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Avv. La Scala: "C'è il rischio che i cinesi debbano lasciare il Milan a qualcun'altro. Non andare in Champions sarebbe un problema"

ESCLUSIVE

Avv. La Scala: “C’è il rischio che i cinesi debbano lasciare il Milan a qualcun’altro. Non andare in Champions sarebbe un problema”

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Team Numero Diez

Abbiamo chiacchierato con l‘Avvocato Giuseppe La Scala, il vicepresidente dei piccoli azionisti del Milan, chiarendo e sviscerando tutte le sfumature, anche quella nascoste, della lunga vicenda del closing con una proiezione anche sul futuro, roseo o meno, del nuovo Milan a mandorla.

Inizio chiedendole un parere su tutta la faccenda, come persona direttamente interessata e coinvolta che ha vissuto  l’intera vicenda “sulla propria pelle”.

Allora intanto ci sono due profili di analisi. Prima di tutto c’è quello da tifoso, più importante, sulle sorti del nostro Milan. Devo dire che come tifoso credo, e lo dico da molto tempo, che Fininvest dopo i suoi 30 e più anni di controllo del Milan abbia da moltissimo tempo esaurito, per usare una famosa espressione, ogni spinta propulsiva. Oggi la società della famiglia Berlusconi non era più in grado di garantire al Milan alcun tipo di futuro ius linea con il suo passato e questa decisione di vendere secondo me doveva essere presa molti anni fa, non soltanto due anni fa quando per la prima volta Berlusconi mia ufficialmente in vendita il Milan. Saluto quindi il closing con piacere nella misura in cui se ne va un azionista che aveva finito di avere un ruolo utile per la società al di là della copertura delle enormi perdite che il Milan registrava ogni anno per colpa di una mal gestione che sempre a Fininvest doveva essere imputata. Da un secondo punto di vista, quanto al fatto che questi nuovi proprietari siano quanto di meglio il Milan potesse sperare e che Berlusconi abbia mantenuto la sua promessa di lasciare il Milan nelle migliori mani possibili, è ancora tutto da dimostrare. Io finora son stato consolato dalla dimostrazione sul campo che i dirigenti italiani scelti dai cinesi, parlo di Fassone e Mirabelli, mi sembrano di ottimo livello, adeguati e con un ruolo assolutamente positivo nella vicenda. Poi però come tutti hanno notato i compratori sono oggettivamente indeboliti dalla struttura finanziaria dell’operazione che li vede gravemente indebitati e non è escluso che nello spazio di poco tempo debbano trovare nuovi partner o addirittura lasciare la mano a qualcun altro.

Si parla infatti di un interesse dell’11,5% sul prestito erogato da Elliot Management, ossia su quesi 300 milioni che mancavano e che hanno permesso a Yonghong Li di chiudere la trattativa. Prestito che ha scadenza di 18 mesi…

Esatto, il prestito ha scadenza 18 mesi e come garanzia le stesse azioni del Milan che Yonghong Li ha acquistato con il suo veicolo lussemburghese. Ciò significa che ove il fondo americano (Elliot Management, ndr) non fosse rimborsato per tempo avrebbe la possibilità di rivalersi mettendo in vendita tutte le azioni che Yonghong Li possiede del Milan. Quindi di fatto che il fondo Elliot Management rientri dei suoi soldi è più che probabile, ma il tema è che se Yonghong Li non riesce a rimborsarlo in modo fisiologico il Milan si troverà ad avere un’altra proprietà nello spazio de due anni.

E questo azzererebbe quanto fatto, riportando tutto al punto di partenza con le conseguenze e le complicazioni che si sono già vissute finora…

Si vorrebbe dire riazzerare tutto. Perché che il Milan torni in equilibrio economico e permetta ai suoi proprietari di quotare la società, sicuramente non nel 2018 che mi sembra francamente impossibile, e quindi di fare cassa vendendo una parte delle loro azioni al mercato, è una scommessa che i cinesi stanno giocando sulla loro possibilità e capacità di aumentare moltissimo i ricavi della squadra. Ma tutti quanti sanno che pur il Milan venendo da anni di gestione modesta non è che si passa da 20 a 500 milioni di ricavi soltanto con l’apertura del mercato cinese delle sponsorizzazioni che permette al Milan di raddoppiare il fatturato. E’ un processo lungo. Se ci riescono in tempi stretti vuol dire che sono persone che sanno fare i miracoli. Ma non credo sia possibile, dati i tempi strettissimi, che la cordata riesca a restituire il prestito solo con gli incassi del Milan. Il Milan non creerà casse entro il 2018, ma forse neanche entro il 2019. E’ molto più probabile che, per guadagnare tempo, la cordata venda alcune azioni del Milan a altri investitori, se riuscirà a trovarli. Che la parola “fine” sul futuro del Milan si stata scritta con il closing francamente non lo credo.

Per quello che dicevamo prima, ossia l’aumento dei ricavi, si è parlato tanto di una possibile quotazione in borsa. Dai giornali finanziari è stata esclusa la borsa di Pechino per tutta la querelle con il governo cinese e il suo blocco dell’uscita dei capitali che servivano a chiudere la trattativa tra gli investitori e il Milan e che ne hanno causato il ritardo.  Più facile sembrava essere la borsa di Hong Kong. La condizione necessaria era però che il Milan aumentasse il proprio margine operativo (MOL) portandolo a 60 milioni annui…

Si, esatto. Essenzialmente, se ho letto bene le regole della borsa di Hong Kong, vuol dire avere un bilancio in utile e una capitalizzazione superiore ai 500 milioni. Cosa che, ripeto, il Milan non è probabile che riesca ad avere nel 2018. Tantomeno nel 2017 che è un anno già sostanzialmente pregiudicato, a meno che non ci siano delle deroghe particolari che non si capisce perché dovrebbe esse concesse. Poi, per guadagnare dalla vendita delle azioni, bisogna rivenderle a un prezzo più alto di quello al quale sono state comprate. Il Milan è stato pagato molto quindi non è facile oggi mettere sul mercato le sue azioni, tra l’altro slegate dal potere di controllo, ad un prezzo più alto di quello pagato dagli investitori cinesi. Il Milan quindi deve essere prima totalmente rivitalizzato, ristrutturato e tornare in utile offrendo agli investitori prospettive di guadagno, se mai ci riuscisse, e poi essere venduto. Va tenuto inoltre conto del fatto che se si mettono le azioni di una squadra di calcio in borsa, lo si fa con soli due scopi: il primo quello di dare agli investitori una prospettiva di distribuzione di utili che nel calcio è difficile e nel Milan ancora di più. Il secondo è quello di giocare sulla passione degli investitori e sulla loro voglia di sentirsi parte della società, ma questo non lo si fa facilmente con chi sta a diecimila chilometri dalla squadra e che non ho idea di come possa partecipare ad un’assemblea. Quella della quotazione in borsa mi sembra quindi un’operazione, molto complicata. Certo ci sono casi come il Manchester United ma anche casi come quelli della Roma e della Juventus che ai piccoli azionisti non hanno dati alcun tipo di utilità e vantaggio. Quotare una società calcistica in borsa è una cosa complicata e richiede dei processi virtuosi consolidati. E il Milan questi processi non li ha neanche iniziati…

Tutti sapevano e dubitavano della disponibilità economica di Yonghong Li. Anche lei in un’intervista ha citato l’esempio di Maldini che a suo tempo ha rifiutato, forse in maniera lungimirante, la proposta di entrare in società…

Maldini più che per una questione economica dei cinesi, che tra l’altro c’è sicuramente ma fino a un certo punto, infatti il signor Li secondo i nostri parametri è un signore ricchissimo ma forse non così tanto da potersi permettere di comprare il Milan da solo, aveva rifiutato la proposta perché non era corredata da alcun piano allora delineato e soprattutto non era accompagnata da alcuna definizione del ruolo che fosse soddisfacente per Paolo Maldini. Aveva quindi fatto benissimo in quelle condizioni a rifiutare la proposta. Se oggi gliene fosse reperita un’altra alla luce del progetto più concreto e di iniziative eloquenti sarei il primo a esserne felice. Ma ripeto, la proprietà e il suo management devono ancora cominciare la strada che si sono prefissati. Ne hanno parlato e devo dire che Fassone ha fatto una conferenza stampa esemplare da questo punto di vista e adesso vediamo cosa succede…

Sulla necessità dunque di avere utili e introiti sarebbe una perdita grave l’eventuale mancata qualificazione all’Europa League?

Non che l’Europa League garantisca, neanche lontanamente, i ricavi della Champions, tenuto anche conto del fatto che il preliminare obbliga la squadra a una preparazione molto diversa e la rinuncia ad altrettanto lucrose tournée estive. Sicuramente però anche per fare un calciomercato che abbia un minimo di appeal con i campioni il Milan non si può certo permettere di stare fuori dalle coppe per il quarto anno consecutivo. L’esclusione, eventuale, dall’Europa League però non comporterà nessun dramma, anche perché ripeto, nessun dramma di questo tipo sarebbe imputabile alla nuova società. Che tra l’altro ha esordito con un po’ di fortuna con il pareggio, più che meritato, nel derby al 97esimo e con altri meno fortunati non sarebbe successo…il tema è che comunque l’Europa League quest’anno serve sicuramente ed è bene che ci si vada. Se non riuscisse ad entrarci non sarebbe certo quello a pregiudicare il progetto. Quello che lo pregiudicherebbe sarebbe non andare in Champions l’anno prossimo. Il Milan questo non se lo potrebbe permettere e per evitarlo deve attrezzarsi con 3/4 acquisti di primissimo livello. Da un centravanti vero a uno/due centrocampisti in grado di fare quello che il centrocampo del Milan quest’anno non è stato capace di fare, facendo anche crescere i veri prospetti di questo centrocampo cioè Pasalic, se riusciremo a tenerlo, e Locatelli. Poi servirebbe sistemarci in difesa sulle corsie esterne a livello di qualità.

Dati i vari ritardi nella trattativa e i continui slittamenti della cessione definitiva della società, si speculava tanto sul possibile rientro di capitali di Berlusconi…

Ma queste erano sciocchezze. Anche chi non ama Berlusconi come me non può pensare che quest’uomo abbia affidato un’attività illegale a un’operazione tanto controversa, tanto faticosa e così esposta agli occhi di tutti, è una cosa assurda. Chi la diceva secondo me affermava cose insensate. Berlusconi in questa vicenda non c’entra assolutamente niente. Ha fatto il suo gioco che è stato quello di chiedere un sacco di soldi e ottenerli, sia pure con fatica, e da questa vicenda è definitivamente fuori. Questo è confermato dal fatto che non ha accettato neanche la carica di presidente onorario. Secondo me erano fantasie allora e lo sono ancora di più adesso alla luce di quello che è effettivamente successo.

Sulla parentesi che ha coinvolto SES lei ha scritto una lettera aperta indirizzata anche al fondo chiedendo chiarezza e ove non ci fosse, di ritirarsi dalla trattativa. A posteriori il ritiro di SES dalle trattative è avvenuto, i suoi sospetti e le sue diffidenze erano dunque fondate.

Per fortuna è successo grazie all’esemplare lavoro fatto da Fassone e dalla sua conferenza stampa. Quanto alla consistenza e alla natura della nuova cordata di Li, mah chi lo sa. Ripeto questa è una proprietà che risulta indebolita dalla struttura finanziaria dell’operazione. Vediamo se riuscirà a vincere questa debolezza. Glielo auguro però è un’incognita che grava sul destino del Milan perché una proprietà che è stata costretta a chiudere con queste modalità (si riferisce l’elevato interesse dell 11.5%, ndr) è una proprietà che ovviamente non può vivere un orizzonte di lunghissimo respiro. A meno che non sia capace di fare un miracolo dal punto di vista gestionale, io non credo.

Quindi la disponibilità e la chiarezza del progetto che voi come piccoli azionisti chiedevate è stata presentata e vi sono state date le garanzie e rassicurazioni richieste o avete ancora dubbi?

No, Fassone è stato chiaro da questo punto di vista e per l’ennesima volta lo ringrazio. Fassone ha dimostrato di saper parlare chiaro, di volerlo fare, di prendersi delle responsabilità riguardo i progetti e gli obbiettivi e su questo poi lo giudicheremo. Intanto però è stato chiaro e da tempo al Milan questa cosa non accadeva: i tifosi erano trattati come deficenti mentre Fassone li ha trattati come persone adulte. Detto questo adesso si tratta di far seguire alle parole i fatti. Le parole sono promettenti, i fatti se sono in linea ci confermeranno la nostra buona impressione.

Possiamo quindi azzardare che un filo di diffidenza ci sia?

Diffidenza no, piuttosto c’è un atteggiamento di vigilanza. Noi siamo stati rassicurati soprattutto dallo standing e dagli impegni assunti dai rappresentanti italiani del Milan: Fassone, come detto, ma anche Mirabelli che mi sembra si sia mosso in modo coerente. Di questo siamo felici. Alle parole devono però seguire gli atti che sono i rinnovi e il calciomercato quindi tutti quei fatti con cui questa società dimostrerà se è in grado di far spendere i suoi manager, quindi più che diffidenza c’è vigilanza. Così come abbiamo vigilato sul Milan di Berlusconi e Galliani, rompendo le scatole tutte le volte che era necessario romperle, così faremo con questa gestione riconoscendole innanzitutto una chiarezza e una coerenza che fin qui non si vedeva da anni. Per questo secondo me si è iniziato bene. Poi bisogna capire cosa succederà dopo.

Quindi che prospettive ci sono sul futuro prossimo del Milan?

Lo capiremo presto. Già dal calciomercto di giugno. Anche perché Fassone e Mirabelli hanno ammesso come il Milan non si possa permettere di stare fuori dalle coppe per un’altra stagione. Ma soprattutto non può permettersi di non andare in Champions League nella stagione 2017-18. Perché questo avvenga è quindi indispensabile che si comprino i calciatori che consentano al Milan di piazzarsi fra le prime 4 squadre l’anno prossimo.

Per quanto riguarda il mercato, della necessità di acquisti di qualità abbiamo già detto. Lei ha già avuto rassicurazioni su qualche nome per giugno?

Fassone in conferenza stampa ha fatto i nomi di Morata, Aubameyang e Fabregas e per il mercato si parla di soggetti di quella caratura. E mi sembra inevitabile. Se l’anno prossimo si vuole entrare in Champions League non si possono comprare i 32enni dal campionato turco o i terzini a fondo corsa dal campionato argentino (si riferisce a Sosa e Vangioni, ndr).

C’è qualcosa che sul closing, sulla trattativa o sugli investitori non è stato detto o non è emerso ancora?

Quello che dovrà essere ancora approfondito bene è la struttura finanziaria dell’operazione e come si delineerà con riguardo prima ai prestiti che la Rossoneri Sport Investement di Lussemburgo farà al Milan e poi alle clausole con il fondo Elliot Management che riguardano le garanzie delle azioni sul Milan. Si è capito che lo statuto è stato modificato per permettere a Elliot un’escursione più facile in caso di problemi, si è capito che ci saranno alcuni rappresentanti dello stesso fondo Elliot che potranno sindacare alcune scelte manageriali importanti per capire dove il Milan andrà a parare. Però su questa faccenda non è stata ancora fatta tutta la luce necessaria. C’è infatti una prossima assemblea, entro un mese, per l’approvazione del bilancio 2016 nella quale avremo la possibilità di fare queste domande. Io comunque rassicuro i tifosi rossoneri che credono in un ruolo importante dei piccoli azionisti quanto alla rappresentanza nelle stanze “dei bottoni” perché sappiano che facciamo il nostro dovere con questa proprietà facendo tutte le domande, anche scomode ma necessarie, per ottenere le risposte che i tifosi milanisti devono avere.

La presenza di Scaroni nell’organigramma è sinonimo della presenza di Berlusconi ancora in società?

Non credo. Credo che Scaroni sia entrato perché è il capo di Rothschild in Italia e Rothschlid ha seguito i cinesi in questa vicenda. Scaroni credo sia entrato perché è un uomo conosciuto dal fondo Elliot con il quale ha avuto contatti d’affari negli anni scorsi. Scaroni è entrato perché è un manager importante con buone prelazioni e che serve a una società che prelazioni in Italia non ne ha. Non credo proprio sia li a fare il rappresentante di Berlusconi.

Qualora Yonghong Li non riesca a restituire il prestito a Elliot una nuova cessione del Milan sarebbe quasi ovvia. A quel punto sarebbe possibile o da escludere un eventuale rientro in scena di Galliani?

Se Dio vuole Galliani è una pagina chiusa definitivamente. Nessuna persona che abbia a cuore le sorti del Milan per qualsiasi motivo, di amore o economico, può pensare che una squadra come il Milan possa essere affidata a un soggetto come Galliani, che ormai è totalmente fuori dal tempo. Ha fatto il suo tempo, ora deve andare a fare altro, meglio riposarsi. Sicuramente non gestire il Milan. Nè il fondo Elliot né i cinesi posso avere interessi a ingaggiarlo nuovamente.

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ESCLUSIVA – Zapelloni: “Difficile non pensare Verstappen campione del mondo, Pioli è a fine corsa”

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Pioli

Umberto Zapelloni, nota penna sportiva de il Giornale e Il Foglio, è intervenuto ai nostri microfoni per analizzare la stagione di Formula 1 che verrà, alla luce dei test terminati ieri in Bahrain, e per parlare della situazione del Milan, il cui prossimo mese sarà decisivo per le sorti europee e per la panchina dell’allenatore Stefano Pioli.

Diciannove piloti sanno che non vinceranno il Mondiale quest’anno“. Ha ragione Alonso alla luce dei test appena terminati in Bahrain?

Credo proprio che Alonso abbia ragione. Ad oggi è difficile pensare un esito diverso da Verstappen campione del mondo, soprattutto per come è terminata la scorsa stagione e per come è iniziata quella corrente. Altrettanto difficile, però, che possa vincere ventiquattro gare su ventiquattro o un numero simile a quello dell’anno scorso. Penso che solo un terremoto interno alla Red Bull, con il caso che ha avvolto il Team Principal Horner, possa essere l’unica possibilità per non dare ragione ai risultati finora visti in pista. La stabilità e costanza della monoposto Red Bull sono qualcosa di superiore: hanno modificato completamente il concetto di auto, traendo spunto da una filosofia Mercedes, e sono comunque riusciti a rimanere davanti. Bisogna però valutare quanto effettivamente siano davanti a tutti. L’anno scorso il distacco fu impressionante, forse quest’anno sarà inferiore. Non hanno provato le gomme morbide (che nel primo GP della stagione non verranno utilizzate, ndr), mentre la Ferrari già l’anno scorso sul giro secco era molto rapida. Questo aspetto è tutto da vedere“.

Un’opinione più specifica sulla Ferrari? Come ha lavorato in questi giorni di test?

Ha sicuramente lavorato bene. È arrivata ai test con una macchina migliore dello scorso anno. I piloti sono contenti del loro feeling con la vettura e c’è una costanza di rendimento importante, cosa che nel campionato precedente era mancata. Quest’anno il setup è più facile da mettere a punto, c’è una buona base su cui migliorare. Uno dei punti deboli era il degrado gomme, ma dai test ora sembra abbastanza contenuto. È una macchina sincera: a differenza dell’anno scorso in cui ogni curva era un’incognita, ora i piloti sanno come la vettura effettivamente si comporta. Lo sviluppo è sempre stato punto uno dei punti deboli della Ferrari, ma già lo scorso anno abbiamo visto una scuderia che è riuscita a migliorare positivamente la macchina. Auguriamocelo anche per quest’anno.

Senna e Prost. La sfida infinita” (edito da 66thand2nd e pubblicato a gennaio 2024, ndr) è il titolo del suo ultimo libro: possiamo aspettarci un’altra vera rivalità quest’anno o i discorsi sono rinviati al 2026?

L’augurio è che possa capitare. Negli ultimi anni il più eclatante è stato il duello Hamilton-Verstappen ed è stato bellissimo. A differenza di Senna e Prost in questo caso c’è una differenza generazionale enorme, forse sarebbe meglio un confronto Verstappen-Leclerc, ma qui la differenza sta nel curriculum. L’olandese vanta un palmarès che il monegasco per ora si sogna. Senna-Prost è stato un confronto senza eguali: in primo luogo erano compagni di pista, poi erano bravissimi ad alimentare le polemiche fuori dalla pista, cosa che, per esempio, Hamilton fa, ma Verstappen no, se non sporadicamente a inizio stagione. Senna-Prost è una rivalità unica nel mondo dello sport, non solo nel circus della Formula 1“.

Il Milan affronterà nel prossimo mese Atalanta, Lazio, il doppio confronto con lo Slavia Praga, Hellas Verona e Fiorentina. È il mese decisivo per le sorti europee e per quelle di Pioli sulla panchina rossonera?

Sarà un mese fondamentale. Il Milan deve mantenere il posto Champions in campionato. Il distacco in classifica dalle inseguitrici c’è, ma considerate le ultime uscite in cui subiscono due gol a partita non si sa mai. Inoltre portare a casa l’Europa League creerebbe consapevolezza nei giocatori e ciò aiuta a vincere ancora, vedasi l’Inter dell’anno scorso. Il Milan è da diverso tempo che non vince un trofeo diverso dallo scudetto, quindi un successo europeo servirebbe eccome.

Sono convinto che Pioli sia a fine corsa: in certe partite ormai si notano troppi scollamenti. Lui ha fatto benissimo con il Milan, lo ha portato a un livello di consapevolezza che la squadra non aveva prima. Ha sì fatto qualche scivolone di troppo come i cinque derby persi, ma la media punti in questi anni rimane discreta. Anche le squadre di Serie A dopo un po’ devono cambiare allenatore. La prossima partita con l’Atalanta è complicata. Loro sono una squadra pericolosa e in questo momento sono molto in forma. Sono curioso di vedere De Ketelaere contro il Milan perché sta diventando il giocatore che probabilmente aveva intravisto Maldini, ma che Pioli non aveva saputo riconoscere“.

Nel caso in cui Pioli lasciasse il ruolo di allenatore, chi sarebbe il suo preferito per la panchina del Milan?

Se le alternative sono Conte o Thiago Motta farei il cambio, se invece sono meno intriganti allora rimarrei con Pioli e penserei a sistemare le lacune che questa squadra ha. L’allenatore sta comunque facendo miracoli con la rosa di cui dispone. Conte mi piacerebbe tantissimo, è un allenatore che riesce a tirare fuori il 130% della squadra che allena. Se lui dovesse accettare l’incarico, è perché la società gli ha proposto un mercato di livello, per cui la situazione sarebbe molto interessante. Thiago Motta sta facendo un ottimo lavoro con giocatori che non sono di primissimo livello. Se arrivassero lui e Zirkzee insieme sarei molto contento“.

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ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – Teo Teocoli: “Milan, ti manca una vera identità. San Siro? Non mi è mai piaciuto”

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Stefano Pioli, allenatore del Milan - Serie A, Coppa Italia, Champions League, Europa League

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Teo Teocoli, volto storico della comicità italiana ed icona milanese e soprattutto milanista.

Come vede da tifoso la situazione del Milan negli ultimi tempi?

La squadra non ha ancora una vera identità. Abbiamo visto acquisti che si diceva fossero sbagliati che poi si sono rivelati buonissimi, e sto parlando di De Ketelaere. Abbiamo visto mettere in panchina sei titolarissimi e perdere una partita con il Monza. Poi magari sei partite vinte, due pareggiate, in definitiva non è una squadra regolare! Anche contro il Rennes appena ha segnato Leao poi lo ha messo in panchina. I giocatori devono giocare. Gli inglesi giocano sempre, non sono dei marziani, non fanno turnover, la squadra migliore gioca, punto. Capisco che si allenano tutta la settimana, che gli impegni sono tanti, ma se io tifoso vado allo stadio e vedo fuori Leao, Loftus Cheek e altri non mi diverto“.

Come vede la posizione di Pioli? Ad oggi lo confermerebbe?

Non mi voglio sbilanciare, però lo voglio più coraggioso. Non mi lasci fuori i sei più bravi per risparmiarli per una partita vinta 3-0 all’andata. Il Rennes doveva segnare 3 gol per passare e quindi scoprirsi e un paio di gol infatti li hanno presi… Se vinci 3-0 in casa poche volte poi si ribalta il risultato. Vorrei che il Milan fosse una squadra meno familiare: si vogliono tutti bene, tutti innamorati di Pioli ma in campo poi non è così“.

Da milanese e da assiduo frequentatore di San Siro come vede la questione stadio?

A me San Siro non è mai piaciuto per una questione di posizione, non c’è mai il sole. Una volta quando c’erano i due anelli ci sedevamo e prendevamo il sole, si poteva anche girare tutto lo stadio. Oggi invece è uno stadio pieno di settori, non si può andare da nessuna parte. Sarà un’esigenza moderna.

Vedere Milano già piena di lavori dappertutto, metropolitane non ancora finite. Non siamo neanche in un periodo brillantissimo economicamente per fare due stadi. Che poi se fai due stadi non succede niente, se fai un centro sportivo come le squadre inglesi con palestre, campi di allenamento, ecc. non enorme come San Siro, più piccolo, più agevole allora sì. Però ripeto io ho vissuto tutte le metropolitane di Milano e ne ho pieni i co****** (ride ndr). Milano cresce, per fortuna nostra in altezza perchè altrimenti non ci staremmo, e quindi dovrebbe essere sì una città di affari e di fiere, ma tutte fuori! Se vai in centro nei periodi di festa non si cammina, io rimpiango la Milano degli anni 60′, con i Navigli senza gli happy hour. Le cose belle di Milano dovevano essere lasciate libere, pulite, visibili e frequentabili come monumenti. Perchè i Navigli sono un monumento, invece c’è tutto un fermento di altre cose che non riguardano tutti.

In definitiva dei due stadi a me non frega niente (ride ndr). Sono andato per quasi sessanta anni in uno stadio solo, una domenica gioca l’Inter, quella dopo gioca il Milan e non ci sono stati mai problemi. Questo stadio è ben brutto, a me anche architettonicamente non piace, è una costruzione un po’ antiquata. Mi piacerebbe quello che chiamano la Cattedrale, quello è più suggestivo. Però ripeto lei parla con uno che ha un po’ di anni, a me i cambiamenti radicali non piacciono molto… Poi quella del pavese è una zona agricola, con molto verde, tu mi ci piazzi in mezzo uno stadio…“.

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Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Cannavaro può tornare ad allenare: c’è la chiamata, trattativa intavolata

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Cannavaro

Fabio Cannavaro può concretamente tornare ad allenare una squadra di calcio, ma questa volta si tratterebbe di una nazionale. Dopo l’ultima esperienza a Benevento, il campione del mondo 2006 ha ricevuto la chiamata della Corea del Sud, la cui selezione ha da poco esonerato Jurgen Klinsmann. La squadra di Heung-Min Son e Kim Min-Jae (che ha vinto lo scudetto col Napoli) viene dalla sconfitta in semifinale in Coppa d’Asia per mano della Giordania ed è pronta al grande cambiamento in vista delle qualificazioni mondiali per il 2026.

Secondo quanto appreso dalla nostra redazione, Cannavaro sta prendendo in considerazione la proposta della nazionale asiatica e sarebbe pronto a chiamare con sé i collaboratori che tanto lo hanno aiutato nelle precedenti esperienze in Cina, tra cui Francesco Troise, assistente tecnico, e Franco Cotugno, preparatore dei portieri.

Per quanto concerne le tempistiche, la trattativa è ancora agli albori. Il Pallone d’oro 2006 dovrà conciliare i suoi pensieri futuri con il ruolo di testimonial della Nazionale azzurra durante le due amichevoli in USA di marzo. Anche per questo possiamo confermare che Cannavaro non siederà già sulla panchina della Corea del Sud per le due partite di qualificazione ai Mondiali 2026 del 21 e 26 marzo contro la Thailandia.

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ESCLUSIVA – Giaccherini non ha dubbi: che elogio al centrocampo dell’Inter!

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Giaccherini

Emanuele Giaccherini è stato un giocatore importantissimo dello scorso decennio, simbolo della dedizione e del valore della gavetta. Partito dalla leghe minori, è arrivato a vincere due Scudetti con la Juventus e a raggiungere una finale degli Europei nel 2012. Oggi ha cambiato ruolo, ma è rimasto in questo mondo, lavorando come commentatore e opinionista su DAZN.

L’abbiamo intervistato, in esclusiva, per farci raccontare alcuni aneddoti sulla sua carriera e le sue opinioni su alcuni temi caldi del calcio attuale. Tra questi c’è una sua presa di posizione sul centrocampo dell’Inter e il percorso in Champions League. Di seguito le dichiarazioni di Giaccherini.

GIACCHERINI SUL CENTROCAMPO DELL’INTER E IL PERCORSO IN CHAMPIONS LEAGUE

Ad agosto una tua dichiarazione a DAZN che ha fatto discutere: “Il centrocampo dell’Inter per me è il più forte d’Europa”. Ad oggi, sei ancora d’accordo?

Sono ancora d’accordo: per me Barella, Çalhanoglu e Mkhitaryan stanno dimostrando di essere un gran centrocampo. Ho detto il primo d’Europa, se togliamo Bellingham al Real Madrid lo riconfermo, è un giocatore che da solo riesce a fare cose incredibili. La forza dell’Inter, però, sta nel centrocampo: possiamo parlare di Lautaro e Thuram o della difesa, ma per me quel reparto è il fulcro di quella squadra. Nei risultati che sta ottenendo l’Inter c’è tanto merito nel centrocampo“.

Come ne pensi del percorso in Champions League dell’Inter?

“Mi aspettavo che l’Inter arrivasse prima nel girone, per me era la squadra più forte. La Real Sociedad sta facendo vedere anche in campionato di non essere quella grande squadra che ha affrontato l’Inter, sia all’andata che al ritorno hanno fatto delle ottime partite contro i nerazzurri, ma per me si portavano dietro l’entusiasmo della scorsa stagione e ora l’hanno un po’ perso”.

L’Atletico Madrid, invece, è una grande squadra ma c’è una distanza di valori: all’Inter è andato stretto quel risultato, se avessero avuto più cattiveria avrebbero potuto vincere 2/3-0, non lo dico io ma i numeri della partita. La qualificazione ora le devono conquistare a Madrid, ma sicuramente andranno con lì con personalità, senza guardare l’1-0 ma cercando di vincere”.

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