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Lazio-Juve, le pagelle dei biancocelesti

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Lazio-Juve, le pagelle dei biancocelesti

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Lazio-Marsiglia

La Lazio esce sconfitta dal big match dell’Olimpico. Orfana di Immobile paga la scarsa vena realizzativa dei suoi offensivi. La squadra di Sarri, agganciata in classifica dalla Juve, fa fatica e non riesce a porre rimedio alla “gabbia” tattica di Allegri, rendendosi quasi mai pericolosa.

PAGELLE LAZIO

Reina 5 – I gol li subisce su rigore ma l’uscita folle, seguita da entrata ancor più folle, su Chiesa taglia i suoi fuori dalla partita.

Lazzari 5 – Non è il solito e si vede, accompagna poco l’azione offensiva e quando lo fa non è mai incisivo e spesso nervoso.

Acerbi-Luiz Felipe 5,5 – I due gol non sono responsabilità della coppia difensiva, ma non riescono a trasmettere solidità e si ritrovano ad inseguire gli attaccanti bianconeri.

Hysaj 6 – Partita generosa la sua, chiude, copre, accompagna le azioni d’attacco riuscendo a non farsi prendere in mezzo da Kulusevski e Cuadrado.

Luis Alberto 5 – Totalmente ingabbiato dai giocatori della Juve, molte volte raddoppiato, non riesce a trovare la giocata decisiva peccando troppo in lucidità.

Cataldi 5 – Primo tempo da incubo. Va fuori ritmo e causa il rigore che sblocca la partita con un’entrata scellerata. Si riprende un po’ nella ripresa, ma non è il Cataldi visto nelle ultime uscite. (Dal 84′ Basic s.v.)

Milinkovic-Savic 6 – Riferimento a tutto campo della Lazio è senza dubbio il migliore dei suoi. Dà battaglia su ogni pallone, provando anche a distribuire il gioco. La più ghiotta occasione della partita biancoceleste è una sua sponda per Muriqi che, però, non arriva sulla sfera.

Zaccagni 5 – Partita anonima dell’ex Verona, prova ogni tanto a dare una scossa ma le sue giocate sono spesso leggibili. (Dal 64′ Muriqi 5 – Non riesce mai a rendersi pericoloso, sbaglia controlli e appoggi apparentemente semplici. Manca la palla sul grande invito di Milinkovic-Savic.)

Pedro 5,5 – Da riferimento centrale soffre parecchio riuscendo a farsi vedere pochissimo. Quando torna sull’esterno riesce a fare qualcosa in più, ma dimostra di non essere in giornata.

Felipe Anderson 5,5 – Molto timido, il dribbling è la sua arma in più ma non punta quasi mai l’avversario. Non demerita, ma per fare la differenza ci vuole di più. (Dal 75′ Moro s.v.)

(Fonte immagine in evidenza: diritto Google creative Commons)

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Caso plusvalenze Juventus: i club ufficiali si uniscono per un comunicato congiunto

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I tifosi della Juventus in questo ultimo periodo hanno cercato di protestare pubblicamente per andare contro la decisione inflitta ai danni dei bianconeri con i 15 punti di penalizzazione. Da qualche giorno si parlava di un comunicato congiunto di tutti i Club juventini italiani e mondiali ed è proprio arrivato venerdì sera. Il titolo recita: “Dal vuoto normativo al pieno afflittivo”.

In sintesi, i comunicati parlano di “violazione dei più basilari principi di diritto, quale giusto processo, legalità e diritto al contraddittorio”. Inoltre si rivendica “l’applicazione distorta del diritto sportivo” e “l’utilizzo parziale di atti privi di qualsiasi valore probatorio come prove aventi addirittura valenza confessoria”.

I tifosi bianconeri sono pronti a “percorrere ogni strada possibile e lecita” nella lotta alle Pay TV, cercando di riempire sempre lo Stadium. Lanciati due hashtag: #unitiperlajuve e #unitedforju

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Il Napoli di Spalletti può superare quello di Maradona: la statistica

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Napoli

Il Napoli di Spalletti può credere, oggi più che mai, in uno scudetto che ad inizio stagione sembrava lontano. Non perché i partenopei non siano una piazza di valore, ma per la grande perdita dal punto di vista tecnico in questi ultimi anni con gli addii di Insigne, Mertens, Koulibaly su tutti. Nella rosa a disposizione di Spalletti sono stati integrati nuovi giocatori che hanno performato ad altissimi livelli rispetto a quello che ci si aspettava. Ma non possiamo parlare di “favola” Napoli, parliamo di un grande Napoli che ha sconfitto tutti i pregiudizi sulla rosa non all’altezza, con un allenatore che ha saputo integrare i nuovi creando un gruppo compatto.

E il dato impressionante è relativo a quello che sembrava inarrivabile: gli scudetti nell’era Maradona. Sì, perché la piazza ricorda ancora con molto affetto gli anni ‘80, in cui il giocatore più forte del mondo era azzurro, e i partenopei vinsero due scudetti. C’è un forte legame tra quella squadra e quella di oggi, numeri alla mano.

Sicuramente la statistica più incredibile riguarda i 50 punti in classifica, frutto di 17 partite vinte, con 2 pareggi e 1 sola sconfitta.

Confrontando questa media punti (2,65 a partita) con quella del secondo scudetto partenopeo (2,12) e quella del primo (1,9), i dati sono nettamente a favore della squadra di Spalletti. Se nel girone di ritorno l’andamento fosse questo, il Napoli sarebbe una squadra in grado di superare (sul piano dei punti fatti) quelle due squadre storiche.

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Milan-Inter: 61 anni fa un derby d’alta quota con rissa inclusa

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È il 4 febbraio 1962, Milano. Sono passati esattamente 61 anni e, un po’ come succederà domani, quel giorno cresceva ogni ora sempre di più l’attesa per una partita. Anzi, la partita. Perché cosa c’è di più atteso e sentito di un derby? Ma il 4 febbraio 1962 era diverso, sia Inter che Milan, insieme alla Fiorentina, sono in testa alla classifica con 34 punti e si giocava lo scudetto.

Il Milan di Rocco arriva alla sfida da favorito rispetto all’Inter di Herrera, potendo schierare calciatori del calibro di Ghezzi, Trapattoni, Maldini, Radice, Rivera, Sani e Altafini. L’Inter, invece, si presenta al big match rimaneggiata.

Ma il derby si sa, non è una partita come le altre. Nel derby può succedere di tutto. E anche in quel 4 febbraio 1962 succede di tutto. Tanto che l’Inter si impone sul Milan 2-0. Ma non è il risultato a far passare alla storia questo match. Bensì il durissimo scontro tra l’interista Bicicli e il rossonero Dino Sani. Sani, centrocampista brasiliano dotato di ottima tecnica, al 23′ del secondo tempo decide di colpire il suo avversario con un pugno sul naso. Neanche a dirlo, l’arbitro Adami lo espelle. L’episodio non solo lascia in 10 il Milan, ma scatena polemiche e liti anche nelle rispettive panchine e sugli spalti. Al momento dell’episodio incriminato, l’Inter è già in vantaggio grazie a un gol fortunoso di Morbello sul finire del primo tempo, frutto di un rimpallo vicino alla porta difesa da Ghezzi. All’82’ arriva il raddoppio firmato Luisito Suarez che, abilissimo sia a smarcarsi in area che a battere il portiere avversario, chiude di fatto la partita.

Ma nessuno dimentica lo scontro tra Bicicli e Dino Sani. E le società agiscono in maniera a dir poco signorile. I due presidenti organizzano infatti un incontro pubblico in centro a Milano alla presenza di stampa e fotografi, e i due giocatori si scusano pubblicamente.

Tornando alla classifica, la vittoria nel derby lascia all’Inter solo la soddisfazione di aver portato a casa lo scontro diretto. Perché poi, quell’anno, è il Milan di Rocco a vincere lo scudetto. L’Inter, dopo molte partite in testa al campionato, ha un calo nel finale e deve accontentarsi del secondo posto. Sta però nascendo l’Inter di Helenio Herrera. Quella che, dall’anno successivo fino al 1966, avrebbe dominato il mondo conquistando ogni trofeo nazionale e internazionale, vincendo scudetti, Coppe dei Campioni e Coppe Intercontinentali.

Altri tempi rispetto ai nostri. Rispetto alle polemiche nate dopo gli scontri tra Lukaku e Ibrahimovic, o a quello tra Materazzi e, ancora una volta, lo svedese, che hanno animato i più recenti derby. Zlatan non sarà in campo domani sera, che i tifosi sperano sia ben giocato da entrambe le parti e connotato da massima sportività. Il derby è sempre il derby. E anche quello di domani sarà importantissimo, anche se la classifica è diversa da quella di 61 anni fa.

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La rinascita di Terzic, da riserva a risorsa: ora in lizza per il rinnovo con la Fiorentina

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Aleksa Terzic è riuscito a cambiare completamente la sua condizione alla Fiorentina. Il terzino, che ricopre il ruolo di vice di Birgahi, è stato a un passo dall’addio, ma la Viola si è opposta ed è riuscita a trattenerlo. Il serbo è passato dall’essere una semplice riserva, utilizzata con il contagocce, a un giocatore importante per Vincenzo Italiano.

Proprio il tecnico ex spezia ha deciso di affidargli la fascia sinistra per la partita di Coppa Italia contro il Torino, dove il nativo di Belgrado, apparso in grande spolvero, è risultato essere tra i migliori in campo. Ormai, il 23enne ha convinto l’ambiente circostante, che ora vorrebbe anche rinnovarlo. Infatti, il suo contratto attuale scade il 30 giugno 2024, ma le intenzioni del club sono parecchio lontane dal volerlo lasciare andare via a zero.

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