Il campionato di Serie A ieri ha subito il primo scossone, il definitivo cambio in testa alla classifica. Infatti, sebbene il sorpasso dell’Inter sul Milan sia avvenuto già dalla scorsa giornata, è con il derby che la squadra neroazzura ha cementato la sua leadership in campionato, sugellando per i cugini un momento nero.

Con un secco 3-0 la squadra allenata da Antonio Conte ha dimostrato la sua forza; forza data da un gioco pragmatico e da interpreti di primissimo livello. I rossoneri invece hanno messo a nudo le proprie criticità, capitolando di fronte alla compattezza interista. Andiamo ad analizzare quindi le due facce di un derby di quelli che non si vedevano da anni.

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Fonte: ilmilanista.it

LA FACCIA CHE SORRIDE, L’INTER

Partiamo di coloro che dal derby dei derby ne escono da assoluti vincitori, l’Inter. Dopo le criticità di inizio stagione Conte e suoi sono riusciti a trovare un gioco ben definito, che ha avuto il suo “canto del cigno” nelle ultime due discese in campo dei nerazzurri. Archiviati infatti i tentativi di portare sul rettangolo un gioco fraseggiato, Conte ha deciso di rifugiarsi in una soluzione molto più concreta, senza però abbandonare velleità di bellezza.

L’Inter si è così quadrata su uno stile di gioco che alterna momenti di attesa e momenti di improvvisa aggressione. Nei primi minuti del derby infatti i nerazzurri hanno aggredito i cugini con un lungo possesso di palla e un pressing organizzato; il tutto alternato poi a lunghe fasi di attesa, dove l’Inter si è deliberatamente lasciata attaccare, disinnescando il Milan con una fase difensiva quasi da manuale e con un Handanovic in stato di grazia, per poi pungere in contropiede con la potenza dei suoi due centravanti.

Proprio i due attaccanti interisti, Lukaku e Lautaro Martinez, sono i volti di questo trionfo; marcato con 2 gol per l’argentino e 1 gol e 1 assist per il gigante belga. Il belga ha ancora una volta dimostrato, qualora ce ne fossa nuovamente bisogno, di essere un attaccante di livello mondiale; un bisonte dal piede educato, che nelle praterie si esalta dando sfogo a tutta la sua potenza.

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Fonte: ilmessaggero.it

Da rimarcare assolutamente la prestazione di Samir Handanovic, che nei primi minuti del secondo tempo tiene a galla la sua squadra respingendo i tentativi di rimonta del Milan. Da sottolineare poi il ritrovato Ivan Perisic, e il trovato Christian Eriksen, che dopo un anno di ambientamento sta diventando un giocatore fondamentale per la manovra interista. Merito tutto questo del migliore in campo, o meglio fuori campo, Antonio Conte; che dopo esser stato dato ancora una volta per spacciato si è rialzato ed ha trascinato la sua squadra verso il primato cittadino e di classifica. Ora, prima in classifica, senza coppe, e galvanizzata da queste prestazioni, la squadra neroazzura è senza alcun dubbio la favorita per il tricolore.

LA FACCIA CHE PIANGE, IL MILAN

Chi vince festeggia e chi perde spiega; e sull’altra sponda del naviglio l’aria è decisamente meno festosa. Dopo sei mesi in testa alla classifica il Milan si è letteralmente visto crollare il mondo addosso. Prima la fine della striscia di risultati utili, avvenuta contro gli odiati rivali della Juventus; poi l’uscita dalla Coppa Italia e infine la perdita della testa della classifica, entrambe avvenute per mano dei cugini interisti. A questo si aggiunge l’inaspettata debacle contro lo Spezia, la possibilità di uscire dall’Europa League e l’umiliazione di un 3-0 nel derby di Milano.

Fonte: tuttomercatoweb.it

Per i rossoneri si è ufficialmente aperta la crisi, e se la squadra guidata da Pioli non vuole vanificare quanto di buono fatto in questa prima metà di stagione farà meglio a chiuderla al più presto. Infatti, se da un lato un calo di prestazione era quasi fisiologico vista la grande mole di infortuni che ha colpito i rossoneri, questo è arrivato forse nel momento meno opportuno. L’intero Milan nella partita di ieri è sembrato per lunghi tratti scarico, fisicamente e mentalmente; ed è evidente che Stefano Pioli debba prendere dei provvedimenti per non far affondare definitivamente la barca.

Primo sul banco degli imputati il capitano Alessio Romagnoli, fin troppo colpevole su tutti i gol dell’Inter; poco aggressivo e lento, questo il Romagnoli visto ieri che, a dir la verità, sembra da un po’ di tempo aver arrestato la sua crescita. Il capitano rossonero rischia di passare dall’essere un buon difensore con la possibilità di diventare un campione all’essere semplicemente un buon difensore, e questo in un Milan formato scudetto non basta.

Secondo colpevole è poi lo stesso Stefano Pioli. La partita infatti è stata oggettivamente preparata male, troppi i disequilibri tattici e le situazioni di inferiorità numerica. Il Milan non ha saputo sfruttare le debolezze dell’Inter ma ha anzi mostrato il fianco alle migliori frecce dell’arco nerazzurro. Il Milan poi, complice l’assenza di Bennacer, ha presto rinunciato a sfondare per vie centrali, affidando il gioco a dei cross, spesso rivelatisi poco efficaci. Il gioco del diavolo si è lentamente Ibra-centrizzato, e sebbene le maggiori occasioni da gol siano passate proprio dal centravanti svedese, appare ormai evidente anche dopo Inter-Lazio che attaccare con i traversoni nella difesa interista non è la migliore delle ipotesi.

Al Milan è mancata forse l’umiltà, le scelte di Pioli riflettono probabilmente un’eccessiva fiducia, rincarata dalle dichiarazioni pre-derby dei giocatori del diavolo. Anche contro la Stella Rossa il Milan, forte della sua superiorità, è sceso in campo scarico e ne ha pagato le conseguenze. Non è ora di cercare alibi, l’unica strada per il Milan ora è di fare un passo indietro per provare a rincorrere nuovamente la classifica.