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La rovinosa caduta del calcio spagnolo

La supercoppa di Spagna è dell’Athletic Bilbao. La squadra basca si aggiudica il trofeo dopo aver eliminato, nell’insolita forma a modi “final four”, Real Madrid e Barcellona. La vittoria contro i blaugrana è la seconda nella storia della competizione, assieme a quella nel 2015. La differenza tra le due sconfitte è tuttavia enorme. La prima, risalente a cinque anni e mezzo fa, fu una battuta d’arresto del tutto inaspettata; l’incredibile passivo di 4-0 della partita d’andata rese di fatto inutile il ritorno. Quella di ieri, invece, risulta essere l’ennesima caduta di una squadra sprofondata nel baratro.

Il Bilbao ha meritato la vittoria. Ha giocato con il cuore e con la giusta grinta e cattiveria agonistica; ha vinto in maniera “sporca”, ma da squadra, eliminando le due favorite. Real e Barça sono il simbolo di un calcio che, in passato, ha dato spettacolo, ma di cui ora è necessaria una rifondazione.

QUESTIONE DI STEREOTIPI

Il calcio spagnolo ha risentito molto dell’influenza delle due big. In Catalogna, la svolta l’ha data Johan Cruijff, con il “calcio totale”, ripreso decenni dopo da Pep Guardiola e dal suo “tiki-taka”. A Madrid si sono alternate le ere dei “Galacticos” ad inizio secolo e gli uomini delle tre Champions League consecutive, allenate da Zidane.

Nonostante la netta differenza nelle ideologie e nel gioco, ciò che ha accomunato le due squadre è la volontà di dare spettacolo. La filosofia di base è quella di far divertire lo spettatore, definendo un calcio diverso dal resto del mondo, oltre qualsiasi risultato.

Tale approccio si rivela vincente fin da subito, dentro e fuori le mura domestiche. In Europa, infatti, le avversarie affrontano le spagnole concedendo il pallino del gioco, rimanendone quasi ipnotizzate. La qualità degli iberici manda in crisi gli avversari, che non possono fare altro che rimanere fermi a guardare. È la massima espressione del fùtbol a livello mondiale. Dal 2000 ad oggi, per 9 volte la vincitrice della Champions League è stata una tra Real Madrid e Barcellona. Anche l’Europa League (o Coppa UEFA) è stata conquistata da una squadra spagnola 10 volte.

Anche tra le nazionali la Roja eclissa le avversarie, riuscendo ad aggiudicarsi consecutivamente due Europei e un campionato del Mondo, tra il 2008 e il 2012.

Fonte: Sky

In patria, le squadre più “modeste” apprendono e ripropongono lo stile delle grandi, facendo nascere delle piccole realtà, come il sopracitato Athletic Club o il Betis di Quique Setién.

Con il passare del tempo, la continua proposizione dell’approccio spagnolo porta ad un vero stereotipo, consentendo alle avversarie di trovare delle contromisure.

La prima squadra in grado di interrompere il dominio iberico è il Bayern Monaco, che nel 2012 elimina il Real Madrid in semifinale di Champions League, poi persa in finale contro il Chelsea. Nonostante ciò, la vittoria più importante si verifica l’anno successivo ai danni del Barcellona. I tedeschi portano a casa la qualificazione alla finale (questa volta vinta) con un punteggio complessivo di 7-0. Jupp Heynckes, allora allenatore dei bavaresi, mette in crisi i blaugrana con un elevato pressing, non consentendo di fare gioco.

Fonte: Marca

Nonostante la grande caduta, le due big riescono a rifarsi subito. Luis Enrique rivoluziona i Catalani, riportando tratti proposti in passato da Guardiola, soprattutto in fase di non possesso. La fantasia del tridente offensivo, composto da Messi, Neymar e Suarez, consente ai blaugrana di tornare sul tetto del mondo nel 2015.

Anche a Madrid la rifondazione riesce: Carlo Ancelotti prima, Zinedine Zidane poi, riportano i blancos ai vertici del calcio mondiale. Il tecnico di origini algerine riesce ad abbinare quantità e qualità: davanti consente a Cristiano Ronaldo e Benzema di svariare sul fronte offensivo, a centrocampo costruisce una vera e propria diga con Casemiro, Kroos e Modric.

FINE DI UN PREDOMINIO

Il dominio si interrompe definitivamente qualche anno dopo. Le avversarie affrontano le spagnole con sempre meno “rispetto”, aggredendole alte fin dall’inizio. Il possesso palla si fa sempre più orizzontale e sterile, il “tiki-taka” soccombe. Ciò che avviene oggi ne è un chiaro esempio: l’atletismo inglese torna a primeggiare. Anche in patria, molte squadre si distaccano dall’oramai inefficace stile di gioco proposto dalle grandi, quasi snaturandosi.

È l’esempio dell’Atletico Madrid di Diego Simeone, che lascia poco spazio allo spettacolo, applicando un calcio verticale e diretto. La compattezza e solidità difensiva dei colchoneros quasi non appartiene alla Liga, ma è estremamente efficace. Non a caso, i rojiblancos sono in testa alla classifica, staccando Real e Barça.

Un’altra dimostrazione è data dal Getafe di José Bordalàs. Il tecnico ha dichiarato di prendere spunto proprio dal Cholo, in una vera e propria “battaglia al bel gioco”. La sua squadra ripudia ogni tipo di costruzione “stereotipata”, adattandosi a seconda dell’avversario. In un’intervista al Mundo Deportivo, l’allenatore ha dichiarato:

“Che senso ha toccare 30 volte il pallone nella propria metà campo senza avanzare di un metro? … Le persone confondono il possesso palla con il bel calcio”

Anche il Siviglia di Julen Lopetegui, ultima vincitrice dell’Europa League, rappresenta un’altra “eccezione”. Il pressing alto, la proposta offensiva dei terzini, ma anche i ripiegamenti difensivi, sono tra i tratti caratteristici della sua squadra.

In ultimo c’è da nominare proprio l’Athletic Bilbao, che ha dimostrato di poter resistere alle grandi.

Fonte: Yahoo

È il ripudio definitivo alla spettacolarizzazione spagnola, che mai come ora ha bisogno di un’altra rifondazione per risalire la china.

(Fonte immagine in evidenza: EN24News)

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