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Leroy Sané: talento tra luci e ombre

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Si sa che nel calcio si vive di momenti, se non di attimi. Poco prima sei sulla cresta dell’onda, fiero e orgoglioso di te; un attimo dopo, ti ritrovi nel baratro, da solo, senza via d’uscita. Proprio così Leroy Sané ha trascorso i suoi ultimi mesi, colpito da un infortunio al crociato che lo ha tenuto fuori dal campo per 216 giorni. Per un calciatore come il tedesco, giovane e talentuoso, non deve essere stato facile risalire la china e ritrovare la luce dopo aver saltato più di 40 partite.

Con il suo passaggio al Bayern Monaco doveva arrivare finalmente la consacrazione. Il tira e molla lungo un anno è sintomo di grande fiducia nei suoi confronti e la cifra spesa ne è la conferma. 45 milioni, però, non sono pochi: comportano anche grandi responsabilità, soprattutto se investiti dai Campioni d’Europa. E se l’inizio della stagione 2020/21 registrava segnali di rinascita, l’inverno si sta rivelando problematico per il tedesco di origine senegalese. Il periodo nero, iniziato già a fine settembre con un nuovo infortunio al ginocchio, ha raggiunto il suo culmine nella partita di sabato, che vedeva contrapposte Bayer Leverkusen e Bayern Monaco. Al 32’ l’infortunio di Kingsley Coman costringe Flick al cambio: al francese subentra Leroy Sané. Schierato sulla fascia destra, l’ex City fatica terribilmente. Il suo contributo è così insufficiente che la sua partita dura appena 36 minuti: al 68’ infatti Flick decide di inserire al suo posto il giovane Musiala. A fine partita Sané commenta: “Non sono abituato a scelte del genere. Tutta la squadra però mi è stata vicina e abbiamo festeggiato la vittoria insieme.” Da queste parole traspare sicuramente delusione (più che giustificata), ma anche motivazione e voglia di riscatto.

 

L’ASCESA E LA CADUTA

Fonte: Eurosport.it

Ma facciamo un passo indietro, quando Leroy viene promosso nella prima squadra dello Schalke 04 a soli 18 anni. In poco tempo, diviene titolare fisso e inamovibile, trainando i Minatori fino agli ottavi di Champions League. Impiegato su tutto il fronte d’attacco, Sané dà sfoggio di doti fisiche estremamente rare, eccellendo soprattutto in dribbling e accelerazione. Il suo mancino incanta la Germania per soli due anni, ma dipinge tratti talmente raffinati da far giungere a Gelsenkirchen una chiamata dall’Inghilterra: quella del Manchester City.

È un City che deve rifondare, che ha deciso di cambiare pelle con Pep Guardiola. E non a caso uno dei primi nomi richiesti dal mister è quello di Leroy Sanè, che ha avuto modo di osservare proprio in terra tedesca. La cifra, oltre tutto, non è per nulla modesta. Per un ventenne, che ha ancora tanto da dimostrare, i Citizens investono 52 milioni di euro, proprio nell’anno in cui con l’affare Pogba-United i prezzi di mercato si alzano fino alle stelle. A Manchester la concorrenza è sicuramente maggiore e l’ambiente si aspetta molto: basta un errore per rimanere fuori, una piccola sbavatura per mandare in fumo anni di sacrifici. Per un giocatore come Sané, però, le pressioni non hanno alcun effetto. In brevissimo tempo si prende la fascia e non la molla più per due stagioni. L’affinità tra lui e Sterling si intensifica sempre di più e i due, insieme al Kün Agüero, creano uno dei migliori tridenti che l’Inghilterra abbia mai visto. Insieme portano il City a vincere la Premier League per due anni di fila, rispettivamente con 100 e 98 punti (numeri mai raggiunti in tutta la storia del campionato inglese). In questo Manchester City, il valore di mercato di Leroy Sané cresce a dismisura, fino a raggiungere i 100 milioni nel dicembre 2018.

Fonte: profilo Instagram @leroysane

Come in tutte le storie, purtroppo, arriva sempre un ostacolo, un punto che sembra essere “di non ritorno”.

Il 5 agosto 2019, a pochi giorni dall’esordio contro il West Ham, arriva la rottura del crociato destro, che lo tiene fermo per 7 mesi. Una vera doccia fredda.

Una volta tornato dall’infortunio, però, Sané non è più lo stesso. Gioca male, è debole e scarico. Quando entra non incide mai e quando parte dal primo minuto, risulta sempre essere il primo ad essere sostituito. Inizia persino a deteriorarsi il suo rapporto con Pep, che tanto lo aveva voluto e che è sempre più stanco delle sue prestazioni. Inoltre, l’insistente corte del Bayern Monaco, che sembra distrarlo e demotivarlo, fa sì che anche i tifosi comincino ad averne abbastanza di lui.

 

DALLA PADELLA ALLA BRACE

Solitamente si dice che il tempo aiuti a rimarginare le ferite. In questo caso è l’esatto contrario. Così, il passaggio di Sané al Bayern Monaco è una liberazione per tutti: i Citizens si liberano di “un peso”, i bavaresi rinforzano una squadra già fenomenale e Leroy torna a casa, nel campionato che lo ha cresciuto. Monaco, però, non è Gelsenkirchen e le aspettative sono di conseguenza diverse. Il Bayern viene da un nuovo triplete e la riconferma di Flick è simbolo di fiducia e di ambizione: ci si aspetta una stagione sugli stessi livelli della precedente e si puntano gli stessi obiettivi.

Al suo arrivo, Sané non contribuisce di certo a rendersi le cose più semplici: il numero di maglia scelto è il 10, un numero appartenuto a Uli Hoeneß, Lothar Matthäus e, nel passato recente, ad Arjen Robben.

Fin dalle prime uscite sembra che il tedesco possa tornare ad incidere come pochi mesi prima. Si vede che non ha perso la gamba, che il sinistro può essere ancora un eccellente pennello e che il campo può ancora rappresentare una tela pregiata per i suoi capolavori.

Tuttavia, la condizione ideale è ben lontana. E con essa anche la titolarità. In 16 partite finora disputate, solo in 3 casi è rimasto in campo per 90 minuti. Spesso è subentrato, ancora più volte è stato sostituito. I 5 gol segnati fino ad ora, inoltre, sono di certo un bottino quantomai scarso. Sané quest’anno non riesce proprio a dribblare gli avversari in campo e neanche le critiche fuori. In particolare, il fondo è stato toccato proprio sabato scorso. La sua sostituzione prematura in favore di Musiala è l’emblema del momento nero che sta passando l’ex-City. La scelta di Flick appare ampiamente giustificata: zero tiri, zero cross e, soprattutto, il 27% dei passaggi sbagliati.

“Volevo mettere Musiala e a quel punto potevo togliere solo Müller, Gnabry o Sané. Per noi Thomas è insostituibile, Serge nel secondo tempo era cresciuto molto, quindi l’unica opzione era Leroy. L’importante è che la squadra abbia successo. Il singolo deve mettersi in secondo piano”.

Queste le parole del tecnico, da cui non emerge alcun tipo di risentimento o delusione. Da parte sua, almeno, la situazione non sembra quindi essere preoccupante.

Fonte: Don Balon

Diversamente la pensano tuttavia grandi leggende del Bayern, che da anni masticano l’ambiente bavarese. Lo stesso Matthäus, ad esempio, ha affermato che Sané non è un giocatore che rinforza il Bayern. “Non ci si aspetta che segni tre gol a partita, ma che giochi con passione sì. E quella non la vedo”. Parole forti, quindi, quelle dell’ex capitano, che così facendo sicuramente non aiuta a spegnere le polemiche. Il presidente Rummenigge ha tenuto a sottolineare che è un giocatore che ha talento e che, se vuole rimanere al Bayern, deve farlo fruttare. A schierarsi invece a difesa dell’esterno ex-City è stato Oliver Kahn, vera e propria bandiera del calcio tedesco e del club bavarese.

“Sono nel Bayern da molto tempo e so che i nuovi giocatori hanno bisogno di tempo per sviluppare appieno le proprie capacità. Leroy, tra l’altro, veniva da un grave infortunio”.

La situazione è molto precaria. La fiducia da parte dell’allenatore e della dirigenza c’è. Ora sta tutto nelle mani di Leroy Sané: ricadere di nuovo in un tunnel di insicurezze e avvilimento sarebbe sicuramente fatale per lui. Ha la fortuna di avere accanto a sé molti suoi compagni di nazionale, che lo conoscono, lo ammirano e potrebbero aiutarlo a ritrovare sé stesso. Il tempo gioca a suo favore, dal momento che manca ancora mezza stagione, ma è necessario che recuperi al più presto una condizione fisica eccellente che gli consenta di esprimersi al meglio. Tuttavia il Bayern non può permettersi di aspettarlo troppo perché gli obiettivi sono ambiziosi e le alternative in rosa molteplici. Se Sané non riuscisse in breve a giustificare la cifra spesa per il suo cartellino rischierebbe di fare ancora tanta panchina compromettendo, inoltre, anche l’eventuale convocazione per gli Europei di giugno.

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Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

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Inter

Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

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Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

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Tito

Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

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Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

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Salvatore Carmando e la storia del fisioterapista amico di Maradona

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Maradona

“Lo sai che io ti amo

ovunque tu sarai, ti seguiremo

nella mente c’è un ricordo che non mi abbandona

Il bacio di Carmando a Maradona!”

C’è una storia forse poco nota al grande pubblico, una storia di amicizia e di sport, la storia di uno dei più grandi fisioterapisti che una squadra di calcio abbia mai avuto. Quel coro sopra riportato rappresenta la testimonianza dell’amore di un popolo, quello partenopeo, che ringrazia e rende omaggio ad un grande professionista.

Mai nella storia del calcio una tifoseria aveva dedicato cori ad un membro dello staff. Quindi, per una volta, non ci soffermeremo a parlare delle gesta di un numero diez ma approfondiremo l’importanza di un massaggiatore all’interno degli equilibri di una squadra e la sua storica amicizia con il numero diez più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Salvatore Carmando nasce a Salerno ma diventerà napoletano d’adozione, figlio di Angelo Carmando, fisioterapista della Salernitana a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, allora guidata da Gipo Viani (di cui approfondiremo nei prossimi articoli la sua importanza).

Salvatore approda al Napoli la prima volta nella stagione 1974-1975, dapprima nelle giovanili e poi nella stagione 1976-1977 come 1° massaggiatore ufficiale della squadra, che lascerà molti anni dopo, precisamente nel 2009.

L’INCONTRO CON MARADONA

Salvatore Carmando è stato per Maradona un amico, un confidente, un fidato consigliere, non semplicemente un massaggiatore.

Maradona e Carmando si trovano subito, nel primo ritiro di Castel del Piano, come afferma lo stesso Salvatore in un’intervista a “La Famiglia Cristiana” <<Mi osservò per un po’ di tempo mentre lavoravo, in silenzio. Poi Maradona mi scelse: sarai tu il mio unico massaggiatore. Non si faceva toccare da altri e per stendersi sul lettino dei massaggi aspettava che tutti i compagni fossero andati via dallo spogliatoio. Restavamo lì, da soli. Per ore. Nacque così un rapporto personale, oltre che professionale»

Ma per capire davvero l’importanza che Carmando aveva per Maradona basta sapere che nel 1986 il pibe de oro, in occasione dei Campionati del Mondo del 1986 che si sarebbero tenuti in Messico, volle Salvatore come massaggiatore della Nazionale Argentina, un’iniezione di stima e fiducia che Carmando ripagherà, anche nei momenti più difficili di quelle settimane.

Infatti come racconta lo stesso ex-fisioterapista, Carmando durante quegli interminabili giorni in Messico, fu per 10 giorni colpito da dissenteria, giorni terribili che misero a dura prova la sua permanenza con la nazionale Albiceleste, ma alla fine sappiamo tutti come ando’ a finire.

Carmando ricorda quei momenti in un’intervista rilasciata ad areanapoli.it “Arriviamo in Messico e per dieci giorni la dissenteria non mi dà tregua. A un certo punto avviso Diego che non ce la faccio più e che voglio andare via. Lui capisce che faccio sul serio solo quando mi vede preparare la valigia: viene in camera mia e mi ferma. ‘Resisti almeno un altro po’, dai’. Un attimo dopo Maradona lascia il ritiro con un componente dello staff della nazionale argentina e ricomparire dopo un’ora, trascinando due cassette d’acqua minerale italiana. Non seppi mai dove le aveva trovate, Ma il mal di pancia mi passò”.

La Nazionale Argentina vince la Coppa del Mondo e Carmando assiste al goal del secolo, dalle tribune del mitico stadio Azteca di Città del Messico e gioisce insieme all’amico Maradona una vittoria aspettata e sognata sin da bambino.

LA MONETINA DI ALEMAO

Un altro avvenimento curioso che rafforza ancora di più il rapporto tra Carmando e i suoi tifosi è rappresentato dal famoso episodio della monetina di Alemao, quel famoso 8 Aprile del 1990, dove in palio c’era uno scudetto e il Napoli di Maradona era ospite al Comunale di Bergamo per giocare contro l’Atalanta.

Vedete, se oggi per un calciatore è difficile giocare solo in alcuni stadi, dove si sente maggiormente la pressione del tifo di casa, un tempo era cosi’ per tutte le partite giocate in trasferta.

Quel giorno, a Bergamo, ci si giocava lo scudetto.

Al minuto 32′ del secondo tempo una monetina da 100 lire colpisce il capo di Ricardo Rogerio de Brito, al secolo “Alemao” che si accascia a terra.

Carmando corre verso il campo per prestare soccorso ed esclama quelle parole che ancora oggi a Napoli ricordano bene: “Statte ‘n terra”. Carmando disse queste parole semplicemente per curare meglio il calciatore brasiliano, ma vennero interpretate dal pubblico come una “bugiardata” fatta ad-hoc per ingigantire l’accaduto.

I tifosi dell’Atalanta si accanirono sul fisioterapista partenopeo per quelle parole che, secondo loro, avrebbero deciso il campionato.

Il Napoli infatti, a 3 giornate dalla fine, riceve la vittoria a tavolino e quella partita resterà negli annali della storia del calcio poichè il Napoli vincerà lo scudetto tre settimane dopo.

Salvatore Carmando, aldilà di questo episodio controverso, è considerato da tutti il re dei fisioterapisti e oggi tutti ne ricordano l’impegno e soprattutto l’amicizia profonda con El Diez più forte di tutti i tempi, Maradona.

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