La notizia ha iniziato a rimbalzare su tutti i social già dalla mattinata di ieri, come un fulmine a ciel sereno ha sconvolto tutti i lettori: Marouane Fellaini ha tolto di mezzo ciò che lo contraddistingueva di più dagli altri giocatori, ciò che lo rendeva riconoscibile tra migliaia e migliaia di calciatori, ossia la folta chioma riccioluta. Uno dei simboli tra le capigliature più curiose del calcio di questa decade, una delle più riconoscibili per gli amanti calcistici.

Ormai i tagli di capelli curiosi o le tinte stravaganti sono all’ordine del giorno: dai capelli platino che hanno preso il sopravvento negli ultimi anni, alle creste di mille colori, fino alle mèches di ogni genere. Da Messi fino a Borini (uno degli ultimi “platini”), passando dal biondo Caniggia degli anni ’90 al Griezmann dalle striature bionde del 21° secolo. Senza dimenticare il bello ed impossibile David Beckham, che li ha veramente avuti in tutti i modi possibili ed immaginabili.

Ma quali sono stati – o sono – realmente i più assurdi?

CARLOS VALDERRAMA

Uno dei precursori dei capelli pazzi viene da oltreoceano, più precisamente dalla Colombia. Carlos Valderrama è stato uno dei talenti più puri e cristallini della prima generazione d’oro dei cafeteros, che non si è solo contraddistinto per la sua visione di gioco e per la tecnica tipica di ogni numero 10: capelli voluminosi, ricci, quasi in stile afro, e per giunta di colore biondo, quasi ossigenato. Da non sottovalutare neanche il baffo e i mille accessori che indossava fuori dal campo, che lo hanno contraddistinto tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta. Uno dei primi personaggi fuori dal comune per quanto riguarda il look.

 

RUUD GULLIT

Valderrama veniva chiamato il Gullit biondo. E in effetti un coetaneo del colombiano ha portato in Europa – ma soprattutto in Italia – la moda dei capelli afro, lasciati crescere a dismisura. Il Milan di Sacchi e Capello ha vinto tutto grazie alle sgroppate e alla tecnica sopraffina dell’olandese, grazie al suo strapotere fisico che per gli anni ’90 era un lusso, ma Ruud Gullit ha riempito gli stadi italiani di tifosi che indossavano parrucche raffiguranti il suo taglio originalissimo: lunghe treccine che gli arrivavano fino alle spalle, ma che mai gli hanno impedito di mettere a ferro e fuoco tutte le difese d’Italia e d’Europa.

 

TARIBO WEST

Non sappiamo con esattezza quanti anni abbia, visto il caso scaturito pochi anni fa riguardo la sua presunta età, ma quel che è certo è che ha portato tanto colore in quel di Milano. La sponda interista del capoluogo lombardo ha vissuto corse infinite e ruvidi interventi – chiedere all’ex Fiorentina Andrej Kanchelskis che quasi ci rimette una carriera – in salsa nigeriana con Taribo West sulla fascia destra di difesa: non aveva pietà il “buon” Taribo, le sue entrate erano sempre dure e pericolose, ma il taglio di capelli che portava con sè rendeva il personaggio più simpatico di quanto fosse realmente sul terreno di gioco. Treccine di ogni tipo, raccolte in stile “orecchie di Topolino”, a volte lasciate scivolare sulla testa, e di ogni colore possibile immaginabile; West, assieme ad Ibrahim Ba per quando riguarda il Milan, ha lanciato la moda “afro-colorato” a Milano.

 

 

HENRIK LARSSON

Rastaman. I più giovani lo ricordano ormai rasato a lametta, nei suoi ultimi anni di carriera con la maglia di Barcellona e Manchester United, ma chi è cresciuto con il giovane Henrik Larsson che esplodeva segnando caterve di gol con la maglia del Celtic di Glasgow, non dimentica le origini dal punto di vista della capigliatura. Madre svedese – dalla quale ha preso il cognome di tipica origine scandinava – e padre capoverdiano, Larsson sfoggiava dei lunghi rasta, corposi e raccolti in una fascia elastica normalmente bianca e molto alta; viene sempre da chiedersi quanto fosse scomodo lavare quei capelli dopo ogni allenamento, e forse capiamo per quale motivo Larsson sia arrivato alla decisione di tagliarli. Però i biancoverdi di Glasgow si ricordano di lui con quei lunghi capelli che quasi ne coprivano il nome sulla maglia.

 

FREDRIK LJUNGBERG

Tante diatribe sull’esatta pronuncia del suo cognome – secondo per proposte soltanto a Dirk Kuyt – quante le capigliature sfoggiate dall’ex esterno offensivo dell’Arsenal degli Invincibles. Come nel caso del suo connazionale sopracitato, anche Ljungberg ha chiuso la carriera totalmente rasato, ma in passato possiamo ricordarlo come uno dei primi europei ad aver lanciato la moda dei capelli dai mille colori: finchè l’età non lo ha portato alla rassegnazione e alla dura decisione di tagliare tutto, il buon Fredrik ha fatto innamorare tutta la Londra di sponda gunners per i suoi dribbling, per i suoi cross, e per la sua cresta rossa fiammante, in tinta con i colori della divisa ufficiale dell’Arsenal. Nome curioso, giocatore talentuoso, capigliatura accattivante: tutti gli amanti del calcio nati tra gli anni ottanta e i novanta non possono non essersi mai innamorati di Ljungberg.

 

ROMANIA 1998

Non stiamo parlando di un singolo giocatore, bensì di un’intera rosa. La Romania arrivò ai mondiali del 1998 in Francia senza obiettivi particolari, poichè inserita in un girone ostico con Colombia, Inghilterra e Tunisia: sorprendentemente Hagi, Ilie e compagni riuscirono a battere le prime due selezioni sopracitate, e vista una precedente scommessa riguardante l’eventuale passaggio del turno, tutta la rosa fu costretta a tingersi i capelli di colore biondo ossigenato, mentre l’allenatore Iordanescu venne semplicemente rasato. In realtà la scommessa non riguardò tutta la rosa, bensì 22 giocatori su 23, dato che il povero portiere Bogdan Stelea era calvo. Verrebbe quasi da parlare di discriminazione. I rumeni sono stati precursori di tale modo di festeggiare questi risultati, spesso riproposto con bombolette a durata temporanea che colorano i capelli con i colori sociali della squadra che ottiene un determinato successo.

 

RONALDO

Mondiale successivo, 2002, Corea del Sud e Giappone. Vince il Brasile, come da pronostico, vista una rosa che vanta giocatori del calibro di Cafu, Rivaldo, Ronaldinho, Denilson, Roberto Carlos e compagnia bella. Ma il vero mattatore di quell’edizione fu un attaccante che ha fatto la storia tra gli anni novanta e gli anni duemila, che è stato frenato soltanto dagli infortuni ed una sfortuna che ha pochi eguali: Luiz Nazario da Lima, detto Ronaldo. 8 gol solo in quel mondiale, tuttora un record, e la nazionale brasiliana trascinata ad una vittoria che in alcuni momenti appariva come scontata. Tutti ricordano ovviamente le marcature del Fenomeno, ma non possiamo dimenticarci di quel triangolo che si era “disegnato” rasando parzialmente i suoi capelli. Non ci vogliamo sbilanciare sul significato, ma fu un taglio che è rimasto nella storia.

 

MAREK HAMSIK

Verrebbe da definirlo un precursore. Lo slovacco ormai da anni bandiera del Napoli è arrivato che era poco più di un ragazzino magro e innocente, dal viso scavato, dalla dentatura molto prominente e dai capelli sparati all’insù, con una cresta che faceva da contraltare al suo essere timido e silenzioso. La storia calcistica di Marek Hamsik poi si è costruita sotto il Vesuvio: si è preso Napoli a suon di gol, di assist e di corse sotto le curve del San Paolo, e molto spesso mimando un gesto che raffigurava il pettinarsi quella cresta laccata, immobile, che quasi pare scolpita nel marmo. A Napoli intorno al 2010 erano pochi i ragazzi che non avevano mai chiesto al proprio parrucchiere di fiducia i capelli “alla Marekiaro”, e lo stesso Hamsik è rimasto fedele al suo taglio. Tranne quando si rasò per festeggiare la prima storica qualificazione mondiale della sua Slovacchia a Sudafrica 2010.

 

ARTURO VIDAL

Sempre in tema di creste, senza dimenticare stelle, stelline, disegni, tribali e chi più ne ha, più ne metta. Arturo Vidal è arrivato alla Juventus in punta di piedi nella prima stagione della gestione Conte, ma col tempo si è conquistato lo Juventus Stadium, e tutt’oggi è ricordato come uno dei giocatori fondamentali dei primi successi bianconeri post Calciopoli. Carattere molto particolare, una gestione della vita fuori dal campo non proprio tipica del giocatore professionista, ma quando si tratta di scendere in campo nessuno ha mai avuto da ridire su niente. Forse sui tagli di capelli sì. Ma poco importa, a Torino in molti si sono innamorati di lui ancora di più, proprio per il suo essere appariscente e facilmente riconoscibile sul terreno di gioco. Anche se, in realtà, le sue capacità tecniche e la sua facilità di andare al gol bastavano ed avanzavano.

 

RADJA NAINGGOLAN

Chiudiamo con un giocatore sul quale avremmo potuto scrivere una raccolta, anzichè un trafiletto. Radja Nainggolan è un guerriero nato, morde le caviglie, recupera mille palloni a partita e lo fa con la grinta di chi scende in campo come se andasse in guerra, come se fosse una questione di vita o di morte. E molti dei suoi tagli di capelli contraddistinguevano il suo modo di essere: coraggioso ed impavido. Prima rasato, poi con la cresta, prima bionda, poi rossa, poi naturale, poi anche tendente all’arancione; lo abbiamo visto con delle rivedibili treccine, che per nostra fortuna – ma anche sua – sono durate molto poco, ma il belga ci ha regalato quasi con cadenza settimanale una serie di acconciature mai banali e difficilmente riproponibili per una persona che vive una vita sobria e pacata. Ma i suoi tifosi, anche quelli che meno digeriscono tanta appariscenza, lo hanno perdonato, perchè quello che Nainggolan mette in campo è sempre maggiore rispetto ai colori che hanno avuto i suoi capelli.