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Le migliori rovesciate della storia del calcio

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Le migliori rovesciate della storia del calcio

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Ronaldo

Il 24 aprile del 1932, Leonidas da Silva, attaccante brasiliano che ha lasciato il segno della storia del calcio brasiliano negli anni ’30 con le maglie di Vasco da Gama, Botafogo, San Paolo e Flamengo, segnò uno dei suoi 610 gol in una maniera abbastanza diversa dalle altre.

Il ragazzo brasiliano ha solamente 19 anni, ma come tutti i giocatori provenienti dalla Selecao, decide di segnare con un’acrobazia chiamata “bicicleta”, insomma, la più comune rovesciata come oggi la conosciamo. Il gesto atletico più bello ed esplosivo per realizzare una rete nel mondo del pallone. Fu proprio questa volta che in un campo da gioco si è potuto osservare un gesto tecnico del genere.

Nel corso degli anni abbiamo poi visto tante altre reti spettacolari ed iconiche, che anche nei nostri anni hanno saputo riscrivere il corso della storia del calcio.

DJORKAEFF vs. ROMA – 1997

Youri Djorkaeff, attaccante dal bello stile ricordato per aver giocato in Italia con la maglia dell’Inter all’apice del suo calcio, vincitore del Mondiale del 1998 e dell’Europeo del 2000 con la Francia, è il primo protagonista di questa top che racchiude le migliori rovesciate di tutti i tempi del calcio.

La partita in questione è un Inter-Roma, finita 3-1 per i nerazzurri. La rete del francese è la seconda della partita, dopo l’1-0 di Maurizio Ganz, arriva il gol spettacolare. Dopo un tiro effettuato sempre da Ganz, la respinta del portiere non è abbastanza precisa tanto che il difensore, Petruzzi, fa peggio, alzando un campanile sempre in area di rigore: Djorkaeff quindi ne approfitta, scagliando con una rovesciata che gonfia la rete.

BRESSAN vs. BARCELLONA – 1999

Nel match di Champions League fra la Fiorentina di capitan Rui Costa ed il Barcellona di Rivaldo, finito con uno spettacolare pareggio sul 3-3, ad aprire le danze è stata una delle rovesciate più iconiche di sempre.

Al minuto 14, un pallone conteso di testa fra Heinrich e Rivaldo, finisce nella zona di Mauro Bressan. Il giocatore italiano lascia rimbalzare il pallone per terra e decide con un balzo di lanciarlo in rete con una specie di pallonetto: una rovesciata da 30 metri che sorprende tutti, compreso Arnau, portiere blaugrana.

“In quel momento non ho pensato di essere al Franchi davanti a 40mila spettatori contro il Barcellona in Champions. Se lo avessi pensato, avrei colpito la palla di testa per spazzarla via. In quel momento sono tornato un po’ bambino. Mi sono sempre piaciute le acrobazie, mi fermavo spesso dopo l’allenamento per provarle. Mi sono concentrato su quel gesto. Ho avuto fortuna perché la palla è finita esattamente all’incrocio dei pali. Poi c’è stata l’apoteosi”.

Bressan sul gol in Fiorentina-Barcellona da “Il Posticipo

IBRAHIMOVIC vs. INGHILTERRA – 2012

Un gol diventato già leggendario dal primo momento che la palla ha solcato la linea di porta è quello di Zlatan Ibrahimovic contro l’Inghilterra. In un’amichevole in cui da solo distrugge con quattro reti sul risultato di 4-2 la selezione inglese, a partita praticamente finita da un lancio lungo apparentemente innocuo, si invola Joe Hart con un’uscita particolare: sbaglia infatti il tempo per colpire il pallone di testa. La palla finisce più lontano ma con un altissimo campanile. In zona c’è il capitano e numero 10 dei svedese che studia la situazione. Con un gesto istintivo e per lui naturale, Ibra stacca altissimo colpendo con una delle sue acrobazie quel pallone.

Quel gol non varrà nulla in termini di trofei, ma il Puskas Award del 2013. Ed a detta sua, il gol che gli ha dato più felicità:

“Il gol che mi ha dato più felicità? Forse la rovesciata da trenta metri, in Nazionale, contro l’Inghilterra. Gli inglesi mi hanno sempre disprezzato, dicevano che contro di loro non segnavo mai…”.

Ibrahimovic sul gol del 4-2 contro l’Inghilterra da “Corriere della Sera

RIVALDO vs. VALENCIA – 2001

Una prestazione da leggenda del brasiliano, campione del mondo nel 2002 con il Brasile e vincitore del Pallone d’Oro del 1999. Chiuderà la sua seconda miglior stagione di sempre in Liga con il Barcellona con 23 reti con una tripletta contro il Valencia.

Una partita importantissima, dato che è l’ultima del campionato spagnolo dove si gioca ancora l’accesso alla Champions League.

Il primo gol una punizione precisa nell’angolo destro della porta. Il secondo, una botta da fuori area col suo sinistro fulminante. Il terzo, ancora più bello: stop di petto, palla ancora in volo ed una girata alla capoeira brasiliana. Apoteosi al Camp Nou.

ROONEY vs. MANCHESTER CITY – 2011

Un gol iconico per la Premier League e per il Derby di Manchester è quello di Wayne Rooney per il 2-1 decisivo nella sfida delicatissima anche per il campionato. Dopo il del compagno di squadra Nani e quella di David Silva, ci pensa Wazza al 78′ da un cross proprio del portoghese andato a segno in precedenza, a sfoderare un’acrobazia entrata nella storia del Derby inglese.

GARETH BALE vs. LIVERPOOL – 2018

Potenza e forza fisica. Due lati che hanno segnato la carriera di Gareth Bale in positivo nella sua prima parte ma in negativo verso i 30 anni. Bale è stato definito come uno se non il miglior giocatore di sempre britannico e ovviamente del Galles. Data anche la quantità di trofei conquistati e di prestazioni da top mondiale negli anni in cui il suo fisico dirompete non ha creato problemi.

Anche nel 2018, quando Cristiano Ronaldo stava dimostrando a tutto il mondo la sua fame e voglia di gol sempre con la maglia del Real Madrid, Bale ha deciso invece la finale di Champions League del 2018 contro il Liverpool con una rovesciata che rappresenta in pieno lo stile di questo giocatore rovinato dagli infortuni e ritirato poi a soli 33 anni.

CRISTIANO RONALDO vs. JUVENTUS – 2018

Un gesto atletico da il campione che è e che era Cristiano Ronaldo lo ha rappresentato perfettamente nella rete del momentaneo 2-0 siglato nell’andata di Champions League del 2017/2018 contro la Juventus.

Dopo infatti la sua rete dell’1-0, l’asso portoghese approfitta di una situazione non gestita perfettamente tra Chiellini e Buffon al limite dell’area di rigore. Il numero 1 bianconero cerca di mettere una pezza su Lucas Vazquez riuscendoci, ma non può nulla sul gesto tecnico da extraterrestre di Ronaldo sul cross di Carvajal, condita dall’applauso generale dello Juventus Stadium.

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Chi è Emiliano Bigica, dalla Primavera all’occasione di una vita con il Sassuolo

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In foto: Emiliano Bigica, nuovo allenatore del Sassuolo.

CHI È EMILIANO BIGICA – Nella nostra dialettica è celebre la frase “certi treni, nella vita, bisogna prenderli al volo quando arrivano, perché può darsi che non ricapitino più”. Sarebbe la traduzione del più comune proverbio latino citato da Orazio, carpe diem, cioè cogli l’attimo. Il significato, però, è il medesimo: cogli l’occasione finché sei in tempo, e soprattutto sfruttala a dovere.

La domanda, a questo punto, è più che legittima: ma cosa collega un poeta del I secolo a.C. al nuovo allenatore ad interim del Sassuolo? In realtà molto più di quello che si potrebbe pensare, perché a Emiliano Bigica nell’ultima settimana è capitata un’occasione con i fiocchi. Ricoprire la panchina del Sassuolo, con la partita di mercoledì contro il Napoli come primo banco di prova. D’altronde bisogna capire se il nuovo mister ha la stoffa per rimanere nella massima serie italiana.

Bigica ha vissuto una settimana da sogno: mentre era a bordocampo a guidare i ragazzi della Primavera neroverde nella sfida casalinga contro la Lazio, intanto i vertici societari si stavano riunendo in consiglio, indecisi sul da farsi dopo la sconfitta nello scontro salvezza con l’Empoli. L’avventura di Dionisi era chiaramente giunta al capolinea; la squadra era totalmente in balia della corrente nelle ultime uscite e si avvicinava pericolosamente alle zone calde della classifica. La dirigenza non era però convinta appieno dai nomi vagliati per la sostituzione. Poi ecco presentarsi, chiara come il Sole, la soluzione “casalinga”: promuovere momentaneamente il tecnico della Primavera, testandone la tenuta già a partire dal turno infrasettimanale.

CHI È EMILIANO BIGICA – LA CARRIERA

Da giocatore Bigica ha una discreta carriera tra i professionisti, con le esperienze a Bari e Firenze a fine anni ’90 tra le più significative. Quello che balza all’occhio del periodo barese è la fascia di capitano della squadra assegnatagli alla verdissima età di 20 anni. Una cosa non da poco per quegli anni. I restanti anni della sua carriera sono però singhiozzanti, a causa di numerosi problemi fisici che lo attanagliano.

Decide quindi di darsi al mestiere dell’allenatore: dopo alcune esperienze in Serie D ed Eccellenza, il tecnico pugliese approda alla guida degli Allievi Nazionali dell’Empoli, in cui comincia a far parlare di sé. In Toscana raggiunge la finale del campionato nazionale, persa contro la Roma. L’incarico successivo è sulla panchina della Nazionale U17, dove coltiva i talenti cristallini di Kean e Raspadori. Nel 2017 riceve la chiamata di Corvino, che gli assegna la Primavera della Fiorentina. Oltre a conquistare una Coppa Italia, è complice dell’esplosione del centravanti serbo Dusan Vlahovic. Nell’aprile 2019, in seguito alle dimissioni di Pioli, è a un passo dal venire promosso sulla panchina viola; i Della Valle opteranno invece per Vincenzo Montella. Poco male, la promozione arriverà con cinque anni di ritardo, dopo aver onoratamente guidato la Primavera del Sassuolo per quattro stagioni.

CHI È EMILIANO BIGICA – PRINCIPI DI GIOCO

Nelle sue parentesi da allenatore Bigica ha utilizzato in maniera preponderante il 4-3-1-2 con il rombo a centrocampo, modulo utilizzato anche nella stagione attuale con la Primavera. Se dovesse decidere di riproporlo anche in Prima Squadra, sarebbe una scelta quantomai audace, visto che il Sassuolo è stato costruito con gli uomini per il 4-2-3-1 o, al massimo, per il 4-3-3. Più plausibile una scelta un po’ più conservativa, cioè proseguire con il modulo canonico utilizzato da Dionisi fino all’esonero. Permetterebbe di continuare a valorizzare gli esterni di ruolo, che andrebbero ad essere esclusi nella quasi totalità in caso di 4-3-1-2. 

Modulo a parte, i principi fondanti del suo stile di gioco si sposano alla perfezione con quanto richiesto dal Sassuolo. Il calcio che propone è divertente e spettacolare, e i punti cardine sono spirito di sacrificio, abnegazione e un gruppo coeso e unito verso l’obiettivo.

CHI È EMILIANO BIGICA – UN’OCCASIONE UNICA

CHI É EMILIANO BIGICA – Ed ecco che, tutt’a un tratto, Emiliano Bigica si ritrova catapultato nel mondo dei grandi: lui che sino a quel momento aveva allenato solo nei dilettanti o i ragazzini di Allievi e Primavera, ora deve gestire uno spogliatoio formato da calciatori in rampa di lancio e campioni affermati. Da Berardi a Toljan, passando per Obiang e Pinamonti, parliamo di giocatori che hanno militato in Nazionale o in squadre blasonate. Un compito arduo e difficile, considerata anche la delicata situazione di classifica del Sassuolo. É pure vero che, dopo tanta gavetta, è giusto che Bigica si goda meritatamente il momento. Anche se tra poco sarà tempo di difendere il posto con gli artigli, cercando di alimentare la fame di riscatto dei suoi giocatori.

Adesso che si è arrivati alla meta tanto ambita e agognata, la differenza la fanno le motivazioni, il duro lavoro, ma soprattutto il carisma. E direi che non è un problema per uno che ha fatto il capitano in una piazza come Bari a 20 anni.

 

Fonte immagine di copertina: profilo X U.S. Sassuolo

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Dybala in formato stellare: le triplette della sua carriera

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Dybala

Paulo Dybala si è reso il protagonista assoluto della sfida in campionato fra Roma e Torino. La Joya ha realizzato la sua prima tripletta in giallorosso, regalando tre punti alla formazione di De Rossi grazie al risultato finale di 3-2 in favore dei padroni di casa contro i granata.

“È venuto fuori il talento del campione. Giocatori come Paulo sono decisivi in questo sport e per me non dovrebbero mai essere messi in discussione“.

Daniele De Rossi nel post partita

L’argentino ha messo a segno la sua quarta tripletta in Serie A. Esattamente 2151 giorni dopo Dybala ha realizzato tre gol in una sola partita, dopo le magie della stagione 2017/2018 con la Juventus, con cui registrò la sua ultima tripletta. In assoluto, quella non è stata comunque l’ultima volta in tutte le competizioni. Andiamo a scoprire i dettagli di questa speciale statistica.

GENOA-JUVENTUS 2-4

La prima tripletta in Serie A di Paulo Dybala arriva nella stagione 2017/2018, annata calcistica in cui il numero 10 bianconero sfodera la sua miglior stagione realizzativa nel campionato italiano (22 gol). Alla seconda giornata di campionato, dopo aver realizzato un gol contro il Cagliari del debutto stagionale (vittoria per 3-0), il fantasista della Juventus trascina la formazione di Allegri verso la rimonta contro il Genoa in trasferta: sotto infatti di due reti, prima con un gol dentro l’area di rigore col destro e dal dischetto pareggia i conti. Infine, dopo il gol di Cuadrado del 3-2, Dybala chiude i conti col suo mancino, battendo Perin sul primo palo.

SASSUOLO-JUVENTUS 1-3

Dopo solamente due giornate e alla seconda trasferta della stagione a Sassuolo, Dybala è sempre più protagonista. Nel match di Reggio Emilia l’argentino sfodera quella che sarà la sua tripletta più tecnica, mostrando tutte le sue qualità. Sblocca la partita prima con un tiro da fuori a giro (raggiungendo quota 50 gol con la Juventus). Al secondo tempo, con un colpo quasi da calcio a cinque, anticipa nei tempi Consigli calciando con la punta per lo 0-2. Chiude il match, dopo anche il tentativo di rimonta del Sassuolo con Politano, con una punizione al limite dell’area per il definitivo 1-3.

BENEVENTO-JUVENTUS 2-4

La sua ultima tripletta della carriera in Serie A, prima di arrivare a quella di Roma-Torino, risale all’aprile del 2018, quando sempre in trasferta la Juventus venne trascinata da Dybala contro il Benevento. Due rigori e un tiro a giro di sinistro dalla sua mattonella hanno indirizzato la formazione bianconera verso i tre punti. Il risultato si chiuderà poi sul 2-4 dopo anche la grande rete di Douglas Costa.

JUVENTUS-YOUNG BOYS 3-0

Ma in realtà quella di Benevento non è stata la penultima tripletta nella carriera. Nella stagione 2018/2019, nonostante le tante difficoltà in campionato, Dybala ha offerto ottime prestazioni nel girone di Champions League. Tra le gare giocate, il match fra Juventus e Young Boys è finito 3-0: tutte le reti sono state siglate dall’argentino, che ha giocato come falso nueve nel 4-3-3 designato da Allegri. Prima con un tiro al volo e con due gol da numero nove dentro l’area di rigore a colpo sicuro (nel primo e nel secondo tempo) hanno regalato il pallone della Champions League alla Joya.

IL FUTURO

Dybala vive probabilmente uno dei migliori momenti positivi nella Roma. Con De Rossi, che ha cercato di metterlo prima in condizione poi di esaltare le sue caratteristiche, è nata una grande intesa:

“Era molto difficile la partita, il Torino è forte e la gara poteva diventare complessa. Ho fatto gol e la prima persona che ho trovato da abbracciare era lui”.

Paulo Dybala a DAZN

Ora che il suo presente sembra abbastanza chiaro, ovvero riportare la Roma in Champions League e più in fondo possibile in Europa League dopo la vittoria mancata della scorsa stagione, il suo futuro è tutto da decidere:

“Quando sono arrivato a Roma ho detto che qui sto vivendo un’altra vita. Non so cosa succederà in futuro, ma ora mi sto godendo ogni momento con questa meravigliosa squadra. L’Europa League? Io voglio vincere sempre. Il percorso è lungo e troveremo altre squadre difficili come già successo, ma conosciamo i nostri obiettivi e non possiamo nasconderci. Lavoriamo ogni giorni per raggiungerli”.

Paulo Dybala a DAZN

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Inter 2023/24 e Juventus 2013/14: il confronto

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Inter-Juventus

L’Inter di Inzaghi sta viaggiando a ritmi incredibili. La formazione nerazzurra è prima in campionato con un grande distacco dalla seconda in classifica, ovvero la Juventus. Le grandi prestazioni sono frutto di un lavoro che va avanti da ormai tre anni. Se nel primo anno di Inzaghi lo scudetto è stato perso contro il Milan, e l’anno scorso c’è stato il grande assalto alla Champions League, in questa stagione sembra che l’Inter possa andare in fondo per centrare i due grandi obiettivi, sfumati nel recente passato.

Un ritmo del genere in Serie A è stato mostrato dal Napoli lo scorso anno, che ha rallentato verso il finale di stagione per via di un traguardo praticamente conquistato con grande anticipo. I numeri e le statistiche indicano che l’Inter sta viaggiando esattamente come una grande squadra che esattamente dieci anni fa ha vinto il campionato con grande distacco ed un record di punti incredibile di 102 punti: la Juventus del 2013/2014.

I NUMERI ALLA 25^ GIORNATA

Le statistiche parlano chiaro. Alla giornata numero 25 l’Inter di Simone Inzaghi ha registrato gli stessi punti in classifica della Juventus di Antonio Conte del 2013/2014, che riuscì a conquistare il suo terzo scudetto consecutivo dei nove vinti dal 2011/2012 sino al 2019/2020.

Per quanto riguarda le statistiche dei gol fatti e subiti, entrambe le voci sorridono addirittura ai nerazzurri: i gol realizzati dai bianconeri sono stati 60 contro gli attuali 63 dei nerazzurri. Anche per il reparto difensivo l’Inter ha un vantaggio di 7 gol subiti in meno, ovvero 12 contro i 19 della Juventus.

Un paragone che vede due squadre costruite nel tempo arrivate ad esprimersi a livelli altissimi. Non a caso, Inzaghi ha comunque ereditato un lavoro iniziato proprio da Antonio Conte, che nella stagione 2019/2020 e 2020/2021 si è piazzato prima secondo e poi primo, conquistando lo scudetto numero 19 della storia nerazzurra.

DIFESE A CONFRONTO

Conte e Inzaghi hanno entrambi lavorato molto sui reparti arretrati nella Juve di allora e l’Inter di adesso. Le due squadre prese in analisi poggiano le proprie certezze di gioco su una solida base rappresentata dai difensori. Partendo dal terzetto difensivo, nella maggior parte delle volte Pavard-Acerbi-Bastoni hanno coperto la porta difesa da Sommer. Bastoni conosceva già questo tipo di gioco grazie a Conte, mentre Acerbi ha giocato anche nella Lazio come centrale di difesa proprio con Inzaghi (anche De Vrij, schierato come centrale, ha dimostrato grandi prestazioni prima alla Lazio con Inzaghi e successivamente con Conte). Sia per esperienza che grande intesa e nonostante i numeri positivi per i nerazzurri, la difesa dell’epoca della Juventus ha segnato una vera e propria era. La BBC, Barzagli-Bonucci-Chiellini, partendo da Conte e vista anche con Allegri, ha salvato in tante occasioni la formazione bianconera.

IL CUORE DEL GIOCO

Il centrocampo di Inzaghi è il segreto della formazione nerazzurra, composto da qualità e grande corsa dei due esterni. Calhanoglu ha dimostrato nel ruolo di regista di essere uno dei migliori d’Europa. Barella alza sempre il tasso tecnico e Mkhitaryan da mezzala sta vivendo una seconda giovinezza. Con questi interpreti l’Inter riesce a dominare e comandare spesso e volentieri il gioco nel corso delle partite. Anche se di grande livello, Conte ha avuto a disposizione nell’annata 2013/2014 dei centrocampisti che hanno formato insieme uno dei reparti più forti dello scorso decennio: Pirlo sempre presente, Vidal in formato attaccante con Pogba e Marchisio spesso alternati. La Juventus deve tanto ad un reparto che negli ultimi anni ha indubbiamente registrato una flessione rispetto al glorioso decennio scorso.

DUELLO ARGENTINO E NON SOLO

In attacco, troviamo un vero e proprio duello, segnato anche dall’Argentina: in prima linea Lautaro contro Tevez, con i co-protagonisti Thuram e Llorente. Il capitano dell’Inter ha nelle caratteristiche qualcosa che può ricordare l’ex numero 10 della Juventus, trascinatore dei bianconeri nel biennio 2013/2014 e 2014/2015. I numeri premiano però El Toro, che ha superato in questa annata i gol siglati dall’Apache all’epoca (22 contro 19).

Marcus Thuram ha sorpreso tutti per la capacità con cui si è inserito nel sistema di Inzaghi, svolgendo un grande compito ovvero dare profondità alla squadra soprattutto nelle ripartenze. Fernando Llorente invece ha svolto un ottimo lavoro agendo più da boa; onnipresente in area di rigore con il suo poderoso colpo di testa. Due giocatori profondamento differenti sul piano delle caratteristiche,  il francese è un giocatore dotato di velocità che riesce a spaccare le difese avversarie, mentre l’ex numero 14 della Vecchia Signora spesso si sacrificava per far salire la squadra grazie alla sua fisicità, ma comunque grandi partner d’attacco di due compagini, la bianconera in passato, la nerazzurra nel presente, che hanno fatto e stanno facendo la storia del nostro campionato. 

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Calcio Internazionale

Preferisco la Coppa: Coppa dei Campioni 1981/82

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Aston Villa 1982

Il 1 agosto 1981 nasce, negli Stati Uniti, MTV, il mitico canale televisivo incentrato sui video musicali che sarà vero e proprio fenomeno culturale negli anni seguenti.

Poco meno di un mese più tardi, il 26 agosto, Saint-Étienne e Dynamo Berlino aprono la 27esima edizione della Coppa dei Campioni.

Nel turno preliminare Les Verts, ormai al canto del cigno, cadono nella trappola dei tedeschi, che strappano un’importantissimo 1-1 in terra francese, con Christian Lopez protagonista assoluto del match. Dopo 25 minuti il difensore del Saint-Étienne incappa in uno sfortunato autogol che apre le marcature, complicando la strada per i padroni di casa; nella ripresa Lopez si rifà, seppur parzialmente, mettendo in rete da pochi passi la respinta del portiere della Dynamo, Rudwaleit, per l’1-1 finale.

Una settimana più tardi, in Germania Est, la Dynamo vince senza troppa fatica 2-0, grazie alle reti di Netz e Riediger, conquistando i sedicesimi.

NUOVA ERA

I sedicesimi della Coppa dei Campioni 1981/82 rispettano i pronostici della vigilia, con il solo, sorprendente, tonfo della Real Sociedad contro il CSKA Sofia. Il doppio confronto viene deciso all’andata da una rete di Yonchev al 90’ e i bulgari riescono a mantenere lo 0-0 all’Atotxa due settimane più tardi, conquistando gli ottavi.

La sfida più interessante dei sedicesimi, però, riguarda la rappresentante italiana nella competizione, la Juventus di Trapattoni che affronta il sempre ostico Celtic Glasgow. Gli scozzesi sono una squadra molto giovane, guidata da Billy McNeill in panchina e con qualche giocatore dal futuro interessante in campo, come David Moyes, ora allenatore e Pat “Packie” Bonner, 20enne portiere irlandese che sarà protagonista a Italia ‘90 e USA ‘94 con la sua Nazionale.

La sfida d’andata al Celtic Park, il 16 settembre, vede i padroni di casa imporsi per 1-0, grazie alla conclusione di MacLeod al 6’, deviata in maniera sfortunata da Schiera alle spalle di Zoff.

Con questo risultato, però, la Juventus resta ancorata alla possibilità di qualificazione in vista del match di ritorno, che entrerà nella storia del calcio e della televisione italiani.

Il 30 settembre 1981, infatti, per la prima volta in Italia, una rete televisiva privata trasmette la diretta di una partita europea. Lo spettacolo del Comunale di Torino viene portato nelle case della Lombardia da Canale 5, la rete ammiraglia di Silvio Berlusconi. L’imprenditore era riuscito a strappare a suon di miliardi (di lire, ovviamente) la trasmissione delle squadre italiane impegnate in Europa alla RAI, eccetto il Napoli, impegnato in Coppa UEFA e rimasto fedele alla tv di Stato.

È un momento storico per la televisione italiana ed è anche una gran serata per la Juventus, che ribalta il Celtic già nel primo tempo grazie alle reti di Virdis e Bettega, conquistando il passaggio del turno.

IL RITORNO DEI BELGI

La Juventus, dopo aver eliminato l’ostico Celtic, diventa una delle favorite alla vittoria finale, anche in virtù del sorteggio, che mette di fronte ai bianconeri l’Anderlecht agli ottavi. I biancomalva non sono più la corazzata di metà anni ’70, ma sono tornati a vincere il campionato belga dopo 6 anni, guidati da alcuni nomi interessanti come Morten Olsen e Frank Vercauteren.

La sfida d’andata si gioca al Vanden Stock, il 21 ottobre e vede una Juventus decisamente sorpresa dall’atteggiamento propositivo dei padroni di casa, che passano in vantaggio al 24’ con Geurts, bravo a svettare nell’area piccola su un calcio d’angolo, sfruttando una leggera indecisione di Zoff in uscita. La reazione dei bianconeri arriva a pochi minuti dalla fine del primo tempo, con Tardelli che pesca in area Marocchino per il pareggio.

 Nella ripresa è ancora Geurts a rimettere avanti l’Anderlecht, sfruttando un brutto errore di Prandelli, appena entrato al posto di Tardelli. A questo punto la Juventus capisce che l’obiettivo principale è quello di limitare i danni e cerca in tutti i modi di portare a casa un 2-1 che resta un risultato recuperabile. All’88’, però, ancora su un calcio d’angolo, Zoff respinge male con i pugni, consegnando di fatto il pallone a Vercauteren, che conclude al volo e mette in rete il gol del definitivo 3-1.

Due settimane dopo nella nebbia del Comunale, la Juventus tenta l’assalto in avvio, colpendo un palo clamoroso con un colpo di testa di Bettega, che poi deve anche lasciare il terreno di gioco per infortunio alla mezz’ora. Putroppo per i bianconeri è solamente un fuoco di paglia, visto che l’Anderlecht rischia poco e alla prima occasione punisce, ancora con la bestia nera Geurts. Il numero 9 biancomalva sorprende un rivedibile Zoff su calcio di punizione da molto lontano, portando avanti i suoi e, di fatto, rendendo impensabile la rimonta per la Juve. I bianconeri riescono solamente a trovare l’1-1 con Brio al 79’, con un bel colpo di testa su punizione di Cabrini, ma è troppo poco e l’Anderlecht passa il turno.

I biancomalva, dunque, approdano ai quarti della Coppa dei Campioni 1981/82, dopo aver eliminato Widzew Łódź e Juventus. Il sorteggio sembra benevolo per i belgi, che pescano la Stella Rossa nel turno successivo.

Il doppio confronto è senza storia, con l’Anderlecht che vince entrambe le sfide per 2-1 e, soprattutto nella sfida di ritorno al Rajko Mitic, lascia la sensazione di essere squadra matura e si candida pesantemente alla vittoria finale.

Della semifinale, però, parleremo più avanti, prima c’è da documentare un tonfo molto pesante.

FUORI I CAMPIONI

Nel marzo 1982, negli Stati Uniti, viene proiettato per la prima volta Blade Runner, il noir fantascientifico di Ridley Scott che vivrà nell’oblio per alcuni anni, prima di assurgere a cult assoluto.

Proprio ad inizio mese, il Liverpool, campione uscente della Coppa dei Campioni, sfida il CSKA Sofia ai quarti di finale, in una sfida che appare decisamente favorevole per i Reds.

Nonostante il pronostico della vigilia, però, ad Anfield gli uomini di Paisley faticano a trovare la rete, anche per merito della difesa bulgara, compatta e autoritaria. Il gol arriva solamente al 65’, grazie a Whelan, e il risultato non cambia più fino al triplice fischio.

Andare in un ambiente ostico come la Bulgaria con una sola rete di vantaggio è rischioso, ma il Liverpool appare davvero troppo forte rispetto al CSKA e appare fiducioso per la qualificazione.

La partita è spigolosa, con i padroni di casa che aspettano l’occasione giusta per colpire, senza scoprirsi troppo, per evitare di compromettere ulteriormente il risultato.

Dopo 78 minuti di contrasti e poche occasioni, il Liverpool inizia a vedere il traguardo, ma viene punito da Mladenov che rimette in perfetta parità l’incontro e lo porta ai supplementari.

Nell’appendice è ancora lui, Stoycho Mladenov a mettere in rete in mischia il gol del 2-0, facendo esplodere il Vasil Levski. Nella seconda metà dei supplementari il Liverpool si gioca il tutto per tutto, colpendo una clamorosa traversa con Kennedy da pochi passi.

Finisce così, con la Bulgaria in festa e i Reds, incredibilmente, fuori dalla Coppa dei Campioni 1981/82.

UN MIRACOLO E MEZZO

Siamo giunti, dunque, alle semifinali, che si rivelano diametralmente opposte nel risultato e nell’andamento.

Se il CSKA Sofia rischia di stupire nuovamente, costringendo il Bayern Monaco ad una difficile rimonta, la sfida tra Anderlecht e Aston Villa si rivela molto equilibrata.

I bulgari sorprendono il Bayern al Levski, portandosi sul 3-0 dopo meno di 20 minuti, grazie alle reti di Dimitrov, Yonchev e Zdravkov. La reazione dei bavaresi è immediate e porta ai gol di Dürnberger e Hoeness, prima del 4-2 firmato ancora da Yonchev ad inizio ripresa.

Un punteggio folle, che permette ai tifosi bulgari di sognare la prima storica finale di Coppa dei Campioni della propria storia, ma la realtà si palesa prima del previsto, sotto forma di Paul Breitner. Il nazionale tedesco trova il gol del 4-3 nel finale, rendendo molto meno complicata la rimonta per il Bayern al ritorno e meno rumorosa la festa del Levski.

Due settimane dopo, in Germania, il Bayern non lascia scampo al CSKA, con un roboante 4-0 firmato dalle doppiette di Breitner e Rummenigge, che chiudono in maniera brusca la favola dei bulgari.

Dall’altra parte, invece, l’Aston Villa, una delle sorprese del torneo, batte 1-0 al Villa Park l’Anderlecht, grazie alla rete di Morley e riesce a mantenere il punteggio anche al Vanden Stock, chiudendo con uno 0-0 storico, che porta gli inglesi alla finale di Coppa dei Campioni.

I Villans, che non vincevano un campionato inglese dal 1910, tornano prepotentemente sulla cresta dell’onda alla prima partecipazione di sempre in Coppa dei Campioni. Il fortino del Villa Park si dimostra inespugnabile per ogni avversario giunto in Inghilterra, tanto che alla fine del percorso lo score reciterà 4 vittorie su 4, con 9 gol segnati e nessuno subito tra le mura amiche.

Il momento magico dell’Aston sarà sufficiente per portare a casa la coppa contro un Bayern famelico?

L’IMPRESA

26 maggio 1982, due giorni prima dell’uscita nelle sale statunitensi di Rocky III, al De Kuip di Rotterdam va in scena la finale della Coppa dei Campioni 1981/82.

Da una parte l’Aston Villa, che ha subito 2 sole reti (peraltro nella stessa partita) in tutta la competizione, dall’altra la corazzata Bayern Monaco, che vede tre suoi calciatori in vetta alla classifica marcatori della Coppa dei Campioni, Hoeness con 7, Rummenigge con 6 e Breitner con 5 centri. La partita si prospetta molto interessante.

Dopo appena 10 minuti di gioco l’Aston perde il proprio portiere, Rimmer, per infortunio, sostituito dalla riserva Spink, ma poco importa vista la strenua difesa messa in atto dai Villans, che riescono a contenere ogni attacco proveniente da parte del Bayern.

Tra ottimi interventi di Spink e un paio di salvataggi provvidenziali dei difensori, l’Aston supera l’ora di gioco ancora indenne e tenta un’azione offensiva, forse la prima della sua partita. 

Il minuto è il 67’, Shaw salta un avversario a metà campo e lancia Morley, che entra in area, disorienta Weiner e mette dentro un pallone sanguinoso per la difesa del Bayern, che si perde Withe, bravo a farsi trovare pronto e ad appoggiare in porta l’1-0, per il tripudio dei tifosi inglesi arrivati in Olanda per l’occasione.

Mancano più di venti minuti alla fine, ma il Bayern non riesce più a rendersi pericoloso e l’Aston Villa si porta a casa una formidabile vittoria in Coppa dei Campioni.

Tra tre settimane la Juventus tornerà protagonista del torneo, nella Coppa dei Campioni 1982/83, arrivando ad un passo dalla gloria, ma perdendo contro la sorpresa Amburgo.

Fonte immagine in evidenza: profilo X Aston Villa

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