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Le cinque Nazionali più imbattibili di sempre

Le cinque Nazionali più imbattibili di sempre

In questi giorni non si parla d’altro che del record d’imbattibilità dell’Italia. Vincendo con la Lituania, infatti, gli azzurri hanno ottenuto il 37esimo risultato utile consecutivo; risultato che pone la nazionale italiana in testa a questa speciale classifica, grazie alla gestione del C.T. Mancini. I precedenti detentori del record erano il Brasile del triennio 1993-’96 e la Spagna del biennio 2007-’09, fermatisi rispettivamente a 36 e a 35. Ma quali sono le 5 nazionali con la striscia d’imbattibilità più lunga?

5. FRANCIA, 1994-’96

Un filotto di 30 partite senza sconfitte per Les Bleus a metà degli anni ’90. Il C.T. dell’epoca era Aimé Jacquet, futuro profeta vincente in patria nel Mondiale ’98. L’allenatore ex Bordeaux ereditò una Nazionale, che mancò clamorosamente la qualificazione a USA ’94. Nel biennio ’94-’96 il C.T. gettò le fondamenta del nuovo corso transalpino, rivoluzionando la squadra e inserendo nuovi giocatori come Zidane, Thuram e Barthez. Il primo grande evento del nuovo ciclo fu Euro ’96, e i Galli non sfigurarono certamente. Superato agevolmente il girone, il cammino dei francesi terminò in semifinale contro la sorpresa, nonché finalista di quel torneo, la Repubblica Ceca. Come detto in precedenza, dal gruppo di quel biennio venne, poi, fuori la squadra che dominò il calcio europeo e mondiale almeno per un lustro, con un double rimasto nella storia.

4. ARGENTINA, 1991-’93

31 partite senza mai perdere. A tanto si assesta la durata della traiettoria albiceleste all’inizio degli anni ’90. Questa striscia positiva corrispose con l’avvento di Alfio Basile nelle vesti di allenatore. L’era Bilardo era terminata dopo due Mondiali -uno vinto nel 1986 in Messico e l’altro perso in finale nel 1990 in Italia- e l’ex Vélez venne scelto come successore. La squadra era composta dai senatori del vecchio ciclo come Goycochea, Ruggeri, Caniggia e nuove leve come Simeone, Batistuta e Redondo. In questi due anni gloriosi, l’Argentina riuscì a vincere ben 2 Copa América e una Confederations Cup. Su tutte e tre le vittorie mise la firma Batigol, che siglò 6 reti nella Copa del ’91, 3 nel ’93 e 2 nella Coppa re Fahd, ovvero quella competizione, poi rinominata nell’appellativo predetto. El Coco ebbe un rapporto travagliato anche con Maradona, sia per scelte tecniche che per i noti problemi di droga del Pibe de oro; anche se Basile non nascose mai la sua ammirazione nei suoi confronti:

“Diego era quello che guidava la squadra. Era un grandissimo stratega”.

3 .SPAGNA, 2007-’09

A un solo match dal secondo posto di questa graduatoria, troviamo la Spagna della generazione d’oro con 35 risultati utili consecutivi. La Roja ispirò e continua ad ispirare giovani allenatori e squadre di tutto il globo. Anche qui, come nel caso del Brasile, il merito va dato a due allenatori e istituzioni del calcio: Aragonés e Del Bosque. Il primo iniziò a lavorare alla rinascita del calcio iberico nel post Euro 2004, dando spazio a tantissime nuove leve come Iniesta, Fàbregas, David Silva e Villa, lasciando a casa veterani come Raúl e Morientes. Il nuovo percorso divenne subito vincente ad Euro 2008, grazie ad un gioco straordinario. Forse proprio in quell’estate austro-svizzera nacque il famoso e celeberrimo tiki-taka, stile di gioco praticato da calciatori con un tasso tecnico elevato come Torres, Xavi, Xabi Alonso, Piqué e Iniesta. Un altro giocatore simbolo delle Furie rosse del 2008 era Casillas, che parlò così del C.T. madrileño:

“Luis ha influito in maniera determinante sulla crescita di un’intera generazione di calciatori spagnoli. Non ho alcun dubbio, ha cambiato la storia della nostra nazionale, è stato il creatore di un nuovo modello di gioco che ci ha portato a grandi successi.”

Queste parole dicono tanto della bontà del lavoro svolto dal compianto allenatore. E spianarono la strada ad un prosieguo ancora più radioso: Del Bosque, infatti, proseguì e portò a termine il lavoro del predecessore, vincendo poi negli anni successivi un Mondiale e un altro titolo europeo.

2. BRASILE, 1993-’96

I verdeoro riuscirono a non perdere per ben 36 partite consecutive, un record storico battuto solo dall’Italia. Lo straordinario traguardo porta la griffe di due allenatori: quella di Parreira e quella di Zagallo. L’ex allenatore della Fluminense inaugurò il ciclo di vittorie con la conquista -ahinoi- del Mondiale di USA ’94, il 4° titolo per il Brasile, che tornò ad affermarsi in tal senso a distanza di 24 anni dall’ultimo. La rosa della Seleção aveva delle individualità importanti come Taffarel, Aldair, Cafú, Leonardo, Mazinho e soprattutto le due bocche di fuoco: Romário e Bebeto. La qualità più importante non risiedeva nei singoli giocatori, ma nel gruppo, infatti Parreira, anacronisticamente, plasmò un roster di giocatori dediti più alla lotta e alla fase difensiva che al calcio champagne. Il C.T. attirò molte critiche su di sé, reo di aver snaturato la storia del Brasile, ma il campo gli diede ragione. Il suo successore, Zagallo, bandiera e leggenda del Brasile, diede seguito al cammino da imbattuti, senza portare trofei a casa: infatti, in quell’enorme lasso di tempo, la sua squadra sfiorò solo la Copa América del 1995, persa in finale contro l’Uruguay ai calci di rigore. Occasione in cui ebbe, però, il merito di rinnovare la selezione con giovani promesse come Ronaldo, Denilson e Roberto Carlos.

1. ITALIA, 2018-

Sul gradino più alto del podio staziona l’Italia, fresca detentrice del nuovo record di 37 partite consecutive senza perdere. L’artefice principale è il C.T. Roberto Mancini, che ha preso una nazionale dalla macerie di una mancata qualificazione al Mondiale di Russia tra la delusione e il disinteressamento generale. La striscia di imbattibilità anche qui è stata suggellata da una vittoria di un torneo, ovvero Euro 2020, competizione nella quale gli azzurri partivano da outsider, con almeno 4-5 squadre più avanti per potenziale. Come nel caso del Brasile di Parreira la forza è stata il gruppo e non i singoli, anche se alcuni calciatori meritano di essere citati. Donnarumma, Chiellini, Bonucci, i tre centrocampisti e Chiesa meritano una menzione speciale per quello che hanno fatto. L’ex allenatore dello Zenit ha avuto anche un’altra medaglia al valore, far giocare bene l’Italia. Malgrado abbiano avuto tra i migliori allenatori della storia, storicamente gli azzurri non hanno mai brillato dal punto di vista del gioco. Il termine catenaccio o gioco all’italiana fa capire come lo stile del contropiede era un nostro modus operandi costante. Il Mancio, però, ha stravolto tutto e ha dato un’impronta guardiolistica alla Nazionale, e i risultati si sono visti.

E il record può essere migliorato ancora…

Immagine in evidenza con diritti Google Creative Commons

 

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