensiva. Fase offensiva che era poi finalizzata da un attacco stellare, tre fuoriclasse che danzavano attorno a Xavi e Iniesta e incantavano il Camp Nou; ogni descrizione dopo i loro nomi sarebbe superflua: Henry, Eto’o e Messi.

Fonte: profilo IG @uniquebarca

2008/2009

Come già detto prima, la strada dei grandi della storia si incrocia spesso; e come la strada di Guardiola ha incrociato quella di Cruijff nel 1990 era destino che avrebbe prima o poi incrociato (anche se indirettamente) quella di Arrigo Sacchi. Infatti, come spesso accede alle grandi squadre, il Milan di Sacchi dopo la sua disgregazione ha dato vita ad una serie di nuovi allenatori; e proprio ad uno di questi, Frank Rijkaard, è subentrato Pep Guardiola nella primavera del 2008.

Le premesse della stagione 2008/2009 non erano rosee come si può pensare oggi. Il Barcellona si presentava infatti alle porte della nuova stagione con un nuovo allenatore con zero esperienza in una prima squadra; e si presentava soprattutto dopo una serie di cessioni illustri: Zambrotta, Deco, Thuram e, soprattutto, la stella Ronaldinho. Nonostante questo la macchina Barca è inarrestabile, il 13 maggio 2009 Guardiola si aggiudica il suo primo trofeo da allenatore vincendo la Coppa del Re e annichilendo l’Athletic Bilbao per 4-1; tre giorni dopo vince matematicamente il suo primo campionato spagnolo da allenatore. Il 27 Maggio avviene poi il definitivo coronamento della stagione; grazie alle reti di Messi e Xavi i blaugrana si impongono infatti sul Manchester United di Alex Ferguson campione in carica e conquistano la terza Champions League della loro storia.

Fonte: sito uefa.com

Una stagione straordinaria e storica. Straordinaria perché il Barcellona vince tutto quello che c’è, spadroneggiando e centrando il primo triplete della sua storia. Storica perché getta le fondamenta di una squadra destinata a vincere per anni, perché lancia nell’Olimpo del calcio Iniesta, Xavi, Puyol e soprattutto Leo Messi, che vince il suo primo Pallone d’Oro. Storica perché introdurrà un nuovo modo di fare calcio, di cui sono figlie molte delle squadre più belle e vincenti degli ultimi anni. 2008/2009, è l’inizio del grande Barcellona, è l’inizio di Lionel Messi, è l’inizio della rivoluzione di Pep Guardiola.

Fonte immagine in evidenza: profilo IG @futbolytrasnetas