Cosa succede a un Falco quando gli si rompono le ali? O a un ghepardo quando un muscolo si infrange? Beh, se chiedete a Gareth Bale potrebbero entrambi mettersi a giocare a golf.

“Se non mi vogliono devono darmi 17 milioni, altrimenti resto qui a giocare a golf fino alla scadenza del contratto.”

ALI ROTTE

425 giorni di infortunio, 78 partite saltate ma 105 goal segnati con la maglia delle Merengues, 69 assist e quattro Champions League vinte da protagonista non sempre partecipante. Questa la storia – molto in breve – di come Gareth Bale abbia perso le ali nel Real Madrid, di come pian piano si sia spenta quella forza che lo ha reso emblema dell’evoluzione delle ali: quella crescita spasmodica verso l’anarchia tattica e tecnica favorita da un’esuberanza fisica sconosciuta agli altri ruoli. Si, perché per correre sulla fascia da vent’anni a questa parte c’è bisogno di una forza fisica fuori dall’ordinario, una predisposizione al sacrificio che porti il giocatore a ricordarsi di ripiegare e tornare sui propri passi nel momento in cui l’azione si trasforma in transizione negativa, un intellettualismo tattico che sfocia in anarchia pura grazie allo sviluppo fisico di una tipologia di ruolo che della tecnica e della forza ha fatto il proprio mantra madre. 

PERCHÈ BALE? 

Già, perché Bale e non Ribery, Robben, Cafu, Roberto Carlos, Ronaldinho, Di Maria, Best, Ronaldo, Messi? Perché proprio Gareth Bale? La risposta a questa domanda è racchiusa in ognuno dei nomi fatti in precedenza e accostati al Gallese per ruolo, tecnica, forza, destino – se vogliamo. Bale è stato – ed è tutt’ora se lasciamo da parte infortuni e personalità un po’ troppo fuori dalle righe – il bozzolo fattosi farfalla del nuovo tipo di calcio totale che negli ultimi vent’anni si è sviluppato. Tralasciando tatticismi, termini tecnici e cronologie che lasciano il tempo che trovano, è innegabile come il calcio si stia evolvendo in direzione ostinata e contraria alla staticità. Tecnica sopraffina e forza fisica strabordante fanno parte di un pacchetto necessario – di quella condicio sine qua non – a diventare fattori determinanti per la propria squadra.

Fonte immagine: profilo IG @GarethBale

Corsa repentina, mancanza di senso tattico responsabilizzante ma legato a doppio filo a una condizione di strapotere fisico che permettono all’esterno moderno di non curarsi della fase difensiva in maniera maniacale perché in grado di recuperare la propria posizione prima che l’avversario possa coglierlo alla sprovvista. Cristiano Ronaldo è abbastanza come esempio per sottolineare l’importanza dell’evoluzione fisica del proprio gioco, associato al tatticismo e alla tecnica? Bene, Gareth Bale è – guardando tutto il suo percorso – la sublimazione dell’evoluzione del ruolo – l’esterno, difensivo o offensivo ormai non fa quasi più differenza – che più si è modificato (insieme a quello del portiere) nell’ultimo ventennio di “futbol”. 

DAL GALLES A LONDRA

Arrivò in Inghilterra a dieci anni, al Southampton, società che lo aveva scovato in chissà quale scuola dove – la leggenda narra – fosse obbligato a giocare solo col destro perché imbarazzante era la differenza con i compagni di classe nelle ore di ginnastica. Bale è cresciuto a dismisura fino a palesarsi nella doppia sfida di Champions con l’Inter in cui lo strapotere fisico mise in ginocchio un gigante come Maicon, per eleggere il ragazzo di appena ventuno anni come stella nascente del firmamento calcistico di inizio decennio. Giocava terzino, e nella prima fase evolutiva il ragazzo prendeva spunto dai grandi del ruolo: Cafu, Roberto Carlos, i contemporanei Marcelo e Dani Alves: non per assonanza, sia chiaro, ma per attitudine alla rivoluzione del proprio gioco. Bale segnò una tripletta contro l’Inter, affossando la squadra che pochi mesi prima aveva conquistato il triplete, dimostrando come il primo passo verso l’anarchia tattica era stato ormai compiuto. 

Fonte immagine: profilo IG @GarethBale

L’ANARCHIA 

“Assenza di ordine, disordine caotico.”

L’enciclopeida Treccani riporta così – estromettendo dal discorso le varie implicazioni politiche – la definizione del termine anarchia. Quest’assenza di ordine è proprio ciò che accadde nella stagione 2012-2013 al nostro emblema dell’evoluzione del ruolo: numero undici sulle spalle, centralità nel progetto Tottenham in cui allenatore e compagni potevano fare ben poco se non assimilarsi alla spinta darwiniana che risiedeva nella potenza energetica di Gareth. Nessun dubbio sul ruolo – vai dove vuoi – nessun dubbio sulla riuscita: 21 goal in campionato, Tottenham quinto in classifica e prima rivoluzione anarchica compiuta abbandonando la fascia sinistra grazie a uno strapotere fisico e tecnico che caratterizzano il cambio di passo delle ali moderne e contemporanee. Niente più tatticismi, niente più organizzazione maniacale nelle coperture ma un disordine organizzato che porta un terzino gallese a gestire il gioco di una storica squadra di Londra grazie alla capacità di anticipare – o di essere l’antesignano – di una rivoluzione tutt’ora in corso. Bale divenne seconda punta, trequartista, regista del Tottenham assurgendo a fenomeno globale grazie a una naturale propensione all’anarchia. 

LO SCHEMA PREORDINATO

È un caso che psicologicamente il gallese anarchico sia deceduto quando gli è stato imposto un nuovo schema preordinato? Anche a questa domanda la risposta è dettata dai nomi precedentemente inseriti: se esuliamo Messi come caso a sé stante, anche Ronaldo – Cristiano – ha polarizzato il gioco delle squadre in cui ha giocato facendo convergere su di sé ogni tipo di attenzione finalistica e tattica. Robben e Ribery stessi, figli di un tempo antecedente a quello di Gareth, hanno piegato il Bayern Monaco alle proprie esigenze ma inserendosi in uno spartito ben chiaro: tu giochi a destra, io a sinistra, seminiamo il panico e raccogliamo tempesta. Quando Bale si è trasferito a Madrid, nonostante i larghi e numerosi successi ottenuti, la sua potenza evolutiva è stata ingabbiata in uno schema nuovo. Non era più libero di generare anarchia, ma doveva inserirsi nel contesto oligarchico dei blancos: Ronaldo – altra ala che della tecnica e della potenza fisica ha fatto la propria ragione di vita sportiva – convergeva su di sé le attenzioni del mondo, Bale era diventato un Galactico relegato a destra. Sempre libero di spaziare e dare sfogo alla propria potenza fisica e tecnica (vi ricordate il gol contro il Barcellona quando il povero Bartra si arrese alla legge di Darwin?) ma pur sempre inquadrato in una anarchia organizzata e non più dipendente alle sue semplici volontà. Per questo, col tempo, anche l’evoluzione si è arrestata. 

Fonte immagine: profilo IG @GarethBale

UNA STELLA DANZANTE 

È dal caos che vogliamo ripartire, quel caos distintamente creato da Bale con la rovesciata che inchiodò Karius tra i suoi pali per analizzare l’evoluzione finale di un ruolo che oggi non ha più confini. Bale, come tanti colleghi che giungono fino al Theo Hernandez oggi sulle copertine di mezza Italia per il rendimento stratosferico portato con un Milan davvero malinconico, ha trasformato il ruolo di terzino – inutile, quasi bistrattato dai più – in un duplice ruolo che della corsa e della prestanza fisica fa solo il primo dei tanti totem necessari alla sua riuscita. La tecnica è un must rimasto invariato: Neymar parte da sinistra, Mbappé – sublimazione del concetto di ala offensiva per tecnica, efficacia e prestanza fisica – da destra, e si potrebbe andare avanti per ore (Salah, Mané, Sterling per citare tre nomi attuali) con altri nomi che fanno della purezza di stile il proprio marchio di fabbrica, hanno tutti evoluto il proprio gioco inserendoci una componente fisica che gli regala la possibilità di spaziare per tutto il campo, generando quella stella danzante di caos che tanto abbiamo visto in Gareth Bale quell’anno, per la prima volta, nel nord di Londra alle spalle di Defoe. 

DARWINISMO 

L’evoluzione è dunque inarrestabile: il concetto di calcio totale si è applicato così ai singoli ruoli trovando in Gareth Bale l’emblema esistente del cambiamento del ruolo di esterno nel calcio attuale. Una trasformazione psicologica, karmica, quasi filosofica per addentrarci nella scienza più oscura tra quelle nominabili, oltre che tattica e tecnica. Un concentrato di potenza, classe e personalità irrefrenabile che unisce tutti i maggiori interpreti del ruolo da David Beckham a Sterling, da Bale a Robben passando per coloro che questo salto tecnico e fisico lo hanno compiuto a metà, rimanendo del limbo adatto a chi manca una o più caratteristiche per compiere il passo verso l’evoluzione della specie. 

Personalità, tecnica e potenza fisica messe a disposizione del caos: l’anarchia organizzata che regna sovrana. 

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