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Le origini di Atene

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La comunità calcistica di Atene è divisa in classi, come una volta quelle delineate da Platone. Per il filosofo nella società dovevano esistere esclusivamente tre condizioni sociali per il bene della democrazia: i lavoratori, i guerrieri e i saggi. Quest’ultimi reggenti della sfera governativa in quanto i migliori, Atene era frazionata in queste tre livellature della propria comunità. E dal Trecento avanti Cristo all’epoca moderna, le spartizioni non sono poi tanto diverse. L’antica Poleis di Socrate vive ancora oggi di una separazione cittadina che risponde alle esigenze del tifo locale. Ci sono gli artigiani, oggi meglio detti portuali e cittadini comuni associati all’Olympiakos Pireo; poi la “parte alta” di Atene, con l’aristocrazia e ciò che una volta era la sfera della saggezza che invece si accostano al Panathinaikos. Poi ci sono i forestieri, coloro che hanno combattuto per una causa e che non hanno potuto soddisfare le proprie libertà altrove: sono i rifugiati della vecchia Costantinopoli, che oggi tifano AEK Atene. Dalla città della democrazia alla città del tifo.

Ovviamente Atene non ha una spartizione urbana così netta e rigida dei propri quartieri, eppure si può differenziare la zona bassa del porto cittadino dalla parte più centrale di Atene, a sua volta distinta dai sobborghi tra il cuore e la periferia della città. Il mondo del calcio ateniese è un crogiolo di storie, leggende, sfide e tensione, tutto racchiuso in una metropoli di nemmeno un milione di abitanti.

OLYMPIAKOS

I più giovani e i più titolati. La squadra dello stadio Pireo è il club con l’appeal internazionale più accattivante fra quelli greci, una squadra abituata alle trasferte, al viaggio, all’avventura. Non a caso la sua fondazione avvenne nel Pireo nel 1925, una zona a sud del centro di Atene dove è situata una forte concentrazione di traffici marittimi grazie al grande porto (il maggiore d’Europa per numero di passeggeri). Come anche le altre società ateniesi, l’Olympiakos si è sviluppato in seno a un progetto sportivo generale, ovvero comprendente pure il basket, la pallavolo e altre discipline. Anche per questo motivo, lo stemma dell’Olympiakos raffigura un uomo con la corona d’ulivo in testa, ovvero, il premio che veniva assegnato a chi risultava vincitore durante le Olimpiadi. Anche qui la vicinanza del nome ai celebri giochi risulta chiaro.

Settantuno titoli nazionali in bacheca, l’Olympiakos negli anni ha vantato notevoli apparizioni in Europa, come i quarti di finale raggiunti nel 1998 poi persi contro la Juventus. Ad oggi il club biancorosso è quello che ha maggiormente fatto parlare di sé per giocatori, allenatori (Ernesto Valverde, Marco Silva) e stadio, con il Georgios Karaiskakis particolarmente noto per il clima dei sostenitori ateniesi.

PANATHINAIKOS

Unica squadra mai retrocessa in B e titolare dell’unica apparizione di un club greco in finale di Coppa dei Campioni (1971), il Panathinaikos, squadra più antica d’Atene, è nato come una sorta di “società propaganda” del football inglese. Fondato nel 1908, il calcio allora non era particolarmente noto nel capoluogo greco, e fu così che Giorgios Kalafakis scelse di portare con sé alcuni atleti della squadra di atletica Panellinios Gymnasticos Syllogos per fondare una squadra di calcio. Il nome Panathinaikos deriva dall’antico nome che Socrate aveva affidato agli ateniesi (Panathenaicus) in merito alle loro capacità politiche e militari.

La squadra gioca all’Apostolos Nikolaidis Stadium ed è considerata tutt’ora la seconda squadra più seguita di Grecia dopo i rivalissimi dell’Olympiakos. Negli anni il club noto anche per la formazione cestistica ha annoverato importanti nomi del calcio internazionale tra i suoi organici, come Karagounis, Cissè e attualmente lo svedese Marcus Berg. Quando nel 1971 la squadra perse a Wembley la finale di Coppa dei Campioni contro l’Ajax, a guidare i greci in panchina c’era Ferenc Pusksàs, e in campo europeo, si possono annoverare importanti risultati del Pana: i quarti di finale del 2003 contro il Barcellona, o le semifinali del 1996 contro l’Ajax.

 

AEK ATENE

Storia intricata quella dell’Aek. Attualmente la società ha sede poco fuori Atene, nel sobborgo Nea Filadelfia, e lo stadio, quello caro ai milanisti, è l’Olimpico di Atene, il più capiente e grande della capitale ateniese. L’Aek è stato fondato da dei rifugiati greci che scappavano da Costantinopoli nel 1920, nel pieno della guerra che dal 1919 al 1922 oppose Turchia e Grecia. Lo sparito gruppo greco che abbandonava l’odierna Istanbul creò una società di calcio per i propri simili. All’epoca il conflitto stava creando notevoli guai ai greci che vivevano in Turchia e per questo molti scelsero di emigrare in Grecia: per coloro che da immigrati erano tornati ad Atene, il gruppo fondò l’odierna Aek, acronimo che sostituisce “Athlītikī Enōsis Kōnstantinoupoleōs“. Origini dedite all’integrazione e alla fratellanza, con il club che all’epoca serviva sia come società calcistica che come punto di ritrovo e luogo per lo studio e l’allenamento. Tra l’altro, ancora oggi l’Aek porta i simboli di quel passato burrascoso, con l’aquila a due teste che rievoca lo stemma dei Paleologi, ultima dinastia bizantina a regnare su Istanbul. Tra l’altro, l’Aek da vita a un derby intenso di storia con il PAOK Salonicco, essendo la squadra bianconera anch’essa fondata da greci in fuga da Costantinopoli.

L’Aek è uno dei club più importanti e storici della Superliga greca, e anno scorso, dopo ventiquattro anni, è tornato a vincere il campionato di Grecia arrivando – grazie alla vittoria dei preliminari – ai gironi di Champions League. I settantuno mila posti a sedere dello Spyridon Spyros Louis rendono l’ambiente casalingo dell’Aek un autentico tempio del tifo, amplificato dalla dispersività dell’impianto che rimane situato lontano dal centro di Atene. Con i gialloneri hanno giocato diversi italiani, come Stefano Sorrentino e Bruno Cirillo, presenti nella rosa degli ateniesi nell’anno in cui affrontarono il Milan di Ancelotti.

 

 

 

 

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Flash News

Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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