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L'Argentina al palo

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L’Argentina al palo

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“L’Argentinidad al palo” è il titolo di una canzone composta nel 2004 dal gruppo Bersuit Vergarabat, che riassunta nel suo significato vuol dire che gli argentini possono essere i migliori e allo stesso tempo i peggiori con la stessa facilità. È questo che sta accadendo alla Seleccion albiceleste, che possiede la rosa probabilmente più forte del pianeta, ma che non riesce ad esprimersi come dovrebbe, tanto da avere l’attacco peggiore del girone di qualificazione. Una follia.

Ieri sera l’ennesima prestazione negativa, contro il Perù.  Nemmeno il fattore della Bombonera ha saputo spingere la compagine di Sampaoli verso la vittoria finale, nonostante un secondo tempo in cui affidandosi al solito Messi, si è resa più pericolosa, colpendo anche un palo col suo numero diez. Tante e clamorose le occasioni sbagliate prima dal Pipa Benedetto, e poi dal Papu Gomez e dal Rayo Rigoni. Nella prima frazione invece  pochissime occasioni da una parte e dall’altra, con un’Argentina chiamata a fare la partita ma clamorosamente senza idee. Il Perù invece, rispettoso del valore tecnico dell’avversario, si è presentato determinato a La Boca in maniera umile, difendendo e provando a ripartire, e mettendo in mostra anche un discreto palleggio, frutto del grande lavoro di un tecnico molto rispettato in Sudamerica come El Tigre Gareca.

LE SCELTE DI SAMPAOLI

Le scelte di Sampaoli, come quelle di tutti gli allenatori dell’Argentina della storia, sono discutibili (Menotti non convocò Maradona nel mondiale 1978, Biliardo lasciò a casa nell’86 Gareca che segnò il gol qualificazione, Maradona non convocò Cambiasso e preferiva i giovani Aguero e Higuain al posto di Milito nel Mondiale 2010, Sabella lasciò a casa Tevez nel 2014). La scelta di preferire Benedetto ad Icardi è riconducibile al contesto ambientale, con l’attaccante del Boca che si sentiva a casa sua, e anche perché sta vivendo un momento d’oro, in cui ogni pallone che tocca finisce in rete, almeno con la maglia azul y oro. Ieri sera l’impressione è che la maglia albiceleste gli stesse un po’ larga. Di Maria invece arrivava da soli 15 minuti giocati nell’ultimo mese col PSG, dopo un primo tempo da lontano parente di quel giocatore meraviglioso ammirato al mondiale brasiliano, è stato sostituito per far spazio al giovane in rampa di lancio, Emiliano Rigoni, che ha saputo rendersi più pericoloso rispetto al Fideo, contando anche che era al suo esordio assoluto con quella camiseta. C’è poi la questione dell’entrata in campo di Fernando Gago, autore di un’ultima stagione ad alti livelli con la maglia xeneize e lontano parente di quella figura opaca vista a Roma. El pintita è stato buttato nella mischia perché storicamente è il compagno di nazionale con cui Messi si associa meglio, quello che ha la pulizia di passaggio migliore. Peccato però che la sua partita sia durata davvero poco, a causa dell’ennesimo infortunio della sua carriera, la rottura del ginocchio. L’ex tecnico del Siviglia ha poi provveduto inserendo come ultimo cambio l’ex capitano del Valencia, Enzo Perez, giocatore che abbina quantità e qualità, preferendolo a Dybala e Icardi ed optando per l’equilibrio.

Probabilmente il capitano dell’Inter sarebbe entrato se non fosse occorso quell’infortunio, ma el hombrecito ha preferito inserire un centrocampista che potesse dare una mano a Biglia già ammonito. Discorso diverso per Dybala che dopo le varie occasioni avute nelle precedenti partite è finito ai margini, colpa anche di alcune dichiarazioni rilasciate prima della partita contro il Barcellona, in cui affermava che con Messi si pestava i piedi durante la partita.  D’altro canto nel complesso dei 90 minuti, a parte la punizione calciata all’ultimo minuto dal Depredador Guerrero, Romero non ha corso particolari pericoli. Adesso a 90 minuti dal termine la speranza per compiere un altro miracolo, perché di questo si tratta, è ancora viva grazie alla rete dell’ex giallorosso Tony Sanabria, che all’ultimo minuto completa la rimonta del Paraguay sulla Colombia e mantiene appesa ad un filo l’Argentina.

DIFFICOLTA’ DI GIOCO

Che l’Argentina non abbia mai avuto un gioco spettacolare nonostante giocatori di estrema qualità, non è una novità. Ma mai così negli ultimi 4 anni. Nel mondiale brasiliano Sabella optò per un catenaccio, snaturando di fatto una formazione che aveva impressionato nel girone di qualificazione, con Messi, Higuain e Aguero in grado di giocare insieme e di segnare quasi 30 gol complessivi, con Di Maria mezz’ala a centrocampo. Passando poi ad un tridente col Fideo, la Pulga e il Pipita, con l’aggiunta di Lavezzi a partita in corso durante la coppa del mondo. Le cose migliori si sono viste però nella Copa America 2015, con il tata Martino che schierava Pastore, Di Maria, Messi ed Aguero. Dopo la terza finale persa e l’arrivo del Patòn Bauza in panchina le cose sono cambiate. Quel poco di gioco intravisto nelle passate gestioni è scomparso, e questo è il risultato attuale. Nonostante i cambi di modulo e di interpreti, la Seleccion fatica in maniera esagerata. Le associazioni che Sampaoli ha dichiarato di cercare, per adesso non si sono viste.  E la cosa che fa più paura è che nonostante i tanti nomi presenti all’interno della rosa, sia sempre Messi l’unica fonte di gioco. Leo ieri sera ha giocato una buona partita, in cui ha distribuito almeno tre palle gol al Pipa Benedetto, che le ha puntualmente sprecate, anche in maniera clamorosa. Gli interpreti cambiano, ma la storia si ripete.

LA CRESCITA PERUVIANA

In campo ieri sera c’era anche il Perù, ed è bene ricordarlo. La bicolor ha interpretato la partita in maniera esemplare, col dovuto rispetto per un avversario sulla carta più forte, e sapendo soffrire. Ricardo Gareca ha schierato una formazione speculare, con Guerrero a fare reparto da solo là davanti, affidandosi a Flores e Farfan per le ripartenze e al classe ’95 Pena schierato da trequartista ma con obblighi prettamente difensivi, in marcatura su Biglia. Qualche sbavatura nel reparto difensivo, ma è anche logico aspettarselo, quando hai di fronte il miglior giocatore al mondo. Obiettivo raggiunto per i peruviani, che superano a pieni voti quella che alla vigilia sembrava essere una trasferta proibitiva. Adesso l’ultimo step contro la Colombia, con l’assenza pesante di Farfan per squalifica, ma col recupero dell’ex Benfica Carrillo, esterno offensivo dal dribbling facile. Sotto gli occhi di tutti sono i meriti del Ct argentino, che ha saputo migliorare una nazionale modesta, valorizzando alcuni talenti ed escludendo figure importanti come quelle di Vargas, Zambrano, Lobaton e Advincula, riuscendo a renderla competitiva anche in una competizione di lungo periodo come il girone di qualificazione. Il Perù infatti, almeno storicamente, ha sempre reso al meglio nei tornei corti, come nella Copa America 2011 o in quella del 2015, dove in entrambe le occasioni ha raggiunto le semifinali. Adesso il Perù si giocherà la qualificazione in casa, all’Estadio Nacional di Lima contro una Colombia ferita, che potrebbe accusare il colpo di una rimonta avvenuta negli ultimi minuti.

 

 

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Gasperini in conferenza dopo Milan-Atalanta: “Fischiato un rigorino, conquistato un buon punto”

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Gasperini

Un pareggio che tutto sommato può star bene all’Atalanta quello conquistato a San Siro contro un ottimo Milan. Il tecnico bergamasco Gasperini ha commentato la partita in conferenza stampa. Queste le sue dichiarazioni dopo l’1-1 contro i rossoneri.

PUNTO GUADAGNATO – “Quando esci da queste partite con un punto sei soddisfatto. È stata una partita difficile, e il pareggio premia l’attenzione e la voglia di fare risultato”.

MILAN – “Il Milan è una squadra forte, questa sera abbiamo subito la loro qualità e la loro condizione. Non abbiamo mai mollato, portiamo a casa un punto che muove la classifica”.

SCALVINI – “La spalla è uscita e rientrata, domani lo valuteremo“.

EUROPA – “Non ragioniamo sul lungo, dobbiamo lavorare sul breve periodo. Ci aspettano due settimane difficilissime e dovremo pensare partita per partita. Faccio fatica a fare delle previsioni, essere usciti stasera con un punto deve renderci felici. Per noi è importante l’Europa League come il campionato e la Coppa Italia. Cercheremo di andare fino in fondo in tutte le competizioni”.

DE KETELAERE – “Abbiamo fatto fatica sulle fasce e in attacco, abbiamo cercato di cambiare qualcosina con Lookman ed è andata un po’ meglio. In altre partite riusciremo a far di più, poche volte abbiamo subito come questa sera“.

CALCIO DI RIGORE – “Fa parte di quei ‘rigorini’. Ormai ce ne sono tanti, ci sono dei rigori che non vede nessuno e poi tira fuori il VAR. Un rigore così non lo avevamo da tanto tempo, oggi ce lo prendiamo. Vengo da una generazione per la quale il rigore deve essere una cosa seria, evidentemente alle TV piace un altro calcio. Noi siamo comunque in credito”.

SCAMACCA – “Scamacca ha dato contributi importanti, questa sera sicuramente meno ma da occasioni come queste trai gli spunti per fare meglio nelle partite successive“.

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Pioli ribadisce in conferenza dopo Milan-Atalanta: “Mai rigore quello di Holm, Leao è questo”

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Pioli

Si è conclusa con il pareggio tra Milan e Atalanta la domenica della 26esima giornata di Serie A, in attesa di Roma-Torino e Fiorentina-Lazio. I rossoneri disputano una buona gara, ma vedono aumentare il gap con Inter e Juventus. Al termine della partita, Stefano Pioli è intervenuto in conferenza stampa. Queste le sue parole raccolte dalla pancia di San Siro.

SENSAZIONI – “Quando la squadra gioca così bene deve vincere e noi purtroppo non ci siamo riusciti. C’è delusione ma anche soddisfazione per come la squadra ha interpretato questa partita. Siamo stati compatti e aggressivi, sporcando tutti i loro palloni e facilitando gli interventi difensivi. È mancata solo la vittoria“.

RIGORE – “Il rigore non c’era, ma fa la differenza. Holm si mette le mani in faccia ma il contatto era più in basso. Per il metro di Orsato questo non era e non sarà mai rigore“.

RIGORI SUBITI – “A volte siamo stati ingenui, attacchiamo tanto ma non prendiamo quasi mai rigori. Forse dobbiamo essere più scaltri”.

RIPARTIRE – “Ripartire è facile. Guarderemo insieme alla squadra la partita, ma è una questione di dettagli. Se ripeteremo prestazioni del genere probabilmente vinceremo diverse partite da qui alla fine del campionato”.

LEAO – “Credo che sia stata una delle prestazioni più belle da quando lo alleno. Ha aggredito, ha puntato continuamente. Questa prestazione per lui deve essere un punto di riferimento. Gliela farò pesare, perché lui ha questo potenziale. Parlerò con lui per capire cosa ha messo di diverso rispetto alle altre volte”.

 

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Il Cagliari si aggrappa a Luvumbo al 96′: 1-1 con un Napoli che non riesce più a vincere

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Luvumbo, giocatore del Cagliari, Serie A, Coppa Italia

Per una Juventus che torna alla vittoria, c’è un Napoli che, invece, manca ancora il ritorno al successo. Contro un Cagliari ben schierato in campo è 1-1 il punteggio finale. Incredibile l’epilogo finale, con Luvumbo che pareggia i conti al 96′ dopo il gol iniziale di Osimhen. Un pareggio amarissimo per Calzona, che nelle prime due panchine azzurre ha racimolato un pareggio col Barcellona e un pareggio in campionato che fino a un minuto dalla fine era una vittoria.

Il gol di Osimhen per il Napoli è il primo in trasferta dopo 527′ di digiuno. Tutto nasce da un errore di Augello in disimpegno: prontissimo il recupero di Raspadori e il cross dalla destra verso il nigeriano. Troppo facile, poi, per uno come lui buttare la palla in rete. Al 96′, sull’ultima palla buona per il Cagliari, ecco il lancio lungo di Dossena dalla difesa verso l’area del Napoli. Male, malissimo la difesa azzurra (in particolare Juan Jesus) che non riesce a spazzare e Luvumbo riesce poi a bucare Meret.

Niente da dire al Cagliari, che ha rischiato di perdere la partita per l’unica vera disattenzione in 90‘. La squadra di Ranieri è rimasta compatta per tutta la durata del match, ma non ha saputo pungere quando necessario. In fin dei conti il pareggio è un risultato giusto per ciò che si è visto per tutto l’arco della sfida. Ricordiamo che, però, è stato annullato un gol al Cagliari nel primo tempo per fuorigioco di Lapadula sugli sviluppi di un calcio di punizione. Rrahmani aveva involontariamente messo la palla in rete di testa.

Con questo pareggio gli uomini di Calzona rimangono molto lontani dalla zona Champions (il Bologna quarto dista undici punti), ma potranno riavvicinarsi nella sfida di mercoledì contro il Sassuolo. Il Cagliari invece rimane dentro la zona retrocessione, ma solo per gli scontri diretti. Ora Cagliari, Hellas Verona e Sassuolo sono a parimerito a 20 punti, con Sassuolo 17esimo.

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[FOTO] Retegui sblocca Genoa-Udinese in rovesciata: 2-0 all’intervallo

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Retegui Genoa Gudmundsson

RETEGUI GENOA UDINESE – Primo tempo avvincente al Ferraris tra Genoa e Udinese. Occasioni, corsa e anche un gol spettacolare.

L’andazzo della gara si capisce già dal primo minuto, con Giannetti che dopo pochi secondi stende Retegui e si prende il giallo. Dopo i tentativi, vanificati, di Ehizibue e Walace, Lucca colpisce di testa in area, venendo però fermato dalla traversa. Subito dopo, al 27′, Okoye si supera sul tentativo a botta sicura di Vasquez, che dopo sei minuti, di testa, trova anche il palo a impedirgli la gioia del gol. Poi il momento della serata: cross in mezzo, Giannetti devia ma la palla s’impenna, servendo a Mateo Retegui l’occasione perfetta per coordinarsi e colpire in rovesciata. Palla sul palo e vantaggio Genoa. I rossoblu aumentano i giri e, sette minuti dopo, trovano anche il raddoppio con Bani, che devia in rete un cross perfetto di Gudmundsson.

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