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Annate da sogno

Lazio 1999-2000, quando il diluvio portò lo scudetto a Roma

Lazio 1999-2000, quando il diluvio portò lo scudetto a Roma

In uno dei campionati più equilibrati degli ultimi anni, Milan e Inter si giocheranno il titolo all’ultima giornata. I rossoneri sono due punti avanti ai cugini nerazzurri, con la classifica avulsa a loro favore. Per vincere lo Scudetto, dunque, al diavolo basterà ottenere un punto al Mapei Stadium contro il Sassuolo, indipendentemente dal risultato dell’Inter. Potrebbe sembrare ai più una vittoria annunciata dei rossoneri, ma a tenere viva la speranza ci ha pensato proprio il tecnico nerazzurro, Simone Inzaghi. L’ex allenatore della Lazio ha ricordato come più di vent’anni fa si sia ritrovato, da giocatore biancoceleste, proprio nella stessa condizione della sua squadra. Adesso il tecnico vorrebbe ripetere il lieto fine vissuto nel lontano 2000.

LOTTA INFINITA TRA LE SETTE SORELLE

A cavallo tra i due millenni, il calcio italiano vantava ancora una posizione di vertice nel panorama calcistico europeo e mondiale. Le squadre italiane erano temibilissime, i migliori giocatori del globo approdavano nel Belpaese e centrare la vittoria del campionato era impresa ardua. Erano gli anni delle sette sorelle: Juventus, Inter, Milan, Roma, Lazio, Parma e Fiorentina. Ognuna di queste squadre vantava una sua identità, ognuna di loro aveva in rosa campioni italiani e stranieri. La battaglia era viva su tutti i fronti. In sede di mercato, ad esempio, nella stagione 1999-2000 l’Inter acquistò Christian Vieri; il Milan prelevò dalla Dinamo Kiev il giovane Andriy Shevchenko; la Roma rispose con Montella, la Lazio con Simeone e Veròn, solo per citarne alcuni. Con delle squadre così, forti in campo e fuori, il campionato diventava imprevedibile e ogni passo falso poteva costar caro.

SPRINT INTER MA È SOLO UN’ILLUSIONE

Ai nastri di partenza della stagione sono appunto le 7 compagini ad essere indicate per contendersi il titolo. A partire meglio di tutti è l’Inter del nuovo tecnico Marcello Lippi, mai digerito dalla tifoseria per il suo passato alla Juve. La sconfitta nel derby e qualche battuta d’arresto di troppo compromettono le velleità dei nerazzurri che spianano così la strada alla Juventus di Carlo Ancelotti e alla Lazio di Sven-Goran Eriksson. Sono proprio i biancocelesti a chiudere l’anno in cima alla classifica, ma due imprevisti pareggi a reti bianche contro l’esordiente Reggina e il Cagliari permise agli uomini di Carletto di conquistare la vetta al giro di boa e fregiarsi del titolo di campione d’inverno. All’alba del girone di ritorno, il Milan del futuro capocannoniere Shevchenko si affacciò nelle zone di vertice ma i cugini nerazzurri li sconfissero nella stracittadina compromettendo il percorso dei campioni d’Italia in carica.

TESTA A TESTA TRA LAZIO E JUVE

Con la resa del Milan a battagliare per il titolo restano Lazio e Juventus. Le due squadre combattono testa a testa. I due stop dei capitolini contro Milan e Verona portano i bianconeri a +9 alla ventiseiesima giornata. Sembra il preludio al ritorno al titolo per la Vecchia Signora. Nelle due giornate successive, però, la squadra di Eriksson coglie due vittorie importantissime. La prima nel derby della capitale firmato da Nedved e Veròn che ribaltano il vantaggio siglato dall’aereoplanino Montella. Contemporaneamente la Juventus cade a San Siro sotto i colpi di un implacabile Sheva. La settimana seguente allo Stadio delle Alpi di Torino si gioca il big match tra i padroni di casa e la Lazio. I biancocelesti espugnano la casa della Vecchia Signora con un gran colpo di testa del Cholo Simeone e si portano così a -3 dalla vetta.

RUSH FINALE AL CARDIOPALMA

Il sogno sembra avverarsi e smaterializzarsi sul più bello. Due turni dopo, infatti, la Lazio si ferma a Firenze in un pirotecnico 3-3 con Batistuta che al 90′ sigla il gol del pari dopo che Sinisa Mihajlovic aveva fatto gioire i suoi dagli undici metri giusto un minuto prima. La Juve vince contro l’Inter e porta, dunque, a 5 i punti di vantaggio a quattro giornate dal termine. Finita? Tutt’altro. Anche i bianconeri non si dimostrano infallibili e, dopo aver battuto la Fiorentina, cadono a Verona con un sonoro 2-0, vincendo poi contro il Parma alla penultima. I biancocelesti battono Piacenza, Venezia e Bologna e si presentano all’ultima di campionato a -2 dalla Juventus. La squadra di Eriksson gioca all’Olimpico contro la Reggina, quella di Ancelotti al Renato Curi di Perugia contro i grifoni.

A Roma splende il sole, Inzaghi, Veròn e Simeone abbattono i granata ma al termine della partita non c’è ancora un verdetto. A Perugia è in corso un vero e proprio nubifragio, con la partita ferma su uno scialbo 0-0 dei primi 45′ di gioco. Dopo oltre un’ora di attesa Pierluigi Collina decide di rimandare in campo le due squadre, i bianconeri si lamentano per l’impraticabilità del terreno ma si gioca comunque. Il capitano del PerugiaAlessandro Calori, fa gelare il sangue ai tifosi juventini con una conclusione velenosa. La Juve non riesce a riprenderla e al triplice fischio Roma è in festa. Dopo 26 anni i biancocelesti tornano sul tetto d’Italia, il laziale Alessandro Nesta solleva al cielo il secondo Scudetto della storia. La stessa Lazio si rifa così della delusione dell’anno precedente dove il Milan aveva recuperato 8 punti in 7 partite. Caso volle che due sconfitte contro Roma e Juventus spianarono la strada ai rossoneri, le stesse squadre che diedero il là alla rimonta delle aquile. Proprio Simone Inzaghi, in barba alla scaramanzia, ha rievocato quella incredibile cavalcata con la speranza che Sassuolo sia la nuova Perugia.

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