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La storica qualificazione ai Mondiali 2006 della Costa d'Avorio

Calcio e dintorni

La storica qualificazione ai Mondiali 2006 della Costa d’Avorio

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Amici Ivoriani, del nord e del sud, dell’est e dell’ovest, oggi vi abbiamo dimostrato che la Costa d’Avorio può convivere e giocare insieme per lo stesso obiettivo: la Coppa del Mondo. Vi avevamo promesso che avremmo unito la popolazione. Vi chiediamo ora in ginocchio: un paese africano che ha tutte le nostre ricchezze, non può sprofondare in guerra in questo modo. Per favore: deponete le armi, organizzate le elezioni e tutto andrà per il meglio.

Le parole che avete appena letto, taglienti e dirette, drammatiche e supplichevoli, le pronuncia Didier Drogba l’8 ottobre 2005. La sua Costa d’Avorio ha appena sconfitto il Sudan per 1-3 a domicilio, ottenendo la prima, storica qualificazione ai Mondiali di calcio. Il paese, però, è devastato da una sanguinosa guerra civile che dura da troppo tempo, ormai. I morti aumentano quotidianamente, la violenza è ai massimi storici, la pace non è lontanamente ravvisabile.

Il pallone, specialmente in determinati angoli di mondo in cui ha più valore che in altri, può essere il veicolo più impattante per trasmettere un messaggio forte, accorato. Drogba lo sa bene, sceglie il momento migliore per fare esplodere quelle parole tanto semplici quanto determinanti. Lo fa perché nello spogliatoio ci sono le telecamere della Radio Television Ivorienne, pronte a trasmettere in diretta il discorso in tutta la nazione.

 

IL CONTESTO POLITICO

Il paese degli elefanti ottiene l’indipendenza dalla Francia solo nel 1960, quando al potere sale Félix Houphouët-Boigny, il primo presidente della storia della Costa d’Avorio. La ricchezza abbonda, l’economia cresce. Tuttavia, l’altro lato della medaglia è ben più oscuro, coperto dai numerosi problemi che affliggono il paese. Il miracolo ivoriano inizia a scemare, lasciando un’immagine sbiadita di una nazione assurta a potenza del continente nero. La morte del presidente nel 1993 catalizza un processo di rivolta che conduce, inevitabilmente, a tensioni e spaccature.

Il paese lasciato dal presidente è diviso in due. I suoi successori, di fede cristiana, come tutto il sud ivoriano, attuano una politica discriminatoria e oppressiva nei confronti della minoranza musulmana concentrata al nord. In quel momento si rompe qualcosa e nel 1999 un colpo di stato trasferisce il potere nelle mani del generale Robert Guéï. Gli anni prima dello scoppio della guerra civile sono un susseguirsi di tentativi di colpi di stato, elezioni contraddistinte da brogli elettorali, morti e feriti.

Laurent Gbambo, membro del Fronte Popolare Ivoriano, si autoproclama presidente dopo le discusse elezioni del 2000. Due anni più tardi, il 19 settembre 2002, le truppe militari del nord, alleate del repubblicano Alassane Outtara, escluso dalla vita politica del paese, assaltano le principali città ivoriane, tra cui Korhogo e Bouaké, senza però riuscire a raggiungere Abidjan. Il conflitto è appena iniziato.

 

UN OBIETTIVO

Ora, tuttavia, occorre fare un salto in avanti, abbandonare momentaneamente il panorama storico-politico della Costa d’Avorio e concentrarsi su quello sportivo, calcistico nello specifico. La nazionale degli elefanti ha un palmarès scarno, ha vinto poco. Precisamente, una Coppa d’Africa nel 1992 e niente più. Non ha mai partecipato ai Mondiali e non vanta calciatori conosciuti a livello internazionale. La nuova generazione, però, è diversa. Il talento c’è, anche parecchio. Dagli albori del nuovo secolo in avanti cominciano a germogliare gemme preziose, diamanti grezzi dal futuro luminoso. I fratelli Yaya e Kolo Touré, il difensore Didier Zokora, Gervinho, Kalou e, ovviamente, Didier Drogba, il più grande di tutti.

Nel 2004, i ragazzi della generazione d’oro ivoriana hanno un comune obiettivo: giocare la Coppa del Mondo. Rendere orgoglioso il loro tricolore, rappresentandolo fieramente nella competizione calcistica più importante e prestigiosa del pianeta. Mancano ancora due anni. Prima, bisogna vincere il gruppo di qualificazione. Gli elefanti capitano in un girone ostico, insieme a Egitto, Sudan, Libia, Benin e, soprattutto, Camerun, guidato da Samuel Eto’o, detentore del premio di calciatore africano dell’anno.

Les élèphants vincono e convincono, Drogba segna ripetutamente. La Costa d’Avorio, nonostante la sconfitta nello scontro diretto contro i leoni indomabili nella gara di andata di Yaoundé, si ritrova prima nel girone a due giornate dalla fine. La penultima sfida è il ritorno contro il Camerun, incontro da disputarsi ad Abidjan. Gli elefanti hanno bisogno di tre punti per centrare l’obiettivo. Tuttavia, un pareggio non sarebbe un cattivo risultato in vista dell’ultimo match, quello contro un Sudan privo di speranze.

 

FINE DEI GIOCHI?

Il 4 settembre 2005 la capitale è in festa. Le strade pullulano di colori, bandiere, entusiasmo. È un giorno storico per il paese, orgoglioso dei suoi beniamini. Ad Abidjan giungono addirittura José Mourinho e Roman Abramovich, allenatore e presidente di Drogba al Chelsea. Eppure nulla è scontato. La Costa d’Avorio deve prima sconfiggere sul campo il Camerun di Eto’o. Gli ospiti sono più forti, hanno più esperienza. Achille Webò firma il vantaggio dei leoni, Drogba pareggia. Webò riporta avanti i camerunesi, Drogba riacciuffa la partita. I padroni di casa devono limitarsi a gestire il risultato. La spinta di un popolo intero, però, è troppo forte per non cercare di ottenere la vittoria. Gli ivoriani continuano ad attaccare, spingere e cercare la rete del 3-2, rete che non arriverà mai.

Arriva, invece, una doccia gelata a spegnere gli animi dei 35 mila assiepati sulle tribune. A 5′ dalla fine Webo firma una storica tripletta e regala la vittoria del sorpasso al Camerun. 20 a 19 e una partita a testa ancora da disputare. La Costa d’Avorio fuori casa, in Sudan, i leoni indomabili in casa, contro l’Egitto. Gli ivoriani devono assolutamente vincere e sperare che Eto’o e compagni non facciano lo stesso.

 

IL MIRACOLO

A Omdurman, città più popolosa del Sudan, i ragazzi allenati da Henri Michel, vincono agilmente 3-1, con le reti firmate da Kanga Akalé e Dindane, autore di una doppietta. Nel frattempo, a Yaoundé, il Camerun è impantanato in un 1-1 sinonimo di eliminazione. Al 94′, tuttavia, l’arbitro assegna un rigore in favore dei padroni di casa. Sul dischetto si presenta Pierre Wome. La partita tra Sudan e Costa d’Avorio è finita, ma giocatori e staff tecnico sono ancora in campo, riuniti in cerchio, attaccati a un telefono dal quale è collegato il fisioterapista della selezione che sta seguendo l’altra partita in televisione.

Al 96′ Wome prende la rincorsa e spiazza il portiere avversario. Palo. La palla esce, la partita finisce 1-1. Drogba e compagni esplodono di gioia, la festa è appena iniziata. Canti, urla, pianti, lacrime. Un mix di emozioni liberatorie che spiegano il significato di quell’impresa, la prima storica qualificazione alla Coppa del Mondo per la Costa d’Avorio. Abidjan e tutto il paese è ebbro di felicità, incredulo, travolto da un’onda di gioia mai sperimentata prima.

Nello spogliatoio Didier prende in mano il microfono e pronuncia in diretta nazionale le parole con cui è iniziato il racconto. Le trasmettono tutte le televisioni e le radio ivoriane. La gente dimentica momentaneamente la guerra, non c’è tempo per i brutti pensieri. Il futuro sembra tornare a essere un orizzonte pulito e felice a cui puntare. Le armi cesseranno di offendere solo due anni dopo, ma il miracolo calcistico compiuto dagli elefanti è l’inizio della svolta, il primo passo verso la riunificazione. Un pallone in grado di ridare speranza e fede, un gioco, il più bello del mondo, capace di far tornare a splendere il sole.

 

Immagine in evidenza: Licenze Creative Commons

 

 

 

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Nuytinck rompe il silenzio stampa: la delusione sui social

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Nonostante il silenzio stampa imposto dalla Sampdoria, il difensore olandese Bram Nuytinck ha espresso sui propri canali social il suo disappunto per il pareggio arrivato nel finale di match contro il Monza.

In particolare il neo-acquisto dei blucerchiati ha pubblicato una storia su Instagram in cui ha affermato: “Torniamo a casa molto frustrati. Ora analizzeremo la partita e recupereremo”. Nonostante il messaggio di incoraggiamento, il centrale ex Udinese potrebbe subire delle sanzioni da parte della società, la quale aveva vietato di rilasciare interviste e dichiarazioni già nel post-partita di ieri. Sono attesi, quindi, provvedimenti disciplinari per il giocatore di mister Stankovic, che preparerà i suoi in vista del match contro l’Inter.

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Verso Sanremo 2023: 5 canzoni sul calcio

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VERSO SANREMO 2023

Verso Sanremo 2023: 5 canzoni sul calcio – Nella settimana in cui Sanremo canta l’Italia, il pallone non resta a guardare: c’è il campionato in concomitanza, tra postici ed anticipi. Come è noto, la musica e il calcio formano una connubio perfetto e duraturo da sempre. Nel corso degli anni infatti, tanti artisti hanno dedicato parole e melodie al mondo di questo sport e tanti brani sono diventati delle vere e proprie colonne sonore che accompagnano gli appassionati prima e dopo le partite.

Sono tanti i cantanti che hanno voluto dedicare una canzone ai loro beniamini. Dagli 883 a Francesco De Gregori, sempre con un solo obiettivo: essere la colonna sonora di un intero stadio.

Ecco una top 5 delle canzoni sul calcio più belle di sempre:

 

VERSO SANREMO 2023 Francesco De Gregori – La leva calcistica della classe ’68

La leva calcistica della classe 68 è un brano di Francesco De Gregori, presente nell’album Titanic, pubblicato nel 1982. La canzone, per quanto ne sappiamo, è stata dedicata ad Agostino Di Bartolomei, capitano della Roma di quegli anni. Il protagonista del brano è un bambino di soli 12 anni che inizia a muovere i primi passi nel mondo del calcio e si ritrova subito a capire cosa significhi la sconfitta. Questa è una metafora per incoraggiare tutti coloro che si trovano ad affrontare un momento difficile. Infatti, come ricorda il cantautore romano, noi, come Nino, “non dobbiamo aver paura di sbagliare un calcio di rigore, perché non è da eventi particolari come questo che si giudica un giocatore”.

 

VERSO SANREMO 2023: Antonello Venditti – Grazie Roma

Grazie Roma/Roma capoccia è un brano di Antonello Venditti, pubblicato nel 1983. La canzone è stata scritta durante l’anno della conquista del secondo scudetto della Roma. Lo stesso autore ha però spiegato, che Grazie Roma fu scritto quando tornò a vivere a Roma, quando certamente non poteva aspettarsi che la squadra potesse vincere lo scudetto: il brano fu infatti registrato l’8 marzo 1983. Il pezzo nasceva per gratitudine verso la città e verso la sua squadra, essendo le due inscindibili. Un inno di gioia ed amore. La dimostrazione che l’amore verso una squadra di calcio può legare un popolo intero.

 

VERSO SANREMO 2023: 883 – La dura legge del gol

La dura legge del gol è un brano degli 883, pubblicato nel 1997.  La canzone è una metafora della vita: non conta sempre vincere e fare gol, ma dare spettacolo con il gioco di squadra e divertirsi, per uscire dal campo senza rimpianti. Nella vita bisogna sapere incassare i gol e anche le decisioni avverse dell’arbitro, senza arrendersi mai. L’unione di intenti, la passione, la bellezza seppur talvolta effimera contano più del risultato finale poiché può riservare soddisfazioni ed emozioni molto più importanti e vere di una vittoria fine a se stessa.

 

VERSO SANREMO 2023: Edoardo Bennato e Gianna Nannini – Un’estate italiana

Un’estate italiana fu scritta da Giorgio Moroder con un’idea precisa in testa: accompagnare gli Azzurri verso la vittoria della Coppa del Mondo che sarebbe tornata a disputarsi in Italia dopo 56 anni. Anche se il sogno venne infranto in semifinale dall’Argentina, le notti magiche di quell’estate rimarranno per sempre nella memoria e nei cuori di tutti i tifosi. E se si dice che le canzoni siano immortali questa ne è l’esempio: nell’estate del 2021, durante gli Europei del 2020 (rimandati causa covid) la canzone diventa la colonna sonora di ogni partita. Sulle note del brano, gli Azzurri alzeranno la Coppa a Wembley.

 

VERSO SANREMO 2023: Antonello Venditti – La coscienza di Zeman

La coscienza di Zeman è un brano di Antonello Venditti, presente nell’album Goodbye Novecento, pubblicato nel 1999. Il brano è dedicato all’allenatore di calcio, Zdenek Zeman. Il testo è una parafrasi della Coscienza di Zeno di Italo Calvino. Zeman era stato appena esonerato dalla guida della Roma e le sue scelte tecnico-tattiche e le sue sedute d’allenamento erano state discusse in numerose occasioni. Non si può negare però, la visione del tecnico boemo che lascerà una traccia indelebile nel futuro del calcio italiano. Non a caso nel ritornello, l’autore si chiede “Perché non cambi mai?”, proprio in riferimento alle scelte che gli hanno fatto perdere la panchina giallorossa.

 

 

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LaLiga apre un’indagine per gli insulti razzisti a Vinicius

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Vinicius

Un altro brutto episodio di razzismo nel mondo del calcio, questa volta nella Liga, primo campionato spagnolo. Lo sfortunato protagonista è stato ancora una volta Vinicius Jr, esterno brasiliano del Real Madrid.

LIGA, INDAGINE PER GLI INSULTI A VINICIUS

Vinicius Jr, esterno del Real Madrid, è stato nuovamente insultato in occasione della gara tra blancos e Mallorca. Secondo quanto riportato da Alfredo Pedullà, a causa di tutto ciò, la Liga avrebbe aperto un’indagine sugli insulti razzisti che ha ricevuto il fuoriclasse dei blancos. Anche le prove televisive hanno approvato che un tifoso avrebbe chiamato “scimmia” Vinicius. Lo stesso brasiliano è stato anche insultato fuori dallo stadio mentre si era fermato a firmare autografi e scattare selfie con i suoi fan.

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La Curva Nord a sostegno degli ultras giallorossi: “Cose che non ci appartengono”

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Nella giornata di ieri, degli ultras della Stella Rossa di Belgrado hanno aggredito alcuni tifosi del gruppo ultras della RomaFedayn“. Scontro avvenuto a Piazza Mancini, con i romanisti che sono stati presi all’improvviso in inferiorità numerica, a cui sono stati anche sottratti degli striscioni.

Il motivo dello scontro dovrebbe risalire agli scontri di poco tempo fa tra ultras romanisti e napoletani, con i serbi che hanno stretto una gemellanza da anni con i partenopei. Anche la Curva Nord nerazzurra ha preso posizione sul fatto, schierandosi al fianco del gruppo romanista e condannando l’azione degli ultras serbi.

Questo il comunicato del tifo organizzato interista:

OLTRE LA RIVALITÀ, I FATTI DI ROMA NON APPARTENGONO ALLA NOSTRA MENTALITÀ
Quanto accaduto con l’azione compiuta e rivendicata dal gruppo serbo della Stella Rossa a Roma non può lasciare indifferente il mondo ultras italiano e non lascia sicuramente indifferente la Nord.
Se è vero che non esistono regole scritte nel nostro mondo, a nostro avviso le dinamiche di rivalità devono consumarsi faccia a faccia e non con atti indegni seppure coordinati tra più persone.
Non è stata un’azione certamente da poco quella compiuta ai danni di uno dei più storici gruppi della Sud romanista ma rimane un agguato compiuto da molti a danno di pochi giocando sull’assoluta imprevedibilità di un gesto compiuto in assenza di uno scontro diretto.
Ci sembra doveroso condannare questa deriva dei comportamenti ultras senza senso e che può pericolosamente spostare gli equilibri delle dinamiche legate alle rivalità, in un campo che non ci appartiene con regole prive di valori come Onore e Lealtà.
Ci auguriamo che questo precedente non stimoli emulazioni che, lo ripetiamo, col mondo ultras nel quale siamo cresciuti non ha niente a che fare”.

 

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