Dopo un inizio tutt’altro che esaltante contro l’Ecuador (1-0), valido per le qualificazioni mondiali 2022, l’Argentina dei Lionel, Messi & Scaloni, è già chiamata ad un’ardua impresa. Perché la trasferta di La Paz, in Bolivia, nasconderà più insidie di quelle che si potrebbero immaginare. Partendo dal filotto negativo lungo queste terre sino ad arrivare ai problemi tecnico-tattici riscontrati dall’allenatore. Perché l’Argentina, in pieno ricambio generazionale, non ha ancora acquisito una sua forma e maniera di giocare, aspetto che inquieta tutto il paese, fedele però alla leadership di Lionel Messi nel portare a compimento tale cambiamento.

LA PELOTA REDOBLA

Prima problematica, la posizione geografica della città: la capitale boliviana, situata a 3650 metri sul livello del mare, è una delle metropoli più alte del mondo. Lo stadio Olimpico Hernando Siles, incastonato tra le casette colorate della vallata, è da sempre terreno arduo per tutte le nazionali non abituate all’altura. Arrivare a La Paz significa soffrire crisi d’ossigeno, mancanza d’aria, dolori di testa, nausee e vomito: c’è chi dice che sia meglio arrivarci con tempo, per abituare l’organismo, e chi invece pensa che giungerci con un solo giorno di anticipo non affatichi troppo l’organismo. A ciò bisogna aggiungere che l’aria, così rarefatta, aumenta l’effetto che il pallone può acquisire durante un tiro: la pelota no flota, redobla (la palla non galleggia, raddoppia). 

La Selección non trionfa da queste parti dal 26 Marzo 2005, quando il match terminato per 1-2 era valido per le qualificazioni al mondiale di Germania. Si sono susseguite poi due pesanti sconfitte ed un solo pareggio: nel 2009 la nazionale di Maradona crollò sotto i colpi della nazionale boliviana, terminando stremata per 6-1. Stessa sorte del 2017 (ultimo precedente), quando alle qualificazioni di Russia 2018 la nazionale di Edgardo Bauza cadde sotto i colpi di Marcelo Moreno (la stella del paese, ex Shakhtar e Werder Brema) e compagni per 2-0. L’ultimo risultato positivo risale al 2013, un 1-1 sempre valido per le qualificazioni mondiali. La nazionale di César Farias è comunque lontana, soprattutto tecnicamente, dalle compagini generazionalmente precedenti: ma questa sfida si è sempre rivelata per antonomasia una delle più complicate per la nazionale argentina.

LE SCELTE TATTICHE

Nonostante l’inizio qualificazioni deludente, con una partita spenta in cui l’Argentina è stata in balìa della bravura difensiva di un Ecuador molto attento, non saranno molti i cambiamenti che Lionel Scaloni deciderà di effettuare. Il 4-3-1-2 resterà le prerogativa principale, con 10 giocatori confermati: con l’uscita dalla formazione del huevo Marcos Acuña, squalificato, ballottaggio Exequiel Palacios-Nico Dominguez, quest’ultimo del Bologna. Si tenterà così di dare più equilibrio e corpo al centrocampo, cercando di tenere più la palla ed in una maniera più efficace. Là davanti, oltre a Messi nel ruolo di Diez e guida dell’attacco, confermato il duo Lautaro Martinez- Lucas Ocampos, i due nomi più freschi, ed in forma, della nuova camada argentina.

Oltre alla mancanza d’aria quindi, alla nazionale argentina inizia a mancare il tempo: nonostante alcune prestazioni di livello lo scorso inverno, il processo di consacrazione di una squadra destinata o per forza di cose obbligata a lottare per obiettivi grandissimi sembra più lento del previsto. E dovrà passare dagli altipiani delle Ande, in una Chuqiyapu (nome in quechua di La Paz) più ostica che mai.