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La storia di Pietro Pellegri, il predestinato che si è smarrito a Monaco

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La storia di Pietro Pellegri, il predestinato che si è smarrito a Monaco

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Un’etichetta. Un’etichetta così grande da generare un cono d’ombra abissale. E in quell’abisso Pietro Pellegri si è smarrito. Il predestinato. Era questa l’etichetta incollata sul retro della sua casacca. Prima ancora di leggere il suo cognome o quel numero 64 che ha riempito i sogni dei tifosi genoani, l’intero mondo del calcio si rivolgeva a lui con l’epiteto di predestinato. E di motivazioni per chiamarlo in quel modo in effetti ce ne sono a manciate. Perché tutto sembrava aiutarlo nella scalata all’Olimpo del calcio dei grandi, che lui sognava da quando gonfiava reti nella Pegliese. E invece poi un appiglio ha ceduto, e poi un altro, lasciando Pietro abbandonato a se stesso. Il tempo gli sorride e gli tende ancora generosamente la mano, perché la carta d’identità segna 18 anni solo da 5 mesi. Ma la sua storia comincia molto tempo fa.

Fonte immagine: profilo Instagram Pellegri.

IL VOLO DEL GRIFONE

Si può a metà strada tra i 18 e i 19 anni con un passato di record già infranti rischiare di fallire? Il raziocinio porterebbe a dire di no, ma la storia di Pellegri invece spinge a sostenere il contrario.
Perché sin dall’inizio sono sempre stati fuochi d’artificio e boati di applausi a scandire la sua rapida ascesa nel calcio. Sin dai tempi della Pegliese, società del quartiere Pegli di Genova, sua città natale in cui è venuto alla luce il 17 marzo del 2001. Il processo di crescita nella città di Genova lo porta a sposare i rossoblù seguendo le soffici orme lasciate dal padre, soffici perché non hanno scalfito la storia del Genoa, ma pur sempre orme perché un frammento di storia porta il suo nome: Marco Pellegri, padre di Pietro, ha giocato con la maglia del Genoa fino ai Giovanissimi e dal suo anno di nascita deriva la scelta del numero di maglia del figlio, il 64.

E allora la strada si districa facilmente e Pellegri salta sulla sella del Grifone per iniziare la sua avventura nel mondo del calcio. Sin dai primi passi gioca in categorie più avanzate rispetto ai proprio coetanei, semplicemente perché il calcio era nel suo DNA. E allora in Primavera gioca con compagni di 3 o 4 anni più grandi di lui; in Nazionale gioca nell’U15, U16 e nell’U17 sempre sotto età e arriva anche all’esordio in Serie A a 15 anni e 280 giorni. È un freddo 22 dicembre 2016 a Torino in occasione di Torino-Genoa, ma questo Pellegri non lo percepisce. Non sente null’altro che il proprio battito del cuore. Non appena batte il cinque all’uscente Rincón firma con i propri piedi un trattato di storia restato invariato per 79 anni. Era Amedeo Amedei a detenere il record di precocità per l’esordio in Serie A. E invece esattamente alla stessa età, stessi mesi e stessi giorni, Pellegri entra nell’albo della storia dividendo il primo posto con Amedei; ma lo fa in punta di piedi, con rispetto, con quello sguardo fanciullesco quasi inconsapevole, ma in realtà totalmente conscio di avere ben salda la mano sulla pena che scriverà la sua storia.

L’emozione dell’esordio.
Fonte immagine: profilo Instagram Pellegri.

E firma un altro splendido capitolo il 28 maggio 2017, in una delle date più commoventi per la storia del calcio italiano. Semplicemente l’addio al calcio di Francesco Totti. E nell’arena dipinta di commozione giallorossa, Pellegri graffia l’orgoglio romanista con una rete dal peso storico, un gol da ciclo della vita. Totti, storico numero 10 della Roma e campione riconosciuto a livello mondiale, depone lo scettro in un commiato lacrimoso e straziante. Pellegri, attaccante 16enne appena affacciatosi al calcio professionistico, è in rampa di lancio verso un futuro luminoso. Gli bastano 3 minuti per finire in un turbinio di fischi impauriti dello stadio Olimpico. Una corsa fulminea, tanto da superare Manolas; un tiro preciso abbastanza da castigare Szczesny e un segno del destino così forte da sembrare fiabesco. Era il primo gol di un 2001 in Serie A, il secondo di un calciatore nato nel nuovo millennio: il primo era stato segnato neppure 24 ore prima da un giovanissimo Moise Kean.
Con quella rete si issa al terzo posto nella classifica tra i più precoci a segnare un gol in Serie A: dopo Amedei e Rivera, a 16 anni e 72 giorni, Pellegri porta a casa un altro pezzo di storia.

 

LA STRADA VERSO IL PRINCIPATO

Il prossimo Messi? Si chiama Pellegri, ma spero non mi senta altrimenti si monta la testa.”

Con queste parole Enrico Preziosi, presidente del Genoa, ha tratteggiato il lussuoso profilo di Pellegri. E quell’etichetta di predestinato si è ingrandita sempre di più. A maggior ragione quando il 17 settembre 2017, davanti alla sua gente, al Marassi, contro la Lazio di Simone Inzaghi, Pellegri segna una doppietta che lo rende il più giovane giocatore della storia della Serie A a raggiungere un traguardo del genere. Anticipato così di circa un anno il precedente possessore di tale record: Silvio Piola.

Fonte immagine: profilo Instagram Pellegri.

Inevitabilmente il volo con il grifone finisce nella sessione invernale di quell’anno. 9 partite giocate sotto la luce della Lanterna, 3 reti gonfiate e l’attenzione di tanti grandi club che si catalizza su di lui. Juventus, Inter, Milan, poi arriva il Monaco, firma un assegno da 21 milioni immediati più 10 di bonus, oltre che una percentuale sulla rivendita, e porta nel principato una delle stelle più promettenti del calcio mondiale. Diventa quasi superfluo aggiungere che è stata la cifra più alta spesa per un giocatore così giovane.

Può davvero andare storto qualcosa nella storia di Pellegri? Sembra proprio di no, specie quando diventa il più giovane esordiente nella storia del Monaco da 40 anni a questa parte. Sostituendo Keita Baldé nel finale della partita del 16 febbraio 2018 contro il Dijon, supera di 11 giorni la precocità d’esordio di Mbappé, che ha iniziato la sua sfolgorante carriera proprio nel Principato.

Ma è proprio all’inizio della sua strada in Francia che è cambiato tutto. Pellegri ha cominciato ad arrancare nelle onde create da se stesso. Non è un problema di testa, quella è sempre stata giusta, proiettata in avanti. Non è il carattere a frenare la sua crescita, ma il fisico.
Dopo quei 4 minuti giocati contro il Dijon è costretto a finire sotto i ferri per una pubalgia da debellare il prima possibile. Le 6 settimane per la riabilitazione diventano 3 mesi e la sua stagione francese si limita a quei 240 secondi. Ma sembra solo un male passeggero, un’increspatura nel vasto mare che stava navigando. Però l’anno dopo la situazione peggiora.

Fonte immagine: profilo Instagram Pietro Pellegri.

GOL E INFORTUNIO

La sua ultima stagione può esser racchiusa in tre parole: gol e infortunio. Perché non accade null’altro al di fuori di questo. Innanzitutto segna. Una splendida rete, tra l’altro, dopo appena 52 minuti giocati con la maglia del Monaco. Un gol contro il Bordeaux di cattiveria, di classe, di precisione: un gol da attaccante completo, ricolmo di ogni qualità necessaria. Ma poi il vuoto, l’abisso. Altri 49 minuti in campo e le terribili sabbie mobili dell’infortunio che lo ingoiano tutto insieme, senza lasciargli alcuna chance. Un maledetto infortunio all’inguine lo tiene fuori dal 29 settembre fino al termine della stagione. Non ha fatto in tempo a mettere la propria firma sul Monaco che i titoli di coda lo hanno travolto con impeto e ingordigia.

Ma il tempo gli sorride. Come se si fossero arrestate, le lancette sono ancora ferme sui 18 anni. Ma dietro non c’è nessuna magia, solo una montagna di qualità che lo ha portato a un passo dall’Olimpo prima che il fato lo spingesse giù. Ma nei suoi piedi ci sono tutti i presupposti per un’altra scalata.
Perché Pellegri è forte, anche più dell’ombra dell’infortunio, anche più dell’etichetta da predestinato.
E quando tornerà su, avrà tutto il tempo per godersi la vetta.

 

Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram Pietro Pellegri.

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Fiorentina, quanta imprecisione: tre rigori consecutivi sbagliati

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Nico Gonzalez

Un dato che farà discutere, quello dei rigori della Fiorentina. Nel 2024 i viola ne hanno già falliti 4 tra campionato e Supercoppa. Sono 3 gli errori consecutivi dal dischetto per la Fiorentina che anche stasera contro la Lazio non è riuscita ad andare in rete dagli 11 metri. Nico Gonzalez, dopo aver sbagliato il rigore contro l’Inter, ha fallito nell’intento anche stasera. Oggi è stato il palo a fermare l’argentino. È un dato piuttosto triste quello dei rigori della Fiorentina. Sono ben 3 i rigoristi differenti negli ultimi 4 sbagliti nel 2024.

FIORENTINA E RIGORI NON VANNO D’ACCORDO: IL DATO

Al 6 di gennaio è arrivato l’errore di Bonaventura che fallì un rigore contro la Fiorentina. Partita poi persa per 1-0. In Supercoppa è stato pesantissimo l’errore di Ikone che sul 1-0 per il Napoli fallì dal dischetto a pochi minuti dalla fine del primo tempo. Il Napoli avrebbe poi vinto la partita per 3-0 accedendo alla finale della competizione, poi persa contro l’Inter. Il terzo errore è proprio contro i nerazzurri. Dagli 11 metri ci va Nico Gonzalez che con un rigore molto debole consegna la vittoria all’Inter. Sempre Nico Gonzalez ha sbagliato di nuovo anche stasera nel posticipo del lunedì sera contro la Lazio. Fortunatamente per lui, i viola sono riusciti a portare a casa i tre punti facendo pesare meno questo rigore sbagliato.

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Calcio Internazionale

La FIFA pensa a un nuovo progetto pilota per le amichevoli internazionali: i dettagli

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Gianni Infantino, presidente FIFA

La FIFA ha promosso un nuovo progetto riguardante le amichevoli internazionali che partirà a marzo. Il progetto pilota prenderà il nome di FIFA Series e prevede gare tra quattro nazionali di confederazioni diverse che saranno ospitate in unico Paese.

L’obiettivo è quello di far incontrare nazionali diverse tra loro per costruzione. Questa proposta rappresenterà delle opportunità a livello commerciale, economico e di immagine per le nazioni partecipanti.

La fase di prova vedrà la partecipazione di Algeria (CAF), Andorra (UEFA), Bolivia (CONMEBOL), Sudafrica (CAF), Azerbaigian (UEFA), Bulgaria (UEFA), Mongolia (AFC), Tanzania, (CAF), Arabia Saudita (AFC), Capo Verde (CAF), Cambogia (AFC), Guinea Equatoriale (CAF), Guyana (Concacaf), Bermuda (Concacaf), Brunei Darussalam (AFC), Guinea (CAF), Vanuatu (OFC), Sri LankaBhutan (AFC), Repubblica Centrafricana (CAF), Papua Nuova Guinea (OFC).

In concomitanza con il lancio del progetto sono arrivate le parole del Presidente della FIFA Gianni Infantino, entusiasta di intraprendere questo nuovo percorso.

LE PAROLE DI INFANTINO

Le FIFA Series sono un passo avanti davvero positivo per il calcio delle squadre nazionali a livello globale. Le nostre associazioni affiliate ci hanno espresso da tempo il desiderio di mettersi alla prova contro le loro controparti di tutto il mondo, e ora possono farlo nell’ambito dell’attuale calendario delle partite internazionali maschili. Partite più significative consentiranno un’interazione calcistica molto più preziosa per giocatori, squadre e tifosi, e daranno un contributo concreto allo sviluppo del gioco”.

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Gasperini in conferenza dopo Milan-Atalanta: “Fischiato un rigorino, conquistato un buon punto”

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Gasperini

Un pareggio che tutto sommato può star bene all’Atalanta quello conquistato a San Siro contro un ottimo Milan. Il tecnico bergamasco Gasperini ha commentato la partita in conferenza stampa. Queste le sue dichiarazioni dopo l’1-1 contro i rossoneri.

PUNTO GUADAGNATO – “Quando esci da queste partite con un punto sei soddisfatto. È stata una partita difficile, e il pareggio premia l’attenzione e la voglia di fare risultato”.

MILAN – “Il Milan è una squadra forte, questa sera abbiamo subito la loro qualità e la loro condizione. Non abbiamo mai mollato, portiamo a casa un punto che muove la classifica”.

SCALVINI – “La spalla è uscita e rientrata, domani lo valuteremo“.

EUROPA – “Non ragioniamo sul lungo, dobbiamo lavorare sul breve periodo. Ci aspettano due settimane difficilissime e dovremo pensare partita per partita. Faccio fatica a fare delle previsioni, essere usciti stasera con un punto deve renderci felici. Per noi è importante l’Europa League come il campionato e la Coppa Italia. Cercheremo di andare fino in fondo in tutte le competizioni”.

DE KETELAERE – “Abbiamo fatto fatica sulle fasce e in attacco, abbiamo cercato di cambiare qualcosina con Lookman ed è andata un po’ meglio. In altre partite riusciremo a far di più, poche volte abbiamo subito come questa sera“.

CALCIO DI RIGORE – “Fa parte di quei ‘rigorini’. Ormai ce ne sono tanti, ci sono dei rigori che non vede nessuno e poi tira fuori il VAR. Un rigore così non lo avevamo da tanto tempo, oggi ce lo prendiamo. Vengo da una generazione per la quale il rigore deve essere una cosa seria, evidentemente alle TV piace un altro calcio. Noi siamo comunque in credito”.

SCAMACCA – “Scamacca ha dato contributi importanti, questa sera sicuramente meno ma da occasioni come queste trai gli spunti per fare meglio nelle partite successive“.

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Pioli ribadisce in conferenza dopo Milan-Atalanta: “Mai rigore quello di Holm, Leao è questo”

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Pioli

Si è conclusa con il pareggio tra Milan e Atalanta la domenica della 26esima giornata di Serie A, in attesa di Roma-Torino e Fiorentina-Lazio. I rossoneri disputano una buona gara, ma vedono aumentare il gap con Inter e Juventus. Al termine della partita, Stefano Pioli è intervenuto in conferenza stampa. Queste le sue parole raccolte dalla pancia di San Siro.

SENSAZIONI – “Quando la squadra gioca così bene deve vincere e noi purtroppo non ci siamo riusciti. C’è delusione ma anche soddisfazione per come la squadra ha interpretato questa partita. Siamo stati compatti e aggressivi, sporcando tutti i loro palloni e facilitando gli interventi difensivi. È mancata solo la vittoria“.

RIGORE – “Il rigore non c’era, ma fa la differenza. Holm si mette le mani in faccia ma il contatto era più in basso. Per il metro di Orsato questo non era e non sarà mai rigore“.

RIGORI SUBITI – “A volte siamo stati ingenui, attacchiamo tanto ma non prendiamo quasi mai rigori. Forse dobbiamo essere più scaltri”.

RIPARTIRE – “Ripartire è facile. Guarderemo insieme alla squadra la partita, ma è una questione di dettagli. Se ripeteremo prestazioni del genere probabilmente vinceremo diverse partite da qui alla fine del campionato”.

LEAO – “Credo che sia stata una delle prestazioni più belle da quando lo alleno. Ha aggredito, ha puntato continuamente. Questa prestazione per lui deve essere un punto di riferimento. Gliela farò pesare, perché lui ha questo potenziale. Parlerò con lui per capire cosa ha messo di diverso rispetto alle altre volte”.

 

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