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L’ascesa di Fabio Grosso

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Compie oggi 41 anni Fabio Grosso, storico terzino della Nazionale e fondamentale pedina nel mondiale del 2006.

Questo è l’omaggio di Numero Diez, l’omaggio ad un uomo che – inaspettatamente – ci ha portato sul tetto del mondo e che ci ricorderemo per sempre: il racconto della sua ascesa, dagli inizi fino a quel rigore decisivo nella finale del mondiale.

INCIPIT

Nasce a Roma, per desiderio della madre romana, ma la sua terra è l’Abruzzo, dov’è cresciuto.
Il padre viene da qui, e lui ha iniziato a giocare alla Renato Curi di Pescara e al Chieti.
Anche il padre giocava, da ragazzo. La squadra era quella di un paesino dell’Alto Vastese, San Giovanni Lipioni, che oggi presenta Fabio Grosso come prodotto locale, perché “trascorreva le vacanze qui in paese”.

Alla Renato Curi lo tira su Cetteo Di Mascio, che lui continuerà a chiamare maestro. Uno che ha scoperto e cresciuto anche Massimo Oddo e Marco Verratti.
Il soprannome che Di Mascio ha dato a Grosso, per come sa combinare la tecnica e il cervello, è “la Centralina”. Insieme vinceranno un campionato Eccellenza, che per Grosso avrà lo stesso sapore dei campionati vinti in Serie A e in Ligue 1.

A 23 anni Fabio Grosso fa il trequartista, ha la maglia numero 10 e gioca in serie C2. Fino a due anni prima era nei Dilettanti. Il calcio è un hobby: parallelamente si è iscritto all’università, Scienze Politiche, e ha dato un paio di esami.

Le sue prestazioni e i suoi gol (11) permettono al Chieti di raggiungere la C1 e a lui di essere notato dal Perugia di Gaucci.

BALZO IMPROVVISO

Così, di colpo, per Grosso arriva la Serie A. E con un’intuizione di Serse Cosmi, si abbassa a fare il terzino.

Il tutto in uno stadio intitolato a Renato Curi, lo stesso che dava il nome alla squadra abruzzese in cui aveva cominciato.

Arriva in Umbria, a zero, da scommessa che costa poco fare. Per molti non è all’altezza del ruolo, oltre che non essere all’altezza dei compagni: in squadra ci sono Zé Maria, Dellas, Vryzas e Bazzani.

E invece gli bastano pochi mesi per diventare il titolare della squadra, pochi mesi per ambientarsi nel calcio che diventerà il suo, e che prima era una fantasia.

Perugia è una rampa di lancio, un’opportunità grandiosa, che lo trasforma in un giocatore affidabile e consapevole. La sua ultima gara con i “Grifoni” finisce per un’espulsione: è il primo di una serie di epiloghi che guastano i suoi addii.

Ha 26 anni e due stagioni e mezza di A sulle spalle, quando il DS Foschi lo acquista per il Palermo, nel gennaio 2004, sfilandolo al tentativo dell’Inter di inserirsi.

“Ho sempre scelto chi puntava su di me”

Fabio Grosso

I rosanero segnano la svolta della sua vita. Perché cresce enormemente, in altre due stagioni e mezza, in un contesto che vede la squadra passare dalla Serie B al quinto posto in A.

In quella rosa, in quegli anni, ci sono altri futuri campioni del mondo: Toni, Barzagli, Zaccardo, Barone, oltre a giocatori di talento come Corini, Brienza, e Di Michele.

GERMANIA 2006, PRIMA IMPRESA

Prima dei Mondiali 2006, in azzurro aveva raccolto appena 17 presenze, non aveva giocato neanche un minuto nelle nazionali giovanili; aveva esordito nel 2003, ma solo dalla primavera del 2005 era entrato in pianta stabile.

Il giorno del debutto dell’Italia, contro il Ghana, Fabio è in campo, il padre siede in tribuna e piange, e la madre a casa in Abruzzo che prega.

“Sono emozioni che posso raccontare, le ho raccontate e le racconterò. Ma non si riescono mai a capire. Raccontarle non renderebbe mai quello che in realtà è stato”

Ottavi di Finale, “Fritz Walter Stadion” di Kaiserslautern.
Italia e Australia sono bloccate sullo 0-0 e mancano venti secondi alla fine, quando Grosso riceve palla. Andare oltre i tempi regolamentari è un rischio, anche perché l’Italia è in dieci, ma ormai pare inevitabile.

“Allora Totti con il sinistro prova a lanciare, per Grosso, che riesce a far passare il pallone, c’è ancora spazio per un traversone; prova a prendere lo spazio Grosso, Grosso in area di rigore, sempre Grosso ancora in area di rigore… rigore! Calcio di rigore! Calcio di rigore! Calcio di rigore!”

Totti va dal dischetto, ed è gol. L’arbitro non fa nemmeno ricominciare: l’Italia è ai quarti.

GERMANIA 2006, SECONDA IMPRESA

Siamo di nuovo negli ultimi istanti di una gara paralizzata, senza reti.
Stavolta il pallone pesa di più, perché è la semifinale e perché l’avversario è la Germania padrona di casa.

“Palla tagliata, messa fuori c’è Pirlo, Pirlo, Pirlo ancora, Pirlo di tacco, tiro… gol! Gol! Gol di Grosso! Gol di Grosso!”

Probabilmente la sua corsa cieca, infantile, mentre fa no col dito e scuote la testa, è l’equivalente dell’esultanza di Tardelli nel 1982.
L’immagine che rimarrà con più intensità nell’immaginario, da quel Mondiale, insieme alla testata di Zidane.

Arriva poi il raddoppio azzurro con Alex Del Piero, e i tre fischi che mandano l’Italia in finale.

GERMANIA 2006, ULTIMA IMPRESA

È il 9 luglio 2006.

L’Olympiastadion di Berlino è esausto, eppure la tensione continua a prendersi la serata, a strappi, dopo 120 minuti, due gol e un’espulsione come quella rifilata a Zidane.

I Mondiali 2006 arrivano fino in fondo, oltre i tempi regolamentari della finale, oltre i supplementari.

I primi quattro italiani segnano tutti, per la Francia tre gol e l’errore di Trézéguet. Il quinto a dover battere è Fabio Grosso, l’ha deciso Lippi a fine partita, e lui gli ha chiesto «se veramente fosse sicuro».

Non batte un rigore da cinque anni: l’ultima volta era stata in serie C2. Non guarda la porta. Tira forte. Palla da una parte, Barthez dall’altra.

L’Italia è campione del mondo.

PICCOLA CONSIDERAZIONE FINALE

Esiste, per un calciatore, qualcosa di più bello di un mondiale vinto? No.

Forse è anche per questo che Fabio Grosso, dopo il mondiale, non farà mai quel salto di qualità definitivo, senza incidere mai troppo nelle sue squadre di club: anzi, è proprio lì che Fabio fatica a fare la differenza.

Questo è lo strano aneddoto di Grosso: tanto in difficoltà nelle squadre di club, quanto assistito dalla provvidenza e decisivo con la maglia azzurra, quella più pesante, quella della Nazionale.

Non si può far altro che ringraziare Grosso per le emozioni che ci ha fatto provare in quelle notti di dodici anni fa, e augurargli – oltre che un buon compleanno – buona fortuna per la sua carriera da allenatore.

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Avellino-Andria a porte chiuse: ricorso respinto

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ricorso respinto

La Corte D’Appello Nazionale ha respinto il ricorso dell’Us Avellino. Il match contro l’Andria si giocherà a porte chiuse.

Nulla da fare per i tifosi biancoverdi; la gara, in programma domenica alle 17:30, si disputerà in assenza di pubblico. Un fattore non da poco, come dichiarato da bTito nel post partita contro la Turris. L’Avellino ha già giocato senza l’apporto dei propri tifosi nel corso di questa stagione: in quell’occasione il Giugliano vinse 0-1 al Partenio Lombardi.

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Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

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Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

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Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

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Tito

Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

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Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

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