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Le costanti di Jankto

Pensiero del Diez

Le costanti di Jankto

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Team Numero Diez

«Lo accostano già a 25 squadre e in campionato siamo 20»

Una cosa è sicura. L’Udinese ha in casa un gioiello all’altezza di tanti altri lanciati negli anni passati. Jakub Jankto è l’ennesimo diamante made in Friuli. In una società che da sempre si è distinta per una grande attenzione e il riconoscimento dei giovani talenti.

DESTINO

Ci sono tre momenti che hanno segnato la storia calcistica di Jankto. Questi tre momenti si legano a tre maglie che in comune hanno solo una cosa: il bianco e il nero.

Jankto è nato a Praga nel gennaio del 1996 e il suo nome oggi è già finito sui taccuini dei club di mezza Europa. Le giovanili le trascorre nello Slavia Praga, poi nel 2014 arriva il passaggio all’Udinese. È seguito dall’Italia già da un po’ ma la scelta definitiva viene maturata dopo averlo visto segnare 4 reti al Montenegro con la maglia della Repubblica Ceca Under 18Un paese nuovo, una nuova realtà e solo 18 anni. La prima maglia del suo destino è quella dell’Udinese primavera, con la quale inizia il cammino in Italia. Una prima maglia con cui crescere e maturare, provando ad arrivare anche tra i convocati della prima squadra. Ed è quello che succede. Viene chiamato da Stramaccioni ma non esordisce in serie A. Per quello però ci sarà tempo.

La seconda maglia del suo destino è sempre bianco e nera. È quella dell’Ascoli, in B. In questa stagione Jankto viene usato in diversi ruoli, dando ulteriore dimostrazione della sua capacità di adattarsi e di essere decisivo in più ruoli. Gioca, segna e fa segnare.

Dopo la stagione con l’Ascoli torna a Udine. Durante la partita contro la Fiorentina arriva finalmente l’esordio in serie A. Alla sua seconda da titolare, segna un gol a Buffon allo Juventus Stadium. Poi all’Inter. L’ennesimo segnale.

INCONTENIBILE

Corsa e velocità. A questo Jankto abbina una grande resistenza che gli permette di dare un contributo anche in fase difensiva.

Ma la cosa che gli riesce meglio è il sapersi inserire e attaccare gli spazi. E lo sa fare bene perché è in grado di leggere i movimenti dei difensori prima di decidere che cosa fare. Ed è proprio per questa sua capacità che con Delneri ha trovato la collocazione tattica migliore nel 4-3-3 bianconero. Lo stesso giocatore infatti aveva precisato più volte che preferiva giocare come mezzala sinistra perché aveva maggiore spazio e sentiva di poter fare ancora meglio rispetto al ruolo di esterno. Le statistiche dicono che in media Jankto non cerca spesso il dribbling. È però capace di aggirare gli avversari perché è dotato di un ottimo passo. Accelera, guida gli attacchi dell’Udinese e lascia tutti indietro. Quando parte è davvero incontenibile. E lo è anche quando calcia in porta: è potente e preciso. Ma stupiscono ancora di più la facilità ed eleganza con cui riesce a coordinarsi.

OSSERVATO SPECIALE

La terza maglia del suo destino ancora non l’ha indossata. E forse non lo farà mai.

È nel suo destino perché è bianconera, come le altre due, e perché c’è chi vuole a tutti i costi che Jankto la indossi. Lo vogliono proprio quelli ai quali ha segnato il suo primo gol in serie A. Coincidenza, caso, destino… fate voi. In ogni caso una costante, il bianco e il nero, J e J.

È la maglia della Juventus.

Perché un talento così non passa inosservato proprio a nessuno e le sue reti non sono mai banali. L’attenzione nei suoi confronti è aumentata moltissimo negli ultimi mesi e tra le 25 pretendenti di cui parlava Del Neri c’è proprio la Juve. Ora è troppo presto per parlare e anche per immaginare un futuro probabile, ma il mercato è imprevedibile e nonostante l’Udinese farà il possibile per trattenerlo in Friuli, il suo destino è un grande interrogativo. Certo è che la Juve potrebbe rappresentare davvero il coronamento di un percorso di crescita sempre più in positivo. 

Ancora una volta l’Udinese si conferma una società capace di riconoscere giovani talenti e di farli crescere al meglio. E per le sue caratteristiche tecniche, Jankto ricorda proprio Zielinski. Si assomigliano per caratteristiche e colpi. Una mezz’ala di corsa, quantità e qualità, dotato di un ottimo tiro e con personalità fuori dal comune. Anche lui un ragazzo forte passato e cresciuto bene dalle parti di Udine.

In questa stagione appena cominciata l’Udinese non è partito benissimo con una sola vittoria e tre sconfitte. I tre punti sono arrivati contro il Genoa, nel segno di Jankto. La certezza di una società e del suo allenatore, consapevoli di avere tra le mani uno giovane ma già forte. Uno che è già seguito da tutti.

Uno al quale il destino può riservare ancora molto.

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I Nostri Approfondimenti

I 5 migliori difensori della Serie A nel 2023

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Kim, il difensore del Napoli avrà una nuova età per effetto delle nuove legge in Corea del Sud

I 5 MIGLIORI DIFENSORI DELLA SERIE A NEL 2023 – Chi sono stati i 5 migliori difensori di Serie A in questo 2023? Ecco le scelte della nostra redazione sui 5 migliori difensori di Serie A del 2023 inteso come anno solare.

1. KIM MIN-JAE

Riconosciuto a mani basse come il miglior difensore del 2023 anche dalla Lega di Serie A, qualsiasi descrizione dell’impatto di Kim sul campionato di Serie A rischierebbe di non risultare sufficientemente esaustiva: ha rimpiazzato (e superato!) il miglior Kalidou Koulibaly, ha riportato lo Scudetto ad una piazza che non risultava campione d’Italia da oltre 30 anni, ha vinto la palma di miglior difensore della Serie A e si è trasferito al Bayern Monaco, club nel quale è titolare assoluto.

Veni, vidi, vici.

2. FRANCESCO ACERBI

Qualcuno, ai tempi della Lazio, lo dava in maniera evidentemente erronea per finito.

Mai valutazione fu più errata.

Francesco Acerbi, a 35 anni, non è solo uno straordinario difensore ma anche un eccezionale atleta: sono oltre 60 le partite disputate in questo 2023 calcistico e quasi tutte accomunate da prestazioni di spessore. Fedelissimo di Inzaghi, Acerbi ha raggiunto da titolare una finale di Champions, vinto una Supercoppa, vinto una Coppa Italia e, in questo 2023-2024 è primo in classifica con la sua Inter con la miglior difesa del campionato. What else?

3. DANILO

Danilo è molto riconosciuto dalla fetta di tifo bianconera per le sue qualità dentro e fuori dal campo, mentre lo è meno dall’opinione pubblica in generale.

Il difensore verdeoro, in realtà, è un pilastro della retroguardia della Juve e rappresenta un giocatore a tutto tondo, abile sia in fase di non possesso, sia in fase di appoggio e di costruzione della manovra. Max Allegri, ormai, lo ha reinventato difensore centrale di un pacchetto a tre ma non è raro vederlo giocare anche a centrocampo o tornare sulla fascia grazie alle sue qualità tecniche. Preziosissimo dentro e fuori dal campo, il suo recente rinnovo di contratto attesta, ancora una volta, la sua importanza per la Juventus.

4. ALESSIO ROMAGNOLI

In questa top 5 di migliori difensori di Serie A del 2023, Alessio Romagnoli non poteva proprio mancare.

Già, perché se lo scorso anno la Lazio si è classificata come numero due in classifica e come seconda miglior retroguardia del campionato, grande merito passa dalle prestazioni di un ritrovato Alessio Romagnoli. Il centrale ex-Milan ha formato in coppia con Casale un reparto solido e nonostante i numeri di questo avvio di stagione tentennino, la sensazione è che le cose possano solo migliorare.

5. FIKAYO TOMORI

Lo scorso anno, il centrale inglese non ha brillato come durante la cavalcata scudetto dell’annata precedente. Capita, d’altronde, che quando le dinamiche di squadra iniziano ad incepparsi i primi a risentirne siano i singoli interpreti. A far guadagnare questo speciale posto in classifica a Tomori, tuttavia, ricorrono diversi fattori: la titolarità inamovibile nonostante la concorrenza, lo straordinario avvio di stagione di quest’annata condito dal record di goal personali e, innegabilmente, l’assenza dai campi da gioco di Chris Smalling in questo 2023/2024. Già, perché il centrale giallorosso una menzione d’onore in questa classifica se la sarebbe davvero meritata – infortuni a parte.

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Calcio Internazionale

Come arriva la Germania a EURO2024

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Germania EURO2024

COME ARRIVA LA GERMANIA A EURO2024 – Il 14 giugno andrà in scena la prima partita del prossimo Europeo. Dopo la versione itinerante del 2020, tramutato in 21 a causa del Covid, gli Europei torneranno ad essere ospitati da una sola nazione, la Germania. La nazionale tedesca disputerà quindi proprio la gara d’esordio, all’Allianz Arena di Monaco, casa del Bayern, contro la Scozia. 21 nazionali sono certe della partecipazione, mentre i 3 posti restanti verranno assegnati tramite playoff.

Passeranno i gironi le prime e le seconde, oltre a loro avanzeranno agli ottavi di finale le migliori quattro terze. L’Italia di Luciano Spalletti è chiamata a riscattare la mancata qualificazione all’ultimo Mondiale in Qatar e al tempo stesso a difendere il titolo di Campione d’Europa conquistato a Wembley contro l’Inghilterra.

COME ARRIVA LA GERMANIA A EURO2024

Per restare in tema riscatti, la Germania ha l’occasione perfetta per vendicare i pessimi risultati internazionali dell’ultimo periodo. Dalla gioia per il Mondiale vinto nel 2014, alle delusioni ottenute nel 2018 e nel 2022 nella Coppa del Mondo e nel 2016 e 2021 agli Europei. Essendo il Paese ospitante i tedeschi non hanno dovuto giocare le partite di qualificazione e quindi l’ultimo match ufficiale risale proprio al Mondiale in Qatar, più di un anno fa, contro la Costa Rica. La Germania chiuse il girone al terzo posto, dietro Spagna e Giappone.

Da quel momento 11 amichevoli, tutt’altro che positive: 3 vittorie, 2 pareggi e 6 sconfitte. Da segnalare però il cambio in panchina, la federazione ha deciso di esonerare Flick dopo l’amichevole persa per 1-4 contro il Giappone a metà settembre. Al suo posto è arrivato è un altro ex Bayern Monaco, Nagelsmann. Il giovane CT, classe 1987, ha cambiato tre moduli in quattro partite, giocando sia con la difesa a tre che con la difesa a quattro. Alla nazionale tedesca il talento non manca ma non sarà facile ritrovare le energie e la mentalità dei tempi migliori. Nagelsmann punterà sul talento di giocatori dal calibro di Sane, Gnabry, Gundogan, Goretzka, Havertz, Kimmich e Wirtz, unito all’esperienza di Neuer, Muller, Rudiger e Hummels. I calciatori di spessore sicuramente non mancano e la Germania non può sbagliare in un’altra competizione internazionale.

IL GIRONE DI EURO2024

La nazionale tedesca è stata sorteggiata con Scozia, Ungheria e Svizzera, e affronterà le tre avversarie in questo ordine. Il girone A non dovrebbe destare preoccupazione, considerando il passaggio delle prime due e, potenzialmente, anche della terza classificata. Sarà importante però non sottovalutare nessuna nazionale.

L’Ungheria infatti è arrivata prima nelle qualificazioni agli Europei e ha ottenuto 4 punti nei due scontri diretti con la Germania in Nations League, vincendo 0-1 in Germania. La Scozia ha chiuso a -4 dalla Spagna, battendo proprio le Furie Rosse per 2-0. Infine la Svizzera vuole essere una rivelazione della competizione, come avvenuto nel 2021, quando a farne le spese fu la Francia di Kylian Mbappé agli ottavi di finale, in una partita veramente folle, terminata 3-3 nei novanta e poi ai supplementari, a spuntarla furono Shaqiri e compagni ai calci di rigore.

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Generico

Rugani sta diventando ciò che tutti ci aspettavamo

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Rugani esclusiva rinnovo juventus barcellona

Daniele Rugani si sta rendendo autore di una buonissima stagione confermando, di fatto, parte delle aspettative maturate nei suoi confronti ai tempi della primavera Juve e del suo impatto a Empoli.

DA QUINTA A SCELTA A COMPRIMARIO

Rugani sta avendo un impatto eccezionale sulla Juventus e tutto ciò ha un particolare valore proprio in virtù del percorso che lo ha portato a rivestire questa importanza, quest’anno. Già, perché Allegri parole al miele per Rugani le ha sempre avute ma non sempre – anzi – a certe sviolinate sono susseguiti i fatti. Rugani, a livello di scelte, ha iniziato la stagione da quinta e ultima opzione per il pacchetto arretrato: parlano le presenze della prima parte dell’annata con Danilo e Alex Sandro disponibili. Panchina fissa, ultima spiaggia.

È stato bravo il ragazzo a non demoralizzarsi, ad accettare le scelte seppur – evidentemente – conscio del proprio valore, dando il 101% nelle occasioni avute. Già, perché con Rugani in campo la Juventus ha subito una rete in sei gare e l’unica marcatura segnata dagli avversari è stata un colpo di testa sferrato in una zona di competenza non sua. Gioca in una zolla di campo che non è la sua, a sinistra, e lo fa con la sicurezza di chi ha raggiunto la propria maturità calcistica. Se a tutto questo si aggiunge il fatto che il vizietto del gol non lo ha perso mai, è chiaro che su Daniele Rugani, dopo anni di dimenticatoio e critiche ingenerose, sia giusto spendere più di una parola positiva.

IL PERCORSO DI RUGANI NON È NUOVO

Tornando indietro negli anni, ricordiamo tutti quanto si parlò bene di Rugani 7-8 anni fa. All’unanimità, in Italia, eravamo un po’ tutti convinti che Rugani-Romagnoli, rispettivi giocatori di Juventus e Milan al tempo, sarebbero stati la cerniera ermetica della Nazionale Italiana per anni e anni. Spoiler: non è mai stato così. I due hanno giocato insieme solo in tre occasioni: due volte contro l’Olanda e una contro la Germania, totalizzando due pareggi e una vittoria.

Eppure, a distanza di anni, la musica potrebbe essere cambiata e non sarebbe né la prima né l’ultima volta nel calcio. Il percorso di Rugani ricorda tremendamente quello di altri calciatori diventati importanti in colpevole ritardo – anagraficamente parlando – per le loro squadre. Si pensi a Matteo Darmian, per esempio: 4 anni nel dimenticatoio al Manchester United, un anno di purgatorio al Parma e poi l’approdo all’Inter come riserva con l’etichetta di “usato sicuro. Un ‘usato sicuro’ che l’anno scorso ha disputato 48 partite in quattro ruoli diversi giocando da titolare inamovibile una intera Champions League fino alla finale. Rimanendo più nel ruolo, si pensi a Nacho Fernández: una vita a guardare il campo alle spalle di titani come Ramos e Pepe prima e Militao e Alaba poi. Oggi, a 33 anni, è capitano del Real Madrid e qualche mese fa il suo club ha rifiutato qualsiasi offerta per lui, trattenendolo nonostante il ruolo apparentemente marginale e una carta d’identità non certo fiorente. L’anno scorso ha disputato 44 gare, oggi è gia a 12.

UNA PRIMA VERA OCCASIONE

E allora ci si chiede se anche Rugani non meriti un percorso del genere. Rugani, nato all’ombra di una BBC andata finalmente in pensione – nella sua totalità – alla fine della scorsa stagione, era sempre stato visto come l’erede dei tre colossi dietro e il peso del suo ‘fallimento’ era rapportato solo alle grosse aspettative che nutrivamo su di lui. Il ragazzo potrebbe non avere la stigmate del predestinato o quelle precise doti di difensore leggendario ma è un calciatore di enorme valore che in questa Juventus ci può stare alla grande.

Perciò oggi, agli sgoccioli del 2023, facciamo nuovamente il tifo per Daniele Rugani, quel difensore che una vera chance non l’ha davvero mai avuta. E perché con un pizzico di nostalgia e di speranza, anche in Nazionale, sarebbe interessante vederlo in coppia con Alessio Romagnoli, un altro calciatore spesso troppo bistrattato e che alla Lazio ha trovato finalmente la sua dimensione e la continuità che cercava. Perché nella vita non si è mai davvero in ritardo: ognuno ha, semplicemente, i propri tempi.

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La nostra prima pagina

Fiorentina-Bologna 2-1, le pagelle del match: Bonaventura illumina, Nico Gonzalez decisivo!

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Le formazioni ufficiali di Lecce-Fiorentina

PAGELLE FIORENTINA-BOLOGNA – Partita di cartello oggi all’Artemio Franchi di Firenze: Fiorentina-Bologna è una sfida dal profumo europeo. I rossoblu si presentavano al match da sesti in classifica e imbattuti da 10 partite, mentre la squadra di Italiano è reduce dalla vittoria europea contro il Cukaricki. Grazie a un rigore di Gonzalez e a un super gol di Bonaventura, la squadra viola vince la partita 2-1 dopo tre sconfitte di fila: non basta il rigore d Zirkzee al Bologna. Tante polemiche arbitrali in questa partita, che si accende dal punto di vista nervoso quasi subito e Maresca fatica a tenerla in mano. Rimangono forti dubbi sul contatto Arthur-Saelemaekers.

Numero Diez vi fornisce le pagelle del match valido per la dodicesima giornata di Serie A.

LE PAGELLE DELLA FIORENTINA

Terracciano 6.5: c’è la sua firma su questa vittoria. Decisivo nel primo tempo su Saelemaekers e nel secondo su Ferguson: rischia nel contatto con Orsolini, anche se tutto fermo per fuorigioco.

Parisi 4.5: brutta partita del terzino italiano. Commette il fallo (ingenuo) da cui nasce la punizione del rigore del pareggio del Bolognese, da lui stesso procurato. Giocando a destra, inoltre, commette qualche errore tecnico di troppo: Italiano lo toglie all’intervallo. (Dal 45’ Ranieri 6: buon secondo tempo, anche se a fine match prende un giallo evitabile che gli costa la squalifica).

Milenkovic 6: il migliore del reparto difensivo della Fiorentina, sempre preciso e ordinato. Compie quasi nessuna sbavatura, riesce a contenere Zirkzee – solo in un’occasione del secondo tempo gli sfugge sulla fascia sinistra.

Martinez Quarta 5: prova insufficiente dell’argentino. Rischia nel primo tempo perdendo un pallone sanguinoso su Zirkzee, tanti errori tecnici. Migliora quando viene spostato sull’esterno, ma non era in una giornata positiva.

Biraghi 6: buona prestazione nel complesso del capitano della Viola, costretto ad uscire all’88’ per un fastidio muscolare. Fatica a contenere Orsolini, ma cresce all’interno della partita – sempre pericoloso nella battuta dei calci piazzati. (Dall’88’ Comuzzo SV).

Duncan 6: partita di sostanza, infatti riesce a schermare parecchie offensive rossoblu. Non sempre preciso tecnicamente, ma ripaga la fiducia di Italiano con una prova sufficiente.

Arthur 5.5: rischia nel contatto con Saelemaekers, anche se Maresca non ha fischiato rigore per il Bologna. Per il resto gestisce bene la palla coordinando il gioco della Fiorentina, anche se non è una delle sue migliori partite – può fare sicuramente meglio. (Dal 78’ Lopez SV)

Gonzalez 7: torna al gol dopo più di un mese e, oltre alla rete, compie un’ottima partita. È la luce tecnica della Fiorentina, quasi tutte le pericolosità offensive passano dalle sue giocate. Trasforma chirurgicamente il rigore decisivo per la vittoria.

Bonaventura 7.5: 100esimo gol a cui prende parte in Serie A tra reti e assist, convocato nuovamente in Nazionale. Migliore in campo del match l’ex Milan che trova un gol di una difficoltà tecnica elevata e delizia il pubblico con giocate di livello: fondamentale negli schemi di Italiano, crescita esponenziale. (Dal 91’ Mina SV).

Kouamè 5.5: titolare a sorpresa al posto di Brekalo, non riesce a incidere. Tenta più volte la conclusione, ma con poca precisione e lucidità: luci e ombre.

Nzola 6: serve l’assist per il gol di Bonaventura, compie un buon primo tempo. A volte un po’ assente dal gioco, sbaglia qualche appoggio, ma la sua rimane una prova sufficiente – sostituito all’intervallo. (Dal 45’ Ikone 6.5: ingresso determinante; si guadagna il rigore del vantaggio, sprinta sulla fascia e conferma di essere un elemento chiave di questa squadra).

Italiano 6.5: dopo tre sconfitte consecutive, torna a vincere la sua Fiorentina in una partita molto complicata. La scelta dei cambi all’intervallo è perfetta e la sua squadra rischia complessivamente poco contro un Bologna in ottima forma.

LE PAGELLE DEL BOLOGNA

Skorupski 6: non può far nulla sul gol di Bonaventura, spiazzato da Gonzalez sul rigore. Per il resto non compie particolari errori.

Posch 6: prova sufficiente del capitano rossoblu, che subisce poco dal suo lato e mette tanta sostanza. Il suo rientro è essenziale per Motta anche per la sua duttilità nel reparto difensivo. (Dal 76’ Lucumi SV)

Beukema 5.5: meno preciso del suo compagno di reparto in alcune letture. Non compie una prova totalmente negativa, ma ha dimostrato in questa stagione di poter fare prove decisamente migliori.

Calafiori 6: continua a crescere il centrale classe 2002, riscoperto da Motta in un ruolo in propriamente suo. Lascia probabilmente troppo spazio per calciare a Bonaventura, ma è l’unica sbavatura in un match preciso.

Kristiansen 5: procura scioccamente il rigore del vantaggio viola con una trattenuta evidente su Ikonè, che gli crea molte difficoltà. Anche le primo tempo fatica contro Gonzalez, non una buona prova del terzino ex Leicester. (Dal 76’ Lykogiannis 5: non commette particolari errori fino all’ultima punizione del match che spreca malamente calciandola fuori).

Freuler 6: buona partita dello svizzero. Ordinato in fase difensiva, si propone meno del solito in attacco lasciando più spazio ad Aebischer per gli inserimenti. (Dal 69’ Moro 6: buon ingresso del croato finito un po’ sotto nelle gerarchie di Motta, ma chiamato spesso in causa nelle partite fisiche).

Aebischer 5.5: prova non scintillante dell’ex Young Boys che viene schierato più indietro rispetto alle sue zolle preferite. Offensivamente cerca di proporsi, ma non è preciso e prende un’ammonizione evitabile che condiziona il prosieguo del match.

Orsolini 6.5: prova più che sufficiente per l’italiano. Gli viene annullato un gol a fine primo tempo per fuorigioco, ci va vicino in un altro paio di occasioni: una spina nel fianco costante della difesa avversaria. Permangono i dubbi sulla sua non convocazione con l’Italia. (Dal 69’ Ndoye 5: fumoso nelle giocate, non riesce a incidere e finisce per risultare inconcludente).

Ferguson 6.5: partita di livello dello scozzese, che va vicino due volte al gol – nel primo tempo di testa e a fine match con un tiro angolato ben parato da Terracciano. Il ruolo cucitogli addosso da Motta gli si addice perfettamente, riesce a trovare gli spazi giusti per inserirsi.

Saelemaekers 6: gara a fasi alterne del belga che, però, è sufficiente. Fornisce alcuni spunti interessanti, va anche vicino al gol nel primo tempo – in alcuni momenti, invece, è fumoso e poco lucido nelle giocate. Eccessivamente nervoso nel match.

Zirkzee 6.5: altra partita di qualità dell’olandese. Rigore trasformato con precisione e pulizia tecnica nelle giocate di raccordo per il gioco offensivo dei rossoblu; il suo miglioramento è costante – anche se alcune volte si isola troppo all’interno del match, ma sono fasi di crescita. (Dall’84’ Van Hooijdonk SV).

Thiago Motta 5.5: il Bologna era partito bene nel primo tempo, con buone trame offensive e una pressione più alta del solito nel momento in cui la Fiorentina girava il pallone in difesa. Nel secondo tempo il rigore all’inizio condiziona i successivi 20’ in cui la squadra crea poco o nulla, salvo poi riprendersi nel finale. La scelta di Kristiansen non premia e il cambio Ndoye-Orsolini risulta abbastanza strano, visto l’ottimo momento dell’italiano.

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